Narrativa

Uno studio in rozzo.

di Sauro, Luglio 31st, 2007

(Avvertenza: questo post, oltre ad essere una cazzata, mi è pure venuto lungo come un turno di notte in fonderia. Se lo saltate a piè pari non è che me la prendo, quindi)

In questi giorni non sapevo come perdere tempo, e ho deciso di mettere la mia libreria su Anobii. Mi son quindi passati per le mani libri che non toccavo da anni, neppure col pensiero. Uno di questi è “Uno studio in rosso”, prima indagine di Sherlock Holmes, il mio idolo. In questo romanzo, il giovane Watson è appena tornato a Londra dall’Afghanistan, dove aveva svolto l’attività di chirurgo militare. Sapete com’è, quest’inglesi… avevano le colonie, loro. Corsi e ricorsi storici, comunque. Non è che il simpatico dottore se la passasse troppo bene, nella capitale. Non aveva un lavoro e da parte aveva pochi soldi, quelli che il governo inglese gli passava per essere stato ferito in guerra. Si mette quindi in cerca di un alloggio da dividere con qualcuno per limitare le spese. Un suo amico lo informa allora che un’altra persona sta cercando qualcuno per dividere il costo d’affitto: un bizzarro studente, strano e scorbutico, “appassionato di certi rami scientifici” e con studi “eccentrici e caotici”. Watson non si fa frenare da queste piccolezze: magari per dividere l’appartamento avrebbe preferito una bella fia, ma non è questo il momento di fare troppo gli schizzinosi. Accetta di conoscerlo e lo incontra al 221 di Baker Street. I due andranno a vivere insieme, e ben presto cominceranno a fare conoscenza l’uno dell’altro. Ecco alcuni passi scritti direttamente da Watson, con i quali il bravo dottore ci fa conoscere qualcosa del suo coinquilino:

Holmes non studiava medicina. Egli stesso, in risposta a una mia domanda, aveva confermato l’opinione di Stamford in proposito. Non sembrava nemmeno che avesse seguito corsi per prepararsi a una laurea in scienze o per prendere una qualunque strada che gli consentisse di entrare nel mondo dell’alta cultura. Eppure, il suo zelo per certi studi era straordinario, e il suo sapere, entro certi limiti, era talmente vasto e profondo che spesso egli mi sbalordiva con le sue osservazioni. Non era possibile che un uomo lavorasse tanto assiduamente e si procurasse nozioni così minute senza avere in vista una mèta ben definita. Chi legge sporadicamente su questa o quella materia, ben di rado brilla per la profondità delle sue cognizioni. E nessuno si rompe il cervello con particolari precisissimi, a meno che non abbia ottimi motivi per farlo. La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. In fatto di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica, sembrava che Holmes sapesse poco o nulla. Una volta mi accadde di citare Thomas Carlyle. Mi chiese nel modo più ingenuo chi era e che cosa avesse fatto. Ma la mia meraviglia giunse al colmo quando scoprì casualmente che ignorava la teoria di Copernico nonché la struttura del sistema solare. Il fatto che un essere civile, in questo nostro XIX secolo, non sapesse che la Terra gira attorno al Sole mi pareva così straordinario che stentavo a capacitarmene.
- Sembra sbalordito - disse Holmes, e sorrise osservando la mia espressione. - Ora che mi ha insegnato queste cose, farò del mio meglio per dimenticarle.
- Per dimenticarle?
- Vede - mi spiegò - secondo me, il cervello d’un uomo, in origine, è come una soffitta vuota: la si deve riempire con mobilia a scelta. [...] È un errore illudersi che quella stanzetta abbia le pareti elastiche e possa ampliarsi a dismisura. Creda a me, viene sempre il momento in cui, per ogni nuova cognizione, se ne dimentica qualcuna appresa in passato. Per questo è molto importante evitare che un assortimento di fatti inutili possa togliere lo spazio di quelli utili.
- Ma qui si tratta del sistema solare - protestai.
- Che me ne importa? - m’interruppe impaziente Holmes. - Lei dice che noi giriamo attorno al Sole. Se girassimo attorno alla Luna non cambierebbe nulla per me o per il mio lavoro.
[...]
Egli diceva di non voler imparare nulla che non avesse attinenza coi suoi fini. Quindi, quasi tutte le cognizioni che possedeva avevano per lui una precisa utilità. Enumerai mentalmente i vari punti su cui si era dimostrato ferrato. Arrivai al punto di prendere carta e penna e annotarli. Quando ebbi completato l’elenco, non potei a meno di sorridere. L’elenco si presentava così:

