Letture

Cadaveri

di Sauro, Febbraio 20th, 2008

Per quanto riguarda i libri, ho preso la lodevole (me lo dico da solo) abitudine di andarmeli a prendere dove li vendono usati. A Pisa c’è una libreria che si chiama il Libraccio, che credo faccia parte di una specie di catena, dove vendono libri di seconda mano. Ci sono entrato quasi per caso, una volta che Feltrinelli era presidiata da quelli col banchettino che ti chiedono di firmare per non so che (per farti arrivare truffaldinamente un’enciclopedia a casa, credo). Non avendo, quel giorno, voglia di uccidere nessuno, decisi di non andare nella solita libreria che porta i cognome del simpatico Giangiacomo (che mi attira con il miraggio dello sconto, con quella cazzo di carta-punti, anche se secondo alcuni calcoli alla fine tutto quello che risparmi è un misero 10%), e dirottai sul meno conosciuto Libraccio. Dè, mi s’aprì un mondo. E’ chiaro, non c’è l’offerta che si trova nei grandi megastore libreschi, ma:

1) Si risparmia di brutto. Se ci stai un po’ attento, puoi prenderti tre libri usati al prezzo di uno nuovo;
2) Si scoprono perle nascoste, già uscite dal mercato o comunque scarsamente pubblicizzate nel regime di spoil-system selvaggio delle librerie dove vendono volumi nuovi.

E’ il caso dell’ultimo libro che ho letto: “Cadaveri” del canadese Francois Barcelo. Ci si chiederà chi sia, Barcelo. Me lo chiedo anch’io, visto che di lui non so praticamente niente. Anche in rete si trova pochissimo (in italiano). Non so neppure perché abbia scelto di prendere un suo romanzo (l’unico pubblicato in Italia), dato che non leggo mai le quarte di copertina e nessuno me ne aveva mai parlato prima. Anzi, sì, un motivo ce l’ho: l’ho preso proprio perché, essendo usato, costava davvero poco e potevo permettermi di rischiare, quindi ho rischiato. Con un libro che costa 18 euro non puoi farlo e quindi non esplori, non sperimenti, non rischi. Tutto questo perché, diocristo, diciotto euri son diciotto euri, non so voi come la pensate. Quando invece entri in un posto dove ci sono un mucchio di libri che costano 4, 5, 6 euro, puoi permetterti di provare, azzardare, rinnovare, magari prendendo in mano libri di gente sconosciuta, fidandosi solo del fatto, per dirne una, che la gente sconosciuta in questione è pubblicata da una casa editrice che in passato ti ha già regalato diverse soddisfazioni (Marcos y Marcos, in questo caso). Bene. A questo punto, dopo aver tessuto le lodi dei reminders e aver detto male della grande distribuzione, passiamo a parlare del libro in questione, facendo finta che freghi qualcosa a qualcuno.
Il romanzo è stata una piacevolissima sorpresa. Si tratta di una storia bislacca, grondante di humor nero, nerissimo, cinica da fare schifo e con un ritmo che dè, leva veramente di culo. Narratore della vicenda è lo spiantatissimo trentatreenne Raymond Marchildon, canadese del Quebec. Subito, sin dall’incipit, apprendiamo che sua madre è morta, e che forse a farla fuori è stato proprio lui. Raymond, appena dopo il fattaccio, sta viaggiando in macchina, quando rimane senza benzina. Allora, dopo dieci anni che non la sente, chiama la sorella, un’attricetta televisiva, per informarla che la madre è morta.

- Raymond?
- Buon anno, Angela!
- Come va?
[...]
- Potrebbe andar peggio.
- Mamma?
- Potrebbe andar meglio.
- E’ malata?
- Non proprio.
- E’ morta?
- Esatto.
- Com’è successo?
Ho esitato, anche se non ero del tutto contrario all’idea di dirle la verità. E poi mi sembrava che prima di dire altro una pausa s’imponesse.
- Un incidente d’auto? Cirrosi epatica? Sifilide? - ironizzava Angela enumerando alcune delle cause più probabili della morte di nostra madre.
- Un colpo di rivoltella.
Questo le ha fatto passare la voglia di fare la spiritosa. E’ stato il suo turno di fare una pausa. Ma breve, come se avesse sempre saputo che un giorno non sarei riuscito a trattenermi.
- In quale posto di polizia ti trovi?

