Adesso vi racconto com’è la Turchia

(Questo post è stato scritto previa autorizzazione della coprotagonista. Ogni riferimento a cose o persone intrise di FAIL è drammaticamente voluto)

E sicché la notte di mercoledì primo giugno siamo in casa e si ride e si scherza. Tutto va bene, perché il giorno dopo (2 giugno; lo dico per quelli che non sanno che dopo l’1 viene il 2) avremmo dovuto prendere l’aereo che avrebbe dovuto portarci a Istanbul per una breve vacanza.

Allora diciamo: “oh, ma non sarà il caso di vedere se ci fanno fare il check-in on line?”
E ancora risate, lazzi, motteggi sferzanti nei confronti di Alitalia e di quel figlio di puttana nano e pelato che ha brigato tantissimo per salvarla invece di farla fallire, dio di quì e madonna di là. Allora prendiamo i nostri fogliettini dove ci sono scritti i numerini per il volo e li inseriamo nel sito dell’Aliminchia.
E ci appare un messaggio che era tipo

IL VOLO NON ESISTE.

(più)

A noi, chiaramente, viene subito l’espressione del lolwut. Ma che minchia dice, ma che cazzo c’hanno nella testa, ma come si permettono, ma noi c’abbiamo il foglietto con la prenotazione, ma io gli faccio causa, la prossima volta andiamo in traghetto, ecc. Ma ancora ridevamo, sicuri che fosse un problema del software della nostra compagnia di bandiera.

E poi ci viene da guardare la data del volo che abbiamo sulla prenotazione. Partenza per il giorno 01/06/2011 alle ore 19.00.

01

06

2011

ZEROUNOZEROSEIDUEMILAUNDICI.

Ci siamo guardati, e avevamo questa faccia qui.

“No, ma aspetta.”

“Ma infatti.”

“Ma ora è già passata mezzanotte, quindi il primo giugno non è ora, era prima, e cioè domani. Perché ora ci frega che è notte, ma oggi è ieri. Cioè, volevo dire, è domani.”

“Sì.”

“Sì un cazzo.”

“Eh?”

“NOAOAOAOAOAOAOAOAOAOAOAOAOAOAO”

Quindi abbiamo realizzato che saremmo dovuti partire IERI.

DRAMA.

(faccia: questa)

Ci è passato in mente di tutto. Rimanere tappati in casa per tre giorni, quindi uscire e dire a tutti che Istanbul è una figata e si mangia benissimo, specie quel piatto caratteristico che poi avremmo cercato su Google. Far esplodere l’aeroporto di Pisa. Andare tre giorni al mare a Tirrenia, in tenda, tanto “l’importante è stare insieme, che ce ne frega”. Uscire fuori e uccidere il primo stronzo che incrociamo. Piangere.

Poi Milla ha detto: troviamo un altro volo. Io ho pensato subito ai soldi (sono tirchio povero), ma poi l’ho vista proprio presa male (io invece ero tutto giulivo!!1) e ho dato il mio benestare. Lei si è messa in caccia e ha trovato varie soluzioni: Malpensa – Istanbul alle 9 della mattina successiva, Palermo – Istanbul nel pomeriggio, Dublino – Istanbul tra due ore, Orio al Serio – Istanbul la scorsa settimana. Alla fine abbiamo trovato un volo Blu Panorama (?) alle cinque del pomeriggio del giorno dopo (che poi era il giorno stesso) da Fiumicino. Notare che noi eravamo nel paesino strainculato della provincia di Pisa dove abito io. Lo prendiamo, pagando con la mia carta di credito. Stiamo un po’ meglio. Adesso bisogna arrivare a Roma.

“Andiamo in macchina?”

“Ma poi abbiamo il ritorno prenotato a Pisa, mica possiamo atterrare a Pisa e poi tornare a Roma a prendere la macchina”.

(avevamo prenotato anche il ritorno)

“Eh, allora andiamo in treno”.