COGNIZIONI DI SHERLOCK HOLMES

1. Letteratura: zero.
2. Filosofia: zero.
3. Astronomia: zero.
4. Politica: scarse.
5. Botanica: variabili. Conosce a fondo caratteristiche e applicazioni della belladonna, dell’oppio e dei veleni in generale. Non sa nulla di giardinaggio e di orticoltura.
6. Geologia: pratiche, ma limitate. Riconosce a prima vista le diverse qualità di terra. Dopo una passeggiata, mi ha mostrato delle macchie sui suoi calzoni indicando, in base a colore e consistenza, in qual parte di Londra aveva raccolto il fango dell’una o dell’altra macchia.
7. Chimica: profonde.
8. Anatomia: esatte. ma poco sistematiche.
9. Letteratura sensazionale: illimitate. A quanto pare, conosce i dettagli di tutti gli orrori
perpetrati nel nostro secolo.
10. Suona bene il violino.
11. É abilissimo nel pugilato e nella scherma.
12. É dotato di buone nozioni pratiche in fatto di legge anglosassone.

Bene, quanto sopra è dunque quello che Watson registrò la prima volta che ebbe ad incontrare Sherlock Holmes, l’uomo che puoi sarebbe diventato il suo più grande amico. Leggo sempre con piacere questi passi, e li ho riletti con piacere anche questa volta. Però stavolta mi è anche venuta in mente una domanda: come mi avrebbe descritto, Watson, se il suo nuovo coinquilino fossi stato io?

Sandroni non studiava medicina. Pare che studiasse storia, ma secondo me, a dire la verità, non studiava un cazzo. Sì, è vero passava buona parte delle sue giornate chino sui libri, ma erano libri pieni di figure, soprattutto donne senza vestiti che si leccavano a vicenda (in posti molto poco convenienti, poi). Via, che storia sarebbe quella? Storia delle zoccole contemporanee? Storia del troione medievale? Ma su, non scherziamo. Non sembrava nemmeno che avesse seguito dei corsi per prepararsi ad una laura in qualsiasi materia o per prendere una strada che gli consentisse di entrare nel mondo dell’alta cultura. Infatto non fu mai invitato a scrivere su Nazione Indiana, e neppure su Carmilla. Eppure, il suo zelo per certi studi era straordinario, e il suo sapere, entro certi limiti, era talmente vasto e profondo che spesso egli mi sbalordiva con le sue osservazioni. Tipo, sapeva tutte le formazioni dell’Inter dal 1908 ad oggi, o era anche in grado di capire al millilitro quanta pipì avesse fatto la vecchia del piano di sopra alle tre di notte, quella popò di cacazzi con la vescica lente come il prepuzio di Matusalemme. Non era possibile che un uomo lavorasse tanto assiduamente e si procurasse nozioni così minute senza avere in vista una mèta ben definita. E infatti lui una meta ce l’aveva: sposare una miliardaria americana sopra i settanta, farla fuori procurandole un infarto (facendole vedere una foto di Rocco Siffredi nudo), ereditare e sposare la donna dei suoi sogni, Mara Venier, praticamente una donna sopra i settanta, ma senza i miliardi. La sua ignoranza era notevole quanto la sua ignoranza, cioè, quanto la sua cultura. In fatto di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica, sembrava che Sandroni sapesse poco o nulla. Una volta mi accadde di citare Silvio Berlusconi. Mi chiese nel modo più ingenuo chi era e che cosa avesse fatto. Oh, ma lo sapete che non glielo seppi dire neppure io? “Mah”, inventai lì per lì, “mi pare fosse uno che vendeva le pentole col furgoncino”. “Ah”, disse Sandroni, “un ciottolaio”. Non ebbi il coraggio di dirgli di no. Ma la mia meraviglia giunse al colmo quando scoprì casualmente che ignorava la teoria di Copernico nonché la struttura del sistema solare. Il fatto che un essere civile, in questo nostro XIX secolo, non sapesse che la Terra gira attorno al Sole mi pareva così straordinario che stentavo a capacitarmene.
- Sembra sbalordito - disse Sandroni, e sorrise osservando la mia espressione. - Ora che mi ha insegnato queste cose, farò del mio meglio per dimenticarle.
- Per dimenticarle?
- Deh, per dimenticarle, sì. Non lo sa che nella Bibbia c’è scritto che il sole gira intorno alla Terra? Non vorrà mica mettere in dubbio le Sacre Scritture, eh?
- Ma…
- Ma un sega, miscredente di merda. Lo sapevo, lei non mi è mai garbato una bella sega nulla. Dica la verità: è un testimone di Genova, eh? O è di coso, lì, di stronzology, come cazzo si chiama. Dico male?
- Sandroni, ma veramente non è questo il punto…
- Eh, il punto, le virgole, le parentesi, non cominciamo con i sofismi. Vi conosco, a voi pagani. Lei è ma un bell’infedele, vai, me ne so’ accorto subito! Ma ora vedrai la butto fori a pedate nel culo, e poi chiamo il mi’ amico Ratzy (
all’epoca non ancora papa, ma semplice esorcista aggiunto presso la “Premiata Parrocchia Mainardi - sconti per africani balonghi convertiti”, N.d.A.) per un bel rito purificatore o una cena in piedi, magari vediamo se ci scappa anche il pokerino.
[...]
Egli diceva di non voler imparare nulla che non avesse attinenza coi suoi fini (cioè, tendenzialmente, mangiare, bere, dormire, trombare). Quindi, quasi tutte le cognizioni che possedeva avevano per lui una precisa utilità. Enumerai mentalmente i vari punti su cui si era dimostrato ferrato. Arrivai al punto di prendere carta e penna e annotarli. Quando ebbi completato l’elenco, non potei a meno di sorridere. L’elenco si presentava così:

