Letture

La Versione di Barney.

di Sauro, ottobre 11th, 2007

C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui sentivo parlare di questo libro anche al gabinetto. In rete, alla radio, in televisione, ne parlavano tutti. E tutti ne dicevano bene, eh? E a me sembrava impossibile che tutti ne dicessero bene, perchè credevo che fosse la solita marchetta che fanno i critici, quando si mettono d’accordo per pompare un libro, magari foraggiati a sangue umano dal Consiglio Mondiale Segreto degli Editori di Sion (sono un po’ dietrologo). Quindi per anni mi sono tenuto alla larga dalla Versione di Barney, spaventato anche dalla sua relativa voluminosità e dal fatto che fosse edito da Adelphi, che mi ha sempre dato l’impressione di pubblicare roba barbosa (un mio pregiudizio particolarmente cretino). Poi è successo qualcosa: ho iniziato a leggere Harry Potter, che a voluminosità non scherza, e soprattutto ho incontrato Marco Malvaldi, un mio compatriota, che me lo ha vivamente consigliato, perchè era scritto divinamente e aveva un finale che uno non si aspetterebbe mai. Aveva ragione, e approfitto del presente post per ringraziarlo della dritta.

Il Barney del titolo è Barney Panofsky, canadese di origine ebraiche, che ci racconta la storia della sua vita. Il vecchio Barney, che al momento in cui scrive è un ricco produttore televisivo, è costretto a mettere per iscritto la sua personale versione del passato quando viene a sapere che un suo amico-nemico, Terry McIver, compagno di bagordi di gioventù e oggi famoso scrittore, ha dato alle stampe un’autobiografia nella quale, come si suol dire noi che s’è studiato, lo sputtana di brutto. In passato, Barney è stato infatti accusato dell’omicidio di un altro suo vecchio compagno, il geniale e dissoluto Boogie, che sorprese in atteggiamenti intimi con la sua seconda moglie (della quale, si scopre leggendo, a Barney non importava un fico secco); nella sua autobiografia McIver lo accusa apertamente, e questo provoca la reazione “letteraria” del Nostro.
Le memorie di Barney sono qualcosa di spettacolare. Non mi era capitato spesso di leggere una prosa viva e spigliata come questa, in grado di accompagnarti con un sorriso amaro sulle labbra per più di 450 pagine, dall’inizio alla fine, senza cedere mai. Quando ti racconta della sua vita, che sia la dissipata parentesi Parigina o della sua carriera come produttore/trafficone, Barney riesce a tenerti incollato al libro come se stessi leggendo Playboy. E’ uno che parla in maniera molto semplice, molto diretta, e in maniera semplice e diretta ci fa capire che lui è sempre stato uno pieno di difetti, scorbutico, menefreghista, materiale, anche disonesto, ma che lui Boogie non l’ha mai ucciso. Barney ci fa conoscere una serie infinita di personaggi, assurdi ma verosimili, e ce li dipinge in un modo talmente nitido che sembra di trovarseli davanti. Dal vecchio Panofsky, padre carico di una simpatia mostruosa e di un’ignoranza colossale, alla prima moglie Clara, donna inquieta dallo spirito indomito; dalla seconda consorte, petulante, sola e ferita dall’indifferenza del marito, alla terza, Miriam, il grande amore della sua vita. Ma i personaggi sono molti, molti di più, di ogni tipo, tutti caratterizzati alla perfezione, vivi e nitidi, tutti con la propria dignità all’interno dell’economia del romanzo.
La prosa barneyana, lo ripeto, è un fiume in piena di cattiveria, bontà, comicità (e, a proposito di comicità, alcuni passaggi sono davvero stupendi, come le lettere anonime che Barney spedisce in giro per il mondo o i dialoghi telefonici tra la sua seconda moglie e la madre). Tutto questo è molto umano. Barney si racconta piano piano, e man mano che le pagine scorrono cominci a capire che lui è come i personaggi di cui racconta: pieno di sfaccettature e contraddizioni, capace delle cose più turpi così come di slanci di bontà assoluta. Con poche parole: un essere umano tra esseri umani.

