Commissario Sant’Assurbanipal: prepararsi allo scontro!
(La prima parte, qui. Cioè, ho sbagliato, volevo dire, qui. Che figura…)
Sant’Assurbanipal, l’uomo il cui cognome è talmente lungo e irritante che dopo un po’ che lo scrivi cominci a capire le motivazioni che spinsero i genitori di Uto Ughi a chiamare il loro figlio Uto Ughi e non Pierugo Maria Ugolonzoloni, e, già che sei, capisci anche quel prete che, una volta eletto papa e dovendosi scegliere un nome d’arte, scelse Pio X invece che, come pure avrebbe avuto la possibilità, Giovanpietropaoloeleuterio IXVIII, entrò nel salone (uhm… non lo so, come frase iniziale mi sa che c’è qualcosa che stona. Forse un qualche inciso di troppo. Può essere? Casomai mandatemi una mail, se la trovate. La cosa che stona, voglio dire, non la mail. La mia mail, in quanto Autore, è facilissima da trovare. Comunque, nel caso non la reperiste, la metto qui: deusexmachinadietroall’operazioneletterariacommissariosant’assurbanipal@gmail.com).
Bene, dove eravamo rimasti? Ah, già, Sant’Assurbanipal entrò nel salone. Naturalmente, è quasi inutile dirlo, il salone era magnificamente decorato con stucchi e vernici Tingiquì© , mentre la pulizia e l’igiene erano assicurati dall’uso dei famosi prodotti Pulimerd©, “Il meglio contro il sudicio allezzito” (non ho ancora capito come incollare il codice html di AD Sense nella barra laterale, e allora mi arrangio). La sala era piena di gente. Sant’Assurbanipal avanzò, fendendo la folla. La folla, da parte sua, si fece fendere. E voglio dire, non è che sia così scontato, che la folla si faccia fendere quando passi: devi avere un certo carisma, oppure puzzare fortemente di carogna. Sant’Assurbanipal, sia detto a suo onore, si era appena lavato. Con un bagnoschiuma alla carogna (di pipistrello). Quindi, probabilmente, la folla si fece fendere per entrambi gli elementi, il carisma e la carogna. Visto che la folla si faceva fendere, Sant’Assurbanipal la fendette (la fesse?) e raggiunse il tavolo dove trovavasi il buffet. Si servì (servette?), riempiendosi il piatto di prelibatezze, tipo il pasticcio di carne bollita con gelatina, o Simmenthal, o il delicato fagotto al ripieno di pumidoro e Camambert, o Sofficino. Poi si portò ad un tavolo, e si sedette (si siedde? si seddiè? mah). E insomma, facendola breve, Sant’Assurbanipal era lì, tutto tranquillo che si faceva i cazzi sua, quando si avvicinò un uomo, con l’aria strafottente. Era alto, muscoloso, superdotato, bellissimo, un filo di barba, con quello sguardo un po’ assassino che piace tantissimo alle donne: ma non ero io, anche se, vista la descrizione, diciamo la verità, sarebbe anche potuto sembrare. No: era il leggendario Zang Li Ming, detto”Il Dragone Di Fuoco”, il grande combattente di arti marziali. Sant’Assurbanipal lo riconobbe subito.
- Ba’, guarda luilì - Gli disse. - Allora, Beppe? Com’è? A casa tutti bene? M’avevan detto la bimba ha preso la rosolia: è guarita?
- Mah, veramente io mi chiamerei Zang Li Ming, detto “Il Dragone Di Fuoco”, grande combattente di arti marziali…
- Ah sì? Boia, oh, sei uguale al mi’ amico Beppe. Siete Parenti?
- Ma Beppe chie? Il Cavicchi? Quello che per scommessa mangiò un ghiacciolo di nafta e manca poo moriva? Dè, siamo parenti sì: è il mi’ cugino. Il mi’ babbo è il fratello della su’ mamma, via.
- Ma senti te che storie, oh! Piccino il mondo, eh? Salutamelo tanto, è ‘na vita che ‘un lo vedo!
- Presenterò. Senti, a dire la verità io ero venuto qui al tuo tavolo per scucciolare un po’: sai, insomma, la storia del torneo di arti marziali. Nei film di arti marziali, ogni volta che c’è un torneo, ci dev’essere qualcuno che va a fare il gradasso con il protagonista.
- Ma dai, che non sei grasso. Sei robusto: è diverso.