COGNIZIONI DI SAURO SANDRONI

1. Letteratura: zero. L’unica cosa che ha letto è stata il vocabolario quella volta che una donna lo accusò di non sapersela cavare col cunnilingus, ma, avendo consultato inavvertitamente il dizionario di francese invece che quello di latino, il dubbio su cosa fosse quella cosa lì gli è rimasto tutt’oggi, e ancora si vanta di essere un bravo leccatore.
2. Filosofia: non male, se si considera la branca particolare della filosofia da bar, praticata anche ad Atene, nel primo secolo. Alcune sue massime: “il cane si affeziona di più al padrone, il gatto alla casa” e “la festa della donna dovrebbe essere tutti i giorni, mica solo l’otto marzo”. Anche se la sua frase più famosa, quella che ancora campeggia nel frontespizio del celebre libro di Umberto Eco “Scusate, volevo scrivere una cosa seria ma mi è uscita una stronzata” è la seguente: “‘un c’è nulla da fa’: quando sul monte Serra appare le nuvole, dopo cinque minuti piove a Pontedera, ci poi rimette l’orologio”.
3. Astronomia: Discretamente. Molto ferrato nell’oroscopo occidentale, se la cava anche con quello cinese, dove al posto dei nostri segni ci sono la tigre, il drago, la scimmia, Emilio Fede.
4. Politica: scarse. Pensate un po’, una volta ha votato per Rutelli, tanto per dire quanto non ci capisce un cazzo.
5. Botanica: variabili. Conosce a fondo caratteristiche e applicazioni della belladonna, della belladinotte, della bellafia e dei veleni in generale, soprattutto quello per i topi, perchè lo metteva in cantina quando una notte una pantegana grossa come un cucciolo di leone gli attraversò la strada montandogli sui piedi e facendolo letteralmente cacare addosso. Non sa nulla di giardinaggio e di orticoltura, e per questo su’ padre gli rompe veramente i coglioni, minacciando di diseredarlo se non apprenderà i rudimenti base, tipo che con la luna calante non si devono piantare i pomodori, ma l’insalata sì, a patto che sia la Regina d’Inverno e non il Radicchio amaro.
6. Geologia: pratiche, ma limitate. Riconosce a prima vista le diverse qualità di terra. Dopo una passeggiata, mi ha mostrato delle macchie sui suoi calzoni indicando, in base a colore e consistenza, in qual parte di Pisa aveva raccolto il fango dell’una o dell’altra macchia. Peccato si fosse sbagliato, in quanto non si trattava di terra ma, rispettivamente, di catrame cascato dal camio del bitume che rifaceva la pavimentazione in via Pietrasantina, e di merda di cavallo, quelli che tirano i carrettini per i turisti tedeschi in Piazza dei Miracoli.
7. Chimica: profonde. Una volta è riuscito ad ottenere una pietra che tramuta il ferro in oro, solo mischiando acido citrico, soda caustica, Vernel, spuma bionda e du’ confetti Falqui sbriciolati. Peccato poi si sia scordato la ricetta e abbia perso la pietra, ma l’importante è divertirsi.
8. Anatomia: esatte, ma poco sistematiche. Infatti non ha ancora capito come le donne possano fare la pipì senza il pistolino.
9. Letteratura sensazionale: illimitate. A quanto pare, conosce i dettagli di tutti gli orrori perpetrati nel nostro secolo: è abbonato a “Stop” e “Cronaca Vera”.
10. Suona male la batteria, ma benissimo il campanello.
11. É abilissimo nel pugilato e nella scherma, ma poi si sveglia tutto sudato e non si ricorda mai il sogno.
12. É dotato di buone nozioni pratiche in fatto di legge anglosassone. Peccato che viva in Italia e che quindi la cosa non gli serva a un minchia, come dimostra il fatto che a trentun’anni sia stato arrestato 46 volte, e tutte e 46 le volte appellandosi al V emendamento e alla Magna Charta.