“Dai, prenota”.

Ripendiamo il compiuter in mano e cerchiamo un biglietto Pisa – Roma per il giorno dopo. C’è. Facciamo tutte le cosine perbenino: inseriamo le date, l’orario, i nomi, i moccoli, il numero della carta di credito e andiamo per confermare l’acquisto. Frasetta del sito delle Ferrovie:

NON SI PUO’.

Mah, avremo sbagliato. Ripetiamo l’operazione.

NON SI PUO’.

Merda. “Clicca lì, dove c’è scritto “problemi?”, vedrai che l’aggiustiamo. Chiedigli perché non si può. Clicco. Risultato:

“PERCHE’ NO”.

(faccia)

“Dai, porcamado’, posa quel cazzo di compiute di merda e andiamo in stazione a fare il biglietto, maledette ferrovie di questo cazzo, merde merde merde merde”.

Allora ci vestiamo, smettiamo di piangere e scendiamo giù, prendiamo la macchina e usciamo fuori, nella notte senza luna.

Dopo un quarto d’ora arriviamo alla stazione di Pontedera. Chiusa. Svegliamo il barbone, gli chiediamo se è vero che la stazione è chiusa, schiviamo il suo catarro (prendendolo per un sì) e rimontiamo in macchina, destinazione Pisa. Saranno state le 3 di notte. Dopo un altro quarto d’ora arriviamo a Pisa, dove la stazione è aperta e i barboni sono tutti svegli e ci accolgono con una selva di fischi.

“Dai, alla macchinetta!1″

Facciamo il biglietto. Abbiamo talmente tanta agitazione addosso che come stazione di partenza, invece di “Pontedera – Casciana terme” scriviamo nell’ordine “Pontremoli”, “Ponte Buggianese” e, inspiegabilmente, “Sestri Levante”. Ce la facciamo. Dobbiamo pagare col bancomat: inserisco la carta di credito. Allora rifacciamo tutto e dobbiamo pagare con la carta di credito: inserisco il bancomat. Rifacciamo tutto e decidiamo di pagare col bancomat o con la carta di credito: inserisco la tessera della biblioteca di Follonica (GR). Milla mi dà uno schiaffo (applausi dei barboni) e fa tutto lei mentre io cerco di raccogliere i denti. Ripartiamo che sono quasi le quattro. Mezzora dopo siamo a casa mia: il treno parte alle 5 e mezzo da Pontedera, abbiamo giusto il tempo di fare i bagagli.

[Parentesi patetica nel drama]

Nelle nostre teste, di tempo per fare i bagagli ne avremmo dovuto avere in abbondanza il 2 giugno, perché secondo noi saremmo dovuti partire alle 19.00; per cui avevamo previsto di dormire fino alle undici, farci un par d’ore di piscina, fare i bagagli e poi andare con tutta calma all’aeroporto di Pisa, dove avremmo aspettato l’orario del volo comodamente seduti sui divanetti della sala d’aspetto, amoreggiando come due colombe.

[/parentesi patetica nel drama]

Andiamo a casa, facciamo i bagagli col terrore di dimenticarci qualcosa. Scendiamo le scale, controllando ogni tre scalini se abbiamo i passaporti. Prima di salire in macchina guardiamo se abbiamo prenotato bene, se le date adesso corrispondono: sembrano corrispondere alle date che si sono sul mio telefono, su quello di Milla, sulla mia auto e sulla sua. Pensiamo di svegliare i vicini per vedere se corrispondono anche alle loro, di date sul telefono, ma poi decidiamo di rischiare e che basta così. Arriviamo a Pontedera e parcheggiamo sopra un albero. Andiamo alla stazione e prendiamo il treno per Pisa; arriviamo alla stazione di Pisa e prendiamo il treno per Roma Termini; arriviamo a Roma Termini e prendiamo il treno per Fiumicino; arriviamo a Fiumicino e andiamo al banco del check-in, dove ci dicono che è troppo presto e che ci sono da aspettare QUATTRO ORE.