Richler, prosa soave a parte, è bravissimo a tenere in pugno una storia lunghissima, densa, piena di mille rivoli. A fare da filo conduttore è proprio il mistero iniziale: Barney avrà ucciso davvero il suo amico Boogie? Quando ho finito il libro, ho avuto l’impressione che il mistero non fosse stato svelato. Non ci sono rimasto molto bene, perchè è pur sempre un cerchio che non si chiude, ma ero ugualmente soddisfatto per tutte quelle parole scritte divinamente. Poi mi sono riletto le ultime pagine, e cioè l’appendice del figlio di Barney, Mike. E allora ho capito, nell’ultimo capoverso dell’ultima pagina (484), dove stava la soluzione del mistero. Una cosa impensabile. Ripeto: ultimo capoverso di pagina 484, l’ultima. Mai finale a sorpresa fu più a sorpresa, e soprattutto più “finale”. Gran libro.

  • Commento di maia/ 11 ottobre 2007

    vuoi dire che dovrò decidermi a leggerlo anche io?
    in effetti è lì che batte tutti i record di permanenza sul mio comodino…

  • Commento di Sauro/ 11 ottobre 2007

    Lo legga, lo legga, dia retta a un bischero. Le piacerà, anche se lei di solito preferisce libri loffissimi :-)

  • Commento di maia/ 11 ottobre 2007

    ingrato!

  • Commento di Miciosoft/ 11 ottobre 2007

    E’ da notare che lo stesso meccanismo del finale viene usato all’inizio nel film Magnolia. Mi sembra di ricordare che sia il libro che il film sono del 1999. Chi avrà avuto per primo l’idea?

  • Commento di Sauro/ 11 ottobre 2007

    Miciosoft (benvenuto), mi pare che il libro sia del ‘97, quindi a “copiare” l’idea dovrebbe essere stato lo sceneggiatore del film. Un bellissimo film, in effetti.

  • Il film preferito di Pagliaro, ma secondo me è scopiazzato da America Oggi.

  • Scopiazzato sì, ma migliorando l’originale (e non di poco).

  • A me magnolia mia ha fatto due palle così, e a ogni scena dicevo (oltre a “copiato!”) “dài che è finito”. Sono sicuro di essermi addormentato. Di Magnolia solo la musica è migliore. Il finale 10000000000 volte meglio Altman.

  • Mi ricordi un mio conoscente che una volta mi disse: “Magnolia quale? Quel film assurdo che non si capisce niente dove c’è una scena stupidissima dove tutti cantano, pure uno quasi morto si mette a cantare?”. Ecco, te lo presenterò.

  • Sì, è esattamente quello che ho detto io. Spiccicato. Mah.

  • Commento di maia/ 13 ottobre 2007

    caro antonio, magnolia non si discute, è bellissimo (e tra la “copiatura” e l’omaggio ne passa, caro ted) però america oggi…
    riguardatelo antonio, per favore…

  • mah. copiare, cosa significa?? perché molta arte e letteratura è copiata o ispirata dalla precedente, e tra le varie arti ci sono molte influenze. comunque, non ho letto La versione di Barney, quindi non saprei. Nel suo seguire i vari personaggi, Magnolia, assomiglia per altro a moltissima altra letteratura. E se pensiamo a quanti film, dopo Magnolia, sono costruiti in modo simile, uno per tutti, Crash di Paul Haggis (che ha vinto l’oscar, eh)…beh…boh…bah…

  • Commento di Sauro/ 13 ottobre 2007

    Ragazzi, non fate caso a quello che dice Ted: si sa, è solo chiacchiere e distintivo (del fan club di Del Piero, oltretutto).
    E comunque ecco il mio parere definitivo: Magnolia è un bel film, le cose corali (film e libri) in questi hanno tirano parecchio e hanno avuto una crescita esponenziale quindi si assomigliano un po’ tutti, Crash non l’ho visto, io ho sempre ragione, distinti saluti.

  • Sia chiaro che “Magnolia” si intende Magnolia in lingua originale. Doppiato non vale un decimo.

  • Ma come… siam sempre a discutere di Magnolia e America Oggi??? Siamo seri: la discussione si è chiusa otto anni fa: cinque minuti dopo la prima proiezione di Magnolia. Giusto il tempo di sentire uno dire “Mi ricorda…”. – Diamine, mi sa che con questo ulteriore testimonial, prima o poi Barney dovra toccare anche a me!!!

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