Ehy you
Prima di scrivere questo post ci ho pensato diversi giorni. Aspettavo che passasse l’incazzatura, e non è passata. Non credo che la mia opinione interessi a qualcuno, ma poi ho deciso di scriverlo lo stesso. Così. Mi fa comodo. Non ci sono i commenti, tanto non c’è niente da commentare.
E’ un periodo che, per motivi di cazzi miei, mi sento in preda ad astratti furori. Come Vittorini. Tutto quello che mi accade intorno mi trasmette emozioni piuttosto forti, quasi sempre negative. Spesso, in questi giorni, mi devo controllare per evitare di entrare in una sorta di permanente modalità Bersekr. A volte mi scendono proprio i lacrimoni, tipo di rabbia, e per cose che un tempo mi sarebbero sembrate cazzate indegne anche della minima alzata di sopracciglio. Maledetta menopausa, e io che non ci credevo.
Qualche giorno fa, quando mi è arrivata la notizia delle barche (italiane, maltesi, austrungariche, non è importante) mi sono sentito avvampare. Io sono uno che va per mare. Meno di quello che vorrei, ma ci vado. C’è, tra chi va in mare, una legge scritta e sancita da tutti i codici della navigazione del mondo, ma che era sentita e rispettata ancora prima che gli essere umani iniziassero persino a concepirla, l’idea di scrittura. E’ la legge che dice “chi è in pericolo bisogna aiutatarlo”. Se questa legge è esistita da sempre, non è perché l’uomo è buono. L’uomo non è buono, l’uomo è stronzo, e lo era anche quando ha iniziato a navigare. L’uomo è stronzo, ma sa che in mare non si può mai dire: oggi il naufragio è toccato a lui, ma la prossima volta potrebbe toccare a me; sarà meglio che l’aiuti, con la speranza che la prossima volta lui mi restituisca il favore. Non è altro che mutuo soccorso, una delle cose più intelligenti e naturali che esseri senzienti possano fare. Una cosa che conviene a tutti.
Cos’è che ci ha fatto tornare indietro? Che ci ha fatto regredire fino ai periodi in cui eravamo poco più che scimmie? Come si fa ad abbandonare in mare chi sai che ci rimetterà la vita? Chi sta morendo di sete? DI SETE, diocaro, di sete. In quale cazzo di mefitico brodo di coltura ci hanno tenuto a mollo per farci diventare delle bestie di tale crudeltà? Chi ci comanda? Che valori hanno? Come hanno fatto a trasmetterci il loro Nulla, a farcelo apparire normale, accettabile? Com’è che non ci ribelliamo?
Una cosa vorrei dire a quei signori che fanno le leggi anti-immigrazione. Io vi auguro, a voi che avete paura dell’extracomunitario, a voi che la massima strizza l’avrete avuta quando la guardia di finanza vi voleva chiudere la bottega di alimentari perché vi aveva beccato per la terza volta a non fare lo scontrino, a voi che avete paura della semplice presenza di una persona un pelo diversa da voi, perché anche la sua semplice presenza vi ricorda quanto il mondo sia grande e quanto voi siate chiusi nel vostro immaginario paradiso fatto di frazioni di paesi, di dialetti che capiscono in due, di assurde e inesistenti radici che possono accomunare al massimo trecento montanari di qualche vallata del cazzo, capre comprese; ecco, io vi auguro di trovarvi in mare, in un futuro non troppo lontano, completamente in balia dell’elemento. State scappando dalla vostra terra, magari in seguito ad un’invasione di terroni, i terribili predoni del Mediterraneo che si spostano raccogliendo pomodori da un campo all’altro, e adesso siete soli, alla deriva, con la sete che vi divora. Per due o tre giorni. Vi auguro di arrivare alle allucinazioni, alla necessità di dover bere l’acqua di mare. Vi auguro di veder passare pescherecci che non si fermano perché hanno paura di essere denunciati, o motovedette che invertono la rotta per ordine superiore. Però non vi auguro di morire, perché non avreste imparato niente. Spero che a quel punto qualcuno vi ritrovi, un attimo prima che rendiate l’anima al vostro dio celtico, e vi metta in salvo.
E poi ne riparliamo, di respingimenti.
Hey you,
Out there in the cold,
Getting lonely, getting old,
Can you feel me?
Hey you,
Standing in the aisle,
With itchy feet and fading smile,
Can you feel me?
Hey you,
Don’t help them to bury the light.
Don’t give in, without a fight.
Hey you,
Out there on your own,
Sitting naked by the phone,
Would you touch me?
Hey you,
With your ear against the wall,
Waiting for someone to call out,
Would you touch me?
Hey you,
Would you help me to carry the stone?
Open your heart, I’m coming home.
But it was only fantasy.
The wall was too high, as you can see.
No matter how he tried, he could not break free.
And the worms ate into his brain.
Hey you,
Out there on the road,
Always doing what you’re told,
Can you help me?
Hey you,
Out there beyond the wall,
Breaking bottles in the hall,
Can you help me?
Hey you,
Don’t tell me there’s no hope at all.
Together we stand, divided we fall.
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