Letture

Playboy a Miami

di , gennaio 31st, 2008

Questo libro è un libro noioso. Prima di leggerlo, Willeford era uno tra i miei autori preferiti; lo è ancora, ma rischia seriamente un richiamo da me, che sono un po’ la Commissione Europea di tutti gli autori che ho nella libreria. Willeford rischia una procedura d’infrazione per aver infranto i parametri massimi di noiosità, infranti con il libro Playboy a Miami. Uomo avvisato, mezzo salvato. Il fatto che Willeford sia morto nel 2005, non è una scusa. Troppo facile morire dopo aver scritto un libro noioso, caro mio.
Dunque, sono arrivato in fondo alla storia perchè pensavo di trovarci chissà quale finale a sorpresa, una cosa pulp, tarantiniana, bunkeriana. Macchè, niente da fare. Sì, il finale c’è (sennò sarebbe stato un libro incompiuto), ma non è niente di scoppiettante, anzi.
E dire che l’inizio del libro è davvero promettente: quattro scapoli trentenni, grandi amici, scommettono che uno di loro non riuscirà a rimorchiare una donna nel posto dove (secondo loro) rimorchiare è più difficile, e cioè in un drive-in. Ma il playboy principale del gruppo riesce comunque a “rimorchiare” una ragazzina (l’ho messo tra virgolette perchè non è che la seduca davvero; più che altro approfitta del fatto che la tipa sia narcotizzata da una qualche droguccia mescalina, come diceva Alex di Arancia Meccanica, quello sì un grande libro). La ragazza però muore in macchina, quando tutti e quattro sono presenti, e quindi si presenta loro il problema di doversi disfare del corpo. A tal proposito, convinti che la cosa possa loro risultare utile, rintracciano un tizio, che poi si scopre essere lo spacciatore della tizia, che poi si scopre (per scoprirlo basta leggere le pagine del libro, e se avete fatto le elementari dovrebbe risultarvi abbastanza facile) che lo fanno fuori per sbaglio. Quindi adesso i cadaveri di cui disfarsi sono due. E se ne disfanno (Wow! Che brividi!). Fine del primo episodio. Sì, perchè la storia è a episodi. Il primo lo narra il playboy X, il secondo il playboy Y, il terzo il playboy Z, il quarto menomale è in terza persona perchè avevo finito le lettere (ho fatto le elementari con un certo profitto, e so che dopo la Z di lettere non ce ne sono più). Ogni episodio, come si dice noi che s’è studiato, va pe’ cazzi sua, nel senso che l’episodio 2 non è la continuazione dell’episodio 1, e nemmeno che l’episodio 4 è il prequel dell’episodio 1, come succede per Guerre Stellari. No, ogni episodio fa razza a sè. E ogni episodio1, si badi bene, è noioso come una puntata di porta a Porta a Porta sui canali porno di Sky. Non succede praticamente niente. In ogni episodio si narra di come i quattro playboy passino le giornate, della loro carriera professionale, delle loro tecniche per trovare delle ragazze, delle loro seghe mentali. Tutte cose di cui, a me, mimportaunasega. Intreccio vero e propio, zero. Azione, meno uno. Divertimento, non pervenuto. Bolzano, meno quattro.
Allora mi si dirà (ammesso che siate arrivati a leggere fin qui, ma non credo): ma se faceva così schifo cosa cazzo l’hai letto a fare? Allora io risponderò (appena avrò un attimo di tempo): perchè credevo e speravo che Willeford ci riservasse una sorpresa conclusiva che avrebbe riallacciato il filo invisibile che legava tutti gli insignificanti episodi che ci ha propinato, un finalone pirotecnico che mi avrebbe fatto dire, “ah, sì, allora beh, se finisce così allora ne valeva la pena”. Ebbene: niente finalone. Gli episodi sono proprio così, staccati l’uno dall’altro e sciapiti come quella volta che mi scordai di mettere il sale nell’acqua della pasta e mia moglie, per dare un po’ di sapore alla pietanza, ci grattugiò sopra i Tarallucci del Mulino Bianco (un po’ perchè avevamo finito il parmigiano e anche un po’ come gesto di provocante protesta intellettual-dadaista, e anche un altro po’ per sottolineare polemicamente che sono una testa di minchia e che la pastasciutta senza sale me la sarei dovuta mangiare io).
Il filo conduttore delle storie del libro, in realtà, è l’illustrazione della vita dei quattro tizi. Secondo me, nelle intenzioni di Willeford, questi playboy sarebbero dovuti apparire come dissoluti, aridi, menefreghisti, e tutto questo perché sono pigri sul lavoro pur guadagnando bene, trombano a destra e a manca senza uno straccio di sentimento, piantano mogli e figli (chi ce l’ha), non si dispiacciono di aver ucciso un uomo (per sbaglio). Voglio dire, però: a me dei tipi così, più che cinici dissoluti, sembrano soprattutto dei faciloni rincoglioniti. E quindi non è che la cosa mi entusiasmi. No, le storie e i pensieri di alcuni faciloni rincoglioniti presi a caso non mi entusiasmano. Se mi entusiasmassero cose del genere, mi leggerei gli atti di Camera e Senato, e finita lì. Invece no, di solito leggo libri con belle storie e personaggi indovinati proprio per evadere da questa triste realtà. Non è stato il caso di questo libro. Fine della tirata. Un giorno spero di capire il motivo che mi spinge a scrivere di queste cose, di libri, pur non capendone nulla e pur sapendo che nessuno sarà andato oltre la terza riga di questo post. Infatti, a questo punto potrei anche bestemmiare e nessuno se ne accorgerebbe. Non lo faccio per un semplice motivo: se nessuno se ne accorge, non c’è gusto. Un saluto a tutti, meno che a uno (o a una, se chi legge è femmina).

