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	<title>Un piccolo blues (della costa ovest) &#187; Narrativa</title>
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		<title>Minatori</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 19:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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In questi giorni, per motivi di studio, sono immerso in un mondo fatto di minatori, lotte sindacali, crumiri, repubblicani, anarchici, socialisti e fascisti (che sarebbe un po&#8217; il mondo dove dovrei essere nato io, se il mondo fosse una cosa fatta bene) (ma col cazzo che è fatto bene, il mondo, e infatti eccomi qua, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img32.imageshack.us/img32/8699/minatoribassarig.jpg" alt="" width="320" height="193" /></p>
<p>In questi giorni, per motivi di studio, sono immerso in un mondo fatto di minatori, lotte sindacali, crumiri, repubblicani, anarchici, socialisti e fascisti (che sarebbe un po&#8217; il mondo dove dovrei essere nato io, se il mondo fosse una cosa fatta bene) (ma col cazzo che è fatto bene, il mondo, e infatti eccomi qua, a misurarmi coi sostenitori di Papi tutti impegnati nella difesa dell&#8217;inviolabile diritto, anche per i presidenti del consiglio, di andare a troie).</p>
<p>Sto leggendo diversi libri sull&#8217;argomento &#8220;minatori toscani dell&#8217;8oo e del &#8216;900&#8243;. Uno di questi è &#8220;I minatori della Maremma&#8221;, di Bianciardi e Cassola. Consigliatissimo a tutti, anche a chi dei minatori maremmani se n&#8217;è sempre sbattuto. Gli altri sono più tecnici, da storici, quindi manco ve li dico (a meno che non me li chiediate) (in ginocchio) (stronzi).</p>
<p>A me interessa capire come lavoravano i minatori, quanto stavano sottoterra, a che profondità andavano, cosa scavavano, quanto, quanto guadagnavano, cosa rischiavano, di cosa morivano, come si vedevano loro e come vedevano il loro mondo. Mi interessa anche capire come la pensavano, che idee politiche avessero, come si erano organizzati. Perché ad un certo punto si organizzarono: società di mutuo soccorso, leghe di resistenza, confederazioni, sindacati. Sto studiando tutte queste cose qui e mi è venuta in mente una storia che, se fossi un romanziere, ci scriverei un romanzo.</p>
<p>La storia è questa. C&#8217;è una miniera, in un borgo medievale della Maremma, una miniera di lignite, dove questi minatori &#8211; ex contadini che la scoperta del minerale ha fatto trasformare in operai &#8211; lavorano in condizioni proibitive: 10 ore al giorno, in cunicoli alti meno di due metri e larghi uno, a duecento metri di profondità, con un caldo e un&#8217;umidità assurdi. Il lavoro fa schifo e il rischio di morire (sepolti da una frana o cremati da un&#8217;esplosione di gas) è sempre presente. Ci sono scontri  con la proprietà: tutele non ne esistevano, quelle che abbiamo noi (fino a che non ce le tolgono) sembravano un miraggio. Ogni piccolo passo avanti, anche le cose che oggi ci sembrano la soglia minima della più infima traccia di civiltà, andavano strappate ai padroni con lo sciopero, la contrapposizione dura, le botte (prese e date).</p>
<p>Siamo negli ultimi anni dell&#8217;800. C&#8217;è un gruppo di minatori in lotta. Tra loro ci sono vari caratteri: il giovane focoso, l&#8217;anziano saggio e scafato, il pavido filo-padrone (tipo cisleuil), il dirigente figlio di puttana e quello più o umano, che però alla fine è coerente col corso delle cose e fa comunque la sua parte fino in fondo, scegliendo di stare con l&#8217;azienda. Questi vengono tutti buoni per il romanzo, per creare l&#8217;intreccio, per cosare il coso. Non sono niente di troppo originale, ma se io fossi un romanziere non sarei certo un romanziere originale. Scriverei cose già scritte, racconterei cose già raccontate. Insomma, rischierei di vincere i premi letterari più cazzuti che abbiamo, via.  Magari potrei mettere una storia d&#8217;amore tra il focoso e una ragazza del posto, una specie di pasionaria che lotta per i diritti dei suoi uomini e per i suoi, oppure tra il focoso e la figlia del padrone. La fica tira sempre, eh.</p>
<p>Il gruppo di minatori è lì che lotta per lavorare meno, per guadagnare di più, per non rischiare di morire nelle gallerie. Sono in sciopero da giorni, da quasi un mese. Nessuno ha ceduto, i crumiri non si sono visti, i sorveglianti dell&#8217;azienda non hanno picchiato nessuno e non ci sono stati episodi violenti. Ma tra gli scioperanti cominciano a vedersi segni di cedimento: non riscuotono la paga da giorni, la cassa della lega di resistenza è vuota, la gente ha semplicemente fame. Un uomo, un ragazzo del posto con moglie e due figli, senza nessun altro mezzo di sostentamento che non sia la miniera, decide di entrare al lavoro. Da solo.</p>
<p>Il ragazzo rischia il linciaggio da parte dei suoi colleghi più arrabbiati. Dal posto dove i minatori sono riuniti parte una squadra di operai: si dirigono a casa sua, vogliono picchiarlo. Se lui entrerà al lavoro, altri lo seguiranno e la dirigenza della miniera avrà vinto. Un mese di sciopero non sarà servito a niente, se non a fare la fame. Il gruppo raggiunge la casa del crumiro. Viene sfondata la porta, il ragazzo è afferrato mentre è a tavola con la famiglia ed è trascinato fuori. I suoi bambini piangono. Stanno per linciarlo. A quel punto interviene il vecchio operaio, quello saggio. Arringa la folla. Questo è quello che hanno sempre voluto i padroni: dividerci. Metterci l&#8217;uno contro l&#8217;altro, il povero contro quello ancora più povero. Non diamogliela vinta anche questa volta, non caschiamoci. Il ragazzo è disperato perché non ha di che nutrire i suoi figli: facciamo uno sforzo, un altro ancora, e aiutiamolo. Diamogli quello che abbiamo, quello che possiamo. I suoi figli potranno mangiare, e la prossima volta sarà lui che aiuterà noi.</p>
<p>Il vecchio finisce di parlare. I minatori lo hanno ascoltato. Abbassano i bastoni, fanno cadere le pietre che stringevano in mano, gettano via le corde con cui volevano fargli chissà cosa. Liberano il ragazzo. Gli portano ceste di frutta e verdura, formaggio, qualche raro pezzo di carne. Anche qualche soldo, un discreto gruzzolo. Il ragazzo sembra inebetito, piange. Sua moglie, una ragazzina poco più che ventenne e vestita di stracci, ringrazia tutti, incredula. Le altre donne le si stringono intorno, le ravvivano i capelli.</p>
<p>Il ragazzo non entrerà a lavorare. Continuerà a fare sciopero insieme a tutti gli altri. La lotta andrà avanti.</p>
