Letture

Ma che libro leggi tu? Il suo (quello di Babsi Jones).

di Sauro, Ottobre 18th, 2007

L’ultimo libro di Babsi Jones è una cosa incredibile. Quasi non riesco a trovare le parole. Eppure ieri ce le avevo, maremma putrida. Era da tempo che non mi capitava un libro che ti lascia così confuso, devastato. In lacrime, come quando si perse lo scudetto con la Lazio all’ultima giornata o mi schiacciarono il cane sulla Tosco-Romagnola.

L’ultima opera di Babsi Jones mi ha lasciato un vuoto dentro, che le sinapsi e i paradigmi del flusso di coscienza post-lettura non riescono a colmare. Davvero non so come esprimere quello che mi è rimasto dentro. Potrei anche stare zitto, in effetti. BabsiJonesBabsiJonesBabsiJones.

Il nuovo libro di Babsi Jones è una cosa che ti colpisce allo stomaco. Cioè, te vai in libreria, lo prendi in mano per guardare quanto costa e lui pem!, un cazzottone nei reni. Poi arrivi alla cassa, tiri fuori la tessera di Feltrinelli per avere lo sconto, e il libro pum!, ginocchiata nei coglioni. Poi vai a casa, ti siedi sul divano per leggere la quarta di copertina e pem!, colpo col taglio della mano sulle gengive, alla Walker Texas Ranger.

E’ qualcosa che rischia di scoppiarti in mano, l’ultimo libro di Babsi Jones. Roba forte, scritta in lettere rosse di sangue, nere di tenebra, gialle di sinapsi (le sinapsi sono gialle, è roba elettrica, tipo i fulmini), verdolino di paradigma. nesBabsiJonesBabsiJonesBabsiJo. Il libro di Babsi Jones è qualcosa che mancava alla letteratura del III millennio. Lo so perchè me l’ha detto lei, proprio l’altro giorno. Ero in fila dal tabacchino, dovevo pagare il bollo, e mentre ero lì è arrivata la letteratura del III millennio. Per poco non la riconoscevo, tutta mogia mogia.
“Toh, guarda chi c’è”, le dico. “La letteratura del III millenio. Allora? Come va?”
La letteratura del III millennio mi ha guardato con uno sguardo che mi ha trafitto l’anima, devastandomela, e mi ha detto: “di merda”.
Maremma cane.
“Che ti è successo?” gli ho chiesto.
“Mi manca l’ultimo libro di Babsi Jones”, mi ha risposto.
“Capisco”, le ho detto.
“A me mi mancano 355 euri: m’è aumentato il bollo perchè c’ho la Opel Astra che è un euro 2, vaffanculo all’ecologia”.
Siamo andati via devastati dentro, con tutte le sinapsi dei paradigmi che sembravano violentarci l’anima.

Nell’ultimo libro di Babsi Jones il linguaggio si fa sostanza, diventa carne, sinapsi, paradigma. Un’opera nella quale il significante si muta nel significato (o forse era il contrario, adesso mi sfugge), soprattutto quando le sinapsi si attivano non per paradigmi, ma bensì per paradossi, parapendii, paracaduti, paraponzi, paralipomeni della batracomiomachia; ed è in questi momenti che il tarlo ti penetra, che ti entra dentro, e il dubbio ti afferra: “Ma l’avrò chiuso, il garage? Non vorrei mi scappasse la gatta, bisogna che la faccia castrare”.

L’ultimo libro di Babsi Jones, devo dire la verità, io non l’ho letto. Però mi ha dato un po’ quest’impressione qui, sinapsicamente parlando (per paradigmi).

  • la prossima volta che vai dal tabacchino e la incontri, la letteratura del III millennio, me la saluti e le dai una pacca sulla spalla da parte mia? è che mi spiace saperla così mogia :-) (post da applausi comunque)

  • Commento di maia/ 18 Ottobre 2007

    saurino, leggendo le prime righe mi ero seriamente preoccupata.
    pensavo, cavolo, questa volta si è proprio fatto rifilare una partita di chinotto tagliato male!
    poi ti ho riconosciuto.
    lo sai che se tu non fossi così pisano ti vorrei tanto, tanto bene?

  • Commento di maia/ 18 Ottobre 2007

    ma della jugoguerra vogliamo dire qualcosa?

