Il sangue degli altri.
E’ da un po’ di tempo che qui dentro non si parla di libri (magari si parla di recensioni di libri, ma NON di libri). Il motivo è da ricercarsi nel fatto che non ho tempo di leggere altre cose che non siano mastodontici manuali di storia o immondi pappiè pieni zeppi di frasi tipo “previo conseguimento della Certficazione SA8000″ o “Sistema di gestione ambientale operativo e conforme alla norma UNI EN ISO 14001 ed. 2004″.
Oggi posso fare un’eccezione, perchè il libro di cui parlerò l’ho letto diverso tempo fa, e soprattutto perchè (tenetevi forte) l’ho letto QUANDO ANCORA NON ERA STATO STAMPATO MA ERA, COME SI SUOL DIRE, IN BOZZE. Questo (non che ce ne fosse stato bisogno, ma la gente è CATTIVA & INVIDIOSA, e non si fida) dimostra definitivamente una cosa che io sostengo da molto tempo (almeno da giovedì, se non prima): in fatto di libri sono un seguito e temutissimo critico letterario, un vero opinion leader, con una grande preparazione tecnico-culturale, capace con un solo giudizio di stroncare la carriera di un qualsiasi scrittore (o di elevarla al settimo cielo, se lo scrittore ci tiene e ha tanti soldi da buttare via). Il fatto che poi, cosa c’entra, l’autore del libro di cui parlerò sia un amico che una volta, invece dell’allegato Word con la quotidiana sequela di offese, mi mandò per sbaglio un file con il romanzo, beh, non vuol dire assolutamente nulla. Così come non vuol dire niente il fatto che subito dopo mi fece scrivere dall’avvocato intimandomi di dimenticare immediatamente il contenuto del file e di non parlarne mai in pubblico, pena una causa milionaria che avrebbe previsto persino il mio confino in un capannone della zona industriale di Santa Croce Sull’Arno, il luogo più brutto della Toscana: son cose che tra amici si fanno. Basta guardare Luttazzi e Berlusconi, voglio dire.
L’autore in questione si chiama Antonio Pagliaro, ha un blog che si chiama Xantology e ha scritto un libro che si chiama “Il sangue degli altri“. La storia, cari bambini, è piuttosto seria, nel senso che parla di criminalità organizzata, politica corrotta, questione cecena. Quindi, in altre parole, parla della realtà (purtroppamente). E da questo si evince, per la proprietà transitiva, che al momento la realtà sia cosa piuttosto seria e impegnativa, diciamo. Si tratta di un poliziesco: non un noir, non un giallo, non un thriller. Un poliziesco. Un’indagine concreta, credibile, portata avanti con tenacia dal giornalista Corrado Lo Coco, spirito inquieto e grande testardaggine. La storia inizia in Cecenia, ed inizia in un modo molto crudo: lo stupro di una giovane ragazza da parte di alcuni militari russi. Cinque anni dopo, a Palermo, Lo Coco sta indagando sull’apertura di alcune case da gioco in Sicilia. Il direttore della società che doveva aprire i casinò viene però ucciso, così come viene ucciso, nel bar dove lavora la ragazza di Lo Coco, un uomo proveniente dall’Est. Qui comincia l’indagine del giornalista, portata avanti quasi per pura curiosità. Un’indagine che lo porterà ad incrociare la propria vita con quelle di criminali italiani ed est-europei, con alcuni risoluti guerriglieri ceceni e con qualche odioso politico siciliano. L’ho già detto: molti temi sono toccati nella storia. Su tutti, ci sono la questione cecena e la questione dell’intreccio politico-criminale in Sicilia. Due temi molto cari ad Antonio (basta vedere quello di cui scrive sul blog); due temi ai quali si è appassionato, perchè li vive in prima persona. E questa passione, dal libro, traspare tutta.
Lo stile con cui il libro è scritto mi ha piacevolmente sorpreso. Ha una maturità che forse non hanno tutti gli esordienti. Antonio, per sua stessa ammissione, è un convinto manchettiano e questo si vede. Il romanzo è infatti scritto con una certa asciuttezza, con la giusta asciuttezza, direi, e chi conosce i miei gusti letterari sa quanto io ci tenga, all’asciuttezza (che parola ridicola, “asciuttezza”). In alcuni passaggi, davvero, non c’è una parola di troppo o una di meno. La sequenza iniziale, quella tremenda con cui il libro si apre, è quanto di più simile a Manchette mi sia capitato di leggere che non sia stato scritto dallo stesso Manchette. E ce n’è anche un’altra, quella in cui assistiamo ad un posto di blocco da parte di due finanzieri. Molto manchettiana anche quella. E non è che sto accusando Antonio di plagio: dal mio punto di vista, gli sto facendo un signor complimento. Oltre allo stile conciso, ho apprezzato anche un’altra cosa: il sense of humor. Il libro ne è pervaso. Avete presente le barzellette di Totti? Ecco, uguale. Ci si diverte e ci si indigna, col sangue degli altri.

