Je suì tornè: reportage da Parigi.
Io mi picco, parlando in pubblico, di impormi come illuminista, uno che crede nella ragione e solo in quella, e di conseguenza in tutto ciò che è scientifico e scientificamente provato: cazzate. E che sia una cazzata lo dimostra il fatto che sia di nuovo caduto in un errore che già altre volte avevo commesso, un errore illogico e irrazionale. Ebbene sì, ho preso un’altra volta uno di quei cosi di acciaio, alluminio, plastica e gommapiuma. Sapete, quelli che inizialmente sono a terra e sembrano grandi uccelli (perchè hanno le ali, non pensate male) e sono fermi; poi ci sale sopra la gente e quelli cominciano a muoversi, e non è che si muovono a terra (non solo): no, quelli volano! Sì, VO-LA-NO, avete capito bene. Naturalmente, come un simile prodigio possa avvenire nessuno lo sa. Io, di mio, ci vedo lo zampino del demonio. Altrimenti non si spiega. E ci sono salito sopra un’altra volta! Pensate, ci sono salito sopra a Pisa e questo coso di ferro mi ha portato fino a Parigi! Ma cosa cazzo c’avevo nella testa? Il comunismo? E non è finita qui. No, perchè una volta atterrato in terra di Francia non è che me ne sono intelligentemente tornato a casa a piedi, no: macchè, ho ripreso un’altra volta uno di quei cosi! E ho fatto anche la fila per salirci sopra! Avete capito che razza di testa di minchia? Ma vi rendete conto? Ho sfidato le leggi della fisica, della termodinamica e delle Sacre Scritture, tutte insieme. Che Coso mi perdoni. Comunque, via, l’importante è che sia qui per raccontarlo, e che le hostess fossero carine. E, a parte una che sembrava la moglie del capo-villaggio di Asterix, erano tutte passabili.
La prima cosa che mi ha colpito della Francia, mi ha colpito perchè dormivo. Mi spiego: il tragitto dall’aeroporto al centro di Parigi l’ho fatto in autobus. Ad un certo punto, sul pullman, ero talmente stanco che mi sono addormentato (vorrei vedere voi a fare tutto il tragitto Pisa-Parigi rannicchiato in posizione fetale nella cabina di pilotaggio, implorando coi lacrimoni agli occhi il capitano di tornare giù, ecco, vorrei vedere voi se non vi stancate). Ho appoggiato la testa al vetro e mi sono abbioccato. Poi ho cominciato ad aprire un occhio, mezzo rincoglionito dal sonno, e ho visto una cosa che di maraviglia mi ha riempito il cuor: ho visto che nella corsia autostradale dove stavo io, in direzione Parigi, c’erano solo auto con la targa gialla. E fin qui, passi. Ma poi ho guardato di là, nella corsia opposta, e ho visto che essa (la corsia) era percorsa SOLAMENTE DA AUTO CON LA TARGA BIANCA. Ho pensato: “Boia dè, questi francesi come sono organizzati: per andare verso Parigi devi avere la targa gialla, sennò non puoi entrare e ti rimandano indietro. Altro che targhe alterne! E che spirito civico: se vuoi andare a Parigi, targa gialla, sennò, raus! A casa! Così si fanno rispettare le leggi, mica come in Italia”. Allora ho esternato questo profonda riflessione alla persona che era accanto a me sul sedile. La persona, dopo avermi ascoltato, mi ha detto:
- Vai, torna a dormi’, o rincoglionito: c’hanno la targa bianca davanti e gialla didietro, popo’ di brodo…
Quando mi sono svegliato ero fresco e rincoglionito riposato, pronto per una nuova avventura in terra straniera. Una delle prime cose che ho fatto, tanto per prendere confidenza con i barbari transalpini, è stata quella di salire su una sedia di un bar e proclamare ad alta voce una frase che mi ero imparato a memoria:
- Bongiur, ge m’appel Saurò e je sui un sciampion du mond: vu comm siet arrivè? Second? Terz? Vabbè, daì, second muà l’important è partecipè. Non ve l’ha prendè pà, mes amì! Oppur, se propriò vu’ volè prendervelà, prendetevelà nel cul…
E loro non se la sono presa, ma credo che sia per via che mi hanno abbattuto quelli che erano con me sull’autobus, oppure per via della mia pronuncia: mi hanno detto che se non parli bene il francese, i francesi non ti considerano proprio. Confermo.