- No ho detto “grasso”, ho detto “gradasso”… e comunque è costituzione, ecco.
- Ma infatti…
- Cioè, voglio dire, io mangio pochissimo e faccio tanto moto (sono un grande combattente di arti marziali), però sono così. Assimilo parecchio, diciamo. E’ colpa mia? Più ci sto attento e più metto su peso: è colpa mia? O dillo te. Però non è che sono grasso.
- Ma infatti. E poi, voglio dire, forse le modelle tutte pelle e ossa sono più belline? A me, se permetti, mi garba di più la ciccia, non so a te.
- Dè, hai voglia. Per dire, a me la Caprioglio mi tira parecchio, invece quella fotomodella lì…
- Quale fotomodella?
- Dai, quella straniera…
- Naomi Cambe’?
- No, quella è una bella topa. Dai, quella che sniffava…
- Ah, Cheit Mos!
- Eh, lei. Ecco, a me lei mi arrapa come un museo etrusco, più o meno. Comunque, ti volevo dire: al torneo ti romperò il culo. Hai sbagliato a venire qui, viso pallido. Sei carne morta, uomo. Hai capito? Carne morta.
Sant’Assurbanipal si alzò. Dopo essere salito in piedi su una sedia che aveva precedentemente messo su una scala, la quale scala poggiava a sua volta su tre pancali di compensato reperiti appositamente per l’occasione, piantò gli occhi negli occhi del Dragone Infuocato, rimanendo comunque un po’ più basso. Assunse questo sguardo qui. Questo, come tutti i fan del commissario Sant’Assurbanipal sanno, voleva dire solo una cosa: MORTE. Probabilmente di Sant’Assurbanipal, ma non dighiamo. La tensione si fece palpabile: nella sala, che fino ad un momento prima echeggiava delle voci festose dei partecipanti alla festa del torneo di arti marziali, scese un immediato silenzio. Per dire: laddove prima si udivano frasi tipo “oh, fai poo il furbo e passa un po’ il torbone, vai, bada, ti si spenge” e “boia che tanfo, secondo me qualcuno ha sganciato” adesso si udiva solo un immediato (?) silenzio. Tutti quegli uomini, quelle belve assetate di sangue provenienti da mille scontri all’ultimo sangue, avevano odorato l’odore del sangue, e adesso stavano aspettando di veder scorrere il sangue (vorrei dare alle mie parole un determinato sapore, spero si sia capito). I due combattenti si prepararono allo scontro: i muscoli si flettevano, le ossa scricchiolavano, i denti stridevano, le rose fiorivano, le prentrepre drompiliavano. Zang Li Ming assunse la posizione di guardia detta “della mi’ fava“, tipica dell’arte marziale diffusa presso i portuali di Livorno, la Kaccyu-Kata (o “arte di tirare ciaffate con noncuranza”). Dal canto suo, Sant’Assurbanipal rispose adottando la posizione del “Terzino Fluidificante di Okuto“, una posizione che sapevano fare solo in due in tutto il mondo, lui e uno di Calcinaia, che però è morto sarà du’ giorni, guardate, c’ho parlato domenica alla messa, stava bene, quando me l’hanno detto non ci volevo credere, boia, è proprio vero, oggi ci sei e domani ti sei già levato da’ ‘oglioni, come si fa presto, via, almeno lui ha finito di patì. Lo scontro stava per cominciare, tutto era pronto. Ad un certo punto, però, maremma cane, che io m’ero già preparato alla pugna, risuonò un gong, che è una cosa di metallo che, se percossa con apposita bacchettona, emette tipo questo suono qui: GONG!
La porta del salone si spalancò, e un vecchio fece il suo ingresso. La folla si fesse anche questa volta (e, pensate un po’, solo per il carisma, senza nessun odore di carogna). Il vecchio era proprio lui, il venerabile Maestro Kion Wae Xian Luan, Colui Che Ha Raggiunto Il Nirvana A Forza Di Moccoli. Tutti i volti si voltarono (essendo volti, che si voltino mi sembra anche regolare: avessi detto “tutti i visi”, si sarebbero visati) a guardarlo. L’anziano maestro sembrò fiutare la tensione nell’aria; quindi, parlò.
- Allora, oh, pare che di là ci sia la retrospettiva dei filmi di Moana Pozzi, però non è che sono sicuro - Disse.
