Narrativa

Breve saggio sulla figura di Bombardo Calamadonna, rivoluzionario. Parte prima

di Sauro, marzo 25th, 2011

Capitolo 1 – Linfanzia e ladolescenza

Bombardo Calamadonna nacque nel 1907 a Mirate sul Bimbo, una tranquilla cittadina nei pressi del Centro-Sud. Suo padre Winston, un maschio, era impiegato come raccoglitore di forfora nella piantagione di Cignale, di proprietà della Società Anonima Lavorazioni Che Anche Se Non Le Fai E’ Uguale, appartenente alla multinazionale americana Gruppo Quaglietti Srl, che nel corso degli anni ‘50 sarà poi accusata di connivenza col regime e trattata male un po’ da tutti. La madre, Carabina Della Mazzata, apparteneva invece alla piccola nobiltà locale, che quello della sua famiglia che stava meglio c’aveva la tigna ed era povero. L’ambiente familiare influenzò molto la formazione del giovane Calamadonna, che si legò in special modo al nonno paterno, Caligola, vecchio garibaldino che però quando fecero la spedizione dei Mille non poté andare perché non gli si accese la macchina. Caligola introdusse il nipote allo studio delle opere dei grandi rivoluzionari ottocenteschi (in special modo Mazzini, Bakunin e Pinocchio), facendo sorgere in Bombardo quel sentimento di sorda ribellione nei confronti degli apparati repressivo-burocratici della società italiana del primo Novecento1 che lo contraddistinguerà per il resto della sua vita.
Bombardo frequentò il liceo cattolico “T. Torquemada”, dove sviluppò ulteriormente l’insofferenza per ogni pensiero e manifestazione religiosa e per le gerarchie vaticane in particolare (cfr. Metilparaben, post del 5.12.1929 intitolato “Diamo il benvenuto a Bombardo, che entra nella nostra squadra di autori”)). Durante gli anni della scuola, Calamadonna si legò agli ambienti repubblicani gravitanti attorno al circolo “7 giugno”2, ove poté entrare in contatto con le personalità più attive nel movimento democratico dell’epoca, come il l’avvocato Caruso, l’architetto Melandri e il barista Necchi. In questi anni Calamadonna svolse opera di propaganda presso le fabbriche di peli della zona e iniziò la produzione delle sue prime opere, con le quali tentava di fissare i punti cardine di quella che poi sarebbe diventata la sua visione del mondo. A tal proposito valga l’esempio di questo passo preso dal volume “Elementi di critica sociale e lotta operaia”, pubblicato nel 1928:

“o raga, i padroni ce le mettono nel culo abbestia, ce li vorrei vede’ loro a campa’ co uno stipendio di 20 lire al mese, quelle merde c’hanno tutti la Bugatti turbo e noi qui colle pezze al culo che non si sa nemmeno dove rimedia’ diocristo un po’ di tonno e du’ fagioli”

Si notano già in questa fase gli elementi cardine che caratterizzeranno tutta la sua futura produzione, quali lo sdoganamento della parolaccia e un’acrimonia che minchia, nemmeno Gasparri. Dopo il diploma, Calamadonna si iscrisse alla facoltà di Architettura e Filosofia Veterinaria Forense (la facoltà per chi ha le idee chiare) dell’università di Siena, dove si formò con i professori Mainardi (diritto privato), Della Vecchia (rovescio a due mani) e Tronfioni (smash e volé). Negli anni degli studi universitari ebbe a manifestare il suo disappunto per via che l’Erasmus non esisteva ancora e quindi non c’era verso di farsi non dico una svedese figa, ma nemmeno un’albanese guercia e coi baffi. Questo evento lo segnò per tutta la vita, tanto che a un certo punto, preso dallo sconforto, pensò pure di diventare finocchio3, decisione da cui recess recedé recedett poi decise che no.  Nel 1935 Calamadonna consegue la laurea in una cosa chiamata SCENZE DELLA QUALLERA con una tesi dal titolo “Criteri di riordino antropologico come se fosse antani dell’archivio Fassoni del Gibuti, con fuochi fatui “, discussa (nel senso che litigarono di brutto e si arrivò persino alle mani) col Prof. De Palla4. Dopo la laurea. deciso a compiere un salto di qualità nella sua attività di militante rivoluzionario, Calamadonna allacciò rapporti con le cellule proletarie del triangolo industriale Milano-Torino-Agrigento e partì per il Nord Italia. Ma prese troppa rincorsa e andò lungo, ritrovandosi a TöndgrœdØnqvilst, ridente paesino della provincia di Oslo, dove ebbe tempo per pensare a quanto fosse testa di cazzo e prepararsi per l’azione che segnò il suo forzato ingresso in clandestinità, ovvero l’attentato al gerarca fascista Antenore Pillone, di cui però parleremo nel prossimo capitolo perché ora sono un po’ stanco.
(Continua)

  1. Cfr. Archivio storico Prefettura di Parma, Lettera del questore ai Reali Carabinieri di Saccomanno con oggetto “Quella merda di Calamadonna c’ha ripisciato sull’uscio, la volta che ce lo becco ce lo tronco di legnate”. []
  2. la data in cui scadeva il pagamento della tassa sul frumento, così erano sicuri di non dimenticarsela []
  3. A riprova di questo cfr. “B. Calamadonna, Epistolario, lettera all’amico Joao da Silva y Cardona (detto “Solange”) del 12. ottobre 1931, intitolata Madonna, mi sono scordato di registrare la puntata di Glee, ti prego dimmi che te lo sei ricordata te“ []
  4. una versione rivista della tesi fu poi pubblicata nel volume Io Gino Bramieri vi racconto 100 barzellette, 1958, Mondadossi []

  • Commento di Antar/ 26 marzo 2011

    Doveva diventare guerrigliero sudamericano, doveva.
    Sai come lo avrebbe acclamato el pueblo unido!

    Hurrà por Calamadonna!

  • Commento di Sauro/ 28 marzo 2011

    +1 Antar

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.