Narrativa

Una giornata particolar(mente idiota)e.

di , luglio 11th, 2007

Vi voglio raccontare la mia giornata di ieri . Allora, come dicevo un paio di post indietro, ieri avevo il test di inglese. Anzi, non IL test: UN test d’inglese, maremma maiala. Ma questo ve lo dico dopo. Il test iniziava alle dieci (at ten o’clock), e io alle nove e venti (twenty past nine) ero in facoltà. Saremmo stati, che ne so, una cinquantina, tutti nell’aula 3 di Palazzo Ricci. Ci sistemiamo sui banchi (che secondo me quando li hanno fatti pensavano che l’università di Pisa l’avrebbero frequentata i Puffi: mi sono alzato con due versamenti alle ginocchia, vaffanculo) e aspettiamo la prof. Quando arriva, la prof, scopro che esistono due gruppi: uno fa il test A e uno il test B. Io sapevo che esisteva solo il test A e chiedo di fare quello. Meno male, perchè i fogli per lo scritto del test B erano pochi e sono dovuti pure andare a fare le fotocopie. “Ma dimmi te se si pole anda’ avanti così”, m’ha detto uno di Livorno. “Eh, che ci voi fa’”, gli ho risposto. “La burocrazia… il pressappochismo… il qualunquismo… ehh…”
Il test era abbastanza facile. Come al solito ho clamorosamente scazzato le terze persone dell’ausiliare “do” nella terza persona singolare, in ogni modo e tempo, ma lo scritto è comunque andato. Ho guardato nella lista (vergata rigorosamente a mano e a lapis: non sia mai che qualcuno riesca a leggerla) quando mi sarebbe toccato l’orale: alle cinque del pomeriggio. Ho cominciato a smoccolare in inglese, undervoice. Sette ore di attesa. Allora, per ingannare il tempo, ho fatto un monte di cose ganze & simpatiche, tipo fare il giro dei bagni della facoltà per vedere se c’era qualche nuova scritta sui muri. Ce n’erano, come documentato sul mio album fotografico. Poi, una volta finiti i bagni, sono tornato su (l’aula 3 è al terzo piano) e mi sono affacciato alla finestra per vedere le scollature delle turiste e delle studentesse. Il fatto, però, è che il terzo piano è troppo in alto e per vedere qualcosa bisogna che passino donne con l’ottava di seno, come minimo. Ora, visto che le mucche stanno nei prati a pascolare e non vengono a Pisa in centro (sebbene Pisa sia un bella città e le mucche amino le cose belle), di scollature ne ho viste poche¹ e ho riniziato ad annoiarmi. Allora ho deciso che sarei andato a mangiare in mensa. Naturalmente anche ieri avevo mal di stomaco, (ormai sembro il personaggio di un romanzo hard boyled) per cui ho dovuto umiliarmi di fronte ad un trio di sbarbati che mi seguiva nella fila e ho preso un po’ di riso in bianco, un piatto di fagiolini e un bicchiere d’acqua. Loro, ventenni del cazzo, hanno preso un vergine dalla pelle chiara, l’hanno scuoiata dietro i distributori delle bibite e se la sono mangiata cruda, alla faccia mia. Come bevanda, hanno preso due litri di Idraulico Liquido e una pinta di Viakal, sempre alla faccia mia. Ma invecchieranno anche loro, brutte merde. Comunque, dopo aver mangiato (diciamo così), non erano neppure le due. Allora mi sono detto: “via, vado da Feltrinelli”. “Bravo”, mi sono risposto. “Avvìati”.
E mi sono avviato. Siccome non avevo niente da fare e potevo e dovevo perdere un po’ di tempo, ho fatto un giro un po’ particolare: Via Dei Martiri, Piazza dei Cavalieri, Via San Frediano, Via Cavalca, Piazza Delle Vettovaglie, Vicolo delle Donzelle, Piazza Garibaldi, Ponte di Mezzo, Corso Italia, Feltrinelli (dove ho preso un saggio che si chiama “Mercenari SpA.” Mi serve per cose mie). Poi sono tornato indietro: Corso Italia, Ponte di Mezzo, Lungarno Pacinotti, Via Serafini, Via della Sapienza, Via dell’Ulivo, Piazza Dante, Via del Collegio Ricci, facoltà di Lettere e Filosofia, terzo piano, Aula 3. E mi sono accorto di una cosa. Da quando ero partito dalla mensa a quando ero tornato, davanti a me, con lo stesso identico tragitto e con le stesse identiche mete (Feltrinelli e Aula 3), c’erano sempre state due ragazze. Una in particolare me la ricordo, perchè aveva, diciamo così, un paio di pantaloncini corti molto bellini, via, e anche un bel culo. Allora ho pensato: “ma guarda: queste due qui potrei averle pedinate per tutto il tempo senza che loro se siano manco accorte!” e mi sono messo a ridere da solo. Sapete, pedinare la gente, come fanno i detectives, è sempre stato il mio sogno. Poi però ho pensato: “Cazzo. E se fossero loro che volevano vedere dove andavo io? E se invece di pedinarmi mi avessero, come dire, “preceduto” per tutto il tempo?” Allora ho smesso di ridere e mi sono venuti i sudori freddi, ho iniziato a tremare e mi sono rannicchiato in posizione fetale, piangendo sul pavimento dell’aula 3, tra un banco dei Puffi e l’altro. Sapete, sono un poco ansioso e soffro di eccessi di dietrologia. Poi, dopo una mezzoretta, mi sono detto che non è da uomini fare così. I veri uomini affrontano il pericolo, lo guardano in faccia, prendono il toro per le corna e a volte prendono anche le corna nelle chiappe, i veri uomini. Allora mi sono alzato, mi sono pulito la bava dalla bocca e mi sono asciugato le lagrime, e poi ho iniziato ad avvicinarmi alle due, di soppiatto, attraverso