Sant’Assurbanipal: crisi d’identità- (prima parte)
Si guardò intorno. Era tutto bianco, cristallizzato, immoto. Non c’era il minimo segno di vita ed il silenzio era assoluto. Però non era nella testa di Flavia Vento, perchè in quel caso lì si sarebbero visto anche il Cimitero Monumentale dei Neuroni (XII secolo), che invece, obiettivamente, non c’era. No, era in montagna. Sant’Assurbanipal era sulla montagna di Huang Tse Chan Paok Hsiun Sieh (che nella nostra lingua può essere tradotto con “la Montagna dal Nome Spropositatamente Luuuuungo). Quella salita era cominciata due giorni prima dal villaggio di pastori (di piattole) di Leng Shak Ping (VE), nella fertile pianura di Wan Tiang Ming Lae (famosa per le sue colture di spaghetti saltati con carne e verdura), nella regione del Seng Hsio Pae Tok (grande due volte l’Umbria più la provincia di Imperia e la Zona Industriale di Gello, per dire), laddove il fiume Ting Wuang Chun Lin (lungo quasi come il Raccordo Anulare fratto la Orte-Ravenna, non so se rendo l’idea) si getta nel lago Jin Yang Pae Kun (esteso come la piscina comunale di Castellina Marittima) tramite le cascate di Kwon Ten Pin Sput Zum Pa Pa Tùm BOTTA FORTE. Lassù dove si trovava lui, a tremila metri sul livelo del mare, la neve cadeva fitta. Poi si alzava, faceva qualche passo e ricadeva di nuovo: chiari sintomi di labirintite. Una volta la prese mio zio, la labirintite: certe chiorbate nel muro, pover’omo, non ve lo sto nemmeno a dire. Vi dico solo che con un testata dopo che si era lavato i capelli impresse nell’armadio della camera dei bimbi un affresco di Padre Pio senza barba ma con il piercing al sopracciglio. Ma torniamo al nostro commissario preferito (dopo Montalbano, Maigret, Rex, Cordier, Pepe, Gordon, Bordelli, Winchester, Bertolaso e Basettoni, per carità, ad ognuno il suo posto). Era quasi arrivato. “Meno male”, pensò, “perchè io mi sarei anche dimorto frantumato i coglioni, maremma sul ciuo”. Il viaggio, in effetti, non era stato dei più agevoli. Ma la spinta interiore che l’aveva costretto a muoversi su quei difficili sentieri era stata troppo forte, e del resto non esisteva nessun altro modo di raggiungere la sua meta, a parte la funivia, il gatto delle nevi, l’elicottero, il deltaplano, il teletrasporto (per Sant’Assurbanipal il teletrasporto di Star Trek era reale, e solo un gigantesco cover-up della lobby petrolifera ne impediva la diffusione). Erano però tutte cose a pagamento, e il nostro simpatico commissario era tirchio come Padoa Schioppa, per cui aveva deciso di farsela a piedi. Ma non c’era solo questo. La fatica del viaggio faceva proprio parte di quello che lui era andato a cercare: La Verità.
Sant’Assurbanipal lo vide. Sbucò dalle nebbie del Tzen Kong Leung Chow (o Montagna Di Cui Sopra), all’improvviso. Il monastero di Nunteregghecchiùn, l’unico monastero al mondo nel quale l’Ulivo non avesse ancora celebrato un ritiro spirituale collettivo. Nemmeno Veltroni c’era mai stato. Rosy Bindi sì, pazienza. Il cuore di Sant’Assurbanipal si colmò di un emozione indescrivibile, tipo quando vedi per la prima volta (e da vicino) com’è fatta una donna là sotto (non in televisione, voglio dire) e non sai dove mettere le mani, e fosse il male delle mani. Finalmente. Era tornato nell’unico posto che considerava davvero casa sua (se si eccettua lo scannatoio dove lavorava Erika, il suo travestito preferito).
Il commissario bussò alla grande porta di bronzo.
- ‘un si vole nulla! - disse una voce da dentro.
- Ma… - farfugliò Sant’Assurbanicoso.
- “Ma” una sega! Ciavete rotto ‘oglioni, voi e “La torre di guardia”, vabbene?
- Ma io non sono un Testimone di Geova!
- Ah no? “Lotta Comunista”, allora?
- No…
- Folletto ?
- Neppure…
- Enciclopedie?
- Ma quando mai.
- Scientology?
- Eh?
- Uhm… messo comunale?
- Eh, magari… no, io lavoro.
- Aspetti che c’arrivo, eh? Dunque… uhm… vai! Lo sapevo! Gliel’avevo detto a fratello Mae San Kwon: paghiamolo il canone, tanto poi c’intopano con la macchinetta, perchè io lo sapevo che alla Rai c’avete il furgoncino col radar… ma la finanza col mandato di perquisizione c’è? Perchè io sennò vi apro, sì, ma col cazzo.