  1. sto cercando di battere il record mondiale di post contenenti più volte la parola “episodio” []

  • Commento di nicola/ 31 gennaio 2008

    mi hai comvinto!
    questo libro deve essere proprio un capolavoro.
    (oh, l’ho letto tutto, il post. si vince qualcosa?)

  • Commento di Sauro/ 31 gennaio 2008

    Capolavoro, eh? Quindi ti avrei convinto del contrario di quello che sostenevo. Eh, non c’è male, via. :-)
    (hai vinto una maschia stretta di mano; quando passi da qui fatti riconoscere)

  • scusa, non per farmi i c***i tua, ma cosa ti aspetti dai libri o dai film di gente come Burker e Tarantino? di quello parlano: killer sfavati, droga, battutacce da ameriàni, stiaffi, vomito e poco più. la famosa scena del cervello spappolato in macchina di Pulp Fiction mi fece solo venire dei bellissimi aònchi, ma sul serio. probabilmente non sono abbastanza intelligente per capire la finezza di certe scene, certi dialoghi acuti, ma per me sono e restano stronzate. già Ginsberg mi garbava pòo, però almeno era una novità.
    guarda, meglio i Tarallucci grattugiati sulla pasta (la tu’ moglie è il vero genio, da’ retta a me). e soprattutto meglio Ballotelli (che ora lo murino in casa, così non fa la fine di Adriano)

  • son talmente contenta che gli ho regalato anche una elle.

  • Commento di Sauro/ 31 gennaio 2008

    Chiara, ora io e te si letia di brutto: Bunker è il mio secondo auto preferito (c’ho la classifica) e Tarantino è uno dei miei registi preferiti (lì la classifica non ce l’ho, non me ne intendo). Siamo quindi divergenti quanto a gusti letteral-cinematografici. La cosa è effettivamente grave. L’unica cosa che ci unisce, a questo punto, è Balotelli, che diventa perciò ancora più prezioso. Per la conservazione psico-fisica del ragazzo, mi permetto di suggerire:
    1. Giornaliere flebo di bromuro (minimo mezzo litro);
    2. Premi partita legati al maggior numero di album di figurine riempiti, in modo tale che il giovane passi le sue serate in casa ad appiccicarle sugli album. Oltre all’album dei calciatori, saranno considerati validi ai fini del conseguimento dei premi (consistenti in Playmobil) quelli di Geogie dolce Georgie, Kiss me Licia, Mio Mini pony, l’incantevole Creamy e Massimo Gilletti.
    3. Cura Ludovico, laddove i filmi sulla violenza che facevano vedere ad Alex di Arancia Meccanica vadano sostituiti con filmati a base di mojiti, alexander, manhattan, cocktails vari, discoteche Toqueville e simili, topa, in modo tale che il ragazzo sviluppi una innaturale idiosincrasia ai sunnominati elementi.
    Dimmi un poino te se ti sembra che basti.

  • la cosa non è affatto grave, io sono hegeliana (nonché rompicoglioni a prescindere), quindi apprezzo molto lo scambio di pareri divergenti (nonché di manate date bene). non mi dà tanto fastidio Burker in sé (Tarantino invece mi dà dimorto sui nervi, anche fisicamente), quanto il burkerismo, che è un po’ il filone di proseguimento del borroughismo. da quando faccio la lettrice per varie case editrici mi danno da recensire solo libri pulp, con drogati, violenti, zuzzurulloni (per evitare l’omoteleuto con nullafacenti) e sesso fatto male. basta, mapperdavvero.
    abbozziamola qui, sennò si finisce come con Guccini e De Andrè, che si ragiona da soli e ci tocca pure concludere la diatriba a tarallucci (grattugiati) e vino.

    in quanto a Balotelli (che è l’anagramma di Altobelli) sarei più per le figurine, di quelle da appiccicare a lecco (e lì entrerebbe in scena il bromuro), magari della vita di Luca Barbareschi, altro regista a te molto caro.