<p>Fine. Io, il mio romanzo, lo finerei qui. Sarei contento di quello che ho scritto, ma ignorerei il fatto che la storia non è finita. Lo ignorerei perché lo vorrei ignorare, non solo perché sia tendenzialmente scemo. Lo ignorerei, dunque, ma la storia andrebbe ancora avanti, se fosse un romanzo vero. Il ragazzo, dopo aver preso i soldi della colletta, si licenzierebbe dalla miniera, e partirebbe con la sua famiglia per andare a cercare fortuna all&#8217;estero. In culo a chi rimane. Non piangeva perché si era commosso, piangeva per la rabbia di quelli lì, che gli sono sempre stati sulle palle, che si permettono di aiutarlo perché non ce la fa. Come se a non farcela e a farsi aiutari dai tuoi compagni ci fosse qualcosa di cui vergognarsi. E poi, prima di partire, il ragazzo farebbe ai carabinieri i nomi di quelli che volevano linciarlo, di quelli che gli hanno sfondato la porta di casa. Oh, la porta di casa! Di casa sua! Con quello che costano, le porte. E già che c&#8217;è, il ragazzo farebbe anche il nome del vecchio operaio, quello che non si chetava mai e aveva anche la pretesa di insegnargli qualcosa, quello stronzo. Cazzo voleva quel vecchio? Chi era per dirgli cosa fare e cosa no?<br />
A quel punto, con la denuncia, gli sbirri possono finalmente intervenire. Fanno irruzione e arrestano chi dicono loro. I minatori più combattivi sono sbattuti dentro, anche il vecchio. La miniera fa intervenire i suoi sorveglianti-picchiatori. Lo sciopero è finito, la gente ha paura e riprende a lavorare. Per pacificare davvero la cosa, la dirigenza concede ai minatori un piccolo aumento di qualche lira. Nei libri di storia lo chiamano &#8220;paternalismo&#8221;. Il cottimo resta, il turno di lavoro di dieci ore lo stesso. La figlia del direttore non sposa il giovane operaio focoso, ma un industriale della carta, un lucchese eletto in parlamento tra le file del partito liberale.</p>
<p>Questo sarebbe il vero finale del romanzo, non quello che ho pensato io. Io mi sono fermato troppo presto. Ed ecco perché io non potrò mai essere un romanziere. Ed ecco perché il mondo va di merda.</p>
<p>Se io fossi un romanziere, il mondo sarebbe un posto migliore. O forse è il contrario. Non lo so, i finali non mi riescono bene. Né dei romanzi, né dei post.</p>
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		<title>Inferno bianco</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 22:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;uomo con la barba, intabarrato in un specie di poncho dall&#8217;aria vagamente mimetica, si arrampicava su per la collina. I suoi piedi lasciavano profonde impronte sulla neve: era corpulento e non aveva preso le racchette, e muoversi gli risultava difficile. Ma era dovuto uscire in fretta, e quello era il risultato. Raggiunse l&#8217;altro uomo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo con la barba, intabarrato in un specie di <em>poncho</em> dall&#8217;aria vagamente mimetica, si arrampicava su per la collina. I suoi piedi lasciavano profonde impronte sulla neve: era corpulento e non aveva preso le racchette, e muoversi gli risultava difficile. Ma era dovuto uscire in fretta, e quello era il risultato. Raggiunse l&#8217;altro uomo in cima all&#8217;altura. Si era fermato sotto una grande quercia, una sorta di ombrello piovuto sulla sommità della montagnola. Era un tipo smilzo, biondastro, con la pelle pallida e un paio di occhiali a specchio. Stava fumando una sigaretta. Il suo nome era Jack.<br />
- Ormai non lo troviamo più, &#8211; disse.<br />
L&#8217;uomo con la barba, che si chiamava Luke, era affaticato.<br />
- Già. Più passa il tempo e più è probabile che abbia fatto una brutta fine. Ha fatto molto freddo, stanotte.<br />
Jack si guardò intorno. Erano circondati da un mare bianco e ondulato, da cui spuntavano i coni verdi degli abeti carichi di neve. Il sole era basso. Ogni volta che parlavano o respiravano, il fiato si condensava davanti alla loro bocca.<br />
Luke ansimava.<br />
- Cristo, Jack. Questo posto è un maledetto inferno.<br />
Jack lo guardò.<br />
- Lo so. E&#8217; un posto terribile. Una notte qui, da solo, e sei spacciato. Ma io non mi arrendo, perché Mark&#8230; ma&#8230; che mi venga un accidente!<br />
Lo sguardo di Jack si era fissato verso il limitare del bosco: un cane, un piccolo cane nero, stava uscendo dalla foresta e si dirigeva verso di loro.<br />
- Ma è&#8230;<br />
- Sì, è lui: è Mourigno, il cane di Mark!<br />
La bestiola, mulinando le zampette per non affondare nella neve, raggiunse i due uomini in cima alla collina. Si trattava di un bastardino di taglia piccola, completamente bagnato. Era agitatissimo. Cominciò a guaire, ad emettere piccoli abbai. Saltellava intorno ai due. Sembrava come impazzito.<br />
- Jack, credi anche tu quello che credo io?<br />
- Sì, Luke. Sta cercando di dirci qualcosa.<br />
- Guarda: si allontana, ma continua a guardarci: sta dicendoci di seguirlo!<br />
I due si mossero dietro al cane, che adesso sembrava volare sulla neve: si lanciava in una corsa forsennata, a rotta di collo, per poi fermarsi all&#8217;improvviso a guardare gli amici del suo padrone, come per vedere se riuscissero a stargli dietro; quindi riprendeva a correre. Jack e Luke faticavano a stargli dietro, ma riuscirono a non perdere il contatto. Dopo dieci minuti di corsa, con le gambe che affondavano nella neve fino alle ginocchia e col cuore in gola, arrivarono davanti ad un piccolo bosco di faggi.<br />
Mourigno si era fermato. Stava girando freneticamente su sè stesso. Uggiolava, guaiva come se volesse far capire che erano arrivati a destino; sembrava fuori di sè.<br />
- Ci siamo, &#8211; disse Luke.<br />
- E&#8217; là dentro, &#8211; rispose Jack.<br />
Si fiondarono tra gli alberi. Stava cominciando a fare buio, e l&#8217;atmosfera era spettrale. Il sole era sparito oltre l&#8217;orizzonte. I faggi proiettavano lunghe ombre nere sulla neve bianca. Una pietra enorme, completamente nuda, era al centro del boschetto.<br />
- Dev&#8217;essere là dietro, &#8211; disse Jack.<br />
Si incamminò lentamente verso la roccia, seguito da Luke. La costeggiarono e furono dall&#8217;altra parte. La cosa che videro li paralizzò. Dietro la roccia non c&#8217;era Mark. No, dietro la roccia c&#8217;era qualcosa che non avrebbero mai pensato di vedere. Dietro la roccia c&#8217;era un cartello tipo quelli dove c&#8217;è la pubblicità dei filmi dei cinemi, dove c&#8217;era scritto:</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">BOIA, COME ROMPETE I COGLIONI</p>
<p style="text-align: center;">IO NON VOLEVO CHE MI SEGUIVI, TESTE DI MINCHIA</p>
<p style="text-align: center;">CERCAVO UN POSTO UN PO&#8217; APPARTATO DOVE DEPOSITARE (SOTTO FORMA DI STRONZO)</p>
<p style="text-align: center;">UN PO&#8217; DEL CIAPPY CHE HO MANGIATO IERI</p>
<p style="text-align: center;">VOLEVO CACARE IN PACE, FACCE DI MERDA</p>
<p style="text-align: center;">MA VOI SEEE, FIGURATI SE NON MI ROMPEVATE LE PALLE</p>
<p style="text-align: center;">I CANI NON PARLANO, IDIOTI, E TANTO MENO VI CHIEDEVONO DI SEGUIRLI</p>
<p style="text-align: center;">(PERO&#8217;, CASO STRANO, SANNO SCRIVERE I CARTELLI)</p>
<p style="text-align: center;">CIAO, MERDE</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">MOURIGNO</p>
<p style="text-align: left;">PS</p>