Decidiamo di andare a morire per terra, fuori, dove si può fumare. Fumiamo 6 sigarette a testa e rientriamo, “hai visto mai che ci fanno passare prima”. Andiamo al banco del check-in e ci dicono che siamo quelli che erano passati un quarto d’ora fa e che ci hanno sgamati. Riandiamo fuori. Fumiamo. Ci abbiocchiamo (credo). Milla ringhia nel sonno ogni volta che qualcuno con la divisa dell’Alitalia transita a una distanza di 500 metri da noi.

Dopo due ore di sonno comodamente sdraiati nella ghiaia (i barboni della stazione sarebbero stati fieri di noi), riproviamo al check-in. C’è la nostro foto con scritto “questi non devono passare”. Non ci fanno passare. Andiamo da McDonald, in culo ai no-blobal, e ci spariamo due o tre McMinchia Menù. Ci abbiocchiamo di nuovo, sui divanetti, ci svegliamo con la paura di aver fatto tardi. Cominciamo a correre verso il check-in, spostando la gente sulle scale mobili a colpi di wrestling. Arriviamo al bancone, facciamo la fila: è troppo presto e non ci fanno passare.

(faccia)

(faccia di quella del check-in)

Stramazziamo al suolo, senza dormire, senza parlare, senza respirare. Ogni tanto emettiamo dei versi che richiamano (ma questo ce l’hanno detto gli altri passeggeri, dopo) degli strani uccelli dalle piume giallastre, apparentemente inabili al volo. Dopo quarantacinque minuti alcuni viaggiatori ci raccolgono, ci infilano in bocca il passaporto e ci depositano al banco del check-in, dove propongono agli impiegati di spedirci come bagagli da mettere nella stiva.

Ci svegliamo un attimo prima che ci buttino sui rulli e riusciamo a imbarcarci come passeggeri normali (più o meno). L’aereo parte, ma noi non ce ne accorgiamo perché veniamo colti da narcolessia appena tocchiamo il corridoio dell’aeromobile. Ci svegliamo che siamo a Istanbul, comodamente sdraiati nelle cappelliere sopra i sedili. Rotoliamo fuori. Non dormiamo *veramente” da 36 ore.

Prendiamo un autobus guidato da uno che probabilmente c’incula 7 euro a testa. Arriviamo in piazza Taksim e prendiamo un taxi (scusate il gioco di parole, ma stiamo pur sempre parlando di parole turche). Il tassista non ha idea di dove cazzo sia il nostro albergo. Lo chiede per telefono a tre o quattro persone diverse, ma alla fine ci deposita davanti a un coso di legno, che pare sia il nostro albergo. Effettivamente lo è, e FA PIANGERE GIESU’. Ci infilano in un sottoscala molto confortevole (se sei una piattola) e moriamo sul letto.

ISTANBUL E’ FIGA, AMICI.

Stiamo bene tre giorni, a parte una volta che Milla mi tratta male perché ci siamo svegliati tardi e secondo lei era colpa mia, mentre secondo me era colpa sua, e quindi le tengo un muso lungo che sembro un levriero afghano. Poi però mi passa (tra un paio di settimane) e stiamo bene.

La sera prima di ripartire Milla mi dice: “Oh, sono stata proprio bene. A questo punto può succedere di tutto, anche che adesso andiamo in aeroporto e scopriamo che il volo di ritorno ce l’hanno annullato perché non abbiamo preso quello di andata“.

“Eheh”, faccio io.

“Ehehe”, fa lei.

“Ma te lo immagini?”

“LULZ, riderone!”

E la vita ci sorrideva di nuovo.

La partenza era prevista per le 06.00 del mattino di domenica 5 giugno: questo significava che saremmo dovuti partire alle 02.00 dall’albergo, con una bus-navetta. Quindi abbiamo pensato di non dormire, ché tanto poi avremmo dormito in aeroporto.

