Sono andato in un posto intellettuale, e nessuno mi ha preso a cazzotti
Nel fine settimana sono stato al Pisa Book Festival, la fiera dell’editoria indipendente. Pur essendo già all’edizione numero boh, 3 o 4, per me era la prima volta. Non c’ero mai stato per via del fatto che sono pigro e mi rompo i coglioni a fare qualsiasi cosa che non preveda, alla fine, un pagamento in denaro o un’eiaculazione (mia). E a volte, pensate un po’, sono talmente pigro che rinuncio anche al denaro (a quell’altra cosa no, mai, anzi, ma insomma, lasciamo perdere che poi ci passo male).
Secondo me il Pisa Book Festival è un coso parecchio ganzo, quindi era meglio se ci fossi andato prima. Ma vabbè, è inutile piangere sul latte scremato: non è che se ci piangi sopra si screma di più (queste sono perle di saggezza che vi do gratis perché siamo amici, ma mi costa), e sicché dai, non piangete. Ci saranno nuove occasioni per scremare il latte. Domani è un altro giorno (ma anche oggi è un altro giorno rispetto a ieri) (e ieri era già un altro giorno rispetto a ieri l’altro, ma anche, che ne so, al 28 aprile 1937) (boia, stamani divago abbestia).
Al Pisa Book Festival ci sono moltissime case editrici medie e piccole: tutte agguerritissime e convintissime di fare una cosa degna di essere fatta. Per quel che ho potuto vedere, molte di queste case editrici hanno tutti i motivi per essere convintissime. Ammetto di essere andato lì pieno di pregiudizi: siccome erano tutte case editrici non grandissime, non onnipresenti sugli scaffali delle librerie, pensavo che avrei visto bancarelle piene di libretti scazzati, tirati via, fatti senza amore né convinzione. Non è così, almeno per la grande maggioranza degli espositori. Ho visto edizioni curatissime, con copertine belle e di qualità. Ho visto rilegature vere, solide, da libri “veri”. Ho visto libri di autori esordienti sconosciuti (ma non solo) presentati con grande passione e ho parlato con editori/redattori/addetti a sonasegacosa che si perdevano molto volentieri a spiegarmi le cose, a raccontarmi dei loro libri come se fossi una persona normale. Insomma, mi sono divertito parecchio. Avrei voluto comprare tipo duecentocinquanta libri, ma sono povero e ne ho preso uno solo. Per l’anno prossimo, quando ci ritorno, spero di aver fatto i soldi (ma secondo me non ce la faccio, eh).
Le cose che mi sono piaciute di più sono le due case editrici anarchiche (di cui ero già cliente affezionato), quelle non proprio anarchiche ma comunque simpatizzanti, e una casa editrice con cui ho un abboccamento per una cosa che poi vi dico.
Poi vabbé, c’era anche un monte di fia, ma quella c’è anche in televisione o su internet, quindi non conta.

sarai brodo? secondo te, io ieri e ieri l’laltro non c’ero? ribadisco: sarai brodo?
ho rivisto anche Malvaldi (troppo ganzo) e non ti ringrazierò mai abbastanza per avermelo fatto scoprire. e poi c’era anche Morozzi (che piace solo a me, lo so) e ieri mattina hanno premiato come miglior libraio d’Italia un anarchico, il gestore della libreria indipendente “Utopia” che resiste in centro a Milano.
riribadisco: sarai brodo?
O Chiara! Ma lo sai che quando ho visto Morozzi ho pensato: “toh, badalì Morozzi, è capace che Chiara lo vedeva volentieri, magari glielo potevo dire”. Cioè, io pensavo che te neanche lo sapevi che c’era Morozzi. E lo pensavo per due motivi: 1) Credevo che a Empoli queste notizie non ci arrivassero; 2) Sono effettivamente un brodo. Il prossim’anno però ci si sente prima, maremma ciua.
sì, lo è
A Empoli queste notizie arrivano eccome, infatti questa per me era la quinta edizione di fila (e l’anno scorso m’hanno fatto anche parlare in pubblico, pensa te, col traduttore simultaneo).
Maia: cos’è che è? L’essere è, il non è essere non è? Quella roba lì?
Chiara: ti hanno fatto parlare col traduttore simultaneo? E che ti diceva?
(ahaha, diobono, ho fatto la battuta)
Il prossimo anno ci si mette d’accordo, eh.
O Sauro, ‘un lo so: lui parlava solo pisano.
L’anno prossimo ci si (ri)mette d’accordo anche per Virus Libro, magari stavolta viene anche Maia e ti si chiama brodo insieme tutta la sera.
yawpppppppppppppppp!
Quello di prima era un commento di prova, ehm. Avevo già provato a commentare tre volte ’sto post, ma niente. Boh. Comunque persevero nell’errore.
Il Pisa Book Festival! Felice che quest’anno l’abbiano spostato, anche se non ho potuto andarci, perché nel 2008 il posto non era granché. Anzi. Un peggioramento gigante rispetto all’anno prima, per me.
Sull’abboccamento, caro Sauro, invece di una casa, non era meglio un casino? (vd. casino di madame Sitrì)
A parte le battute di m. che mi vengono ultimamente, sul Morozzi che non piace a nessuno, c’è chi dice che Despero sia “L’unico, vero romanzo rock italiano è la storia di una band mai esistita…” e che “questo è il romanzo perfetto per tutte quelle band che continuano a darsi da fare, a vomitare per la tensione prima dei concerti, a smazzarsi per riuscire almeno a pagarsi la benzina per le trasferte; per tutte quelle band che sono riuscite a pubblicare la loro musica con etichette minori, e hanno sofferto rotture e separazioni nella formazione, inventandosi ruoli e musicisti nuovi. È il libro che serviva a ricordare loro che c’è una strada giusta e una sbagliata: di quella giusta sappiamo poco, ma è bene ribadire cosa sia quel poco. Non fa niente quante persone siano lì ad ascoltare, e non fa niente quante copie potrà vendere il vostro disco. La differenza la fa quello che vi unisce tutte le volte che suonate, le birre che vi offrono al bancone, alla fine, il piacere e il divertimento di stare insieme per creare musica nuova, il sorriso di lei che forse ha capito e forse no che anche stavolta quella canzone è nata perché fosse sua, e sua soltanto.
Grande esordio. Punto.”
comunque tutta la rece, se interessa, è qui:
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/08/10/morozzi-gianluca-despero/
ciaooo!