Mah, mi sbaglierò, però secondo me saremmo diventati grandi amici, Watson e io.

  • Commento di Ted(C)/ 31 Luglio 2007

    Non ci crederai, Sauro Caro, ma l’ho letto tutto. Proprio io che ti critico sempre quando ti dilunghi. La vita serba sempre sorprese. Divertente, come al solito, ma rileggilo. A un certo punto Sandroni diventa Holmes.

    In fatto di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica, sembrava che Sandroni sapesse poco o nulla. Una volta mi accadde di citare Silvio Berlusconi. Mi chiese nel modo più ingenuo chi era e che cosa avesse fatto. Oh, ma lo sapete che non glielo seppi dire neppure io? “Mah”, inventai lì per lì, “mi pare fosse uno che vendeva le pentole col furgoncino”. “Ah”, disse Holmes, “un ciottolaio”.

  • Commento di Sauro/ 31 Luglio 2007

    Gnè gnè gnè gnè. Pfui.

  • E io che credevo che la prima indagine di Sherlock Holmes fosse quella della Piramide di paura

  • Commento di mosak/ 31 Luglio 2007

    No, la piramide di paura no, dai.

    Comunque, sauro. Io non andrei orgoglioso del fatto che staresti bene a vivere con un altro maschio.

    (ah, adesso per ricompensarmi del fatto che mi son sorbito sta boiata mi procuri un duecento ingressi, così.)

  • Commento di Sauro/ 31 Luglio 2007

    La Spostata, quello è un film che ha tratto in inganno molti. Ma non noi puristi fanatici ;-)
    Mosak, io duecento ingressi te li procuro anche, ma bisogna vedere per dove :-D

  • letto tutto. ora tutti a letto? è che ieri sera ho rivisto un amico. pensa te se era un’amica. bona.

  • Commento di Sauro/ 31 Luglio 2007

    Andrea, ma quel “bona” è da intendersi come “bona Ugo, ci si vede”, o come aggettivo qualificativo riferito all’ipotetica amica?

  • certo se mi vuoi levare tutti i doppi sensi….
    io poi “ugo” non ce lo metto mai. bona. e basta.

  • Commento di Sauro/ 1 Agosto 2007

    Ho capito: è riferito all’amica :-)

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