Allora, parigi. Parigi è piena di cose da vedere: bionde, more, alte, basse, in pantaloni, in minigon… eh? Come? Sì vabbè, quello è vero, ci sono anche parecchie chiese, monumenti, statute (di statue c’è pieno, davvero) però, voglio dire, ci sono anche le bionde, le more, nordiche, orientali, nere, nerine, nerissime, caffellatte, tutti i colori. Ecco, a Parigi, una cosa che mi ha fatto piacere, è stata questa qui: ci sono essere umani di tutte le razze, e tutti fanno tutti i lavori. Vedi persone di colore vestite di tutto punto, elegantissime, che se ne vanno in giro con lo scooter da ottomila euro, e due metri più in là vedi il biondo nibelungo che pulisce la strada o imbianca un muro; poi fai dieci metri e vedi il contrario. E anche per i barboni vale la stessa cosa: sono di tutti i colori. Tutti, che abbiano gli occhi a mandorla, la pelle nera o le pupille azzurre, fanno tutto con tutti, parlano di tutto con tutti, siedono accanto a tutti, mandano affanculo tutti. Da questo punto di vista sono molto più avanti di noi, più integrati e normalizzati. Del resto sono anche partiti prima, con il mescolamento razziale, e non hanno neanche Calderoli, cosa che aiuta a mescolarsi non poco (perlomeno, i neri saranno più invogliati a mescolarsi con i bianchi, visto che ignorano che Calderoli sia bianco, e soprattutto ignorano chi sia).
Dicevo dei monumenti. Per vederne il più possibile e poi poter dire che li avevo visti (soprattutto sul blog), ho fatto più chilometri in due giorni che un lupo siberiano in una vita. Maremma cane, quanto ho camminato! E a che passo, poi! Sembravo un testimone di Geova con una muta di tigri alle chiappe: uno scemo col cappotino e la borsina che cammina ad una media di 30 km all’ora. Una delle cose che più mi ha deluso è stata la Tour Eiffel. Sì, è lunga, ma dè, pare un traliccio del Monte Serra. Io spero almeno che serva come antenna televisiva a tutta la città, sennò davvero non si spiega perchè l’abbiano costruita. Ho visto ripetitori della Omnitel più bellini. Questo, di giorno; di notte è tutta illuminata, a volte con un curioso effetto albero di Natale ad intermittenza, e questo crea tutt’altra atmosfera. La si vede da tutte le parti, e poi c’è questo faro, che gira e gira, e mi ha fatto sentire come Frodo e Sam, quando l’occhio di Sauron li cerca dalla Torre Oscura (se non avete visto il film, questa non la capite)(e neppure se avete visto il film e siete un po’ teste di minchia). Notre Dame è molto bella. Fuori, ma soprattutto dentro. Ho avuto la fortuna di capitarci di domenica, mentre c’era una funzione: devo ammettere che l’organo, sparato a tutto volume per quelle volte gotiche, buie e sinistre come la vecchia sede del PCI (questa ha due chiavi di lettura) fa il suo porco effetto. Secondo me Notre Dame è il posto perfetto per giocare a Dungeons & Dragons, ecco, magari con la colonna sonora di Eyes Wide Shut come sottofondo. Mente malata? Parliamone. Bella anche la Chiesa del Sacro Cuore, sebbene a Notre Dame non leghi neppure le scarpe. Però da lassù si vede tutta Parigi, ed davvero è un bel vedere. Stranamente, da lì che si vede tutto, non si vede la torre Eiffel, che di solito si vede anche dalla metropolitana. Mah, questi francesi, come so’ strani. Mi è piaciuto parecchio il quartiere degli artisti, Montmartre. Effettivamente si respira un’aria particolare, e non fai nessuna fatica a immaginarteli zompettare intorno, quei pittori perdigiorno che ci hanno vissuto. Un bel posto. Peccato per tutti i ritrattisti che, ogni due passi, ti chiedono se vuoi farti fare il ritratto. Li ho trovati molto molesti, chissà che il sindaco di Parigi non lo venga a sapere ed emetta un ordinanza per condurli in ceppi alla Bastiglia. O fateli ai secondini, i ritratti, popo’ di cacacazzi. Altro che lavavetri. La vera piaga di Parigi sono i ritrattisti, hai voglia a di’. Il Louvre: il Louvre è più grande della città dove abito io, per dire (e nella foto se ne vede solo un pezzettino dell’area superiore). Non finisce mai, e pensate che io l’ho visto solo da fuori. Mi è dispiaciuto non entrarci, ma se vedevo quello non vedevo Parigi, perchè non è che mi ci ero trasferito per sempre, in Francia. Ho dovuto scegliere. Sarà per la prossima volta, o sarà per quando ci restituiranno tutti i tesori che i cugini ci hanno fregato. Quindi, a meno che Rutelli, in qualità di ministro dei beni culturali (che è come dire Malgioglio ministro dell’eterosessualità), non dichiari immediatamente guerra alla Francia per avere indietro la Gioconda, mi sa a me che io i tesori del Louvre me li guardo la prossima volta che ci torno, a Parigi.
