Musica

Nel firmamento musicale brilla forte un nuovo astro

di Sauro, luglio 17th, 2008

La Piccolo Blues Communications® è lieta di annunciare l’uscita, nelle botteghe dove ci vendono i dischi (e anche nei peggio barri di Caracas), di “Cine Pop”, l’album dei miei amici Vick Frida, cioè un bel pezzo del gruppo dove tanti anni fa ci suonavo anch’io. Scusate la sintassi biscardiana, ma sono preso da un po’ d’emozione. Prego la regia di mandare il Telebim e il sondaggione sulla moviola in campo.

Io, mentre scrivo, non riesco a trovare una definizione esatta per le loro canzoni, una categoria musicale che le possa comprendere tutte con precisione e possa rendere l’idea di cosa siano esattamente. Nè mi riesce individuare altri musicisti a cui paragonare i Vick Frida a botta sicura. Direi che è un buon segno. Se proprio dovessi fare dei nomi, comunque, direi che sono una via di mezzo tra dei Negramaro meno ritmati e il Mario Venuti dei suoi primi lavori, quello più originale che non andava a Sanremo.

E’ un album pop, certo, ma un pop “strano” e davvero molto poco commerciale: poco ritmato e “rock” per imporsi nel mercato della musica “ggiovane” easy listening (no Ligabui), ha poi soluzioni liriche e musicali che lo pongono clamorosamente fuori dal segmento nazional popolare (ma redditizio) ramazzottesco/vendittiano. Una scelta coraggiosa, ma conoscendoli non mi sarei aspettato niente altro che quello: mi sarei invece stupito se avessero fatto qualcosa di più dozzinale e, soprattutto, più vendibile. “Cine Pop” è un album di tracce che seguono la classica forma-canzone, sebbene questo voglia dire poco: anche Mino Reitano o Paolo Vallesi la seguono, ma anche Fabrizio De Andrè. Tutto sta in quello che ci metti dentro. Le canzoni di questo album sono unite dal filo conduttore di una certa ricercatezza stilistica, con sonorità molto aperte e sognanti: è musica evocativa, e del resto loro stessi ne parlano come qualcosa che ha più di un punto di contatto col cinema. Con la musica e i testi i Vick Frida vogliono evocare immagini, spingendo chi ascolta a farsi il proprio film; in pratica, hanno scritto colonne sonore di pellicole di cui l’ascoltatore deve farsi regista (anche se qualche film lo suggeriscono loro per primi). Ascoltare per credere .
Venendo alle cose teNNiche (che io me ne intendo un fottio: crome, semibiscrome, LA minore, SOL maggiore, SI a mezza altezza, tutta quella roba lì), dico subito che gli arrangiamenti sono di un livello alto, che sinceramente non mi sarei aspettato. Raffinati e mai banali, mischiano con equilibrio elettronica e acustica risultando gradevolmente variegati e “musicali” (nel senso che la musica c’è tutta, non i soliti due strumenti e tre accordi, ed è sfruttata a 360 gradi). Anche la ritmica è “musicale”, poco “funky” e perfettamente al servizio dell’orizzonte collettivo dell’album. Si fatica a trovare un elemento che prevale sull’altro, e tutto questo conferisce all’album nel suo insieme un’organicità molto matura, una grande coerenza interna dal primo all’ultimo brano.

I testi, in accordo col discorso fatto per la musica, non dicono: lasciano intendere, tratteggiano, evocano. I Vick Frida non sono dunque dei cantastorie, non nel senso classico del termine. Danno la traccia da seguire, ma non la spinta che ti ci butta sopra (alla traccia) (scusate la sintassi) (scusate un po’ in generale, via): non si tratta di testi ermetici, ma neppure c’è la binomia “cuore/amore”, tanto cara ai Gigidalessi che infestano le patrie classifiche. In questo album, lo ripeto, non c’è niente di scontato.

In rete, su Youtube e sul loro Myspace (che linko più sopra), è possibile farsi un assaggio di quello che fanno. Giudicate voi. Se poi la loro musica vi piacesse, il CD lo trovate su BOL, Feltrinelli Libri e Musica, Unilibro  (se cliccate sull’immagine dell’album arrivate ai link) e in tutti negozi di dischi (esistono ancora, ci vendono i biglietti dei concerti).

Ora, alla fine del mio lavoro di critico musicale (LOAL), una nota sentimental/personale. Bravi Vick Frida. Un passo avanti verso la carriera che vi meritate per impegno e capacità, e che spero sarete bravi a percorrere. Quando avrete la villa con piscina e condurrete una dissennata vita da rockstar (rifinendovi di Chinotti secondo la tradizionale iconografia fridlevskiana), ricordatevi di me, delle prove a Chianni al mercoledì, dei concerti a Tirrenia e/o Marina di Pisa (“e un grazie al comune di Tirrenia, cioè, volevo dire, di Marina di Pisa, e adesso rifacciamo un pezzo già fatto: Cocaine. Uan, ciu, tri, for…”), delle groupies che non abbiamo mai trombato perché non ce l’avevamo, ma anche perché se ce le avessimo avute, prima di darla a noi avrebbero preferito darla a “Mayla e gli Sceriffi di Nottingham, pianobar, matrimoni, battesimi e all’occorrenza anche funerali”. Sì, d’accordo, agli Sceriffi, ma anche a Mayla. Ma a noi, no.

  • Ma ci suonavi e non ci suoni più perché ti hanno cacciato? No, perché se è così magari sono bravi vero.

  • Commento di Ted/ 17 luglio 2008

    Secondo me a lui gliele suonavano e basta (cmq la prossima volta che devi fare pubblicità a degli amici non scrivere neanche per sbaglio Negramaro. Mai più).

  • Commento di Sauro/ 18 luglio 2008

    Antonio: sì, mi fecero fuori per i miei problemi di droga. Sniffavo il bicarbonato (costa meno della cocaina) e questo mi rendeva intrattabile. Arrivavo tardi alle prove, ubriaco di Estathè, e vomitavo (ma questo per via del fatto che per andare alla sala prove era pieno di curve a gomito). Litigavo con tutti, ma soprattutto con il metronomo, e questo per un batterista non è il massimo. Dopo la cacciata dalla band la mia parabola discendente è continuata, tanto che mi sono messo insieme a Kate Moss, che poi ho lasciato perché dalla terza di reggiseno in giù non è amore.

    Ted: credo anch’io che il paragone non sia piaciuto alla band. Mi hanno tolto il saluto. Ma porca miseria, cosa ci posso fare se a me i Negramaro piacciono? Cosa sono, l’unico fan dei Negramaro in Italia? Vabbene, mimportanasega, W i Negramaro e i loro bimbiminkia, categoria alla quale mi onoro di appartenere.

  • Commento di Ted/ 21 luglio 2008

    Ah, Sauro, ma allora tu punti proprio all’isolamento sociale? Potevi dirlo subito, eh, non c’era bisogno di fare tutto questo casino con i Negramaro.

  • Commento di Sba/ 24 luglio 2008

    Io non ci capisco una fava di quello che dite ma ciavevo l’istinto pruriginoso di commentare. Così da adesso ciavrete un nuovo problema da risolvere :)

  • Commento di Michele/ 29 luglio 2008

    Bellissimo! Io sarei quasi imbarazzato a ricevere dei complimenti così espliciti dal Sandrni. Non che ti conosca personalmente, però il fatto di “avere cultura”, implicitamente ti porta ad avere una nicchia di preferenze ( e non tutto l’oceano artistico). cazzo però! che preferenze! ti stimo

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.