<p style="text-align: left;">AH, QUELL&#8217;ALTRO INFELICE DEL PADRONE, QUEL FIGLIO DI TROIA CHE MI FACEVA METTERE IL TERMOMETRO IN CULO DAL VETERINARIO, E&#8217; MORTO IERI: L&#8217;HA SBRANATO QUEL GRIZZLY CHE ABITA IN CIMA ALLA PIETRA. NON SO SE VI FA PIACERE SAPERLO: IL SUO NOME E&#8217;</p>
<p style="text-align: left;">Ma Jack e Luke, i due uomini che credevano che un cane avesse detto loro di seguirli per trovare uno che era scomparso, non seppero mai come si chiamava l&#8217;orso che li fece fuori.</p>
<p style="text-align: left;">Fine</p>
<p style="text-align: left;">(il grizzly, comunque, si chiamava Piero)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Letteratura italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 19:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è stato un tempo, qualche anno fa, nel quale credevo che sarei potuto diventare uno scrittore. Sì, lo so, messa così fa ridere, e in effetti, mentre scrivo, sto ridendo come un matto. Questo non toglie che voi siate dei bastardi. Però mi dovete scusare, ero giovane e inesperto, e avevo anche la testa piena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è stato un tempo, qualche anno fa, nel quale credevo che sarei potuto diventare uno scrittore. Sì, lo so, messa così fa ridere, e in effetti, mentre scrivo, sto ridendo come un matto. Questo non toglie che voi siate dei bastardi. Però mi dovete scusare, ero giovane e inesperto, e avevo anche la testa piena di cazzate, soprattutto. La mia autogiustificazione più &#8220;logica&#8221;, quella che mi spingeva a provare, era la seguente: sei uno che legge un monte di libri gialli, quindi sei in grado di scrivere un libro giallo. Ah ah ah. Vabbè. Comunque niente, in questi giorni, parlando con un po&#8217; di persone, è successo che siamo finiti a parlare di cosi, di manoscritti, ed è uscito fuori che io ne avevo scritto qualcuno. E&#8217; successo con più di una persona, come se si fossero messe d&#8217;accordo (ma non credo, perché non si conoscono). Questa gente, che dev&#8217;essere gente incosciente mica da ridere, ha espresso il desiderio di leggere questi cosi, probabilmente per aver avuto un infanzia difficile con dei traumi non superati  che oggi li porta ad autoflagellarsi (a me, per esempio, l&#8217;unica volta che da piccino presi il pennacchio del calcinculo e che quindi avrei fatto il giro dopo gratis, andò via la luce e lo presi in tasca, e son cose che ti segnano per sempre). Io, che alla salute del mio prossimo ci tengo, i cosi non glieli ho fatti leggere, per due ragioni: 1) mi vergognavo; 2) non li trovavo più, perchè credevo di averli cancellati tutti. Poi, cerca che ti ricerca, ne ho trovato uno. E&#8217; come tutti gli altri che provai a scrivere: fa schifo. E&#8217; patetico, non c&#8217;è storia, intreccio, motivazioni, i personaggi sembrano quelli di un Posto al sole, l&#8217;italiano è zoppicante come il maestro Yoda. Sarebbero quisquilie, se si trattasse di un cuccia per un cane: peccato si tratti di un libro (LOL), ma tant&#8217;è. Insomma, ho deciso di renderlo pubblico, questo manoscritto, perché secondo me la cosa può essere utile e anche istruttiva. Per capire come NON si deve scrivere. Io questa cosa, dopo aver prodotto quattro manoscritti illeggibili, l&#8217;ho capita. La capii dopo la mia seconda opera (ROTFL), tanto che le ultime due non le ho fatte leggere quasi a nessuno, solo a due o tre amici che, giustamente, mi hanno fatto capire che sì, insomma, son cosine simpatiche, ah ah, però se andavo a lavorare non sarebbe stata una cattiva idea.<br />
Insomma, ho messo questo coso su LULU.<br />
Ora, se trovate un po&#8217; di diletto nel leggiucchiare quello che pubblico qui, la cosa è preoccupante. Ma non è questo quello che volevo dire. La cosa che volevo dire è che non dovete aspettarvi le cose che pubblico qui, belle o brutte che siano. Perché vedete, sul blog scrivo come mi viene, e mi prendo sul serio come si potrebbe prendere sul serio un Sandro Bondi che viene a fare un comizio col pannolone e il ciuccio (o anche in giacca e cravatta, è uguale). Quando scrivevo il coso, invece, ero serissimo. Per dire, mi vestivo con il cravattino, le ghette, la giacca a coda di rondine e mi chiudevo nella mia stanzetta umida e buia (dalla quale avevo strappato il poster dell&#8217;Inter dei miracoli, che trovavo un po&#8217; anacronistico), confortato da una tazza d&#8217;assenzio; poi, quando mia madre mi veniva a bussare alla porta per dirmi che erano pronti i Sofficini, le rispondevo: &#8220;Madre, non disturbatemi. Sto mettendo la mia anima su alcune carte, vergandovi parole di sangue. Mi si prepari, piuttosto,  un par di candele intonse: intendo andare avanti fino a che il sole non sia sorto&#8221;. E giù, a scrivere cazzate. Ed ero serissimo, lo giuro. Credevo davvero di saper scrivere i gialli. Ma c&#8217;è da dire che ero molto giovane, l&#8217;anno scorso.</p>
<p>Insomma, vi volevo dire che il libro è scritto come se l&#8217;autore fosse un buffone che voleva fare le cose &#8220;serie&#8221;, quindi potete immaginarvi il risultato.  Ed è scritto così perchè a scriverlo sono stato io, che in quel momento lì ero proprio un buffone convinto di essere qualcos&#8217;altro. Patetico ma istruttivo, ripeto.</p>
<p>Il manoscritto si trova su LULU. <a href="http://www.lulu.com/content/4126281" target="_blank">Qui</a>. Naturalmente, non essendo un cretino (o almeno, questo è quello che mi diceva la mi&#8217; mamma quando tornavo piangendo da scuola, dove tutti mi prendevano in giro) (e io ci credo, alla mi&#8217; mamma), il PDF si può scaricare gratis. Va bene essere ingenui, ma a tutto c&#8217;è un limite. Se siete pazzi o ricchi da fare schifo, e quindi, invece di scaricarlo, lo comprate (ma io non ve lo consiglio), io non ci guadagno niente. Manco un centesimo. Guadagna tutto Lulu. Povero Lulu. Morire così, senza una lira. Poveraccio.</p>
<p>Ora, vorrei che una cosa fosse chiara: non mandatemi consigli su come si potrebbe migliorare il manoscritto. Io vi voglio bene, ma questo manoscritto non è migliorabile. Non da me, almeno. E&#8217; nato male ed è morto peggio. Quindi, se vi va, mandatemi tutte le prese in giro che volete, ma non i consigli per migliorarlo. Oppure miglioratelo voi, se vi va. Ve lo regalo. Io da parte mia, ho capito che scrivere libri non è cosa per me. Proprio non ci arrivo. Nè gialli, nè neri, nè rossi. Io sono un buon lettore, questo sì, ed è già molto.</p>
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		<title>The great gig in the sky</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 19:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[richard wright]]></category>

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La scala mobile si ferma. Il posto è abbastanza simile a quelli che vedevo da giovane, quando mi facevo di acido: un leone con la faccia di Bufalo Bill alla mia destra, un&#8217;astronave con le ali di pipistrello che fluttua sopra la mia testa. Psichedelia. Davanti a me c&#8217;è una porta. Busso.
- Chi è?
- Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img113.imageshack.us/img113/3435/300x300tb0si7.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>La scala mobile si ferma. Il posto è abbastanza simile a quelli che vedevo da giovane, quando mi facevo di acido: un leone con la faccia di Bufalo Bill alla mia destra, un&#8217;astronave con le ali di pipistrello che fluttua sopra la mia testa. Psichedelia. Davanti a me c&#8217;è una porta. Busso.<br />
- Chi è?<br />
- Sono Richard Wright, dei Pink Floyd. Sono morto lunedì.<br />
- Ah, sì, la stavamo aspettando. Si accomodi.<br />
La porta si apre e mi appare la faccia di un vecchio dalla lunga barba bianca.<br />
- San Pietro, presumo.<br />
- No, sono Babbo Natale. San Pietro ha preso un giorno di ferie. Sa, la prostata.<br />
- Capisco. Ma allora esiste, eh?<br />
- Chi? La prostata? E certo. Per avere conferma, basta che si ficchi un dit&#8230;<br />
- No, non la prostata, lei. Babbo Natale, dico. Ero convinto che non esistesse.<br />
- Senta, se esistono San Pietro e il paradiso, non vedo perché non dovrebbe esistere Babbo Natale.<br />
- Beh, sì, ha una sua logica.<br />
- Ecco. Mi segua.<br />
Ci incamminiamo per un corridoio chiaro, con la moquettes azzurrina sul pavimento. Appesi alle pareti, piccoli quadri raffiguranti le grandi personalità del paradiso: l&#8217;Arcangelo Gabriele, San Giorgio che uccide il drago, Beatrice, Moana Pozzi.<br />
- Tutta gente che ha fatto del bene, eh? &#8211; faccio io, per rompere un po&#8217; il silenzio.<br />
- Già. Senta un po&#8217;, com&#8217;è che arriva solo ora? L&#8217;aspettavamo per ieri sera.<br />
- Credo ci sia stato un po&#8217; di casino al momento di decidere la destinazione. Mi hanno fatto passare qualche ora nel calypso.<br />
- Nel limbo.<br />
- Sì, scusi. Quello. Credo sia per la vecchia storia del rock. Sa, la musica del diavolo, quella roba lì.<br />
- Sì, guardi, capita spesso. Pensi, quando sono morti i Pooh li hanno tenuti in aspettativa per due settimane.<br />
- I Pooh sono morti?<br />
- Certo.<br />
- E quelli che fanno i concerti in Italia chi sono, allora?<br />
- Replicanti. Cyborg, li chiami un po&#8217; come vuole. Ma non mi dica che non se n&#8217;è accorto, eh? Non la vede la pelle sintetica, i capelli di nylon&#8230; la facevo più sveglio. Ecco, siamo arrivati.<br />
Entriamo in una stanza scura, piena di gente e di fumo. Sembra ghiaccio secco, ma non ne sono sicuro. Sul soffitto, in un continuo movimento, ci sono lampade di tutti i colori: rosse, gialle, verdi, blu. Sopra le nostre teste, un&#8217;enorme sfera ricoperta di piccoli vetri gira su sè stessa. Sulle pareti, tutte tappezzate di poster e di cartoni per le uova, alcuni maxischermi mandano le immagini di angeli che suonano. Nell&#8217;aria, ovunque, suoni: di organo, di tamburo, di chitarra. Suoni. Sono senza parole.<br />
- Ma&#8230; questo&#8230; questo posto è&#8230; è quello che penso?<br />
- Sì. E&#8217; il paradiso dei musicisti. Se l&#8217;è meritato, ragazzo mio. Vada, si butti. Si faccia una bella rimpatriata. Ci vediamo domani, in mensa.<br />
Babbo Natale mi da una pacca sulla spalla, e se ne va. Merda, non l&#8217;avrei mai detto: esiste davvero. Il paradiso dei musicisti. Allora, non è solo lo slogan dell&#8217;Emporio Nicolazzi, Grandi Magazzini Musicali, vicino a Brighton: no, esiste! Esiste davvero! Cazzo, da non crederci&#8230;<br />
Mi sento battere su una spalla, ancora. Mi giro, è una ragazza. Una delle più belle ragazze che abbia mai visto. Sembra Demi Moore, però ancora più bella, e converrete con me che non è facile.<br />
- Ciao, &#8211;  mi fa.<br />
- Salve, &#8211; le faccio io.<br />
- Tu sei nuovo, vero?<br />
- Già.<br />
- Sei quello dei Pink Floyd?<br />
- Sì&#8230; il tastierista.<br />
- C&#8217;è tanta gente che ti stava aspettando.<br />
- Sì? Oh, beh&#8230; per fortuna che sono arrivato, allora&#8230;<br />
- Richard, giusto?<br />
- Sì, Richard Wright.<br />
- Io sono Valentina.<br />
- Eri una musicista?<br />
- Io? Oh, no! Io qui ci lavoro.<br />
- Ci lavori? E cosa fai?<br />
- La groupie. Ogni musicista che abbia onorato la musica, quando muore, ha diritto a 72 groupie.<br />
- Cazzo, come i terroristi?<br />
- No, a quelli gli diamo 72 calci nelle palle. Al giorno. C&#8217;è una divisione di angeli apposta, per fare questa cosa qui: nella vita terrena erano omini del Subbuteo, quelli che battevano i rinvii. Non farti infinocchiare, Richard, non tutto quello che senti dire sui paradisi e sugli inferni è vero.<br />
- Eh, scusa. Sai, sono un po&#8217; tardo. Nick Mason lo è più di me, ma nel gruppo, quanto ad essere tardi, io venivo subito dopo di lui.<br />
Qualcuno, da dietro, mi copre gli occhi con le mani. Sento Valentina che ridacchia.<br />
- Chi è, Richard? &#8211; Mi fa lei.<br />
- Uhm&#8230; non lo so. Un aiutino? E&#8217; maschio o femmina?<br />
- Maschio.<br />
- Peccato&#8230; per un attimo ho pensato che fossero le Bangles, ma poi mi sono ricordato che sono ancora vive.<br />
Dietro di me, la persona che mi ha coperto gli occhi comincia a ridere. E io la conosco, quella risata. Afferro le sue mani con le mie e me le stacco dal viso, poi mi giro.<br />
- Cazzo&#8230;<br />
- Eh, già, &#8211; mi fa un giovanotto magro, con i capelli scuri e il viso da fotomodello. &#8211; Diamante Pazzo, per servirla.<br />
- Ma porca puttana&#8230; Syd! Da quanto tempo?<br />
- Eh&#8230; qualche anno, Rick, qualche anno.<br />
- Merda, ma guarda te, oh&#8230; Syd! Vaffanculo, adesso va a finire che mi metto a piangere&#8230;<br />
- Ahah, sei sempre stato un tenerone, Rick! Che scemo. Ma vieni, che piangere e piangere: facciamoci un giro per la sala, c&#8217;è un mucchio di gente che ti vuole salutare.<br />
Mi prende sottobraccio e cominciamo a camminare. Il posto è pieno di persone. C&#8217;è una grande confusione, ma è una cosa piacevole. Musica, tanta musica.<br />
- Che casino che c&#8217;è qui, eh? &#8211; Gli faccio.<br />
- Già, &#8211; risponde lui. &#8211; Il massimo.<br />
Ci dirigiamo verso un gruppetto di persone che hanno formato un cerchio. Nel mezzo al cerchio, due batterie. Sulle batterie, due uomini bene in carne picchiano sui tamburi come delle scimmie con il fuoco al culo. Picchiano e urlano, e ridono. Sulle spalle hanno una macchina tipo quella per dare il rame alle piante; dalla macchina parte un tubo di gomma che gli finisce direttamente in bocca. I due succhiano un liquido ambrato. Birra, credo. Vicino ai due, al ritmo della loro musica,  la gente balla come se l&#8217;avesse morsa la tarantola.<br />
- Ma&#8230; &#8211; faccio. &#8211; Sono quelli che penso io?<br />
- Già, &#8211; risponde Syd. John Bonham e Keith Moon. Non ti dico il casino che fanno. Tutto il giorno a picchiare sui quei cazzo di bussoli, oh! Suonano, bevono, mangiano, si scopano tutte e 72 le groupie e poi ripartono. E sai una cosa? Gli vogliono tutti bene, qui dentro.<br />
- Eh, ci credo&#8230;<br />
Faccio un cenno di saluto a Moon, che mi riconosce. Si ferma, stacca uno dei microfoni che gli amplificavano la batteria e comincia a parlare.<br />
-Ladies and gentlemen, un attimo di attenzione: abbiamo qui un nuovo arrivato. Gente, diamo il benvenuto a coso, lì, a Gigi d&#8217;Alessio!<br />
Dalla folla parte una selva di fischi. Sempre stato un mattacchione, Keith.<br />
- No, scusate, mi sono confuso! Gente, accogliamo come si deve il signor RIchard Wright!<br />
NOVANTADUE MINUTI DI APPLAUSI!<br />