L’Arco di Trionfo è un coso di marmo, enorme, meno pacchiano del Vittoriano a Roma, sebbene abbia più o meno lo stesso impiego: ricordare pomposamente ai francesi che in passato ci sono state delle guerre, dove è morta della gente. I motivi per cui questa gente è morta, o per cui questa gente ha ammazzato dell’altra gente, sull’Arco di Trionfo non c’erano scritti, e mi pare che non ci siano neppure sul Vittoriano. Nel frattempo la gente è morta, e tanti saluti. Poi, le statue le fanno ai Generali, che magari alla fine della guerra erano tra i pochi rimasti vivi. Mah. Comunque, via, Parigi è una bellissima città. Molto belli i palazzi antichi, molto caratteristici. Noi non ce li abbiamo, i palazzi così. Non così tanti, almeno. Effettivamente si tratta di una città molto romantica e artisticheggiante, dall’aria bohemienne. Carina per ambientarci un film con Johnny Depp, ecco. Alcune notizie in ordine sparso.
- Non sapevo che a Parigi ci fosse la stagione delle piogge, e che fosse iniziata non appena sono atterrato io.
- La tomba di Jim Morrison, al cimitero di Pere Lachaise, fa abbastanza tristezza. Quella di mia nonna, a Orciatico, è più bellina. Voglio dire, non è neanche come si vede alla fine del film… il cimitero, va detto, ha comunque un certo fascino (sebbene quello ebraico di Praga sia diecimila volte più impressionante).
- Belleville è proprio come la racconta Pennac: multicolore e multiodore.
- Il mio albergo non era vicinissimo al centro: pensate, cinqucento metri più a nord e avrei visto la Manica. Sarà per un’altra volta.
- La metropolitana non è incasinata come mi avevavo detto, nonostante le sue 12 linee 12. Credo di averla presa cinquanta volte in tre giorni. Certi spifferi che non vi dico.
- Ho comprato un libro di Manchette, quello che pare non venga tradotto in italiano. Tra due anni, quando avrò capito cosa cazzo c’è scritto sopra, vi dirò com’è.

La tomba di Morrison è stata rifatta, io l’ho vista quella originale (devo anche avere una fotografia scattata nel lontano 1993), non che quella fosse migliore, sempre tombe sono.
adesso non è che tutto un post bello e tutto quanto per una mancanza va che viene ridotto. No, il post è bello molto bello. Simpatico, anche. Però la metropolitana a Parigi le linee sono 14, non 12, via. Lo sanno tutti.
E la 14 non la guida nessuno.
sicche’ lei ha sfidato Coso e la legge di newton. io a suo tempo non fui tanto temeraria ma le assicuro che a dormire all’ultimo piano della cuccetta di un treno si ha come l’impressione che il deragliamento sia inevitabile. per questo ora vivo all’estero e mi son tolta il pensiero.
Giovanotto,
Parigi val bene una messa!
Che città…!
Mi ricordo quando, nel ‘57, per il gran Galà di fine anno della Repubblica francese, io, Charles Aznavour, Jean Gabin e Luciano Steregoni organizzammo uno scherzetto al Generale De Gaulle mettendogli una fortissima dose di guttalax nell’omelette: uno spasso!!!
Il generale spetacchiava come una caffettiera!
Ah, ah!!!
Parbleu!!!
cordialmente,
cav. Marcello Stacchia
ge vodrè vouz dir che ge me suì bien amusè en lisa votre post.
