Reportage

London calling, peccato che io non possa rispondere

di Sauro, novembre 19th, 2008

E niente, sono stato quattro giorni a Londra, e quindi mi sarebbe piaciuto fare un post tipo questo, o questo, o quello su Barcellona che andò perso quando trasmigrai da Splinder a Wordpress, nel quale avrei scritto della mia visione della città. Però c’è stato il piccolo problema che, una volta arrivato lì, mi sono sentito male quattro giorni di fila e sono stato tutto il tempo chiuso in una stanza d’albergo, con la febbre. Di Londra ho quindi visto:

. un aeroporto (due volte)
. due farmacie
. due autobus
. un albergo (che faceva SCHIFO)

In realtà non è andata proprio così, ma più o meno sì. Siamo arrivati, mia moglie ed io, venerdì alle 8 di mattina. Alle dieci siamo in albergo, sistemiamo i bagagli (dopo aver fatto sciamare gli stormi di piattole verso la camera accanto attraverso un procedimento che avevamo visto a Linea Verde) e usciamo a vedere la città. Alloggiamo accanto alla stazione Victoria, e quindi siamo vicini un po’ a tutto. Decidiamo di andare a vedere Buckingham Palace. Lo andiamo a vedere: è un palazzone bello grosso, dove fuori ci sono quei simpatci omini con le scarpe grosse e il cappellone di pelo di orso, tutti impegnati a fare le mossettine come se fossero caricati a molla. La regina non c’era, o comunque se c’era non è uscita per salutarci. Me ne ricorderò quando verrai in visita a Pisa, bastarda. Dopo aver visto quel posto lì c’è venuta fame, e allora abbiamo mangiato una pizza. Dopo mangiato ci è venuto sonno, ma un sonno bestia, sul serio, perché eravamo partiti alle sei e ci eravamo svegliati alle cinque dopo essere andati a letto alle tre. Quindi mia moglie ha detto: “dai, andiamo un paio d’ore a riposarci nel merdaio in hotel, ché tanto abbiamo quattro giorni interi per andarcene in giro!!1″. E io ho risposto: “dai, andiamo!!1!1″.
E siamo andati. Siamo arrivati in albergo e ci siamo buttati sul letto, addormentandoci nel giro di due secondi. Dopo un’oretta che dormiamo, sento mia moglie che si alza. Le faccio: “tutto bene?” e lei mi fa “sì”. Quindi va in bagno e vomita anche l’anima. Quando torna le chiedo: “tutto bene?” e lei mi fa “insomma”, e sviene. E, da lì in poi, tour de force a base di crampi allo stomaco, vomito, febbre, mal di testa versione ubriacatura da vodka+tavernello+birra a tre litri cento lire. A tutti e due. per tre giorni. Pare che sia un virus. Io, davvero, non vorrei essere in quelli che sono entrati nella stanza dopo di noi, a meno che non abbiano gli anticorpi grandi come gamberoni. E insomma, in tre giorni sono uscito solo per andare in farmacia a comprare il Buscopan e il Paracetamolo (che poi li prendevamo e li rigettavamo subito, come i cani. Era un po’ il nostro piccolo divertimento per ingannare il tempo) (che non passava MAI). L’ultimo giorno, siccome dovevamo andare a prendere l’aereo, abbiamo sfidato le intemperie (che comunque non è mai piovuto, credo) e siamo usciti. E siamo usciti prima perchè io dovevo, DI LEGGE, andare al 221/b di Baker Street, a casa del mio idolo. Ci siamo arrivati, bianchi come cenci e con un deja vu di via crucis, ma ci siamo arrivati: siamo entrati dentro, ho visto quello che dovevo vedere, ho PIANTO PER LA COMMOZIONE e siamo usciti. Poi abbiamo preso l’autobus, e per andare in aeroporto di abbiamo messo tre ore, perché c’erano tutte le strade intasate per un cazzo di incidente (così imparano a guidare a sinistra). Abbiamo rischiato di perdere l’aereo, e l’elemento più debole della famiglia si è messo a piangere. Meno male che c’era mia moglie a tirarmi su di morale.
Alla fine l’autobus è arrivato (e durante il tragitto ho potuto vedere questa, altro giro di commozione), abbiamo preso l’aereo (che non è caduto: forse il destino cinico & baro si era distratto un secondo) e siamo arrivati a Pisa, dove abbiamo pagato sessantadue euri di parcheggio. Quindi, constatato che avevamo finito le bestemmie, siamo andati a casa dove siamo rimasti in sospensione tra la vita e la morte per qualche ora.

Adesso stiamo bene, grazie.

Ah, le case di Londra hanno dei comignoli strani.

E comunque andare a Londra solo per vomitarci, io l’ho trovata una cosa molto punk.

  • lei si che è un anticonformista. ribelle.

  • Comment di Sauro/ 19 novembre 2008

    Guardi, se un giorno decido di venire a vomitare fare l’anticonformista in Ellade, la avverto (così mi può consigliare una buona farmacia)

  • Ma te sei l’anima del punk.

    …Eri. Mo’ me sa che te ne è rimasta poca. Te la sarai vomitata praticamente tutta lì…

  • Comment di Sauro/ 19 novembre 2008

    Sì, ora sono l’anima de li mortacci mia, più che altro :-)

  • Comment di Sauro/ 19 novembre 2008

    (comunque io e il punk s’è fatto a cazzotti da piccini, e siamo guasti da allora)

  • Verrai presto contattato dalla Routard: loro ADORANO gli alberghi dove poter vomitare l’anima in pace.

  • Comment di signoradicampagna/ 19 novembre 2008

    anni fa a Roma la mia mezza mela ha vomitato per 6 gg. io per 6 giorni ho pranzato con cardinali e simili e dalla finestra vedevo il cupolone. il 7° giorno per miracolo è guarito giusto in tempo per andare a stazione termini.
    auguri

  • Comment di Sauro/ 20 novembre 2008

    Irene, in effetti la Routard mi ha contattato, ma dev’essere rimasta un po’ delusa: quando mi hanno chiesto se c’era il bagno in camera e io gli ho detto di sì, mi hanno detto una cosa tipo “ma allora cosa stiamo qui a perdere tempo” e “ma come si fa a lavorare in questo modo”, e hanno buttato giù.

    Signora, allora a me è andata molto meglio: io di cardinali non ne ho visti! (e quanto a mangiare non ho mangiato per tre giorni… sono pure dimagrito)

  • Comment di lothar/ 20 novembre 2008

    cosa succede ad aver il braccino corto per gli alberghi…

  • Comment di Sauro/ 20 novembre 2008

    Perché, fossi andato al Ritz non avrei vomitato? LOAL (il virus l’ho preso in Italia, mica in Inghilterra. In Inghilterra ce l’ho portato)

  • ah! ma allora sei un untore!!!
    dagli all’untore! dagli! dagli!

    sblotraf.

  • Ecco, se adesso penso che nella perfida Albione qualcuno sta vomitando anche per colpa mia, un po’ rido.

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