Mi si fanno tutti incontro. Ecco Freddie Mercury, vestito da Freddie Mercury, ed ecco Jim Morrison, vestito da poeta maledetto, ed ecco Kurt Kobain, fatto come un cammello, però felice perché in paradiso ti puoi fare di qualsiasi cosa, anche di Mastro Lindo, ma basta buttare giù un&#8217;ostia che vendono nelle farmacie di qui che subito la scimmia ti sparisce; ed ecco Elvis, tornato giovane, con le basette fino alle scapole, e Jeff Buckley, a braccetto con suo padre Tim; e Jimi Hendrix, che arriva suonando coi denti una chitarra in fiamme, e John Lennon, che mi chiede come sta Paul McCartney, e quando io gli rispondo &#8220;bene, che io sappia&#8221;, se ne va mandandomi affanculo &#8220;tu e quel mancino rotto in culo&#8221;, e dicendomi che tanto lui, in paradiso, &#8220;si tromba Linda tutti i giorni&#8221;. Ed ecco uno coi capelli scarruffati, che io lì per lì non l&#8217;ho riconosciuto ma poi mi hanno detto che era Beethoven, ed ecco Janis Joplin, e Stevie Ray Vaughan, e Frank Zappa, e James Brown, tutto sudato, e Billie Holiday, e <em>&lt;inserire qui nome di persona che ha onorato la musica&gt;</em>. E tutti che mi abbracciano, mi baciano, mi danno i pizzicotti, mi fanno i complimenti (anche John Lennon). Ed ecco che ricomincia la musica, con tutti che suonano e cantano ognuno per cazzi suoi, ma è uguale, mi piace lo stesso. Una bella festa, davvero.<br />
E insomma, canto e ballo e suono tutta la notte, in quell&#8217;immensa sala prove che è il paradiso dei musicisti.  Sono felice. Ad un certo punto, dopo tutto il casino, la musica comincia ad abbassarsi. Gli amici smettono di suonare, uno dopo l&#8217;altro, e si buttano sui divanetti a dormire. Qualcuno prova a scopare, ma è stanco, non ce la fa. All&#8217;improvviso, il silenzio. Anche io sono stanco, però sono troppo contento di essere qui, e a dormire non ce la faccio. Allora vado verso il bancone del bar e mi siedo su uno sgabello. C&#8217;è un uomo, seduto accanto a me. Mi guarda e mi sorride, di sbieco. Ha i capelli lisci che gli cadono sull&#8217;occhio sinistro e una faccia strana. Sembra quasi un indiano. Fuma. Mi porge la mano.<br />
- Ciao, &#8211; gli faccio, -mi chiamo Richard.<br />
- Sì, ti conosco.<br />
- Bella festa, eh?<br />
- Eh, qui è sempre così.<br />
- Un po&#8217; di confusione, magari.<br />
- Ma no, si sta bene. E poi, per chi ama la musica un po&#8217; meno sparata, ci sono le salette apposta.<br />
- Ah, ok. Casomai domani ci vado. Tu sei italiano, vero?<br />
- Di Genova. Ma sardo d&#8217;adozione.<br />
- Ah, ok. Non dormi?<br />
- Per me è ancora un po&#8217; prestino. Dopo.<br />
- Comunque, oh, sono contento di essere qui, alla fine.<br />
- Già.<br />
- Senti, ti posso fare una domanda?<br />
- Spara.<br />
- Ok, il paradiso eccolo qui, esiste. Ma l&#8217;inferno? Esiste anche quello?<br />
- Esiste, ma solo per una determinata categoria di persone.<br />
- Quale?<br />
- Senti, se non mi prendi per uno sborone provo a dirti un paio di versi miei. Forse ti fanno capire la cosa.<br />
- Vai.<br />
- Allora, fa così (mi rivolgo direttamente al Principale): &#8220;Dio di misericordia, il tuo bel paradiso, l&#8217;hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso, per quelli che han vissuto, con la coscienza pura, <strong>l&#8217;inferno esiste solo per chi ne ha paura</strong>&#8220;. Finito. Il grassetto è mio. Vabbè, anche il resto è mio. Ho detto una belinata.<br />
- Sai, credo di aver capito, &#8211; gli dico.<br />
- Bene.<br />
- Bella. Mi è piaciuta. Credo di aver capito.<br />
- Mi fa piacere.<br />
- Senti, domani ti ritrovo qui?<br />
- Qui, là. Boh. Da queste parti, comunque. A volte vado nel giardino dell&#8217;Eden. Mi piacciono le piante.<br />
- Ok, casomai ci andiamo insieme, qualche volta. Così parliamo.<br />
- Volentieri.<br />
- Senti, allora ci si becca domani.<br />
- D&#8217;accordo.<br />
- A domani. Ah, scusa, com&#8217;è che ti chiami?<br />
- Fabrizio.<br />
- Vabbè, Fabrizio, è un piacere conoscerti. Penso che starò bene, qui.<br />
- Lo penso anch&#8217;io.<br />
Me ne vado a cercare un divanetto libero. Trovo un buco tra Jaco Pastorius e Marvin Gaye. Mi accoccolo. Sì, credo che starò bene, qui.</p>
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		<title>Un breve racconto noir &#8211; 4</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 09:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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Titolo: Tortura cinese
Rinvenni, e mi resi subito conto di dove mi trovavo: ero nella tana di Joe Palermo, quel maledetto figlio di puttana. Ero legato ad una fottuta poltrona, e non mi potevo muovere. Sentii in bocca il sapore del sangue. Sputai per terra. Dovevano avermi pestato. Li guardai, erano in tre. Quei cazzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img151.imageshack.us/img151/5817/bogarthumphreyphotoxlhure0.jpg" alt="" /></p>
<p>Titolo: Tortura cinese</p>
<p>Rinvenni, e mi resi subito conto di dove mi trovavo: ero nella tana di Joe Palermo, quel maledetto figlio di puttana. Ero legato ad una fottuta poltrona, e non mi potevo muovere. Sentii in bocca il sapore del sangue. Sputai per terra. Dovevano avermi pestato. Li guardai, erano in tre. Quei cazzo di damerini erano tutti vestiti di bianco. Per non farsi riconoscere, avevano indossato una mascherina.<br />
- Vi ci sapete mettere tre contro uno, eh? &#8211; dissi loro.<br />
- Prego?<br />
- E fai bene a pregare. Non appena mi libero da queste cinghie ve la faccio vedere io. E questa mascherata è completamente inutile: vi ho riconosciuti. Tu, ad esempio, sei Johnny Cacace, detto, lo Smilzo. E tu sei Jack Cordelli, detto la Faina. E tu, con la siringa in mano, sei Lou Tarantino, detto il Bello. E io ve la farò pagare, quant&#8217;è vero che mi chiamo Frank Langella.<br />
Lo Smilzo mi guardò.<br />
- Scusi, &#8211; mi fece, &#8211; ci dev&#8217;essere un errore: io non sono lo Smilzo, ma il dottor Morelli, dentista. E loro non sono il Bello e la Faina: sono Paola e Silvia, le infermiere. E lei, soprattutto, non si chiama Frank Langella, ma Mirko Pampaloni. L&#8217;abbiamo legata alla poltrona dopo che avevamo iniziato a farle la pulizia dei denti, perché ha iniziato a bestemmiare e a minacciarci di morte dicendo che le avevamo toccato una gengiva. Poi è svenuto, ed eccoci qua.<br />
- Ah, allora mi scusi, sono un po&#8217; confuso.<br />
- Ma si figuri, son cose che succedono. Sarà l&#8217;anestesia.<br />
- Ma che bei denti bianchi che mi avete fatto, eh?<br />
- Ha visto?<br />
- Quant&#8217;è?<br />
- Fanno 40 euro.<br />
- Ma guarda, neanche caro. Quando ci rivediamo?<br />
- Prenda l&#8217;appuntamento con la segretaria, di là.<br />
- Con Jimmy Fascione, detto il Nano?<br />
- No, con Marisa Pierini, detta Culo d&#8217;Acciao.<br />
- Mi scusi.<br />
- Si figuri.<br />
- Alla prossima.<br />
- Arrivederci.<br />
Uscii fuori, a respirare lo smog di quella maledetta città. Ormai non potevo più farne a meno, era come una droga. Avevo in bocca un sapore orrendo, e mi infilai nel primo bar aperto che trovai. Ma sbagliai ed entrai nella bottega di un barbiere, che con la scusa che non sapeva come si faceva non mi volle preparare nemmeno la caipirinha. Allora, già che c&#8217;ero, mi feci fare i capelli a macchinetta.</p>
<p>Fine</p>
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		<title>Intrigo internazionale</title>
		<link>http://www.saurosandroni.com/2008/07/02/intrigo-internazionale/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 11:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[(Piccolo) Blue(s) Notte
Siglia iniziale
[Lucarelli mode on]
Questa è una brutta storia. Una storia di spie informatiche, di gente che si annida nell&#8217;ombra, di pezzi di merda rottinculo speriamo moiano ora hacker. Questa è un storia di pilloline blu. Quella di oggi è una storia di rotture di coglioni™.
