Le cose si evolvono
L’esperienza insegna, in tutti i campi. Ecco un esempio delle mail che scrivevo, all’inizio della mia carriera di studente universitario, ai professori della facoltà quando mi serviva qualche informazione sulla la loro materia.
Gentile Prof. Dott. Erminio Paraponzi,
mi chiamo Sauro Sandroni (matr. h7-25/bis, codice fiscale come da firma a piè di pagina; in allegato una fotocopia della mia carta d’identità rilasciata dal Comune di Pontedera) e sono uno studente lavoratore iscritto al corso di laurea in storia (indirizzo contemporaneo) presso l’Università degli studi di Pisa, ridente cittadina del nord-ovest della Toscana (ex Etruria) e capoluogo di provincia, famosa in tutto il mondo per essere stata una Repubblica Marinara (insieme ad Amalfi, Genova e Bergamo) e per la Torre pendente che fa bella mostra di sè all’estremità settentrionale dell’ugualmente famosa Piazza dei Miracoli. Ardisco a scriverLe questa mail per avere alcune delucidazioni circa la materia denominata ISTITVTIONI DI FILOSOFIA DA BAR I/b (5 CFU), di cui lei è brillantemente titolare di cattedra. In ispecial modo, vorrei conoscere:
1. E’ possibile sostituire il manuale “Elementi di ermeneutica del Sanbittèr” di S. Berlusconi, Arcore, Propaganda Due Edizioni, con “Chi non piscia in compagnia, la puttana della su’ zia: i discorsi di Mario del Cavicchi dopo il decimo Negroni”, di U. Eco, Bologna, Il Mulino?
2. Nel caso in cui le dispense di cui (?) al programma pubblicato sul sito internet di facoltà fossero di difficile reperimento (mi riferisco, naturalmente, al saggio “Premier League: perché i calciatori inglesi faticano ad adattarsi alla serie A?”, di M. Mosca e A. Biscardi, pubblicato in “Nuovi Quaderni di Critica della Gazzetta”), saprebbe dirmi se fosse possibile sostituire tale stronz dispensa con il breve volume “David Beckham: persona attenta al look o ricchione mascherato?” di V. Adams?
3. Per quanto riguarda il Suo (ottimo e abbondante) libro, ovvero “Semantica del lit-blog: discorsi a cazzo come se fossero cose serie”, tipico esempio di ricerca scientifica non asservita a nessun potere e/o contropotere, scevra da ogni facile indulgenza nei confronti di questa o quest’altra combriccola letterario/editoriale, sono a chiederLe: è obbligatorio che mi presenti all’esame con quello originale? O se porto le fotocopie sottolineate della mi’ cugina Elena va bene uguale?
4. Per quanto riguarda la prova in itinere: non potendo essere presente, per motivi di lavoro, alla data pubblicata sul sito della facoltà, sarebbe possibile per il sottoscritto sostenere il suddetto esame da casa, magari via MSN? In caso di risposta affermativa, la bolletta per la connessione la paga l’università?
Mi azzardo ad inviarLe questi quesiti (ringraziandoLa sin da adesso per la cortese att.ne), nella speranza che Ella possa, Professore, rispondere agli stessi con il solo ausilio del mezzo telematico. Nel caso in cui quest’eventualità non si realizzasse (vuoi per un problema tecnico, vuoi per il fatto che non sa usare la mail, vuoi per il fatto che non ha un cazzo di voglia di fare una bella sega nulla), la prego di farmi sapere se può (Ella) sopportare l’idea di una mia visita durante l’orario di ricevimento, ricevimento al quale mi recherò dopo aver pianto in greco per avere un permesso sul lavoro e che mi gratificherà con un biglietto vergato a lapis e affisso alla porta del suo studio recante la scritta “oggi il professor Paraponzi non riceve per motivi di cazzi sua”, grazie per la comprensione.
Nel ringraziarLa per la Sua cortese attenzione, Le porgo i miei più cordiali e riverenti saluti.
Sauro Sandroni
Ecco, naturalmente mi sono inventato qualcosina qua e là (Elementi di ermeneutica del Sanbittèr” non è di S. Berlusconi, ma di R.L. Montalcini), ma il senso delle mail che scrivevo era quello. In pratica, per mandare un messaggio ad un professore, ci mettevo tre giorni, e mi rivolgevo a loro come se stessi scrivendo alla regina Elisabetta. Le cose sono cambiate alla decima mail di risposta che faceva più o meno così:
caro sandroni [minusc, NdA],
1 sì
2 no
3 col cazzo
4 LOAL
saluti
paraponzi
Quindi, dopo l’ennesima mail di risposta dell’ennesimo professore che mi rispondeva come se fossi uno del censimento (e non come uno di quelli che contribuisce a fargli lo stipendio), ho cominciato a scrivere mail di questo tenore:
erminio, dioboia,
all’esame porto il libro che mi pare a me. guarda di non rompere tanto i coglioni, ché tanto lo so che parcheggi sempre la passat (BT 756 CW) in via san martino. l’esame è venerdì, se ci sei bene, sennò è uguale.
salutami la zoccola della tu’ figliola,
sauro
E devo dire che le cose, dopo aver assunto questo tono più spiccio e colloquiale, cambiarono. I professori cominciarono a scrivermi mail dalle quale traspariva, nei miei confronti, un certo rispetto. Quasi come se fossi una persona. Ecco come mi rispose il professore all’ultima mail che ho messo più sopra:
caro sandroni [minusc. NdA]
1 sì
2 no
3 col cazzo
4 LOAL
saluti
paraponzi


eh, ma anche tu!
dovresti saperlo bene come ci si rivolge a certi ceffi:
Santissimo!!
Come sei bello….
Paraponzi!!
Quanto mi piaci!
scusa le volgarità eventuali
Paraponzi!
Diamoci, come dire, tutti insieme, una calmata, eh! oh!
Io sono una personcina per bene…
Che non fa male a nessuno…
che non farebbe male nemmeno a una mosca.
Figuriamoci…
Figuriamoci ad un santone come te!
Anzi, varrai piu’ di una mosca, no?
Da peccatore umile. ti saluto
Ti saluto con la mia faccia sotto i tuoi piedi….
…sotto i tuoi piedi senza neanche chiederti di stare fermo. Puoi muoverti.
e puoi muoverti quanti ti pare e piace e io zitto sotto
Ma il tuo prof. Paraponzi ha la risposta automatica:
“caro sandroni [minusc. NdA]
1 sì
2 no
3 col cazzo
4 LOAL
saluti
paraponzi”
?
Maia: senti, ma quel bastoncino col pallino sotto che è? Volevi essere volgare e non ci sei riuscita?
Ted: slowpoke.jpg
eh, per questo ho detto “scusa le volgarità, eventuali”
Oh, ma sai che ero convinto che si chiamasse passaRt e non passat? Quante cose che s’imparano grazie ai blogghi.
Maia: non sei scusata!
Ted: Passart? E che minchia di nome sarebbe, Passart?