Letture

La notte che Pinelli

di Sauro, febbraio 5th, 2009

Ho letto il libro che Adriano Sofri ha dedicato al fattaccio avvenuto a Milano, nei locali della questura, il 15 dicembre 1969. E’ un libro con cui l’autore prova a fare chiarezza su alcune cose: sulla vicenda propriamente giudiziaria, su quello che l’aveva originata e su quello che la seguì. Sofri mette a nudo la sua storia e quella di coloro che stavano con lui, nel senso più politicamente ampio della cosa, assumendosi senza alcun tentennamento la responsabilità – solo ed esclusivamente quella morale – di altri fatti che sarebbero accaduti in seguito. Dopo averne illustrato la genesi, le motivazioni e le forze, Sofri si dichiara corresponsabile di un “clima” politico e culturale. Non fa sconti a nessuno, neppure a sè stesso. Io ne ho apprezzato l’umanità e lo sforzo teso ad appurare la verità.

La morte dell’anarchico Pinelli è un buco nero della storia repubblicana. Un buco nero circondato da altri buchi neri: circondato, sovrapposto, intersecato, avvinghiato. Era un periodo in cui convivevano grandi speranze di cambiamento, violenze, speranze, paure. Azioni e reazioni, mi verrebbe da dire. In quegli anni turbolenti sono successe cose belle e cose brutte, e la cosa del povero Pinelli fu una cosa bruttissima. Non solo per gli anarchici, che persero un compagno di grande valore, ma anche per tutti coloro che credevano al cambiamento, e al fatto che al cambiamento sarebbe stata lasciata, da parte di chi comandava, una possibilità. Chiunque sperasse di vivere in un paese democratico, vide nella morte di Pinelli (e nella persecuzione giudiziaria ai danni di Valpreda) una dichiarazione di guerra da parte del potere costituito, che con questa dichiarazione avvertiva tutti delle sue intenzioni: non si sarebbe lasciato scalzare. Nè con i metodi democratici nè con quelli “rivoluzionari”.

Adriano Sofri è stato un protagonista di quei tempi. Era un uomo di parte allora e lo è ancora oggi, ma ne ha passate tante, è invecchiato ed ha avuto molto tempo per riflettere e documentarsi. Anche sul caso Pinelli, che gli ha indirettamente cambiato la vita. Questo libro parla della storia iniziata il 12 dicembre 1969, a Milano, per terminare quattro giorni dopo con un volo dal quarto piano della questura. Una storia schifosa. Sofri ne parla con serenità, persino con delicatezza. Dalla sua prosa traspaiono l’affetto per alcune persone e il sarcasmo (doveroso e sacrosanto) verso altre; quelle che insabbiarono la verità e calunniarono un morto. Sofri trasmette il suo rispetto per i defunti, tutti, ma non rinuncia per questo alla volontà di fare chiarezza. Prende una posizione, la illustra e la mantiene.  La sua ricostruzione dei fatti è puntuale e supportata da dati, documenti, riscontri. Alla fine del libro, Sofri ammetterà di non avere la certezza matematica di come andarono le cose in quella notte milanese di dicembre. La certezza matematica, purtroppo, non potrà avercela mai nessuno: troppe omissioni, troppi buchi, troppa poca volontà di arrivare alla verità quando ancora la si sarebbe potuta ottenere. Adesso è tardi. Però Sofri illustra, atti alla mano, una situazione perlomeno verosimile, se non molto probabile; una situazione in cui alcuni apparati dello Stato brigarono in modo meschino per distorcere la verità. Una posizione che io mi sento di condividere.

Non scrivo altro, perché è un libro complesso (nonostante la bella prosa di Sofri, scevra da ogni pesantezza) e parlarne in maniera esaustiva è oltre le mie capacità. Questa non è una recensione (i post in cui parlo di libri non lo sono mai; mi mancano proprio le basi e le conoscenze), ma un semplice consiglio. Il mio consiglio è di leggere questo libro, in modo tale che ciascuno possa farsi una propria opinione. E’ un bel libro, pieno di storie da esseri umani, nel bene e nel male, e questa mi sembra una cosa buona.


Aggiornamento
: proprio oggi, su La Repubblica, Sofri ha scritto questa cosa.

  • Come sempre queste non-recensioni mi fanno venire la voglia di leggere i libri che non recensisci, anche questo, sul quale ero un po’ prevenuta.
    Mi inquieta un po’ che gira e rigira ci rientri sempre la Bignardi, però terminate le letture per lavoro e quelle per motivi religiosi (l’ultimo Morozzi), provvederò.

    E anche questo è pisano, ma ti paga per caso l’apt dietro la torre?

  • Commento di Sauro/ 6 febbraio 2009

    Magari mi pagassero: lo faccio per la gloria! :-(
    (non sapevo che Morozzi avesse preso i voti)

  • No, sauro, dio i voti non li deve mica prendere.
    Per quell’altra cosa prova a chiedere, per me Pisa è sottovalutata proprio perché nessuno la conosce. Io ora ho preso il via e non mi fermo più, pensa che la settimana scorsa sono andata da un medico di Cascina (che però riceve in zona franca: Fucecchio).

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.