Pensieri

Com’è che da giovane moderato di sinistra sono diventato un anarchico insurrezionalista ormai incamminantesi verso l’età matura. Considerazioni alla luce delle dimissioni di Sua Eccellenza il Ministro di Gratia Et Justitia, Dott. C. Mastella

di , gennaio 23rd, 2008

Avvertimento: questo lungo post tratta delle mie personali riflessioni politiche. Ha una premessa, uno svolgimento e una conclusione, e tutte e tre ruotano intorno al mio ombelico. Se della cosa non vi dovesse importare un cazzo, capirò. Io comunque vi ho avvertito. Scrivo queste cose perchè ho bisogno di fissarle da qualche parte, per vedere se poi (con calma) riesco a capirci qualcosa. Se qualcuno mi volesse dare una mano, prometto che gliela rendo appena possibile. Se qualcun altro dovesse saltare questo post a pie’ pari, niente di male.

Svolgimento :-)

“Chi non è rivoluzionario e vent’anni, a quaranta sarà confidente della questura”. Mi pare lo dicesse Nenni. Ora. Io, a vent’anni, votavo DS (o PDS, o come cazzo si chiamava all’epoca l’erede del PCI. A votare PCI non ho fatto in tempo, è morto prima): quindi ero rivoluzionario più o meno come Luigi XVI. Non moltissimo, diciamo. A casa mia siamo sempre stati parecchio di sinistra. Il nonno di mio padre e suo fratello, Annibale e Pirro Sandroni, erano noti nel loro paese per aver preso a fucilate un gruppo di fascisti venuti da fuori apposta per prendere a fucilate loro e per essersi sempre rifiutati di togliersi i calzini rossi, cosa che ha fatto fare loro la fame per tutto il Ventennio. Mio nonno Remo, padre di mia madre, contadino con la terza elementare, ha fatto per anni l’assessore comunale per il partito comunista. Quando morì, al suo paese fu come se fosse morto Berlinguer. Sul manifesto funebre non c’era scritto niente altro che “REMO”. Bastava e avanzava.

(piccola parentesi. I nomi dei miei antenati paterni sono: Amilcare, Annibale, Pirro; tutti nemici di Roma. Da parte di madre, invece, ho Romolo [padre di mio nonno] e Remo. I fondatori di Roma. Era chiaro fin dall’inizio che non avrebbe potuto funzionare. fine parentesi)

Tutto questo per dire che la moderazione, a casa mia, non è che fosse molto praticata. Eppure, nei primi anni Novanta, iniziai la mia pratica elettorale votando tiepidamente PDS. All’epoca sembrava davvero di trovarsi davanti ad un cambiamento: il muro crollava, la guerra fredda finiva, le utopie andavano tristemente a puttane. C’era aria di sconfitta e voglia di fare le cose che si potevano fare, senza imbarcarsi più in imprese fuori dalla realtà. Votai quel partito lì proprio per quello, perchè mi sembrava che fosse più moderno e al passo coi tempi, in grado di badare alle cose fattibili e di lasciar perdere quelle fuori dal mondo. L’ho votato a lungo, aspettando ogni volta che cominciasse a fare le cose fattibili. Qualcosa ha fatto, qualcosa no. La maggior parte delle cose, no. Ma non è questo il punto. Il punto è che io a vent’anni non ero rivoluzionario. No, a vent’anni ero solo di sinistra, con i piedi ben piantati per terra e con la consapevolezza che certe cose si potessere fare ed altre no, perchè il mondo non le avrebbe permesse (brutta bestia, il mondo).

Ecco, questa cosa qui, il fatto di non essere stato rivoluzionario quando lo sono tutti gli altri, fa acquistare valore a quest’altra cosa qua: sono diventato rivoluzionario a trenta, quando molti di quelli che lo erano a venti cominciano a pensare “che forse Berlusconi tutti i torti non ce li ha, in fondo lui ha fatto il bene di tante persone” e “che sugli immigrati però ha ragione Fini”.

