London calling, peccato che io non possa rispondere

E niente, sono stato quattro giorni a Londra, e quindi mi sarebbe piaciuto fare un post tipo questo, o questo, o quello su Barcellona che andò perso quando trasmigrai da Splinder a Wordpress, nel quale avrei scritto della mia visione della città. Però c’è stato il piccolo problema che, una volta arrivato lì, mi sono sentito male quattro giorni di fila e sono stato tutto il tempo chiuso in una stanza d’albergo, con la febbre. Di Londra ho quindi visto:
. un aeroporto (due volte)
. due farmacie
. due autobus
. un albergo (che faceva SCHIFO)
In realtà non è andata proprio così, ma più o meno sì. Siamo arrivati, mia moglie ed io, venerdì alle 8 di mattina. Alle dieci siamo in albergo, sistemiamo i bagagli (dopo aver fatto sciamare gli stormi di piattole verso la camera accanto attraverso un procedimento che avevamo visto a Linea Verde) e usciamo a vedere la città. Alloggiamo accanto alla stazione Victoria, e quindi siamo vicini un po’ a tutto. Decidiamo di andare a vedere Buckingham Palace. Lo andiamo a vedere: è un palazzone bello grosso, dove fuori ci sono quei simpatci omini con le scarpe grosse e il cappellone di pelo di orso, tutti impegnati a fare le mossettine come se fossero caricati a molla. La regina non c’era, o comunque se c’era non è uscita per salutarci. Me ne ricorderò quando verrai in visita a Pisa, bastarda. Dopo aver visto quel posto lì c’è venuta fame, e allora abbiamo mangiato una pizza. Dopo mangiato ci è venuto sonno, ma un sonno bestia, sul serio, perché eravamo partiti alle sei e ci eravamo svegliati alle cinque dopo essere andati a letto alle tre. Quindi mia moglie ha detto: “dai, andiamo un paio d’ore a riposarci nel merdaio in hotel, ché tanto abbiamo quattro giorni interi per andarcene in giro!!1″. E io ho risposto: “dai, andiamo!!1!1″.
E siamo andati. Siamo arrivati in albergo e ci siamo buttati sul letto, addormentandoci nel giro di due secondi. Dopo un’oretta che dormiamo, sento mia moglie che si alza. Le faccio: “tutto bene?” e lei mi fa “sì”. Quindi va in bagno e vomita anche l’anima. Quando torna le chiedo: “tutto bene?” e lei mi fa “insomma”, e sviene. E, da lì in poi, tour de force a base di crampi allo stomaco, vomito, febbre, mal di testa versione ubriacatura da vodka+tavernello+birra a tre litri cento lire. A tutti e due. per tre giorni. Pare che sia un virus. Io, davvero, non vorrei essere in quelli che sono entrati nella stanza dopo di noi, a meno che non abbiano gli anticorpi grandi come gamberoni. E insomma, in tre giorni sono uscito solo per andare in farmacia a comprare il Buscopan e il Paracetamolo (che poi li prendevamo e li rigettavamo subito, come i cani. Era un po’ il nostro piccolo divertimento per ingannare il tempo) (che non passava MAI). L’ultimo giorno, siccome dovevamo andare a prendere l’aereo, abbiamo sfidato le intemperie (che comunque non è mai piovuto, credo) e siamo usciti. E siamo usciti prima perchè io dovevo, DI LEGGE, andare al 221/b di Baker Street, a casa del mio idolo. Ci siamo arrivati, bianchi come cenci e con un deja vu di via crucis, ma ci siamo arrivati: siamo entrati dentro, ho visto quello che dovevo vedere, ho PIANTO PER LA COMMOZIONE e siamo usciti. Poi abbiamo preso l’autobus, e per andare in aeroporto di abbiamo messo tre ore, perché c’erano tutte le strade intasate per un cazzo di incidente (così imparano a guidare a sinistra). Abbiamo rischiato di perdere l’aereo, e l’elemento più debole della famiglia si è messo a piangere. Meno male che c’era mia moglie a tirarmi su di morale.
Alla fine l’autobus è arrivato (e durante il tragitto ho potuto vedere questa, altro giro di commozione), abbiamo preso l’aereo (che non è caduto: forse il destino cinico & baro si era distratto un secondo) e siamo arrivati a Pisa, dove abbiamo pagato sessantadue euri di parcheggio. Quindi, constatato che avevamo finito le bestemmie, siamo andati a casa dove siamo rimasti in sospensione tra la vita e la morte per qualche ora.
Adesso stiamo bene, grazie.
Ah, le case di Londra hanno dei comignoli strani.
E comunque andare a Londra solo per vomitarci, io l’ho trovata una cosa molto punk.

lei si che è un anticonformista. ribelle.
Guardi, se un giorno decido di venire a vomitare fare l’anticonformista in Ellade, la avverto (così mi può consigliare una buona farmacia)
Ma te sei l’anima del punk.
…Eri. Mo’ me sa che te ne è rimasta poca. Te la sarai vomitata praticamente tutta lì…
Sì, ora sono l’anima de li mortacci mia, più che altro
(comunque io e il punk s’è fatto a cazzotti da piccini, e siamo guasti da allora)
Verrai presto contattato dalla Routard: loro ADORANO gli alberghi dove poter vomitare l’anima in pace.
anni fa a Roma la mia mezza mela ha vomitato per 6 gg. io per 6 giorni ho pranzato con cardinali e simili e dalla finestra vedevo il cupolone. il 7° giorno per miracolo è guarito giusto in tempo per andare a stazione termini.
auguri
Irene, in effetti la Routard mi ha contattato, ma dev’essere rimasta un po’ delusa: quando mi hanno chiesto se c’era il bagno in camera e io gli ho detto di sì, mi hanno detto una cosa tipo “ma allora cosa stiamo qui a perdere tempo” e “ma come si fa a lavorare in questo modo”, e hanno buttato giù.
Signora, allora a me è andata molto meglio: io di cardinali non ne ho visti! (e quanto a mangiare non ho mangiato per tre giorni… sono pure dimagrito)
cosa succede ad aver il braccino corto per gli alberghi…
Perché, fossi andato al Ritz non avrei vomitato? LOAL (il virus l’ho preso in Italia, mica in Inghilterra. In Inghilterra ce l’ho portato)
ah! ma allora sei un untore!!!
dagli all’untore! dagli! dagli!
sblotraf.
Ecco, se adesso penso che nella perfida Albione qualcuno sta vomitando anche per colpa mia, un po’ rido.