Sauro, ma lo sai che io ti immaginavo con la faccia da coglione, e ora che ti ho visto in foto, invece, mi rendo conto che hai proprio la faccia da coglione?
Eh, Marchino, sempre tombe sono… vallo a dire a Teodorico, o a Lenin… o a Berlusconi, anche. E’ gente che ci tiene, eh?
Jokerulez, 12, 14, 13… da quando in qua la matematica è diventata una cosa precisa?
Patty, ma come hai fatto ad andare in Grecia in treno? Hai fatto il salto dalla Puglia?
Cavaliere, ma lo sa che il suo scherzo al generale De Gaulle se lo ricordano ancora? Appena dicevo che ero italiano era tutto un “Materazzi, spaghetti, mandolino, Cav. Stacchia, Steregoni, Guttalax, De Gaulle…”
Mario, ma chi è “Lisa”? Una francese?
Ted, ti ho deluso? Testa di minchia…
mah… io non capisco perché i francesi, con tutto quello che dovrebbero restituirci veramente, dovrebbero darci la monna lisa…
(è proprio vero, perle ai porci… :p)
ci andai con la nave come una giovine Ulissa. ma certo, anche la nave ha i suoi problemi
Maia, cosa ci dovrebbero restituire, i francesi?
Patty, novella Ulissa, diecimila volte meglio la nave dell’aereo: a nuotare ho imparato da piccino, a volare ancora no
“Non sapevo che a Parigi ci fosse la stagione delle piogge”: ti è andata bene che non hai trovato la stagione degli scioperi – io ci ho trascorso un weekend ad ottobre e c’era lo sciopero dei mezzi pubblici t-u-t-t-o i-l w-e-e-k-e-n-d
insomma, non si può avere tutto. poi dicono di noi italiani che stiamo sempre a scioperare.
Beh, Astrid, lo sai che mestiere faccio (tra gli altri)? Il sindacalista. Ti sei chiesta il motivo per cui in Francia prima di fare sciopero hanno aspettato che io tornassi in Italia? Li ho tenuti a bada io. Poi, prima di andarmene, ho detto: “al mio segnale (che vi darò quando mi sarò levato di culo e sarò a Pisa), scatenate l’inferno”.
ciao!! mi son perso qualche puntata, sigh. ma ti volevo dire. di certo lo sai già. ma io non me lo ricordo se lo sai già. però entrando in libreria ho visto questo:
http://www.fanucci.it/scheda.asp?i=978-88-347-1343-3
ed ho pensato a te;-)
ciauz;-)
ndr
CAPOLAVORO (il film, il libro non so)!
Accidenti…a Parigi…in aereo…a 99 Centi….:-(
Io ci sono sempre andato in treno….da viareggio…du’ palle…vagonacci leti….un freddo (d’inverno)…trentanni fa circa…bèmmitempi….però si “raccattava” di brutto…fighette straniere…la chitarra du’ canne e via….
Vabèh….
“…volevo essere un tuffatore…per rinascere ogni volta dall’acqua all’aariaaaaaaaaa…..”
Flavio Giurato (Il tuffatore)
P.S.
sono capitato qui per caso seguendo le tracce di vecchie foto dei pinkfloyd ed ho letto tutto quel post lì…mi sono pisciato addosso dalle risate…W la costa Oveste
Andreone! Sì, sapevo del libro e non vedo l’ora di averlo tra le mani. Poi farà anche schifo, il libro, ma per me sarà come un cerchio che si chiude.
Ted, del libro nessuno sa praticamente niente, o quasi (almeno in Italia. Bisogna essere piuttosto in su con l’età per averlo letto. Per dire, su Anobii ce l’ha un utente solo). So che ci sono alcune differenze rispetto al film: ad esempio la banda dei Guerrieri è composta solamente da ragazzi di colore. Vedremo, eh?
Peterpanico: Parigi ANDATA E RITORNO a 99 centesimi… neanche gli scafisti. E vorrei anche vedere che uno di Viareggio parteggiasse per la costa Est!
[...] niente, sono stato quattro giorni a Londra, e quindi mi sarebbe piaciuto fare un post tipo questo, o questo, o quello su Barcellona che andò perso quando trasmigrai da Splinder a Wordpress, nel [...]