Letture

Rivoluzionario di passaggio

di Sauro, gennaio 7th, 2009

Se vi piacciono le storie capaci di farvi ridere e di farvi commuovere, se vi piacciono l’ironia e la poesia, se vi piacciono i rivoluzionari, gli anarchici, gli idealisti, allora procuratevi questo libro. Se non vi piace ridere, non vi piace commuovervi, non vi piacciono l’ironia, la poesia, i rivoluzionari, gli idealisti, gli anarchici, allora non procuratevi questo libro. Ma se non vi piacciono tutte le cose che vi ho detto, allora non siamo più amici. Io vi avverto.

E’ la storia (pare inventata, ma forse no, ma comunque c’importa una sega) di un attivista sindacale nel Messico degli anni ‘20 del Novecento, un posto avventuroso di suo reso ancora più avventuroso (e vivo) che mai dalla prosa di Paco Ignacio Taibo II. La storia è corale, raccontata dalle persone che questo rivoluzionario anarchico lo hanno conosciuto, dai suoi compagni e da quelli che gli davano la caccia. Ci sono le lettere che spediva e quelle che riceveva, i rapporti di polizia che lo riguardavano. Con la scusa di raccontare una storia, se ne raccontano altre mille. Non c’è una sola parola in più di quelle che servono. E’ uno di quei libri che, se fossi uno scrittore, vorrei aver scritto io, e i libri che si possono fregiare di tale onore (LOAL) possono essere contati sulle dita di una mano (facciamo di due, toh).

Se non lo avesse scritto uno spagnolo cresciuto in Messico, sarebbe un libro Nuovo Epico Italiano. Non sto scherzando, forse, anche se invece è probabile che sì, sto scherzando.

Insomma, leggetevi questo cazzo di libro e non rompete i coglioni. Non ho altro da dire su questa faccenda (cit.).

- Nome?
- Sebastiàn San Vicente Bermùdez.
- E’ quello vero?
- Sì. O meglio, è il primo, perché veri lo sono tutti, se uno li usa bene e per un tempo sufficiente. E il suo, colonnello? Qual è il suo nome?
- Non ha importanza. Del resto non sono io sotto interrogatorio, e lei non ha modo di prendere nota delle risposte, se gliene dessi.
- Qui, nella testa.
- Anche se fosse, a cosa le serve il mio nome?
- A niente. Pura curiosità.
- Età?
- Ventisette anni.
- Luogo di nascita?
- Gijon, Asturie, Spagna. Un paese di operai metallurgici, di pescatori, di vetrai, sulla costa settentrionale della Spagna, da dove viene il carbone delle miniere asturiane.
- Lo so, ho una mezza idea di averlo visto su una carta geografica.
- E come le è sembrato?
- Non so… un punto, come sembrano le cose su una carta geografica. Stato civile?
- Celibe.
- Religione?
- Dice sul serio?… Nessuna, è chiaro.
- Ma lei non è anarchico?
- Certo.
- E non è una religione?
- Se vuole metterla così… Religione: anarchico. E’ divertente. Ha un suo fascino.
- Va bene così. Durata del soggiorno in Messico?
- Trenta mesi e cinque giorni.
- E’ entrato legalmente nel paese?
- La prima volta. La seconda sono entrato a piedi dalla frontiera col Guatemala. Già, dovrebbe scontarmi un mese dal soggiorno in Messico.
- Perché è entrato illegalmente?
- Perché non credo nella legalità. E, visto, che ci siamo, non credo nemmeno alle frontiere. Tra Messico e Guatemala non c’è differenza. Si passa da un albero all’altro nella foresta, e nient’altro. Nemmeno gli alberi riconoscono le frontiere.
- Gli alberi non possiamo estradarli.
- Meglio per loro.
- Che cosa faceva in Messico?
- Ero di passaggio.
- Di passaggio?
- Di passaggio.
- Di passaggio per andare dove?
- Faccia lei…
- Titolo di studio?
- Quello che mi dà la vita; mi hanno insegnato a leggere e a scrivere in una scuola di suore. Quello che ho scritto e ho letto dopo sono affari miei, ne sono io il responsabile.
- Mettiamo autodidatta?
- Metta quello che vuole.
- Aderenti a partiti o a organizzazioni?
- Sì, alla CGT in Messico.
- E in altre parti del mondo?
- E’ ancora da vedere.
- Che legami ha con l’internazionale comunista?
- Nessuno. Ci risiamo?
- Con che cosa?
- Con la discussione tra la prima e la terza internazionale. Pensavo che, almeno qui, mi sarebbe stata risparmiata.
- Non si preoccupi, delle sue faccende non m’importa un cavolo.
- Tante grazie.
- Ha procesi in sospeso in Spagna?
- No, nessuno.
- E negli Stati Uniti o a Cuba?
- Immagino di sì. Anche se nel caso di Cuba non ho informazioni recenti.
- Non importa… in Messico ha preso parte a qualche attività illegale?
- Secondo chi?
- Secondo me, amico. Non renda le cose difficili: secondo le leggi messicane…
- Non le riconosco.
- Be’, anche se non le riconosce.
- Che cosa vuole che risponda?
- Di no: ho ricevuto istruzioni di estradarla, non di arrestarla, e nemmeno di sottoporla a giudizio. Il governo messicano vuole soltanto liberarsi di lei, no la vogliamo nemmeno nelle nostre prigioni. Per questo non le domanderò se ha fatto fuoco contro i soldati nella sparatoria di calle di Uruguay, nè se ha avuto a che fare con l’attacco a quelli della CROM a Tlapan, e non voglio sapere se ha assalito l’amministratore della Guadalupana di Axtlico. Come vede, la preferisco innocente.
- Bene, se le cose stanno così, entro a far parte dell’esercito delle anime candide… Immagino che non le interessi nemmeno sapere che quattro giorni fa, quando mi hanno preso a Città del Messico, sono stato pestato per cinque ore da un colonnello di polizia e di quattro soldati… No, immagino che neanche questo le interessi.
- Denaro ne ha?
- Credo di poter mettere insieme sì e no un paio di pesos.
- Non ne ha bisogno.
- Per che cosa?
- Per pagare il biglietto del viaggio.
- Ah, certo che no. Se mi estradate, offrite voi.
- Così sembra.
- Sì, così sembra.


(Questo post è dedicato al compagno Blazar, judoka, tumbler e ragazzo di passaggio)

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