Pensieri

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di Sauro, ottobre 24th, 2011

Ne avrei fatto volentieri a meno e avrei volentieri ignorato la cosa, come ignoro (nel senso che “scelgo di non occuparmi di”) molte delle cose che accadono nel mondo, ma non si può. Le immagini di Marco Simoncelli sono ovunque e ovunque se ne parla. Alla radio, in tv durante la pausa pranzo, nel bar dove sono stato a fare colazione, ovunque. Persino mia madre me ne ha parlato.

Simoncelli, ogni volta che lo vedevo, mi ricordava i miei amici quando avevano la sua età: sempre sorridenti, anche quando non era il caso, leggeri com’è giusto esserlo a ventiquattro anni, con l’aria di chi non prende mai le cose sul serio e invece ce le prende sempre tutte. Anche io ero così: uno che stava simpatico più o meno a tutti, perché tutti lo ritenevano di buon cuore e, soprattutto, innocuo. I miei amici e io eravamo tutti così, solo meno bravi di lui ad andare in moto (ma la moto ce l’avevamo tutti, e fino a un paio d’anni fa io ce l’avevo ancora). Simoncelli mi stava simpatico, ecco la verità. Ed ecco perché ne parlo.

Morire a ventiquattro anni è comunque una merda: anche se ti pagano milioni di euro per correre il rischio di morire e anche se sei un dirottatore suicida delle torri gemelle, perché se sei arrivato a esserlo, a quell’età, vuol dire che nel posto dove vivi c’è qualcosa di sbagliato e tu ne sei stato vittima. Morire a vent’anni è sbagliato comunque la guardi. Certe cose non si possono capire. Devi avere la fede, forse, e spero che coloro che gli volevano bene ce l’abbiano.

A noi, che non siamo né amici né parenti di Simoncelli, è comunque concessa la scappatoia dell’epica. Possiamo buttarla in poesia, perché gli eroi son tutti giovani e belli e se qualcuno bravo tramutasse Simoncelli in canzone tutta questa faccenda sarebbe forse meno brutta. De André l’ha fatto con Marinella, speriamo che qualcuno lo faccia pure per Simoncelli. Magari possiamo sperare che non siano gli 883.

Oggi, in tutte le trasmissioni e in tutti i giornali, Quando si parla di Simoncelli si accostano a lui le parole “guerriero”, “gentile” e “coraggio”. A me, che dispiace parecchio per il fatto che sia morto un ragazzo di ventiquattro anni che rideva sempre, l’idea che lui sia ricordato come un “guerriero coraggioso dal cuore gentile” mi consola non poco. Non siamo tecnici, non siamo periti, non siamo piloti e non siamo i suoi genitori, e non dobbiamo far altro che dispiacerci di come sono andate le cose, senza incancrenirci sulle loro cause, ammesso che ce ne siano. Siamo gente che si dispiace se muore gente che non se lo meritava; da ora in avanti, per me, Simoncelli sarà un ragazzo di ventiquattro anni che non aveva paura di niente (come gli eroi, mica come noi) e per questo poteva permettersi di ridere di tutto.

  • Commento di albe/ 24 ottobre 2011

    Mmm..non sono molto d’accordo…nel caso del dirottatore il dispiacere non è per l’età della morte ma per il fatto che non sia avvenuta prima (magari da piccolo)…perché il coglione ne ha portati 3000 (che non centravano niente) con se!

  • Commento di Sauro/ 24 ottobre 2011

    non sono molto d’accordo col tuo essere in disaccordo.

  • Commento di Turi/ 24 ottobre 2011

    Bel post, pensavo non ne avresti parlato del sic, e invece… :)
    Ciao sauro…e scrivi più spesso che ultimamente i post scarseggiano :D

  • Commento di Sauro/ 24 ottobre 2011

    Eh, Turi, come vedi abbiamo finito gli argomenti. Ormai mi smuovono solo i defunti.

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