Ehm. Io non dico nulla. Lo so, ma non dico nulla.
[...] Novembre 12, 2007 a 11:15 am · Archiviato in romanzo “Lo stile con cui il libro è scritto mi ha piacevolmente sorpreso. Ha una maturità che forse non hanno tutti gli esordienti. Antonio, per sua stessa ammissione, è un convinto manchettiano e questo si vede. Il romanzo è infatti scritto con una certa asciuttezza, con la giusta asciuttezza, direi, e chi conosce i miei gusti letterari sa quanto io ci tenga, all’asciuttezza (che parola ridicola, “asciuttezza”). In alcuni passaggi, davvero, non c’è una parola di troppo o una di meno. La sequenza iniziale, quella tremenda con cui il libro si apre, è quanto di più simile a Manchette mi sia capitato di leggere che non sia stato scritto dallo stesso Manchette. E ce n’è anche un’altra, quella in cui assistiamo ad un posto di blocco da parte di due finanzieri. Molto manchettiana anche quella. E non è che sto accusando Antonio di plagio: dal mio punto di vista, gli sto facendo un signor complimento. Oltre allo stile conciso, ho apprezzato anche un’altra cosa: il sense of humor. Il libro ne è pervaso. Avete presente le barzellette di Totti? Ecco, uguale. Ci si diverte e ci si indigna, col sangue degli altri.” Sauro Sandroni (leggi tutto sul suo blog) [...]
[...] Novembre 12, 2007 a 7:15 am · Archiviato in romanzo “Lo stile con cui il libro è scritto mi ha piacevolmente sorpreso. Ha una maturità che forse non hanno tutti gli esordienti. Antonio, per sua stessa ammissione, è un convinto manchettiano e questo si vede. Il romanzo è infatti scritto con una certa asciuttezza, con la giusta asciuttezza, direi, e chi conosce i miei gusti letterari sa quanto io ci tenga, all’asciuttezza (che parola ridicola, “asciuttezza”). In alcuni passaggi, davvero, non c’è una parola di troppo o una di meno. La sequenza iniziale, quella tremenda con cui il libro si apre, è quanto di più simile a Manchette mi sia capitato di leggere che non sia stato scritto dallo stesso Manchette. E ce n’è anche un’altra, quella in cui assistiamo ad un posto di blocco da parte di due finanzieri. Molto manchettiana anche quella. E non è che sto accusando Antonio di plagio: dal mio punto di vista, gli sto facendo un signor complimento. Oltre allo stile conciso, ho apprezzato anche un’altra cosa: il sense of humor. Il libro ne è pervaso. Avete presente le barzellette di Totti? Ecco, uguale. Ci si diverte e ci si indigna, col sangue degli altri.” Sauro Sandroni (leggi tutto sul suo blog) [...]
Da tener d’occhio, infatti.
Ted, te non dici nulla perchè sei omertoso. Oppure non dici nulla perchè sai di non sapere?
Da tenere d’occhio, Christian? Infatti è così, lo tengono d’occhio: polizia e carabinieri.
e servizi segreti russi, naturalmente.
Ma signor Sandroni, come fa lei ad affermare che io avrei scritto un poliziesco quando non c’è nemmeno un poliziotto, ma nemmeno di passaggio?
Perché non capisce una fava. E’ il più grande esperto di noir, non di polizieschi.
vuoi dire che non c’è nemmeno piedone lo sbirro?
allora non mi interessa…
però c’è una magistrata fimmina un po’ scema
oh, la magistrata fimmina è il mio personaggio preferito, ‘ttenti a come parlate
Oh, trattasi di polizesco in quanto c’è indagine, non in quanto c’è polizia… Dè’, ‘un ho capito, se non ci sono i poliziotti non può essere poliziesco? I romanzi con i carabinieri cosa sono? Carabiniereschi? E quelli con i finanzieri? Finanziereschi? E con i vigili urbani? Vigiliurbaneschi? E quelli con la capitaneria di porto? Capitanereschidiporto? Qualcuno mi fermi.
Quanto alla magistrata femmina, così amata da Francesco, secondo me poteva venire meglio: ha poche puppe.
ehi!
la magistrata femmine è bellissimissima e intelligentissima!
‘gnoranti!
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è da ritenersi fatto per fare riferimento a fatti o persone realmente esistenti.
(meravigliose persone esistenti, prego)