Musica

Led Zeppelin II

di Sauro, Settembre 26th, 2007

In qualità di “maggior esperto zeppeliniano del mio palazzo” (nel condominio dove sto io, infatti, più che altro ascoltano Tiziano Ferro e quella moretta che canta di sè stessa, quando sta sotto al suo umbrella. L’ho capito quest’estate, quando dormivo con le finestre aperte), mi sento investito del dovere di dovervi (cominciamo bene) parlare di uno degli album più belli del Dirigibile, e cioè di “Led Zeppelin II”. Ci avete capito qualcosa in questa introduzione? No, perchè mi sembra di aver fatto parecchio casino. Comunque, per farla breve, adesso dico quello che penso su un disco, canzone per canzone. Entusiasmante, no? Mi raccomando, smettete subito di fare quello che fate, e ascoltatemi. Quindi, Ted, smettila di cercare le tettone su youporn.com (che te un giorno o l’altro mi diventi cieco) e ascoltami, perchè ti potrei anche imparare qualcosa di musicale, non si sa mai. Vado.

Whole Lotta Love

Uno dei riff più famosi della storia del rock, una canzone manifesto dello stile Zeppelin, e di conseguenza una canzone manifesto di tutto l’hard rock immaginabile. Il pezzo che apre l’album (e che da solo vale il prezzo della connessione per scaricarlo da Emule) e che fa subito capire quale aria tirerà per i prossimi cinquanta minuti: chitarre graffianti, ritmi tribali, voci al limite dell’umano. Gli Zeppelin (o i Led, va bene uguale) avevano uno strano concetto di “carico d’amore”, e questa canzone sta a dimostrarlo.

What Is And What Should Never Be

Qui è John Paul Jones a presentarsi: “Salve, sono John Paul Jones, e questo è il mio basso. Suono nei Led Zeppelin e sono uno dei migliori polistrumentisti/arrangiatori/compositori della storia del rock, anche se nessuno sembra mai ricordarsene. Tutta questa canzone qui si regge su queste quattro corde e su tre dita della mia mano destra, più altre tre o quattro della sinistra. Lo sentite come’è languida, questa canzone? Beh, merito del mio basso. E dovreste sentire quella dopo, porca miseria!”

The Lemon Song

“Salve, sono ancora John Paul. Questa canzone qui, praticamente, è un assolo di basso, dall’inizio alla fine. Di note nel pentagramma ce ne sono sette, ma qui io ne ho messe qualcuna in più. Mi perdonerete. Ascoltate e poi ditemi. Mi dispiace solo che su internet, dove si trova tutto di Britney Spears (comprese le gonadi), non c’è verso di trovare un video decente di The Lemon Song. Tocca che ve l’ascoltate nella versione per Guitar Hero, un giochino della Playstation, come siamo caduti in basso. Comunque oh, sempre meglio di un cazzotto in un occhio”.

Thank You

Anche questi quattro inglesi indiavolati facevano canzoni d’amore. Non che ci provassero spesso (di solito parlavano di sesso, erano dei trogoloni roba da urlo), ma quando ci si mettevano gli venivano delle cose belle, piene di pathos. Le parole sono quelle tipiche di Plant, un po’ roboanti e sborone, ma l’accompagnamento musicale è quanto di meno stucchevole si possa applicare ad una ballad.

Heartbreaker

Altro riff, altra chitarra che ti si scolpisce nei timpani. L’attacco della batteria è uno dei più grezzi (ed efficaci) che la storia della musica ricordi (TA-TA TUUM) , ma quello di Bring It On Home, che chiude l’album, lo sarà ancora di più (sia grezzo che efficace).

Living Loving Maid (She’s Just A Woman)

Un mezzo boogie, una canzone strana. Una cavalcata che mi è sempre piaciuta parecchio, e non ho mai capito perchè. Sarà che qui John Bonham tira come una locomotiva. Sarà quello.

