Nelle Mani Giuste
Ho letto, come credo abbiano fatto molti altri, l’ultimo libro di De Cataldo. L’ho fatto avendo ancora nella mente quel capolavoro di epica metropolitana che è Romanzo Criminale, e forse avevo un po’ troppe aspettative. Nelle Mani Giuste non è un brutto libro. Oltre a qualche personaggio, di Romanzo Criminale ci sono anche molti dei temi principali. Gli intrecci tra criminalità e politica, tra finanza e criminalità, tra finanza e politica, i servizi “deviati”… però è come se mancasse qualcosa. Ci sono meno caratteri, meno coralità. C’è meno azione e più introspezione. C’è il fatto che lo spazio temporale narrato, il 1992, ai miei occhi di trentunenne appare meno “mitico” di quello spezzone di anni di piombo che faceva da cornice alle gesta fetenti della Banda della Magliana. E poi, forse, ci sono i miei gusti, che si son evoluti (vabbè, evoluti… so’ cambiati, su). Ultimamente, sono sempre più alla ricerca del concreto, dell’asciutto, dello “scarnificato”. Cerco il “nocciolo” in tutto quello che leggo. Credo sia un inevitabile effetto collaterale della “Cura Manchette”. De Cataldo, invece, “parla molto”, anche se in maniera quasi sempre piacevole, e il nocciolo è sepolto sotto un altissimo strato di parole. La storia è portata avanti da un narratore onniscente che tutto sa (essendo onnisciente; fin qui ci siamo) e tutto dice (qui ci siamo meno): i pensieri di un personaggio e dell’altro, quelli passati e quelli presenti, quelli che si potrebbero indovinare e quelli che non riusciremmo mai a capire dalle loro azioni; quelli utili e funzionali alla storia, naturalmente, ma anche quelli di cui si potrebbe fare a meno. De Cataldo narra, narra, narra; a volte affabula troppo, esagerando, e diventa lezioso (perlomeno di fronte ai miei occhi affamati di “noccioli”). Non saprei che dire di questo libro. Sicuramente non è un brutto libro, ma non è nemmeno quello che mi aspettavo. O forse lo è, ma sono io che non mi aspettavo più quello che credevo di aspettarmi. Capito?

[...] anche Sauro non è molto convinto… [...]
A me non è proprio piaciuto.
Senti ma quand’è che leggi te che io no c’ho tempo neanche per andare in bagno?
no c’ho tempo leggasi “non c’ho tempo”.
Eh, Zuck… diciamo che è piaciuto ai soliti noti… e non dico altro

Danil, io leggo proprio in bagno. E non solo quando sono nella vasca, ecco