  • Commento di Sauro/ 31 gennaio 2008

    1. Quando ho realizzato che Balotelli è l’anagramma di Altobelli ho capito molte cose (anche il significato di “omoteleuto”, che se non sbaglio dovrebbe essere un operatore di telefonia mobile per gay);
    2. Io non lo so e non lo voglio sapere se Luca Barbareschi ha fatto davvero il regista. Però, se l’ha fatto lui, a questo punto lo voglio fare anch’io. Lo esigo, proprio;
    3. Non ho capito se si stia parlando dello stesso autore: quello che dico io è BuNker, con la enne;
    4. Ma le cose da leggere le case editrici in che lingua te le danno? In italiano o in quelche altro idioma? No, perchè io avrei comprato un libro di Manchette in lingua originale, senza capirci una sega. Te a francese come sei messa?
    5. Tornando a Balotelli, mi pare ottima l’idea si somminatrare il bromuro tramite la leccatura delle figurine. Si risparmia in flebo.

  • Commento di Antar/ 31 gennaio 2008

    Non è che è un libro minimalista e tu lo hai letto senza sapere cosa sia il minimalismo eh?..
    Che poi, se lo sai, ti può piacere o non piacere. Ma almeno eviti di aspettarti chissà cuale finale pirotecnico.

  • Commento di Sauro/ 31 gennaio 2008

    Nono, cosa sia il minimalismo lo so (comunque hai fatto bene a dubitarne:con me ci prendi nel novanta per cento delle volte :-D ). Il fatto è che gli altri libri di Willeford mi sono piaciuti parecchio, e c’era anche un bel po’ d’azione. Quindi mi sarei aspettato di trovarla anche qui, o perlomeno un po’ di trama, ma niente. E comunque, in questo libro, Willeford è tutto tranne che minimalista: parla del nulla per pagine e pagine, verboso come non me lo ricordavo…

  • Commento di maia/ 31 gennaio 2008

    è noioso come una puntata di porta a Porta a Porta sui canali porno di Sky?
    uhm… ma perché sui canali porno di sky danno porta a porta?
    pensavo che i responsabili dei canali porno c’avessero più gusto…

  • Commento di Sauro/ 31 gennaio 2008

    No, i responsabili dei canali porno di Sky hanno un pessimo gusto. Pensa, hanno sospeso la programmazione dei film con i cavalli. Ma si può? Ma gli animalisti non dicono niente?

  • Sauro, sono talmente allergica al tuo secondo autore preferito (il primo è Moccia, vero?) che continuerò a scriverlo male a vita.
    Quanto a Manchette, leggo e traduco dall’inglese, dal tedesco e dallo spagnolo, in francese invece fischio a meraviglia, va bene lo stesso?
    L’anno prossimo si compra anche Lebaccossi, che è un giovane birmano della primavera dell’Atalanta (ma è stato nei pulcini del Guasticce e negli allievi del Vicopisano). E lo iscriviamo subito a un bel corso di tombolo.

  • Commento di Ted/ 1 febbraio 2008

    “E dire che l’inizio del libro è davvero promettente: quattro scapoli trentenni, grandi amici, scommettono che uno di loro non riuscirà a rimorchiare una donna nel posto dove (secondo loro) rimorchiare è più difficile, e cioè in un drive-in.”

    E un inizio così promette bene? Non mi suggerire mai letture, guarda.
    E complimenti per i tarallucci.

    (Meno che a uno?)

  • Commento di Sauro/ 1 febbraio 2008

    Ted: per l’inizio promettente hai omesso una frase importante (ma voi comunisti gacobini che votate PD lo fate sempre, siete faziosi; meno male che c’è Silvio a tenere alta la guardia). Ti manca infatti la frase: “Ma il playboy principale del gruppo riesce comunque a “rimorchiare” una ragazzina (…). La ragazza però muore in macchina, quando tutti e quattro sono presenti, e quindi si presenta loro il problema di doversi disfare del corpo.” Hai capito? La cosa intrigante non è che rimorchiano la ragazza, è che la ragazza muore. Duro. Per quanto riguarda il “meno che a uno”, ebbene sì: sei te.

    Chiara: no, per fischiare il francese sono autosufficiente. Fischio con l’erre moscia, propria. Quanto ai miei autori preferiti, Moccia è il terzo. Il primo è Liala.

  • Commento di maia/ 1 febbraio 2008

    c’erano i film coi cavalli?
    ma tipo le avventure di my little pony?

  • Commento di Sauro/ 1 febbraio 2008

    Quasi. Erano le avventure di “My big big big big pony”.

  • Commento di Ted/ 1 febbraio 2008

    Ah be’, ora che c’è questa aggiunta cambia tutto, guarda…

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