Subito una marea umana si riversò impetuosamente nella stanza accanto, come un fiume in piena, come un lago che debordi, come una cascata che caschi, forse è meglio se la pianto, con le similitudini acquatiche. Nella sala rimasero solo il vecchio maestro e il giovane Sant’Assurbanipal. Il vecchio lo guardò con un sorriso affettuoso (cioè, lo guardò con gli occhi, non con il sorriso).
- Sapevo che non eri come tutti gli altri - disse. E sapevo anche che non avresti abboccato al mio trucchetto per sviare la tensione: a te non t’è mai garbata, la topa.
Sant’Assurbanipal sorrise. Quell’uomo lo conosceva come le sue tasche.
- Maestro, - disse allora. - Ho una domanda da farti. E’ da molto tempo che volevo chiederti: ma cosa cazzo è la topa? Tutti ne parlano, ma io non ne ho mai vista una.
Il vecchio sorrise (sì, risorrise un’altra volta, va bene? Questi due non fanno altro che sorridere, e allora? C’è qualcosa di male ad essere gentili? O guardiamo un po’).
- Lascia perdere, vai. Ti dico solo questo antico proverbio zen, sul quale ti invito a meditare: “la topa ci fa, la topa ci sfa”.
- Ohhh… (stupore)
- No, e tanto sono saggio per ride’, vieni. Senti un po’, mio giovine allievo: sei pronto per il torneo di arti marziali? No so se lo sai, ma ci saranno i più grandi campioni del pianeta.
- Lo so, maestro (dunque… com’è che ha detto? La topa ci fa…), ma io mi sento pronto (no… la topa ci è? Merda, non ho capito nulla neanche a questo giro…). Devo combattere, maestro. Devo.
- Lo fai per la gloria, giovine Sant’Assurbanipal?
- Gloria chi? E’ bona? C’era una Gloria che veniva in classe con me, mi ricordo c’aveva una popo’ d’apparecchiatura…
- No, quella che dico io è un’altra. E’ la gloria, la fama, il successo, la ricchezza… insomma, tipo Totti, via.
- No, Maestro. Non lo faccio per questo (anche se, voglio dire, Ilary Blasi, due colpi…). Lo faccio per me stesso. Ogni volta che combatterò contro qualcuno, o venerabile Maestro, combatterò soprattutto contro i demoni che ho nel cuore, o Maestro venerabile. Contro i fantasmi che mi assillano dentro, Maestro esimio.
- Minchia, giovine allievo Sant’Assurbanipal, come sei profondo. Mi pai un pozzo artesiano, guarda.
Sant’Assarbunipal (dopo aver sorriso, ci tengo a precisarlo) guardò il vecchietto che stava vicino a lui. Non sembrava certo un grande maestro di arti marziali, un guerriero. Dava un’impressione di grande delicatezza e bontà d’animo, unita alla gentilezza tipica dei saggi orientali, usi a muoversi con la soavità del petali del fiore di loto che, staccatisi dal bulbo, planano dolcemente verso lo strato d’erba sottostante. E invece, oh, era un grandissimo puttaniere, tossico, campione regionale di rutto a bassa frequenza e scaricatore a ufo di porno su internet, scopo seghe. Ma questo non è importante. L’importante è quello che disse, il venerabile Maestro:
- Giovane Sant’Assurbanipal, i demoni che sono dentro di te non potranno mai essere sconfitti lottando. Non è con la violenza che potrai sconfiggere quello che hai dentro: per il verme solitario, poi non te lo dico più, ci vogliono gli antibiotici. E te l’ha detto anche il dottore, ma te, see, bonaaa, sei duro come le pine verdi… fai come ti pare, eh? M’importa una sega. E ora ti saluto, che comincia Colpo Grosso. Ciao, fava.
E gli strizzò simpaticamente (sorridendogli) il naso tra le dita. Sant’Assurbanipal sorrise, e lo guardò allontanarsi, con uno sguardo carico d’affetto filiale (o succursale).
- Testa di cazzo… - disse poi, sottovoce (e sorridendo).
(continua)

Clap clap.
ammmoooooreeeeee!
finalmente….
(stai per caso cercando di distrarmi? :))
Cip cip, Ted (il commento migliore che io abbia mai lasciato).
Maia: sì.
beh, sei furbo, uomo, lasciatelo dire…
del resto quando c’è sant non esiste niente altro per me
Oh, tutti i gusti son gusti…
Sauro, qualcuno vuole la tua testa.
Oddio, hai messo la moderazione ai commenti con 2 link. Che palle.