Reportage

La rocca di Pietracassia

di Sauro, dicembre 10th, 2009

Se c’è una cosa che mi piace, è la Juventus fuori dalla Champions  ahahah gobbi di merda puppateci la fava poopopopopopopooo farmi delle lunghe passeggiate nei boschi delle mie parti. E dalle mie parti di boschi ce ne sono tantissimi, praticamente è tutto un immenso bosco, un boscone, un susseguirsi di alberi grandi, alberi piccoli, arbusti, felci, muschi, licheni, conifere, tundra, taiga. Insomma, c’è della vegetazione. Io dentro al bosco ci sono sempre andato, sin dalla più giovine età. La mia famiglia è originaria di un paesino di 200 anime sperduto per le colline pisane, ultimo avamposto della Val d’Era prima della Val di Cecina e della Maremma. In questo paesino ci ho passato quasi tutti i sabati e le domeniche da quando avevo zero anni a quando ne avevo quattordici o quindici (ci abitavano nonni e zii) e quindi quando ero lì il sabato e la domenica non è che avessi molta scelta su come passare il tempo: o giocavo con i cani dei miei parenti (o anche con i miei parenti, ma erano meglio i cani) (sebbene a carte giocassero meglio i miei parenti, per amor di verità), o andavo a vedere la partita della squadra del paese (terza categoria) o andavo nell’unico bar a giocare ai proto-videogiochi dell’epoca e a bermi una ventina di grappini (era un bar per uomini duri). Oppure, e questa era l’opzione principe, andavo nel bosco e ci stavo dalla mattina alla sera. Sicchè via, sono abituatissimo e il tutto mi risulta naturale assai.

No, lo dico perché a volte racconto questa cosa, che passo ore e ore da solo in mezzo alle foreste amazzoniche vicino casa mia, e mi prendono per uno scemo temerario. Solo che secondo me non c’è davvero niente di cui avere paura, eh. Di vipere ce ne sono pochine e sopratutto non cadono dagli alberi, se ti vedono scappano, se non scappano e ti mordono (ammesso che non ti mordano una scarpa) ti iniettano una quantità di veleno che forse non ammazzerebbe nemmeno Puffetta. I cinghiali idem, se ti fiutano (e ti fiutano da ottocentomila metri, anche se ti lavi) se ne vanno. I lupi poi (che adesso sono tornati anche loro) non attaccano l’uomo, nonostante Remì ci abbia fatto vedere il contrario (i lupi a Remì gli fecero fuori – se non sbaglio – il cane nero e la scimmia) (o la scimmia morì tipo di cimurro? boh). Quindi cosa c’è da aver paura?

Forse di perdersi. Ma c’è da dire che io mi so orientare abbastanza bene, mi prendo i punti di riferimento, so che il sole tramonta di là e sorge di qua, non vado mai quando è buio, e casomai mi perdessi sono pronto a mettere in atto tutte le procedure standard che il bravo escursionista deve conoscere a menadito: posizione fetale nel sottobosco e urlo disperato fino al completo esaurirsi della voce e della saliva, senza dimenticarsi di mettere la carta d’identità in posizione comoda per i soccorritori, in modo tale da agevolare il riconoscimento della mummia. A posto.

E niente, questo post per dire che i boschi dove vado io sono bellissimi e cazzutissimi, che te ci vai, ti ci aggiri dentro, entri addiritto in un macchione, diserbi un prunaio a forza di moccoli, guadi un botro (o broto) entrandoci fino alla gola, scali una collina irta e trapuntata di pini (mio albero preferito) e alla fine arrivi in cima e vedi il mare il lontananza, dopo un’ora che cammini, e questo ti ripaga di tutte le cose brutte che ti capitano sebbene voglia qui ricordare che non esistono solo le cose brutte e che infatti la Juve è andata fuori dalla Champions ahahah lololololololo merde.

L’altro giorno ero qui, che poi sarebbe più o meno qua. E’ un posto strano, isolatissimo, struggente come può esserlo ogni manufatto umano (e questo è un manufattone) che incontri dopo ore di cammino in mezzo al nulla della natura (sempre che la natura sia “nulla” e i manufatti umani siano “qualcosa”). Sono i resti di un castello pisano del 1028 d. C. (come minimo, ma probabilmente è più vecchio), ormai quasi completamente diroccato. Ci sono arrivato secondo il mio solito modo di procedere: Camminando, fermandomi ogni due minuti a guardare il paesaggio, a scrutare tra le fronde degli alberi oppure per terra (sotto la terra), travanafiando la rebilanda. Avevo gli auricolari nelle orecchie (che nel bosco non si dovrebbe fare, perché non puoi sentire se ti sta arrivando un grizzly alle spalle, o anche il brigante Tiburzi), ma non ascoltavo niente. Camminavo canticchiando una canzone che mi era rimasta nelle orecchie da quando l’avevo sentita in macchina, mentre andavo lì. La canzone faceva così:

duddurudduddu duruddudù
duddurudduddu duruddudù
duddurudduddu duruddudù [con più enfasi, tipo cantare per un sordo]
pochet coffìiii
nan nan naaaa

Quindi c’era la buona musica e le nuvole basse che viaggiavano per i poggi sfiorandomi la testa, e stavo bene. In questo posto non c’ero mai stato, tutto era nuovo: paesaggio, strade, alberi, amici immaginari del boschetto della mia fantasia. Ad un certo punto, puttana eva, svolto una curva in salita e davanti agli occhi mi si apre una valle, con una rocca dall’altra parte. Scendo giù per il sentiero, risalgo per il fianco della collina e mi inoltro in un bosco di querce, scurissimo. Poi arrivo. Eccoci qua.