Sauro è un ragazzo semplice. Gran lavoratore, fisico da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Piccolo) <strong>Blue</strong>(s) <strong>Notte</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=THNzuF33tZo&amp;feature=related" target="_blank"><em>Siglia iniziale</em></a></p>
<p>[Lucarelli mode on]</p>
<p>Questa è una brutta storia. Una storia di spie informatiche, di gente che si annida nell&#8217;ombra, di <span style="text-decoration: line-through;">pezzi di merda rottinculo speriamo moiano ora</span> hacker. Questa è un storia di pilloline blu. Quella di oggi è una storia di <em>rotture di coglioni</em>™.</p>
<p>Sauro è un ragazzo semplice. Gran lavoratore, fisico da fotomodello con degli addominali che sembrano i cartoni per le uova, nella vita ha poche passioni: le partite dell&#8217;Inter, la trigonometria, il bondage. Sauro divide le sue giornate tra le funzioni religiose, alle quali partecipa con entusiasmo, e le gare di rutti al bar. La vita di Sauro è una vita perfettamente normale, come ce ne sono tante. Ma il suo mondo sta per cambiare. Per sempre.</p>
<p>Sauro ha un blog. Un blog è un coso su internet dove gente che non conta un cazzo ha l&#8217;impressione di scrivere cose talmente ganze che quando poi le ha scritte pensa &#8220;eh, boia, però so&#8217; forte, ahò&#8221;. Ecco, Sauro ha un blog. Questo blog è davvero un bel posto, pieno <span style="text-decoration: line-through;">di topa</span> di gente in gamba che partecipa <span style="text-decoration: line-through;">schifata</span> con entusiasmo alle appassionanti discussioni filosofiche che gli articoli di Sauro sollevano. In altre parole, Sauro è quella che si dice <span style="text-decoration: line-through;">una grandissima testa di cazzo</span> un blogger.</p>
<p>Un giorno, però, Sauro riceve una mail. Sembra una mail come le altre, di quelle che ti vogliono enlargare il penis, o di quelle che ti vorrebbero far fare una donazione per un russo povero che abita in una casa che è molto fredda, specie da quando lui, per scaldarsi, ha bruciato la stufa. Ma non è così. Questa mail non è una come le altre. Questa mail è un messaggio che lo colpisce dritto al cuore. Questa mail è come le comunicazioni che riceveva quello di Mission Impossible: si autodistruggerà entro 5 secondi. Solo che qualla volta, ad autodistruggersi, sono i coglioni di Sauro.</p>
<p>L&#8217;autore della mail ha un nome, un nome importante. Per adesso, chiamiamolo <a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/" target="_blank">Mario</a>. Nella sua mail, Mario dice a Sauro che il suo blog è stato oggetto di un attacco. Gli cita dati, metodi, sistemi, numeri. Sauro, che è di estrazione contadina e non si fida nemmeno del tegame di su&#8217; ma&#8217;, chiede in giro. Verifica, prova, telefona a Bill Gates (c&#8217;era la segreteria). Il responso è di quelli che ti tolgono il fiato: il blog è davvero infetto. La prova definitiva è fornita da <a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-test.php" target="_blank">questo test</a>, fornitogli dallo stesso Mario.<br />
Gente senza scrupoli è penetrata nel suo blog e l&#8217;ha riempito di link nascosti. Qualsiasi <strong>nuovo</strong> navigatore che provenisse dai vari motori di ricerca, sarebbe automaticamente dirottato su altri siti. Mario crede che siano siti di spammer, ma la paura incoffessata è un&#8217;altra. Mario non la dice, ma Sauro la capisce da solo. C&#8217;è il rischio che il sito su cui viene fatto il redirect sia quello del blog di Cristiano Malgioglio.</p>
<p>Sauro non sa cosa fare. Potrebbe scopare, dice che calmi, ma non ha idea di come si cominci. Potrebbe bere per dimenticare, ma si è scordato in quale cazzo di sportello ha chiuso l&#8217;amaro Montenegro, quindi niente. Allora Sauro si rivolge a Mario. Mario lo mette di fronte alla dura realtà: &#8220;devi prendere il database dell&#8217;HTML, trasferendolo poi sulla cache dell&#8217;host, in modo tale che, tramite il tuo cpanel settato come se fosse antani sulla supercazzola del MyAdmin, tu possa facilmente esportare il file wp-config tramite una procedura di backup configurata in MIME con qualche tendenza all&#8217;ASCII, rendendo a questo punto possibile lo scorporo dell&#8217;IVA e, soprattutto, la configurazione del DOS in ROT13. Tutto questo, beninteso, Linux.&#8221;  La risposta di Sauro è da fare tremare i polsi: &#8220;Ok, Mario, lo faccio subito, ma prima ti volevo chiedere una cosa: per accendere il pc devo premere il tasto &#8216;power&#8217; o quello &#8216;reset&#8217;?&#8221; Mario capisce di essere di fronte ad un&#8217;impresa disperata, ma non si perde d&#8217;animo. Invece di inviare a Sauro uno sputo via email, decide che lo avrebbe aiutato a tutti i costi, perché lui è uno che, come Gesù, ama <span style="text-decoration: line-through;">gli analfabeti internettiani</span> i poveri di spirito. Allora si mette lì, e guida passo passo i tentativi di Sauro. La lotta dura due giorni e tutte le forze vengono messe in campo. Mario e Sauro sono in guerra, chini sul blog. Ma lasciamoli lì, li riprenderemo dopo. Sì, perché adesso è il momento di introdurre un altro personaggio.</p>
<p><a href="http://www.potamocheri.eu/blog" target="_blank">Edo Grandinetti</a> è un <span style="text-decoration: line-through;">gobbo di merda</span> bravo ragazzo. Lui e Sauro sono amici da quella volta che Edo perse il portafogli e Sauro lo raccolse svuotandolo dei soldi e ricattandolo per fargli avere indietro i documenti e la carta di credito. Edo, uno che riesce a distinguere i gesti d&#8217;amicizia da quelli fatti per interesse, gli fornisce il PIN del bancomat, ché tanto quel conto corrente lì è fisso scoperto e glimportanasega, a lui. L&#8217;amicizia nasce lì. Edo è un graNfico, uno di quelli che fa i template per i blog (i template sono tipo dei cosi grafici, che se non ci fossero il blog sarebbe tipo nudo). Per cui Edo è uno che ne capisce. Sauro lo coinvolge in questa brutta storia, e lui non si tira indietro. Tra una bestemmia e l&#8217;altra, Edo entra nella battaglia. E per gli hackers sono cazzi.</p>
<p>La lotta è furibonda, e dura due giorni e due notti. Alla fine si conteranno i morti e i feriti, ma tutti tra le fila dei terroristi internazionali che, insieme al blog di Sauro, hanno preso di mira anche altri tenutari di blog. Gli hacker sono sconfitti e la giustizia trionfa: <span style="text-decoration: line-through;">il lodo Schifani è legge</span> il blog nasce a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=S6umxthz1Ys" target="_blank">nuova vita</a>.</p>
<p>Adesso bisogna solo capire cosa scriverci.</p>
<p>Siamo arrivati alla fine di questa brutta storia, una storia di spionaggio, attacchi informatici,  <span style="text-decoration: line-through;">figli di troia che non hanno un cazzo niente da fare dalla mattina alla sera e allora vendono il viagra alle spalle dei poveri blogger innocenti almeno ti facessero partecipare agli utili quei vermi</span> trame eversive. Sauro, dopo questa brutta storia, ha continuato a vivere la sua vita. Continua a fare il chirichetto presso la Premiata Chiesa &#8220;T. Torquemada srl, benedizioni, rosari a catena e unzioni estreme&#8221; di Pisa e nel tempo libero va sempre a tirare i gatti di sotto dalla torre. Però qualcosa in lui è cambiato, e lui non è più lo stesso di prima. Perché Sauro ha capito una cosa: per accendere il PC, pigiare sul pippolo &#8216;reset&#8217; è sbagliato.</p>
<p><a href="http://digilander.libero.it/disastrosociale/vaff.htm" target="_blank"><em>Sigla finale</em></a></p>
<p>[Lucarelli mode off]</p>
<p>Dunque, adesso facciamo le persone serie. Mario esiste davvero, così come esiste davvero il suo test per diagnosticare le infezioni ai blog Wordpress. Se ne avete uno, fate il test. Mario mi ha davvero contattato lui: mi ha mandato una mail per dirmi che il mio blog era infetto e si è messo a disposizione per aiutarmi a ripulirlo. Gratis. E&#8217; stato gentile e paziente, perché davvero di cose di computer non capisco niente. Ci tengo a ringraziarlo pubblicamente. tenete d&#8217;occhio il suo blog e, se vi capiterà di ricevere una mail da lui, non prendete la cosa troppo alla leggera. Ascoltate i suoi consigli e tutto andrà a posto.</p>