Alle 2.00 prendiamo il bus navetta, alle 3.00 siamo in aeroporto. Milla è contenta perché è riuscita a trovare la maglietta con la bandiera della Turchia fatta di brillantini. Io sono contento perché lei è contenta. Tutti, nell’aeroporto, sono contenti.

Andiamo al banco del check-in e facciamo la nostra brava fila. Diamo in mano alla tipa i fogli con la prenotazione e i passaporti. Lei guarda i fogli, poi guarda noi. Noi guardiamo lei. Lei guarda i passaporti e poi guarda il monitor. Lo fissa. Lo fissa tanto. Noi ci guardiamo. Lei ci riguarda, poi riguarda i passaporti, poi i fogli, poi il monitor. Non ci dà il foglietto con scritto il numero del gate, non ci ridà i passaporti, non ci fa imbarcare i bagagli. Quando fa per prendere il telefono in mano, capiamo.

L’ORACOLO DI MILLA HA COLPITO.

La tipa ci dice che, avendo saltato il viaggio d’andata, abbiamo perso la prenotazione su quello di ritorno.

(nostra faccia)

(faccia di quella del check-in)

Ancora una volta emettendo il richiamo per uccelli gialli, ci rechiamo al coso dei biglietti di Alitalia, dove dentro c’è una troia donna. Gli spieghiamo la situazione.

“Il vostro posto non c’è più”.

“Sì, TROIA, ma come dobbiamo fare?”

“Non lo so. Dovete prendere un altro aereo”.

(faccia nostra)

(faccia della troia)

Sveniamo. Ci risvegliano gli uccelli gialli, che ci becchettano gli occhi nel tentativo di mangiarci le pupille. Dopo averli scacciati, decidiamo di cercare un internet point per trovare un altro volo e andiamo dall’omino delle informazioni.

“Scusi, c’è un internet point?”

“Di là.” (ci indica a sinistra col braccio)

Andiamo a sinistra col braccio e troviamo un sgabuzzino con un russo dentro. Diciamo al russo che abbiamo bisogno dell’internez (erano le tre di notte). Il russo ci attacca un compiuter e ci fa spippolare. Dopo cinque minuti che non riusciamo a capire come mai www.lastiminute.it non funziona, il russo, mosso a pietà, ci spiega che quella che pigiamo noi non è la “i” giusta. E’ una “i” turca. Pare che i turchi ne abbiano due. Dobbiamo pigiarne un’altra. La pigiamo talmente tante volte, disperati, che per due o tre volte scriviamo www.lastmiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinute.iiiiiiiiiiiiiiiiiiiit.

Poi ce la facciamo e vediamo quali voli ci offre. Il primo è Istanbul – Pisa, via Pechino, ma è già partito. Il secondo è Istanbul – Catania, via Johannesburg, ma parte l’anno prossimo. Il terzo è Istanbul – Firenze, via Vienna. Parte alle 08.00, ce la facciamo. Lo acquistiamo con la mia carta di credito.

“Adesso”, dice Milla, “Dobbiamo solo aspettare che Last Minute ci confermi la prenotazione via mail.

Passano dieci minuti: niente mail.

Passano venti minuti: niente mail.

Passano trenta minuti: niente mail.

A me (giuro) si incastra un piede tra il banco e la sbarra per poggiare i piedi. Giuro. Non mi era mai successo. Provo a liberarmi per almeno cinque minuti, invano. Milla non sa se ridere o se piangere. Riesco a liberarmi solo dopo che mi tolgo la scarpa. Non so come sia possibile che sia successo. Ancora non me lo spiego. Scusate. Sono imbarazzatissimo.

Il russo ci guarda come se fossimo terroristi ceceni.

“Oh”, faccio io. “Vuoi vedere che ho superato il massimo di spesa della carta di credito e hanno bloccato il pagamento?”