Ramble On

Il pezzo più folk dell’album, quasi un’anticipazione del successivo Led Zeppelin III (grande fantasia per i titoli, se si pensa che hanno fatto anche Led Zeppelin I e Led Zeppelin IV), l’album più folk e meno rock della loro produzione. Anche qui è il basso di John Paul Jones a farla da padrone, seguito in seconda posizione dalla batteria di John Bonham; sul gradino più basso del podio, la voce alternata tra sussurro e urlo di Robert Plant; staccatissima, in ultima posizione, la chitarra di Giacomino Pagina, che si salva sul filo di lana per l’assolino pieno di effetto.

Moby Dick

L’assolo di batteria per eccellenza (non che ce ne siano stati molti altri). Ho messo una versione live e mi dispiace non aver trovato l’originale, perchè è davvero una cosa che vale la pena di essere ascoltata ed è lunga il giusto, senza annoiare (perchè gli assoli di batteria, a lungo andare, annoiano anche i batteristi). Spettacolare e davvero riconoscibile l’inizio, che vado qui a riproporre: TATATA TA TA TA TA TATATATA TUM. Il batterista più rappresentativo del rock, quello che davvero faceva gruppo da solo e uno dei pochi veramente riconoscibili, al suo massimo splendore.

Bring It On Home

Si chiude con un blues vecchia maniera, grande amore degli Zeppelin, una cantilena ipnotica scandita dalla voce di Robert Plant distorta da non so quale effetto (tipo quello che Linda Blair aveva nell’Esorcista, comunque) e dall’armonica, suonata dallo stesso Roberto Pianta. Come intermezzo, tra le due parti blues, una cavalcata rock introdotta dall’attacco di batteria più rozzo e spettacolare che mi venga in mente “TA TA”. Due colpi di rullante, scanditi, secchi e duri, che trasmettono più energia di tutte le drum machines di questo mondo elettronico. Fine della “recensione”. Non ho ancora capito cosa possa fregarvene dei miei giudizi sui Led Zeppelin, ma questa cosa mi andava di scriverla e l’ho scritta. Voi, casomai, ascoltatevi LZ II senza perdere tempo con le mie voglie di fare il critico musicale, chè probabilmente ve lo godete anche di più, l’album. E comunque a presto con le recensioni di Led Zeppelin III e IV! Wow! Sai cosa, e siete senza culo! Fortunelli!

  • Altro che diventare cieco! Mi si sporca la tastiera!

  • Commento di Sauro/ 26 Settembre 2007

    Vabbè, devi comprarne una impermeabile. O in alternativa puoi provare con il coitus (si fa per dire) interruptus.

  • ma non si parlava di musica qui?
    uomini…

  • Commento di Sauro/ 27 Settembre 2007

    Sì, di musica sporcacciona: si parlava di Led Zeppelin, e quindi…

  • ma te quando mi avevi fatto quel disco lì mi avevi detto che erano tutte canzoni piene di bei sentimenti, d’amore, di amicizia, di “porgi l’altra guancia”, “la miglior vendetta è il perdono”, “ama il prossimo tuo”…

    in effetti ad ascoltarle qualche dubbio mi era venuto, ma io il francese non è che lo mastichi così bene…
    però le musiche sono proprio carine.
    sì, insomma, orecchiabili.
    mi chiedo perché i cori parrocchiali non le abbiano ancora riadattate per i loro canti.

  • Grazie per averci ricordato una Band il cui leader quando venne a mancare un elemento dichiarò che non ci sarebbe stato senso nel continuare,preferendo sciogliersi direttamente nel mito(e grazie anche per averci risparmiato l’ultimo menù di John Bonham)

  • Commento di Sauro/ 28 Settembre 2007

    Maia, ma non è che ti sbagli con la volta che ti passai il cd di Frate Cionfoli?

    Beh, di nulla, Diamonds… :-D E se proprio ci tieni, al Bonzo

  • Aspetto che parli del terzo, voglio sentire che dici di “Since I’ve been loving you”.

  • Commento di Sauro/ 2 Ottobre 2007

    Te l’anticipo, Davide: tutto il bene possibile (sempre tenendo presente la tendenza plantiana a scrivere liriche roboanti, sborone, ecc). Per quanto riguarda l’assolo di chitarra, di Since ecc. ne ho parlato (senza che nessuno me lo avesse chiesto ;-)) qui.

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.



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