Tutto il libro è così, pieno di dialoghi surreali e fulminanti, a tratti persino comici. Ed è proprio la storia ad essere surreale, con i personaggi bislacchi che si affastellano man mano che la storia procede, con i cadaveri che da un certo punto in poi diventano quasi più numerosi dei vivi. Il tutto con una scoppiettante mistura di grottesco, cinico, surreale, stralunato. Un libro davvero divertente.
Raymond e Angela sono “il più marcio dei fratelli e la più marcia delle sorelle”, così come marci sono i rapporti che corrono tra loro due e tra loro due e il resto del mondo. Tutto questo lo si scopre piano piano, col proseguire del piacevole racconto di Raymond, capace di strappare più di un sorriso parlando di incesti, assassini, cadaveri che si ammucchiano ed altre amenità. E concorderete con me sul fatto che non sia cosa facile: in Italia ci riesce solo Studio Aperto, per dire.
“Cadaveri” non è un libro che rispecchia la realtà (un po’ come Studio Aperto). I personaggi che lo animano sono troppo fuori di testa per essere credibili. Però è un libro che mi ha divertito, e questo mi basta. Qualcuno avverta Barcelo che, se dovesse scrivere un altro libro, io glielo compro di sicuro (forse anche nuovo).

  • Intanto questo, pure nuovo, lo si trova in giro o ti devo esortare a lasciarlo su qualche panchina sperando che nel giro di qualche lustro arrivi fion a Roma?

  • Commento di Sauro/ 20 Febbraio 2008

    No no, su IBS si trova subito. Credo anche su BOL e Unilibro, ma non ho controllato. Probabilmente sono in grado di ordinartelo anche le librerie più diffuse, da Feltrinelli in là.

  • non per fare sempre la rompicoglioni, ma se il ritmo di questo capolavoro, dé, leva veramente di culo, è soprattutto merito del traduttore. magari se lo citebbii faressi pure bene. altrimenti ti mando a casa Gerrard.

  • Commento di Sauro/ 21 Febbraio 2008

    O Chiara: hai ragione. Nel senso che sei una rompicoglioni. :-D A parte gli scherzi: hai ragione nel sottolineare l’importanza del traduttore. Il fatto è che io, essendo un cane malato per quanto riguarda le lingue straniere (il francese, il tedesco, il lucchese, ecc) non sono in grado di distinguere una buona traduzione da una cattiva, nè di apprezzare la differenza tra opera originale e opera tradotta. Sì, a volte riesco ad intuire quanto dev’essere stato difficile per il traduttore, ma si tratta di eccezioni, come per l’Arancia Meccanica di Burgess (non so se hai presente il libro, ma chi l’ha tradotto ha davvero le palle quadrate, sebbene sia una donna). Chiedo quindi venia, e chiedo che tu non mi mandi Gerrard a casa, onde evitarmi un’imputazione per omicidio (anche se si tratta di un calciatore inglese, sarebbe pur sempre omicidio).

  • Allora guarda, se vuoi ti do un paio di titoli di libri podotradotti. Non importa se sai la lingua di partenza o meno, ti accorgi subito che c’è qualcosa che non va, così come ti sei accorto subito che quel testo funzionava e sembrava nato così.
    La figura del traduttore in Italia è nell’ombra, ma davvero, se non ci fossimo noi, i libri li dovreste leggere tutti in originale, e magari al Libraccio troveresti solo Bruno Vespa.

  • Commento di Sauro/ 21 Febbraio 2008

    Cioè, perché te ora mi vuoi di’ che se i libri di Brunovespa fanno schifo, la colpa è proprio di Brunovespa? Io credevo fosse colpa del traduttore! Oh, non mi vorrai mica dire che quei libri lì li scrive davvero lui! :-D

  • Commento di TedC/ 21 Febbraio 2008

    Cazzo, mi hai anticipato Sauro. Fanculo.

  • Commento di Sauro/ 22 Febbraio 2008

    Ti faccio mangiare la polvere, Uomo.

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