Letture

I guerrieri della notte (il libro)

di , gennaio 14th, 2008

Chiarimoci subito: il libro ha ben poco a che fare col film. Qualcosa sapevo, ma quando me ne sono reso conto sul serio devo dire che un pochino ci sono rimasto male. Poi sono andato avanti a leggere, e questo è il responso critico: il libro ha ben poco a che fare col film, ma è comunque un bel libro.
Dando per scontato che il film lo abbiano visto un po’ tutti, vado con le differenze principali (occhio agli spoiler, se a qualcuno interessano):

1) I Warriors sono tutti di colore (poco male, anche se manca la caratterizzazione interna dei tipi appartenenti alla banda, dove non c’è un Guerriero uguale all’altro, neppure fisicamente);
2) Il capo carismatico (in pectore) di tutte le bande non si chiama Cyrus, ma Ismael, e soprattutto non è ucciso dal capo dei Rogues, quello che nel film è un po’ schizzato, ma dalla polizia;
3) Nessuno incolpa i Warriors di aver ucciso Ismael: quindi per tutto il libro non li insegue nessuno (!). Una delle cose più belle del film, la “sfilata” degli eserciti nemici, con i colori e le uniformi, quindi, non c’è;
4) I Warriors sono dei veri bastardi. Voglio dire, nel film non lo sono mica: sono dei guerrieri cazzutissimi (quasi tutti) che combattono con lealtà e coraggio per tornare a casa. Qui, invece, durante la strada del ritorno, i Warriors stuprano una ragazzina (semi-consensualmente), provano a farlo anche con una vecchia (che li prende a ciaffoni! Poveri ragazzi), uccidono uno che passava di lì perchè li aveva guardati male.
5) (la cosa più grave) Le uniformi della gang non sono i meravigliosi gilet di pelle del film: no, i Warriors vanno invece in giro vestiti praticamente come Michael Jacson in Billie Jean. Ma ditemi voi.

Detto questo, lo ripeto, il libro è un bel libro. Del resto, leggere un libro volendo per forza fare il confronto col film che ne hanno tratto è una cazzata. Ed ecco quindi spiegato il motivo per cui io l’ho fatto: faccio un monte di cazzate, parecchie al giorno. Minimo tre nell’arco delle ventiquattr’ore, diciamo. Sol Yurick, autore del romanzo, è stata una piacevole scoperta. Da approfondire. Scrive bene: pochi fronzoli, pochi voli pindarici, molta sostanza e molta realtà plausibile (almeno in questo libro qui). Una storia minima, con molti personaggi, portata avanti molto bene, con misura. Spesso, nelle storie collettive, quando la “camera” si sposta da un carattere all’altro, il cedimento del ritmo narrativo è dietro l’angolo; qui non c’è traccia di cedimenti. Non c’è traccia neanche dei picchi del genio, ma chissenefrega. Il libro si fa leggere, e in più di un’occasione riesce a tenerti occupato per vedere cosa succede nella pagina dopo. Non vedo cosa chiedere di più ad un libro. Insomma, arrivato alla fine, sono stato contento di averlo letto. Ciao, saluto tutti quelli che mi conoscono.

  • Commento di peterpanico/ 14 gennaio 2008

    Il Filme me lo sono rivisto la settimana prima di Natale,con mia figlia e il suo ragazzo,( non sapevano neanche che esisteva)
    l’ho scaricato in un impeto di rimembranza,la cosa che mi è piaciuta di più è stato “In the city ” di Joe Walsh….
    sarà un segnaccio? :-(
    A quel tempo mi era piaciuto,ma è stato tanti anni fa…ora sinceramente mi fa un pò tenerezza.

  • Commento di TedC/ 14 gennaio 2008

    E’ BELLISSIMO!

  • Commento di Sauro/ 15 gennaio 2008

    Peter: questo? Mi piglia bene anche a me :-)

    Ted: cos’è bellissimo? Il libro o il film?

  • Commento di TedC/ 15 gennaio 2008

    Il film, Sauro. Il libro non l’ho letto. Lo sai che non so leggere.

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