un’applicazione rigorosa del passo del giaguaro. Mi sono appostato dietro un termosifone (stranamente spento) ed ho preso a guardarle. Poi, all’improvviso, mi sono avvicinato e ho piantato il mio sguardo nel loro. Ce l’ho tenuto cinque minuti buoni. Nessuno regge il mio sguardo (soprattutto il Blue Steel), e non lo hanno retto neppure loro. Hanno preso a piangere come agnellini. Io mi sono subito rasserenato: non erano dei servizi. Se fossero state dei servizi, non si sarebbero messe a piangere, credo. E poi ho visto anche un’altra cosa che mi ha subito sollevato: non avevano gli occhiali con gli specchietti retrovisori, come vendevano sulla quarta copertina dell’Intrepido quando ero piccino (insieme a quelli per vedere sotto i vestiti e alla penna-microspia), quindi non erano spie, no no. Bene. Nessuno mi ha ancora scoperto.
E insomma, tra un fizzo e un lazzo (e non fate rime, razza di maleducati del cazzo) divertendoci come matti, sono arrivate le cinque e la professoressa mi ha chiamato per l’orale. Ho fatto una figura di merda così grossa, ma così grossa, che in confronto Berlusconi al parlamento europeo sembrava Camillo Benso di Cavour. Niente di nuovo, quindi, se non per il fatto che la figuretta l’ho fatta parlando (parola grossa) una lingua non mia. Comunque, alla fine, l’idoneità me l’hanno data. Ad un certo punto la prof mi ha chiesto il libretto (e chi ha fatto un esame all’università sa che non c’è momento più bello nella vita) e ha iniziato a scrivere, poi me l’ha restituito. Io l’ho guardato tutto contento: minchia, anche questa era fatta! Mi ero levato inglese dai coglioni! Yuhuu! E vai! E vai una sega. Ho visto una cosa che non mi è piaciuta. Sul libretto non mi aveva scritto “10 CFU”, la prof: no, ci aveva scritto “5 CFU”. Allora ho detto: “scusi, Prof, com’è che qui mi ha scritto 5 CFU? A me ne servono 10. Mi sa che ha sbagliato, eh? Con rispetto parlando.” E sorridevo. Non ero mica incazzato. Può capitare a tutti di sbagliare. Una volta ha sbagliato anche D’Alema, anche se non lo vuole ammettere. Lei mi ha guardato. “Ma guardi che il mio corso ne assegna 5. Per prenderne 10 deve fare il mio corso, e poi deve dare il test B con la professoresso Strangefrescons (nome di fantasia). Non lo sapeva?” Io ho guadato la prof. Poi ho guardato l’aula 3. Ho guardato i banchi, ed erano pieni di Puffi stronzi che guardavano me e ridevano, e mi prendevano in giro, e mi canzonavano, e mi perculeggiavano. Mi sembrava di sentirli. “Ah ah, che testina di cazzo. Non ha letto il programma sul sito, quello”, diceva uno. “No, ma che dici”, diceva un altro. “Secondo me lo ha letto, ma non ci ha capito un’acca, ah ah ah” (diceva proprio così: un acca). A quel punto non ci ho visto più: ho preso la prof per il collo² e l’ho fatta alzare, puntandogli la punta (le punte, da che mondo e mondo, si puntano) del compasso alla testa (il compasso ce l’ho nella borsa dall’esame di demografia, perchè mi avevano detto – scazzando calmorosamente – che serviva per disegnare i grafici). “Il primo che si muove, la buco con il campasso!” ho urlato. “Tu, Puffo Quattrocchi, puffa quella cazzo di porta! Cioè, scusa, volevo dire: chiudila! Nessuno si muoverà da qui finchè non avrò parlato col compagno Mussi, ministro dell’università”. E poi sono iniziate le trattative. Io avevo chiesto l’attribuzione di 15 CFU (10 in inglese e 5 etruscologia comparata, che nel piano di studi non ce l’ho, però mi piacerebbe comparare le etruscologie), un elicottero pronto a partire sul tetto della facoltà e la liberazione dei compagni Gargamella e Birba, ingiustamente detenuti nelle galere di Puffolandia per aver lottato contro la dittatura blu. La polizia aveva controrilanciato con 2 CFU in “nozioni informatiche di base”, una Fiesta 1000 in cambio dell’elicottero e la liberazione del solo Birba (che non sta neppure tanto bene). Alla fine avevo paura che facessero irruzione (da Roma era arrivata una squadra di N.O.C.S., Nucleo Operativo Custodi Sanguinari). Li sentivo urlare fuori dalla porta, col megafono: “Non fare cazzate, Sandroni! Non peggiorare la tua situazione! Libera gli ostaggi, lascia andare i Puffi e nessuno si farà del male…”
Alla fine ho ceduto, e li ho liberati. Mentre mi ammanettavano, ho chiesto ai custodi: “Rispetterete i patti?”
“Sì”, mi hanno risposto. “Mastella ha già firmato l’ordine di scarcerazione per Birba. Il veterinario però a detto che ne ha per poco. E comunque il test B ti tocca darlo lo stesso, caro il mio cretinetti.”
Io, da vero eroe romantico che lotta contro il sistema, ho sorriso sprezzante. “Potrete obligarmi a dare il test B”, ho detto, “ma anche se cadrò, nasceranno altre cento teste di minchia che non capiscono i programmi d’esame su internet. Non importa quanti cazzo di test B o C o D inventerete. Alla fine riusciremo a laurearci anche noi del gruppo S.Ch.N.A.B.I.P.S.I.³!”
Mentre mi caricavano sul cellulare che poi mi ha portato a casa, la gente assiepata dietro le transenne, fuori dalla facoltà, applaudiva, fischiava e scandiva a gran voce il mio nome. “W Franco Franconi!” Dicevano. “Sei tutti noi! Viva!” Merda. M’hanno preso per un altro.