(si odono rumori di richiamo per uccelli gialli.)

Bestemmie. Andiamo su Lastminute: la prenotazione pare confermata. Decidiamo di andare a fare colazione e ridiamo l’internez al russo, che non ha da farci il resto e ci fotte 5 pleuri. Facciamo colazione, impastando un cappuccino grosso come una damigiana con le nostre lagrime. All’improvviso, l’illuminazione: andiamo sul sito della carta e vediamo se mi hanno scalato i soldi; se me li hanno scalati, è fatta.

Torniamo dal russo, ma lui non c’è. Fuori dal suo sgabuzzino c’è una coppia di giapponesi che sta aspettando che torni. Noi non possiamo aspettare e torniamo dall’omino della informazioni, chiedendogli se c’è un altro internet point. “Di là”, fa lui, indicandoci a sinistra con il braccio. Noi andiamo a sinistra e, dopo sei chilometri e un’ora, troviamo un chiosco fotografico che ha internet. Uccelli gialli volteggiano sopra le nostre teste. Andiamo sul sito della carta. Non mi ricordo la password per il login. Me la faccio spedire sulla mail. Niente. Non mi ricordo neppure l’username, me lo faccio spedire sulla mail. Niente. Sono passati cinque giorni e ancora sto aspettando che mi arrivino password e username.

Allora torniamo su Lastiminute. Ora c’è scritto che la nostra prenotazione per il volo Istanbul – Vienna – Firenze ha avuto dei problemi e non sono più tanto sicuri se ce la danno; però ce lo faranno sapere entro VENTIQUATTRORE.

(gli uccelli gialli sembrano le frecce tricolori)

Scorriamo tutta la mail e in fondo, piccino picciò, c’è scritto che se però abbiamo bisogno di una risposta urgente, possiamo mandare una mail all’indirizzo rispostaurgente@diocanaccio.it. Gli mandiamo la mail, con scritto chi siamo, cosa abbiamo prenotato, che problemi abbiamo con la carta di credito, cosa cazzo vogliamo che ci dicano: se abbiamo prenotato o no.

La risposta urgente è arrivata la mattina dell’ 8 giugno.

Visto che nessuno ci cagava, abbiamo deciso di andare a fumare. Però non si poteva uscire, perché negli aeroporti turchi devi fare il controllo sicurezza appena entri, non quando vai al gate. Noi avevamo già fatto dentro e fuori per fumare tipo 6 volte e avevamo il timore (giustificato) che alla settima volta i cordiali poliziotti turchi (tutti vestiti con turbante e scimitarra) si sarebbero un po’ insospettiti, ci avrebbero nascosto della droga addosso e ci avrebbero tagliato la testa (mi pare che in Turchia funzioni così, c’era scritto sulla Lonely Planet). Quindi abbiamo cercato un posto dove i paria come noi possono fumare (negli aeroporti civili c’è) (non a Fiumicino, per dire).

Siamo andati dall’omino delle informazioni. Prima ancora che gli chiedessimo “scusi…” ci ha detto “di là”, indicandoci a sinistra col braccio. Dopo una vita passata a camminare in direzione sinistra col braccio siamo arrivati a una specie di terrazzo dove c’era gente che fumava e ci siamo entrati dentro. Abbiamo fumato una ventina di sigarette e poi siamo usciti. Si tossicchiava un po’.

Siamo passati davanti al chiosco del russo: ancora non c’era, e il giapponese era entrato dentro cercando di impossessarsi del computer, con le guardie turche che cercavano di impedirglielo (true story).

Torniamo dal fotografo. Niente mail, a nessuno. Allora decidiamo che a quel punto potevamo guardare se c’erano altri voli. Ce n’era uno Blu Panorama (?) Istanbul – Roma, partenza alle 17.00, al costo di un terzo di quello Istanbul – Firenze. Mo’ il dilemma era: prenotiamo subito anche quello per Roma, ché sennò poi finiscono i posti? Ma come facciamo se poi risulta che siamo anche su quello per Firenze?