Sono passato sotto all’arco della porta carraia e sono entrato dentro le mura da una breccia (no Porta Pia). All’interno del perimetro ci sono le rovine del mastio, il punto più alto di tutta la costruzione. Ci sono salito sopra e mi sono messo in posa plastica a scrutare l’orizzonte, tipo eroico generale che sfida le pallottole nemiche in prima linea. C’era un vento bestia e l’aria era abbastanza pulita, perciò ci si poteva spingere a vedere per chilometri e chilometri. Volterra a sinistra, la piana fino ai monti pisani a destra e alle spalle, le colline con uno spicchio di mare davanti. Sono rimasto lì diversi minuti, perché ci stavo benone.

Poi ha cominciate a scurire e mi è presa la paura dei fantasmi e della strega di Blair, quindi sono sceso e sono venuto via. A CORSA. Però, non appena mi passa la tachicardia (ormai sono tre giorni, ci dovremmo quasi essere), ci ritorno.

Tutto questo per dire che vicino a dove abito io ci sono dei posti bellissimi che levano veramente di culo, anche se non li conosce nessuno, e che se capitate dalle mie parti e vi interessa vederli allora basta che mi fate il classico fischio, in modo tale che io mi vesto da perfetta guida ambientale escursionistica e vi ci porto.

Magari a prendere l’aperitivo no, non vi ci porto, perché sono un po’ rustico e dell’aperitivi zuccherosi e al sapor di zampirone m’importa veramente una sega, ma nei boschi coi panorami belli sì. Casomai portatevi il siero antivipera, che non si può mai dire, hai visto mai ne cascasse una da un cipresso.

  • Commento di maia/ 10 dicembre 2009

    secondo me son tutte storie.
    scommetto che appena non ti guardiamo te getti il cigarillo e ti riempi di cocktal zuccherosi e rosa. con l’ombrellino sopra!
    (perché hai cancellato quelle frasi? erano così belle!)

  • Commento di arco/ 11 dicembre 2009

    Che spettacolo! La Rocca di Caprona gli fa una sega (ora che è pure bruciata, poi…).
    Mi prenoto per un’escursione natalizia (se torno vivo dall’Orrido di Botri).

  • Commento di Sauro/ 11 dicembre 2009

    Maia, ho cancellato le frasi perché alla fine sono un tipo sportivo (POOO PO PO PO PO POOO POOOOOOO E TE CHE SALTELLAVI SEI FUORI FAGLI OTTAVIIIIII!!!11!1)

    Arco, allora d’accordo, ti prenoto il posto, fammi sapere quando arrivi. Ok? (Poi ti faccio firmare una sciocchezzuola, una liberatoria che mi solleva da ogni responsabilità nel caso di valanghe, incendi dolosi e non, inseguimento da parte di bestie feroci, avvelenamento da funghi, stupri vari. Ma oh! E’ solo una formalità!!1)

  • uh ma che bello questo reportaggio, sandro!

  • Commento di Ted/ 15 dicembre 2009

    Cmq secondo me erano pezzi da due euri. Bastardo.

  • Grazie, Petarda. Ci sono ancora posti disponibili per la spedizione alla rocca di Pietracassia, eh?

    Ted, ahah, a questo giro m’hai fatto ride :-)

  • :)
    … magari questa primavera o in autunno, per via dei funghi, e sempre se passo l’inverno; adesso l’unica uscita che posso immaginare è quella all’interno di un tubo pieno di aria calda che colleghi la mia casina con altri ambienti altrettanto confortevoli.

  • Commento di Sauro/ 21 dicembre 2009

    Eh, vai tranquilla che c’è tempo. Che ora qui è tutto bianco, io non ci sono abituato e se esco ho paura che ci trovo gli orsi bianchi, quindi se ne riparla a primavera. Casomai si fa du’ asparagi.

  • Commento di juni/ 22 dicembre 2009

    Grazie. Mi hai ricordato la mia adolescenza a scavalcare il cancello con la scritta “PROPRIETA’ PRIVATA – VIETATO L’ACCESSO” della rocca di duino (questo qua http://static.panoramio.com/photos/original/9917527.jpg – i link non li so mettere), quando andavamo a berci birrette la sera a strapiombo sul mare…

  • Commento di juni/ 22 dicembre 2009

    (ah, è venuto fuori il link da solo. che intelliigente)

  • Commento di Sauro/ 24 dicembre 2009

    (il template è intelligente perché ha preso dal padrone)
    Eh, Juni, mi sembra davvero un bel posto. Mi ricorda un quadro che ho visto, ma essendo ignorante non mi ricordo quale. Direi che valeva la pena di scavalcare la rete (Faigt da paua!1). Mi vedo costretto a rilanciare col Volterraio dell’isola d’Elba.

  • Commento di juni/ 28 dicembre 2009

    seee, ci può stare…. :-)

    ps: quello che non ho scritto è che quando faceva buio via tutti di corsa, perchè c’è una leggenda (tristissima) e anche -udite! udite!- un fantasma che la tradizione vuole si manifesti solo di notte. si, lo so che non è originale, ma tant’è.

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.