¹ In compenso ho visto che esistono più stempiati e riporti di quanto avessi mai immaginato. Oh. ad altezza uomo mica si vede.
² So che non ci crederete, ma la storia, da qui in avanti, è inventata. La prof, tra l’altro, è la più gentile e simpatica che mi è capitato di incontrare all’università (at the university).
³ “Studenti CHe Non Afferrano Bene I Programmi Su Internet”.

  • A costo di ripetermi: sei un genio :)
    Ho riso dall’inizio alla fine. Ma non fai prima a imparare due parole di inglese, che magari alla fine nella vita ti servono pure, non si sa mai?

  • Commento di marco_gherardi/ 11 luglio 2007

    … certo che in confronto a te è sbarbato pure mangiafuoco :-)

    Scusa, am come è possibile che un esame di abilitazione alla lingua inglese possa essere così complicato? Molto meglio la geografia “umana”…

  • Commento di Sauro/ 11 luglio 2007

    Alessandra, ma io l’inglese lo so benissimo, eh? E’ colpa della prof… secondo me parlava con l’accento di Manchester. Sai, io sono più per l’accento Brighton. Per quello non c’ho capito nulla :-D

    Marco, non è l’esame ad essere complicato, sono io che sono troppo semplice :-D Quanto alla geografia umana, lì potevo scegliere tra “geografia umana”, “geografia col cuore di pietra” e “geografia figlia di puttana”. Tu cosa avresti scelto?

  • Commento di patty/ 11 luglio 2007

    propongo un sindacato degli S.Ch.N.A.B.I.P.S.I ed un comitato per le vittime dei programmi su internet

  • Carine le foto!

  • :D

    sono commosso. fai pure la bluesteel!

    ma poi, vorresti dire che la storia delle ragazze che si mettono a piangere era vera?

  • Commento di Sauro/ 11 luglio 2007

    Patty, io ci sto. Mi propongo come il Veltroni degli S.Ch.I.N.A.B.I.P.S.I: lasciate che i rincoglioniti vengano a me.

    Danil: carine? capolavori, sono! Non so se hai visto quelle tratte da Ti presento Joe Black: “l’occhio della madre… il montaggio analogico… la carrozzella col bambino…” (cit.) :-D

    Mosak, ma certo che si sono messe a piangere! Nessuno regge la Bluesteel.

  • “Per me Ti presento Joe Black è una cagata pazzesca”. Seguirono quindici minuti di applausi… (non so se noti che sto continuando la citazione) (che poi a me Joe Black invece è piaciuto un sacco)

  • Commento di Sauro/ 12 luglio 2007

    Effettivamente è un bel film. Anche se penso che ti sarebbe piaciuto meno se ad interpretare Joe ci fosse stato, che ne so, Carlo Delle Piane :-D

  • I’ve laugh much – sorry, I again speak so, until september as minimum.

    (but where is the point 2?)

  • Commento di Sauro/ 13 luglio 2007

    Hi, The Removed! Even I it would be better if continue to speak so, because I must do another test of english in september, dirty whore Eva! Shit. Anyway, the point 2 is when ah take the professoress for the neck.

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.