Dopo un ampio e approfondito dibattito, per il quale dobbiamo ringraziare gli uccelli gialli per la sentita partecipazione, decidiamo che sì, tanto il volo della Turkish per Firenze non ce l’hanno fatto prenotare, quindi tanto vale rischiare e prendere quello Blu Panorama (?) per Roma. Lo prendiamo, stavolta con la carta di credito di Milla.

E a questo punto realizziamo che l’aeroporto di partenza non è quello dove siamo noi.

Non è l’aeroporto Ataturk (IST), ma l’aeroporto Sabiha (SAW), a circa 5 giorni di cammino a dorso di mulo.

Vabbè.

Tanto abbiamo tempo. TANTO TEMPO.

A questo punto dobbiamo essere sicuri che non abbiamo anche i biglietti per il volo per Firenze, ché sennò a quel punto avremmo speso meno a noleggiare un jet privato. Decidiamo di andare dal ticket office di Turkish Airlines e sentire se risultavamo prenotati. Allo sportello c’è una. Le chiediamo se abbiamo il volo prenotato e lei ci dice che sì, abbiamo la prenotazione.

DRAMA.

Però non avevamo ancora pagato, quindi per ora sticazzi.

SCENE DI GIUBILO con conseguente lolwut della tipa, che invece si aspettava di vederci esplodere in un pianto dirotto ed era già pronta ad offrirci un volo Istanbul – Cuneo (via New York).

Allora salutiamo tutti i nostri amici turchi (il fotografo, il tipo delle informazioni, i poliziotti, il russo, gli uccelli gialli) e usciamo a prendere un taxi per piazza Taksim. Una volta lì, cerchiamo un autobus per l’aeroporto Sabia, Saiba, come porcoddio si chiama. Lo prendiamo e dopo un tempo infinito arriviamo. Appena entrati in aeroporto realizziamo che c’è il wi-fi gratis. Appena Milla si connette col cellulare, le arriva una mail in cui lastiminute.it ci informa, tutta gioiosa, che i nostri posti sul volo per Firenze sono prenotati!!!1! :D :D :D!!!

Bestemmie/drama.

“No, dai.”

“Sì, ma oh.”

“Cioè, dai.”

“BASTA CRISTO BASTA”

Adesso abbiamo due voli prenotati, per la modica spesa complessiva del PIL della Nuova Zelanda. Andiamo al ticket office di Turkish Airlines, c’è una.

“Scusi signorina, ma mi dica un po’, ma noi siamo per caso prenoatati su un vostro volo per Firenze?”

“Sì.”

“Bene. Un’altra domanda: c’è un posto tranquillo dove possiamo suicidarci senza dare troppo fastidio?”

“No.”

“Ah, che peccato.”

“Però, aspettate, non mi risulta ancora l’acquisto dei biglietti, quindi sul volo non c’eravate.”

(c’eravate, al passato: sì, perché oltretutto la mail di conferma ci è arrivata quando il volo era già partito.)

Ok, riprendiamo a respirare (eravamo già tra il rosso e il rosso pompeiano) e andiamo a morire sul pavimento, accanto a una presa elettrica abusiva dove mettiamo a caricare i cellulari. A turno ci alziamo, usciamo fuori a fumare una sigaretta e poi rientriamo facendo la solita trafila di controllo documenti come probabilmente ti facevano nel ’69 quando da Berlino Ovest dovevi andare a Berlino Est.

Passiamo sette ore così, tra la vita e la rottura di coglioni. Quando ci alziamo da terra per andare al check-in dimostriamo 65 anni. Andiamo al check-in e gli diamo i passaporti e la mail con la prenotazione. Il tipo al banco parla inglese come io parlo turco. Guarda i passaporti, poi guarda noi. Guarda il foglio con la prenotazione, poi guarda il monitor. Lo fissa. Fissa noi. Noi fissiamo lui. Parte Cockeye Song di Morricone. Stormi di uccelli gialli ci guardano appollaiati sui lampadari, pronti a spiccare il volo.