Da qualche anno a questa parte ho cominciato a sentirmi nauseato dalla politica. E Mastella non c’entra niente, eh?1 Per un po’ credevo fosse colpa della gente che la fa, la politica. “Son tutti uguali, son tutti ladri, pensano solo alla seggiola”: non è vero un cazzo. La differenza tra la maggior parte degli uomini della sinistra e la maggior parte di quelli della destra non mi è mai sfuggita: qualunquista non lo sono mai stato. Allora? Quale era quella cosa che ad un certo punto ha cominciato a farmi nauseare della politica? C’è voluto un po’, ma alla fine l’ho capito. Quello che mi respingeva non erano le persone: era il sistema. E non il sistema dei partiti, quello delle correnti o quello di chissà quale altra iattura politica. Quello che mi respingeva era proprio la politica così com’è concepita oggi. La democrazia. Niente panico. Non è che mi sono innamorato della dittatura. Quella è ancora peggio. No, la cosa che non sopportavo più era il fatto che ci dovesse essere una maggioranza che decide ed una minoranza che subisce, grandi o piccole che siano l’una o l’altra. Non sopportavo più l’idea di rappresentatività. Ho cominciato ad avere voglia di partecipazione, di coinvolgimento. Nessuno ti coinvolge in niente, in questo sistema qui. Ti chiedono il voto, glielo dai, arrivederci e grazie. Oppure non glielo dai, e al governo ci vanno quelli che magari non hai neppure votato. E decidono per te (oddio, il più delle volte decidono per sè, ma vabbè)! Decidono quello che posso e non posso fare, senza che io possa metterci bocca. Pare che sia la democrazia rappresentativa. E’ così che funziona, dice. Tu deleghi, e loro comandano. Ora, forse sarà il sistema migliore partorito fino ad oggi, ma resta il fatto che a me non piace essere comandato. E non è ribellismo, eh? Il ribellismo di certi giovini borghesi di oggi, molti dei quali tenutari pure di blog, mi fa abbastanza sorridere. Chiacchiere e distintivo, direbbe Coso. No, io sono per le cose semplici: semplicemente non mi piace che non sia io stesso a prendere le decisioni che mi riguardano. Anzi, no, che detta così sembra che abbia velleità da dittatore (perchè per ipotesi a me potrebbe anche piacere stuprare ogni essere vivente, cosa che ai dittatori piace moltissimo, e questo non mi dovrebbe essere permesso). Riformulo: non mi piace che si invada la mia libertà dall’alto; voglio essere io a modulare la mia libertà sulla base di quella degli altri esseri umani, dopo essermi confrontato con loro. Non voglio che altri mi impongano le loro idee sottoforma di legge; neppure se sono stato io a votarlo. Specie se le leggi sono usate sempre e solo affinchè il forte continui a dominare il debole. Nessuno ha il diritto di impormela, la propria libertà; tutti hanno il diritto di definire le proprie libertà discutendole anche con me. Dice: “eh, ma questo non accadrà mai. E’ una cosa impraticabile. Non si può fare”. E’ probabile. Fino a duecento anni fa sembravano utopie anche gli stati repubblicani, eppure oggi ci sono. Io spero che si arrivi presto anche all’anarchia2 che sarà pure utopia (scusate la rima), ma è comunque migliore dell’immondezzaio reale che mi si presenta davanti agli occhi tutti i giorni. Non credo più nella politica “del fare”: nessuno di quelli che ti viene a chiedere il voto fa mai niente per gli altri. Mai. O comunque, nel migliore dei casi, fa troppo poco. Il mondo va cambiato alla radice e andando di questo passo non capiterà mai. Dopo aver pensato tutto questo (e sono anni che vado avanti a rimuginare la cosa), non potendomi più affidare agli uomini (perchè sono cambiato io o sono cambiati loro, non lo so), mi rifugio nell’Idea (non nell’Ikea: nell’Idea). Voi, alle prossime elezioni, che a sentire Mastella sono molto vicine, divertitevi. E ricordatevi: fotografare la scheda elettorale mentre si vota è reato, anche se ci avete scritto “puppatemi la fava” e lo volete far vedere agli amici.

P.S.

spero che questo, per un po’, sia l’ultimo post incazzoso/serio/autoreferenziale. Non è che mi diverta, a fare il tribuno. Si tratta di cose che dovevo fissare da qualche parte, per rimuginarci su. Fate conto che non abbia scritto niente. Anche perchè poi le cose importanti sono altre, tipo che Carla Bruni ha detto che il matrimonio con Sarkozy non c’è stato e io, sinceramente, ci sono rimasto davvero di merda.

  1. questo non toglie che a me personaggi come Mastella farebbero orrore anche se fossi un prete, per dire []
  2. Non abbiate paura (sembrò Gesù). Non sono uno che va in giro a mettere bombe. L’anarchia non è il caos. Oggi, a forza di terrorismi vari, l’hanno fatta diventare una brutta parola, anarchia, ma non è così. Anarchia non significa “assenza di ordine”, ma “assenza di governo”. E’ un’altra cosa, senza nessuna accezione negativa. Gli anarchici non sono per il caos. Quello piace solo a chi va nei centri commerciali al sabato pomeriggio. Ma è un discorso lungo. Se vi interessa approfondire, leggete “L’anarchia” di Errico Malatesta, oppure cominciate andando qui. []

  • Commento di irene/ 23 gennaio 2008

    Anch’io.
    Per la storia del matrimonio, intendo.

    Continuo a dire che per comprendere l’idea e la pratica anarchica, nulla di meglio di un romanzo di fantascienza (“Quelli di Anarres” di Ursula K. Le Guin) e un fumetto (“V per Vendetta” di Alan Moore e David Lloyd).

  • Commento di patty/ 23 gennaio 2008

    hai ragione su tutto. sul ribellismo, in particolare, di certe menti che si sentono alte e che praticano l’indignamento. io insisto: scappare all’estero prima d’esser ingoiati.

  • Commento di Ted/ 23 gennaio 2008

    Quoto V x Vendetta di Irene.

    Alla bibliografia in calce, aggiungo Bakunin e De Andrè, se mi consenti.

