La storia infinita, che comunque poi per fortuna finisce (male)
Un uomo sedeva sulla riva di un fiume, e il suo cuore era avvolto dalla tenebra. Allora un pesce dalle squame d’argento uscì dalle acque, e gli chiese:
“Oh, cazzo fai?”
E l’uomo rispose: “Il mio cuore è avvolto dalle tenebre, o pesce. Ho perduto la felicità”.
“Uomo, se il tuo desiderio è quello di ritrovarla, recati alla Montagna del Fuoco e cerca la Casa del Sole, immersa nella Foresta del Vento. Lì, accanto al Bar Batrucco, troverai la risposta. Comunque l’importante è che ti levi di lì, perché mi fai ombra”.
Allora l’uomo si mise in cammino, e sul far della sera giunse ai piedi della montagna.
“Ahimè”, disse, “questa montagna è troppo alta. Non riuscirò a raggiungerne la sommità, e non potrò mai più ritrovare la felicità perduta”.
Ma tutto d’un tratto un’aquila dalle piume color del cavo per lo scarico a terra squarciò le nubi della notte e planò dal cielo, fermandosi davanti a lui.
“Scusa, c’hai cento lire?”, gli domandò.
“No”, rispose l’uomo.
“Ok”, rispose l’aquila, e si alzò in volo.
Allora l’uomo disse: “Povero me, sono state scritte altre due o tre righe di post, l’episodio (divertentissimo) dell’aquila è già passato e io non posso ancora raggiungere la vetta della montagna e recuperare la mia felicità perduta”.
Poi, vinto dal sonno e dalla stanchezza, si addormentò.
E morì.
FINE
Ma un principe azzurro, sul suo cavallo bianco, passò di lì; egli vide l’uomo che giaceva a terra e se ne sbattè i coglioni. Il suo cavallo, però, colpito dalla bellezza del cadavere (era pur sempre un cavallo, gente che apprezza le carrube), lo baciò. L’incantesimo (?) allora finì e l’uomo si risvegliò. Egli disse: “Oh, me tapino, non riuscirò mai a salire sulla vetta della montagna ecc ecc”.
Al che il cavallo si pentì immediatamente di averlo baciato e si uccise per il rimorso masticando una capsula di cianuro che aveva tra i denti (che poi è il motivo per cui non si deve guardare in bocca ai cavalli). Ma l’uomo, colpito dalla su bellezza, lo baciò: il cavallo quindi risorse, tutto incazzato, e cominciò a prendere l’uomo a calci in culo.
“Ah”, disse l’uomo, “adesso, oltre a non poter raggiungere la vetta della montagna, mi prendono pure a calci in culo i cavalli
“.
In quel preciso momento uscì però dalla foresta un gatto dal manto dai mille colori (tutti meno il verde #00FF33). Egli si avvicinò all’uomo, e gli disse:
“Uomo, tanta è la rottura di coglioni che ci hai procurato, a noi abitanti fatati del magico bosco di Ponte Buggianese (PT), che ora desidero aiutarti. Percorri dunque questa strada fino a quando non incontrerai un grande salice dalle foglie di abete. Lì prendi una corda e appendila al ramo più alto; quindi cerca, con le tue mani di merda, di farci un cappio. A quel punto infilaci la testa dentro e impiccatici male. Vedrai che qualcuno, a quel punto, la felicità la ritrova”.
“Grazie, o gatto dal versicolore mantello”, rispose l’uomo, “farò come dici”. E allora egli percorse la strada e giunse al salice fatto a ciliegio, dove però si rese conto di non avere con sè la corda.
“Dio prete”, disse, “mi son scordato la fune. Adesso non potrò appenderla al ramo più alto del salice e fare come mi ha detto il gatto dal manto dai mille colori, accidenti alla puttana impestata della mad-”
Ma mentre diceva queste parole di (comprensibile) sconforto, un leone dalla folta criniera infuocata si fece avanti, interrompendolo con una zampata che gli amputò un braccio e lo fece diventare brutto.
“Ahimè”, disse l’uomo, “un leone mi ha picchiato, impedendomi in tale modo di portare a termine ciò che mi ero riproposto di fare. Adesso non potrò mai più ritrovare la felicità che ho perduto in precedenza”.
Al che il leone disse: “Oh, abbi pazienza, m’è venuto così. Speravo che uccidendoti questo post finisse”.
E l’uomo disse: “Quale post?”
E il leone rispose: “Questo“. E lo uccise con un’altra zampata tra moccio e bava.
FINE
MA in quel momento un fenicottero viola con l’Aids conclamato uscì abbaiando dalle viscere della terra e, lanciando fulmini a basso amperaggio dall’unico occhio che aveva posto in mezzo alle sue corna di coleottero marino ricoperte di ratafià, disse:
CIAO RAGA
M’ANNOIAVO
E QUINDI ECCOCI QUI
PERO’ ORA RIVADO VIA
CIAO
E l’uomo disse: “Mah, meno male che sono morto, perché io mi stavo già rompendo le palle”.
E i lettori di questo post risposero: “Figurati noi”.
E io cliccai sul tasto “pubblica”.
Poi che c’entra, anch’io sono contento che PISApia abbia vinto a Milano, ma da qui a scriverci un post e a dire la mia, voglio dire, mica sono uno dell’internez. Io il prossimo post politico ho deciso che lo scriverò quando già saranno pronte le brigate partigiane (le brigate Alvaro Recoba) e i ragazzi mi avranno nominato loro capo. Come nome di battaglia da cucirmi sul fazzoletto devo ancora decidere tra “Satanasso”, “Tigre” o “Pìgola”, come mi chiamavano da piccino perché rompevo i coglioni.

Segue commento altamente strutturato:
G E N I O!
qui c’è del razzismo!
LOAL