Ad un certo punto, come in un fiaba, il tipo pigia un bottoncino magico sulla sua tastiera del cazzo. Da una stampante cominciano a uscire i foglietti della felicità. Li attacca ai nostri bagagli e ci consegna le carte d’imbarco: siamo sul volo.

Addio Turchia! Addio uccelli gialli, addio amici!

Andiamo al gate (altro controllo con sbirri scimitarra muniti).

Cerchiamo un posto dove poter fumare: non c’è.

Andiamo a prendere un caffè. Chiediamo un espresso e ci portano una botte a testa con dentro del liquido nero. Festeggiamo ugualmente. Ci fanno andare in una sala d’aspetto (altro passaggio dai giannizzeri turchi) e, essendo fatta per aspettare, aspettiamo. Nell’attesa, visto che una volta atterrati a Roma non ci sono treni per Pisa perché arriviamo troppo tardi, cerchiamo un albergo in zona Termini. Lo prenotiamo tramite Venere.com e tutto va bene: mail, conferme, cazzi, tutto. Poi ci dicono “raga, è arrivato l’aereo” e ci alziamo tutti in piedi pronti per l’imbarco. E probabilmente un aereo sarà pure arrivato, mica voglio dire che i turchi sono bugiardi, solo che non era il nostro, perché rimaniamo fermi in piedi come coglioni per circa 45 minuti. Poi arriva anche il nostro, di aereo, e c’imbarchiamo. Ci addormentiamo che siamo ancora sulle scalette e ci risvegliamo a Fiumicino.

Non ci sono treni per Roma per le prossime tre (3) ore. Ffffffuuuuuuu? Fffffffuuuuuu.

Cerchiamo un autobus. Lo troviamo. Ci abbiocchiamo. Arriviamo a Termini. Ci incamminiamo verso l’albergo, che venere.com dava come ” a soli dieci minuti dalla stazione”.  Ma probabilmente era “a solo dieci minuti di volo col Concorde”, perché per arrivarci ci mettiamo circa 36 ore. Entriamo, l’albergo è un figata. C’è il portiere di notte.

“Buonasera, abbiamo una prenotazione a nome Milla”.

“No.”

“Ahaha, no, seriamente, ce l’abbiamo.”

“No.”

“Come no?”

“Non c’è niente.”

“Signor portiere, abbiamo la prenotazione di venere.com.”

“Le prenotazioni di venere.com le confermiamo dopo 24 ore.”

“Tua madre.”

“Come?”

“No, dicevo, ma non avete altre stanze?”

“Certo che ce l’abbiamo.”

“Vabbè, allora ne prendiamo una.”

“Solo che se prenotate con venere.com costa 75 euro, se la prendete direttamente da qui ne costa 350.000.”

:(

:D

“Arrivederci.”

E ci avviamo mestamente verso Termini, pronti per dormire alla barbona. Il portiere di notte, mosso a compassione, esce fuori a chiamarci.

“Signorina Milla, venite. Facciamo che vi do la stanza al prezzo di venere.com, MORTI DI FAME.”

:D

Andiamo nella stanza, dormiamo 30 secondi e usciamo a mangiarci una pizza. La pizzeria è figa, la pizza è buona, i pizzaioli/camerieri carinissimi. Poi vi dico come si chiama. Andiamo in albergo e moriamo. Il giorno dopo andiamo in stazione e prendiamo il treno. Dormiamo sul treno. Arriviamo a Firenze e ci infiliamo sul primo treno per Pisa che troviamo. Milla mi fa:

“Ma sei sicuro che fermi a Pontedera?”