  • Paolo Nori (chiedo scusa, eh, se mi vien da citare paolo nori) diceva qualche tempo fa “Insomma quel libro lì di Ourednik, Istante propizio, 1855, la prima parte uno si convince, se è uno che un po’ predisposto, che l’unica forma di organizzazione sociale che ha qualche speranza di essere giusta e di produrre dei risultati come si deve non è né la democrazia, né l’autocrazia, né l’oligarchia, né la plutocrazia, né la partitocrazia, né la burocrazia, è l’anarchia. Dopo, nella seconda parte del libro, uno si accorge che l’anarchia, è impossibile. Che è una cosa che secondo me, prende l’anarchia proprio nel suo significato più intimo, per come la capisco io, di unica soluzione possibile, bellissima e liberatoria, ma destinata a fallire. L’anarchia, secondo me, ha sotto un’idea, che l’uomo è buono, e ogni sconfitta dell’anarchia, secondo me, è una sconfitta di questa idea, che l’uomo è buono, e tutti i giorni in tutto il mondo quel che succede, secondo me, non c’è altro che delle sconfitte dell’anarchia. Ogni movimento in direzione dell’anarchia, secondo me, è un movimento che nella sua essenza, fin dall’inizio, è votato alla sconfitta.”

    io sono un po’ tristemente e anche un po’ anarchicamente d’accordo, con questo pezzo qui

    (faccio notare poi che ted ha scritto “se mi consenti”, non lo riconosco più, quel ragazzo) :-)

  • o Sauro, o come fai ad avere straragione du’ volte in du’ giorni?

    ci toccherà scrive’ il manifesto dei rivoluzionari per forza e anche un po’ loro malgrado. perché a me il discorso “piis en lov” mi garberebbe parecchio, ma ‘un s’arriva da punte parti.

    sulla libertà mi verrebbe da citare Gaber e anche l’ultimo Guccini, ma non lo fo perché poi mi danno della vecchia. comunque m’hai fatto venì voglia di riascoltà “la locomotiva”, ma invece d’alzà il pugno mi verrebbe da farlo roteà per benino e fa’ entrà un po’ di gente in un giro di schiaffi. foss’anche solo pe’ sfogassi.

  • Commento di Sauro/ 23 gennaio 2008

    Irene: grazie per il titolo del libro, che non conoscevo. Quanto al matrimonio, non disperiamo: prima o poi Carla ce la farà. L’amore trionfa sempre.

    Patty: ma all’estero come funziona? Meglio che da noi? No, perchè non mi risultava che in Grecia ci fosse l’anarchia :-D

    Ted: hai appena sfondato una porta aperta. Bakunin non l’ho citato perchè avevo paura di risultare intellettuale, mentre ho omesso De Andrè perchè sennò poi dicono che parlo sempre delle stesse cose (il che, tra l’altro, è pure vero: i miei argomenti sono 1) dire male dei preti; 2) Led Zeppelin; 3) De Andrè; 4) qualche romanzaccio giallo. Fine)

    Francesco: ma lo sai che questa citazione di Paolo Nori l’avevo già letta? Non ricordo dove, ma ce l’ho scolpita nel cervello. Anche io sono d’accordo con lui: l’anarchia, probabilmente, è destinata a non venire mai alla luce. Io però continuo a crederci. Le cose belle non sono mai facili…

    Chiara, non me lo so spiegare neppure io. La cosa che ho avuto due volte ragione in due giorni, voglio dire. Non sarò mica diventato papa? Sai, quelli so’ infallibili.

  • io, sarà la stanchezza, nella tua idea ci vedo più che dell’anarchia un bel turboneoliberismo: “meno leggi, meno stato, più privato” ;-)

  • Commento di patty/ 23 gennaio 2008

    o invece si che c’e', ognuno fa un po’ come gli pare. il fatto e’ questo: ci son talmente tante regole regoline inghippi burocratici che alla fine fare come si vuole e’ piu’ comodo per tutti.

  • Commento di Sauro/ 23 gennaio 2008

    Bloggointestinale: “più privato”? “Turboneoliberismo”? Davvero si evince questo? Praticamente l’opposto di quello che volevo dire. No, allora mi sa che ero stanco io mentre lo scrivevo, il post :-D
    Comunque, seriamente: meno Stato, sì, secondo la dottrina anarchica: meno leggi, sì, se si intendono le leggi calate dall’alto, quelle dell’entità Stato, quelle “verticali”; benvenute invece le leggi “orizzontali”, quelle nate dall’accordo tra soggetti liberi ed uguali e direttamente coinvolti nella negoziazione, secondo la dottrina anarchica. Quanto al privato… il privato è il MALE. Il liberismo è il MALE. Il capitalismo è il MALE. E spero che adesso si capisca :-)

    Patty: eh, certo che voi bizantini… come siete sottili, oh! Fare un monte di leggi per non seguirne alcuna… potresti fare la parlamentare :-)

  • Commento di TedC/ 23 gennaio 2008

    La cattiveria è figlia delle istituzioni, senza leggi cresce solidarietà (cit.)

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