  • Commento di Sauro/ 18 Ottobre 2007

    Francesco, dovrei passare dal tabacchino stasera. Ho quasi finito i cigarillos. Se vedo la letteratura del terzo millennio le do anche una tastata di chiappe da parte tua, tanto siamo in confidenza.

    Lo so, Maia, lo so. Purtroppo non ci si pole fa’ nulla: sei fiorentina. Non è colpa di nessuno, è andata così. Consolati pensando che non sei la sola. Ci sono anche Bonaiuti e Zeffirelli, ognuno con le sue brave sinapsi e i suoi paradigmi.

  • Commento di maia/ 18 Ottobre 2007

    solo quei due ti son venuti?
    guarda che di fiorentini da dileggiare ce ne sono molti di più, eh.

  • Commento di Sauro/ 18 Ottobre 2007

    No, di fiorentini da dileggiare ce ne sono diversi, ma nessuno ha le sinapsi e i parafanghi. E di parlare della jugoguerra non mi sento all’altezza, in verità. Cioè, io non mi chiamo con uno pseudonimo che sembra un detersivo, ecco.

  • Commento di irene/ 18 Ottobre 2007

    Maledetto, quasi ti credevo. Ero lì lì per venire a ucciderti, possibilmente iniettandoti il tetano tramite fibbia arrugginita di jugostivale.
    Meno male. Meno male.
    Fattelo dire: ti voglio tanto bene.

  • Commento di Sauro/ 18 Ottobre 2007

    Eh, Irene, te la sei vista brutta, eh? Che credevi, che mi fossi intellettualizzato così, di botto? :-D

  • che dire, all’inizio sembrava ironico come post, poi per fortuna le mie sinapsi hanno avuto un flusso di coscienza per paradigmi e mi son sentito più bio-grafico, ripristinando il liet-motiv che sta dietro al dramma dell’incomprensione sulla letteratura del terzo millennio, contorniata da semiotiche inutili e semeiotiche superficiali.

    grazie, grazie della tua splendida recensione.

    purtroppo non comprerò il libro: è scritto con parole rosso sangue, e io sono daltonico.

  • Fa piacere che ogni tanto si torni a sfogliare lo Zingarelli e si riportino alla mente belle parole tonde come sinapsi e paradigma. M’ero un po’ scocciata di dire sempre le stesse (tesoretto e padoaschioppa).

  • Commento di irene/ 18 Ottobre 2007

    (perdonami, ma sarebbe stato proprio il contrario di “intellettualizzarsi”, eh)

  • Commento di Sauro/ 19 Ottobre 2007

    Michele: sono contento che tu abbia potuto, grazie ai miei sillogismi, perseguire e conseguire gli obiettivi minimali (e non minimalisti) del risveglio di un’autocoscenza intrisa di sinneddochi, metonimie e, soprattutto, sinapsi. Il recensore del III millennio (cioè io) te ne sarà riconoscente, nel quadro di uno scambio unilaterale di informazioni preraffaellite sulla base di un coso, lì, un premierato forte con doppio turno.

    Ladra, ma perchè, secondo te “padoaschioppa” non è rotonda come parola? A me mi pare più tonda di Danny De Vito. Ti dico solo questo: al corso di sommelier che frequento (sono un vero aristocratico: vado anche a cavallo, gioco a bridge e organizzo giri di prostitute e macchinette per il videopoker), l’istruttore ha definito un Brunello del ‘92 in questo modo: “forte, intenso, con un retrogusto di Chupa Chups dal sapore rotondo, quasi padoaschioppico”.

    Irene: c’è del vero in quel che dici :-D

  • Mh, il corso da sommelier… sei già arrivato ai vini con retrogusto di benzina e pipì di gatto? No, perchè sono un must degli insegnanti, che stupiscono gli allibiti allievi con effetti speciali…
    PS: padoaschioppa e tesoretto sono le parole più rotonde che conosco. Anzi, conoscevo, prima di sinapsi e paradigma. E da oggi ciupaciùps.

  • Commento di Sauro/ 19 Ottobre 2007

    Dunque, come retrogusti per ora sono fermo a frumento, frutti di bosco, coniglio, diserbante, miscela al due per cento. La benzina dovrebbe essere nel corso superiore, quello extralusso dove ti insegnano anche a far schioccare la lingua.

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