“Ahah, topola, ma scherzi? Ma certo che sì, qui siamo a casa mia, tutti i treni che fanno Firenze-Pisa fermano a Pontedera, sciocchina!!1″

Quindi saliamo sul treno. UN SECONDO prima che si chiudano le porte, una voce registrata ci annuncia che:

“CIAO RAGA, IL TRENO NON FERMA A PONTEDERA”

Milla mi guarda come se fossi una scolopendra e mi afferra per le orecchie, trascinandomi fuori. Quarantacinque minuti dopo prendiamo il treno giusto. Ci addormentiamo. Arriviamo a Pontedera e prendiamo la macchina fino a casa mia. Ci addormentiamo.

Morale della favola (mia): non perdete mai il volo d’andata, perché altrimenti le cose si complicano un po’.

Morale di Milla: Alitalia stramerda, fallire tutti quanti dovete, accidenti a voi e a chi vi ha salvato il culo, COSA CAZZO C’ENTRAVA CANCELLARCI IL BIGLIETTO DI RITORNO, ASSASSINI BASTARDI.

La Turchia mi è piaciuta parecchio, srsly.

17 comments for “Adesso vi racconto com’è la Turchia

  1. 10 giugno 2011 at 15:50

    Mr. Bean al vostro confronto è un commercialista di Pinerolo appena stato a Lourdes.
    Comunque è scritto bene. Fa ridere.

  2. 10 giugno 2011 at 16:04

    Straordinariamente divertente (da leggere, intendo)

  3. Jun
    10 giugno 2011 at 16:17

    Ciao. Dovresti scrivere da qualche parte NSFW. Non ti si può leggere sul lavoro, ho le lacrime.

  4. Adelante
    10 giugno 2011 at 17:41

    Oh! E il nome della pizzeria?!

  5. 10 giugno 2011 at 23:22

    Ho pianto dal ridere

  6. Sabrina
    11 giugno 2011 at 09:26

    Come Mitì, lacrime copiose.

  7. Paolo
    11 giugno 2011 at 11:27

    Ma se sei pirla che c’entra Alitalia ? :-)

  8. ferkin
    11 giugno 2011 at 12:34

    Minchia ma c’e’ scritto su tutte le prenotazioni di tutti i voli che se manchi all’andata ti fotti il ritorno

  9. 11 giugno 2011 at 13:54

    Ok, non siete soli. Leggete cosa è successo a me e Miriam quando siamo andati a Berlino :)

    http://solomiri.blogspot.com/2011/05/il-viaggio-piu-disastroso-della-mia.html

  10. 11 giugno 2011 at 21:21

    Non credo di riprendermi mai più dalle risate che mi sono fatto leggendoti.

  11. 11 giugno 2011 at 23:49

    Io la amo un pochino, signor Blues, lo sa?

  12. 14 giugno 2011 at 17:39

    Ho riso come non mi succedeva da tempo.
    A tratti ho creduto che il tutto fosse frutto della tua più fervida immaginazione…
    Complimenti, comunque, scritto benissimo, bravissimo e divertentissimo.
    Certo una “vacanza” che non dimenticherete mai!

  13. miss e.
    14 giugno 2011 at 19:18

    ma io non so. :D :D a questo punto, bravissimi a sopravvivere a tutto. :D :D

  14. sgrignapola
    16 giugno 2011 at 15:55

    sto male dal ridere

  15. Ciro
    18 luglio 2011 at 17:04

    cioè, voi siete due geni assoluti, sto rotfllando come un cretino…

  16. 30 luglio 2011 at 15:17

    Avete uno spirito eccezionale! Mi avete fatto schiantare dal ridere!!! Di certo sarà una vacanza che resterà scolpita nella memoria!!!!

    Però,come si chiamava la pizzeria??

  17. TellaInPartenzaPerIstanbul
    8 settembre 2012 at 22:28

    Ho pianto dal ridere, cosa darei per un viaggio insieme,Parto mercoledì 12 alle 6.45 ……. credo!!! Hhehehehe

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