<p>Già da qualche mese avevo notato un drastico e improvviso calo delle visite dai motori di ricerca. Una cosa tipo da 100 visite al giorno a 10. Me lo ero spiegato con un cambiamento di rank del mio blog (non capendo nulla di internet, ripeto), ed avevo continuato come se niente fosse. E invece alcuni signori erano riusciti a carpirmi le password e a diventare padroni in casa mia. Non essendo degli idioti, non avevano fatto nessun cambiamento visibile, perché la cosa non gli sarebbe convenuta: avevano messo dei link nascosti che reindirizzavano verso chissà quali siti. Tutti i nuovi visitatori che arrivavano dai motori di ricerca, tramite un redirect occulto, venivano dirottati. Spero di non essermi reso complice involontario di chissà cosa. Spero.</p>
<p>Anche Edo esiste (non è come Dio) e molti di quelli che mi leggono lo conoscono già. Anche lui mi ha aiutato. Grazie anche a lui, sebbene sia gobbo e voti chiaramente per l&#8217;UDC, nonostante il suo professarsi marxista.</p>
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		<title>Cani &amp; porci, con qualche preferenza per i cani</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 22:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Mi sono appena reso conto di una mia grave mancanza: pur essendo un grande esperto della materia, non vi ho mai detto come ci si rapporta con i quadrupedi che abbaiano, discendenti dei lupi. Mi domando come abbiate fatto, miei fedeli lettori (sì, dico a tutti e due), a resistere fino ad ora senza i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ecoblog/cane-morbidoso/cane_morbidoso_01.jpg" alt="" width="432" height="289" /></p>
<p>Mi sono appena reso conto di una mia grave mancanza: pur essendo un grande esperto della materia, non vi ho mai detto come ci si rapporta con i quadrupedi che abbaiano, discendenti dei lupi. Mi domando come abbiate fatto, miei fedeli lettori (sì, dico a tutti e due), a resistere fino ad ora senza i miei consigli. Vi chiedo quindi scusa e provo a rimediare, pubblicando qui un breve saggio sui migliori amici dell&#8217;uomo: i <span style="text-decoration: line-through;">viados</span> cani.</p>
<p><strong>Presentazione</strong></p>
<p>I cani, di solito, hanno quattro zampe, a meno che non gliene venga tagliata qualcuna: in quel caso lì ne hanno meno. Anche in quel caso i cani riescono comunque a stare in piedi, essendo animali molto intelligenti (notare che la stessa cosa può essere detta dei camaleonti o dei cammelli, ma non degli struzzi: se infatti tagliamo una zampa agli struzzi, essi cascano facendosi male). I cani sono spesso pelosi, comprese le femmine che non fanno molto caso all&#8217;estetica e, in ossequio ai vecchi slogan delle battaglie femministe, non si depilano e non portano il reggiseno.  I cani, non essendo dotati di favella, non possono parlare; essi comunicano tra loro attraverso un sistema di interazione rigidamente codificato che comprende segnali sonori (abbai, guaiti, ringhi)  e atteggiamenti (coda tra le gambe, abbassamento delle orecchie, rigamento della macchina, mostramento del pacco). Il più diffuso approccio consiste comunque nell&#8217;annusarsi reciprocamente il culo, sistema che nell&#8217;uomo non funziona per via che per farlo bisogna chinarsi e risulterebbe scomodo (a meno di non annusare culi di persone alte due metri e mezzo). Tramite l&#8217;annusamento, i cani riescono a percepire molte informazioni del loro simile: sesso, età presunta, disponibilità all&#8217;accoppiamento, dichiarazione dei redditi senza passare dal sito dell&#8217;agenzia delle entrate.<br />
I cani, a volte, si comportano veramente da figli di puttana. Cioè, voglio dire: mordono. Non so se rendo l&#8217;idea. Ormai ci siamo talmente abituati alla cosa che non fa più notizia, mentre invece creerebbe grande scalpore un cane morso, specialmente da un uomo (mentre già meno ne creerebbe un cane morso, tanto per fare un esempio, da una zecca o da una tigre). Di solito, un cane morde quando prova queste sensazioni:</p>
<ul>
<li>paura</li>
<li>fame (provate voi a mangiare le crocchette di Ciappy senza morderle) (lo potete fare solo se ci fate il frappè, ma i cani diffidano dei frullatori).</li>
</ul>
<p>I cani non mordono subito, anche nel caso in cui si sentano minacciati: essi sono soliti dare alla loro presunta minaccia dei precisi segnali che, se correttamente interpretati, permettono di <span style="text-decoration: line-through;">sparare subito al fottuto botolo peloso, togliendoci il pensiero e mettendoci in grado di raccontare agli amici del bar come abbiamo resistito all&#8217;attacco proditorio di uno stormo di molossi randagi, proditoriamente messi in fuga solo guardandoli</span> mettersi al sicuro. Tali segnali sono, nell&#8217;ordine:</p>
<p>1. Posizionamento della coda tra le zampe (a protezione dei genitali: i cani ci tengono. E&#8217; l&#8217;equivalente delle mani sui coglioni in barriera)</p>
<p>2. Arretramento delle orecchie (che vengono staccate e riposizionate all&#8217;incirca sulle chiappe)</p>
<p>3. Ringhio sordo (o Gattuso non udente)</p>
<p>4. Scoprimento dei denti (con qualche imbarazzo per i cani fumatori e bevitori di caffè)</p>
<p>Dopo questi segnali, il cane attacca. Non è consigliabile, come si legge in molti casi sui giornali, fissare l&#8217;animale negli occhi per imporgli una sorta di dominio: al cane gli importa una sega del vostro dominio e dei vostri occhi, e soprattutto potrebbe equivocare pensando che siete innamorati di lui. Quindi, a meno che non abbiate voglia di impegnarvi in una storia d&#8217;amore seria e responsabile, NON GUARDATE I CANI NEGLI OCCHI O SARETE TRAMUTATI IN STATUE DI PIETRA.<br />
I cani cacano. Specialmente dove di solito parcheggio la macchina io. Ma se becco quello che tutti i giorni porta l&#8217;alano a fare i suoi bisogni dove metto l&#8217;Astra a gpl, credetemi, lo faccio fuori (ammesso che l&#8217;alano sia d&#8217;accordo).<br />
I cani amano lavorare con l&#8217;uomo, e non rompono nemmeno i coglioni con i contributi, l&#8217;assicurazione, la tredicesima. I cani sono un po&#8217; come gli extracomunitari che raccolgono i pomodori, quindi. Muti e lavorare. I cani aiutano l&#8217;uomo in molte attività: guidano i ciechi, cercano le persone disperse in montagna, coadiuvano i punkabbestia nel minacciare quelli che non vogliono dare loro gli spiccioli. I cani sono poi famosi per le loro attività di guardia e difesa. I cani da guardia difendono quello che considerano il loro territorio con tutto quello che c&#8217;è dentro (case, auto, pecore, mucche). Sono un po&#8217; paranoici e all&#8217;ultima tornata elettorale hanno votato in massa Lega Nord, speranzosi di ottenere l&#8217;abrogazione del reato di eccesso di legittima difesa. Sono infatti a favore dell&#8217;uccisione di chiunque si avvicini alla loro proprietà e hanno il terrore delle rapine in villa, sebbene abitino una cuccia fatta con i pancali di legno con cui era imballato l&#8217;ultimo mobile Ikea acquistato dal padrone, e cioè l&#8217;armadietto Höntiøkrangåløunfrst©.</p>
<p>I cani, un po&#8217; come per l&#8217;uomo che ci sono i negri, gli ariani, i musi gialli, i batussi e i lucchesi, sono divisi in razze. Andiamo a conoscerne qualcuna, Dai, andiamo!</p>
<p><strong>Mastino napoletano</strong></p>
<p>Il mastino napoletano è un molossoide riconoscibile per il muso prognato e per la maglia di Maradona, che indossa anche quando dorme. Il mastino napoletano sbava da fare schifo e quando respira sembra una 127 scarburata che va a 3 pistoni. Il mastino napoletano è discendente del famoso mastino del Tibet, capostipite di tutti i mastini: cosa ci facesse uno del Tibet a Napoli non si sa. Il mastino napoletano è riconoscibile anche per le sue peculiari dimensioni: è infatti largo così e alto così, con la tipica forma della coda fatta a quel modo lì.</p>
<p><strong>Pastore Tedesco</strong></p>
<p>Vista l&#8217;impossibilità di scrivere il presente paragrafo senza fare battute sul papa, passiamo oltre.</p>
<p><strong>Levriero afgano</strong></p>
<p>Il levriero afgano, poveraccio, è un cane ridicolo. Sul serio, fa veramente impressione. Sembra Chewbacca in versione quadrupede, però senza cartucciera. Altri cani che quando li vedi ti viene da ridere sono il chihuahua, il carlino e griffone di Bruxelles. Cani che invece quando li incontri di notte in una strada buia non c&#8217;è proprio un cazzo da ridere sono i rottweiler, i pastori maremmani o i bastardi alti 80 cm. al garrese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: line-through;">Awsky</span> <span style="text-decoration: line-through;">Huyschi</span> <span style="text-decoration: line-through;">kwyskw</span> Cani di razza nordica</strong></p>
<p>I cani di razza nordica, la cui razza più famosa è rappresentata dai celebri <span style="text-decoration: line-through;">eheskwui</span> <span style="text-decoration: line-through;">azvischi</span> <span style="text-decoration: line-through;">yskxhi</span> <span style="text-decoration: line-through;">ma vattelo a stronca&#8217; nel culo</span> cani di razza nordica, sono famosi per avere un occhio celeste e uno no, come David Bowie, o per avere tutti e due gli occhi celesti, come un David Bowie che avesse tutti e due gli occhi celesti. Essi sono scarsamente propensi alla guardia e alla difesa, perché tendenzialmente gli importa una sega del mondo intero, basta che si mangia si beve e si tromba. Si legano al padrone meno degli altri cani, perché hanno un&#8217;indole raminga e menefreghista. Tentano spesso la fuga, e per questo sono i cani preferiti dagli ergastolani e dai corridori di bicicletta.</p>
<p><strong>Setter</strong></p>
<p>Il setter è una razza che viene prima dell&#8217;otter, ma dopo il seier.</p>
<p><strong>Dalmata</strong></p>
<p>Il dalmata è il cane preferito dai bambini che hanno visto La carica dei 101, mentre rimane piuttosto indifferente per quelli che hanno la raccolta in dvd di Lassie. E&#8217; riconoscibile per il fatto di essere bianco con tutti i punti neri: in pratica una specie di Bruno Vespa, però più apprezzabile in quanto muto. C&#8217;è da dire che a leccare culi non si sa chi sia il più bravo, sebbene la maggior parte degli osservatori propenda per il dalmata. Il dalmata è simpatico, ma solo finché non beve troppo, perché poi diventa pesante e tocca chiamare i vigili.</p>
<p><strong>Shar-pei</strong></p>
<p>Lo shar-pei è un cane che hanno sbagliato a prendergli le misure del vestito. All&#8217;inizio, appena nato, è tutto pieno di grinze; poi, a forza di lavarlo, la pelle gli si ritira e le cose migliorano. Lo shar-pei assomiglia moltissimo ad un mio amico, che ha proprio quell&#8217;espressione lì.</p>
<p><strong>Schnauzer</strong></p>
<p>Lo schnauzer è un cane che ha la barba, i baffi e le sopracciglia a cespuglio. Se fosse bianco potrebbe sembrare Babbo Natale, ma è nero e quindi la cosa salta. Lo schnauzer è disponibile in tre modelli: gigante, medio e nano. Quello nano è quello più piccolo di tutti, quello gigante è quello più grande, quello medio un po&#8217; e un po&#8217;. Diciamo che è una via di mezzo tra quello grande e quello piccolo. Lo schnauzer, così come il dobermann e il boxer, non è un cane da guardia, ma un cane da difesa: I suoi idoli, infatti, sono Trapattoni e Pasquale Bruno.</p>
<p><strong>Volpino</strong></p>
<p>Il volpino è un cane che abbaia sempre quando passo davanti al cancello e a volte mi fa una rabbia che, ve lo giuro, se uscisse da quel cazzo di giardino lo rinvierei con un destro di collo pieno in corsa. Il volpino è un lupoide di taglia piccola della famiglia degli spitz, ha il manto vaporoso e un carattere di merda. Fa parte delle razze italiane. Le altre sono: il maltese, il bolognese, il cane corso, il cirneco dell&#8217;Etna, il cauterio dell&#8217;Amiata, il bauscia di Bergamo, il nano di Arcore, il travestito di Pietrasanta e il falso invalido dell&#8217;Adriatico.</p>
<p>Finisce qui il nostro excursus sul migliore amico dell&#8217;uomo, del quale io sono un grande esperto in quanto abito in un condominio dove i cani abbiano dalla mattina alla sera. Se avete qualche domanda da pormi su come ci si comporta con le bestie, o su come loro dovrebbero comportarsi con l&#8217;essere umano (dominatore dell&#8217;universo), basta che me le scriviate nei commenti o in una mail. Vi risponderò non appena il veterinario avrà capito come staccarmi dalle chiappe questo cazzo di cane lupo con il quale ho avuto un diverbio nella giornata di ieri (roba di donne).</p>
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		<title>Un breve racconto noir 3</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 22:20:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Titolo: Io ti troverò
Gettai uno sguardo dentro la finestra. Nel locale c&#8217;erano tre persone: il barista e due clienti del cazzo seduti al bancone. Entrai nella fottuta bettola e piazzai la foto di John Jacksons davanti al brutto muso del barista.
- Tu: conosci questo tizio? &#8211; Gli feci.
- No.
- E tu?
- No.
- E tu?
- Nemmeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Titolo: Io ti troverò</p>
<p>Gettai uno sguardo dentro la finestra. Nel locale c&#8217;erano tre persone: il barista e due clienti del cazzo seduti al bancone. Entrai nella fottuta bettola e piazzai la foto di John Jacksons davanti al brutto muso del barista.<br />
- Tu: conosci questo tizio? &#8211; Gli feci.<br />
- No.<br />
- E tu?<br />
- No.<br />
- E tu?<br />
- Nemmeno io.<br />
Allora, siccome avevo capito che lì dentro John Jacksons non lo conosceva nessuno e io ero stanco, andai a casa a guardare la Ruota della Fortuna.</p>
<p>Fine</p>
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		<title>Un breve racconto noir 2</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 08:41:29 +0000</pubDate>
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Gli sbirri erano in due, uno smilzo silenzioso e un tipo grosso con la barba. Con la coda dell&#8217;occhio vidi quello più vicino che faceva partire un pugno, ma non feci in tempo a schivarlo. Quel fottuto figlio di puttana mi colpì in faccia e crollai a terra come un sacco di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Titolo: Un maledetto sbaglio</p>
<p>Gli sbirri erano in due, uno smilzo silenzioso e un tipo grosso con la barba. Con la coda dell&#8217;occhio vidi quello più vicino che faceva partire un pugno, ma non feci in tempo a schivarlo. Quel fottuto figlio di puttana mi colpì in faccia e crollai a terra come un sacco di patate. Lo smilzo mi saltò addosso.<br />
- Parla, bastardo! Sei tu Jack Johnson?<br />
- Chi, il fruttarolo?<br />
- Eh.<br />
- No, io sono Frank Cordelli.<br />
- Ah, allora ci scusi tanto, abbiamo sbagliato.<br />
- Ma si figuri, può capitare.<br />
- La saluto.<br />
- Arrivederci.<br />
- Le è caduto il cappello.<br />
- Grazie, che sbadato.<br />
- Di nuovo.<br />
- Arrivederci.<br />
Mi alzai e raccolsi il fottuto cappello, sputando per terra un grumo di sangue. Avevo bisogno di rifarmi la bocca e decisi di andare al bar del vecchio Al, sulla Cinquantasettesima, ma trovai chiuso e allora presi un succo di frutta alla Coop.</p>
<p>Fine</p>
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		<title>Un breve racconto noir</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 10:16:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Titolo: Quel maledetto giorno
Se quel maledetto giorno non avessi incontrato quel fottuto bastardo di Jack Johnson, probabilmente sarei ancora vivo. Ma l&#8217;ho incontrato, sono morto, e quindi il racconto finisce qui, perché non è che i morti si possano mettere a raccontare i racconti.
Fine
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Titolo: Quel maledetto giorno</p>
<p>Se quel maledetto giorno non avessi incontrato quel fottuto bastardo di Jack Johnson, probabilmente sarei ancora vivo. Ma l&#8217;ho incontrato, sono morto, e quindi il racconto finisce qui, perché non è che i morti si possano mettere a raccontare i racconti.</p>
<p>Fine</p>
]]></content:encoded>
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