- No, guardi, c’è un equivoco. Mi chiamo Sant’Assurbanipal ed ho vissuto in questi tempio per cinque anni. Forse lei mi conosce come “Colui che si mette le dita nel naso passando dalla bocca”.
- Non ci credo: tu sei “Colui che si mette le dita nel naso passando dalla bocca”?
- Sì!
- E tu chi sei?
- Io sono Yang Tsie Lì!
- Non mi dire! “Colui in grado di fare tutto l’alfabeto + i numeri da uno a dieci con un solo rutto?” Sei proprio tu?
- Sì! Sono io! Fratello, sei tornato!
La porta si aprì ed apparve un uomo, devo dire un bel ragazzo, somigliava un po’ alla Santanchè da giovane, però più simpatico. I due si abbracciarono.
- Fratello, - disse Alfarutto+10, - cosa ti porta di nuovo qui?
- Eh, fratello, - rispose Scaccolabocca, - ho smarrito La Via. Non ho più La Verità. M’è venuta la prostatite e piscio ogni dieci minuti. La benzina non è dimuita proporzianalmente al calare del prezzo del greggio al barile, ma anzi è aumentata. Il Milan ha rivinto la Champions.
Alfarutto10 lo guardò con compassione.
- Nooo… - disse. - Devi aver sofferto moltissimo…
- E questo non è niente. Il colpo di grazia me l’hanno dato quando non hanno fatto vincere Al Bano al festival, mafiosi di merda…
Sant’Assurbanipal e Alfarutto10 percorsero l’oscuro tunnel che conduceva alla Sacra Potta, cioè, volevo dire, PORTA, con la erre. Non c’è niente da fare, ciò proprio ‘na fissazione. Vabbè, insomma, i due coglionazzi arrivano davanti a dove volevano arrivare, cioè alla Sacra Porta. Il commissario guardò le splendide figure (tigri e draghi fiammeggianti, soprattutto, ma anche qualche simpatico cazzo alato) che istoriavano le due grandi ante di ebano. Sulla Porta era infatti rappresentata la storia del monaco fondatore del Tempio, il leggendario Chun Deng Zinedìn Zidàn, grande cacciatore di tigri e draghi, ma anche famoso raddrizzatore di banane (col culo) presso il gay club “Da Frustone”.
Sant’Assurbanipal esitò, e RuttoAlfabetico sembrò accorgersene. Sorrise al vecchio amico.
- Coraggio, - gli disse. - Non aver paura. Entra. Oppure levati dai coglioni, basta che ti decidi, perchè tra du’ minuti comincia Un Posto Al Sole, e se mi perdo l’inizio poi non capisco più la trama.
A quelle dolci parole, le paure del commissario si placarono. Sorrise anch’egli, e spinse le due ante. Esse si spalancarono su una sala buia e fumosa, pervasa da un forte odore di incenso. Nell’aere, il dolce tintinnare di sonagli si alternava alle note prodotte dalle corde di un sitar. Boia, che palle. Pareva d’esse’ nel posto dove lavora la mi’ cognata, che a sentire lei ci fanno i massaggi chilout/new-age/ayurvedici, ma secondo me invece lì la danno proprio via a pagamento, altro che tantra e yoga, vieni, secondo me lì ci gira tanta topa, ma tanta, mi sbaglierò, forse sono io che penso male.
Sant’Ass.pal avanzò. Ad ogni passo che faceva, sentiva che stava facendo un passo, e questo gli riempiva di gioia il cuor (è sempre stato uno che si accontenta di poco). Continuò ad avanzare finché non arrivò di fronte ad un piccolo altare di pietra. Ai piedi di questo, seduto nella posizione del loto, stava un vecchio. IL Vecchio. Sembrava addormentato. La sua vista infondeva un senso di serenità, come quando prendi la macchina nova dal concessionario e la porti a casa, e la guardi, e stai lì, fermo, e la guardi, e dici “boia, ciò la macchina nova”, e stai lì, e la guardi, e pensi che ciai la macchina nova, e la guardi, e l’unica cosa che pensi è “ora speriamo che non mi ci cachino i piccioni”, e la guardi. Il suo vecchio maestro, Colui Che Ha Raggiunto Il Nirvana A Forza Di Moccoli era lì, davanti a lui. I suoi occhi erano chiusi e sembrava stesse dormendo. Snt Ass Pal giunse le mani davanti al petto e si inchinò.
- Maestro Kion Wae Xian Luan, - sussurrò, la voce inferma. - Maestro, ho varcato montagne per tornare qui. Ho oltrepassato fiumi. Ho attraversato tormente di neve. So’ passato col rosso all’incrocio di via Mameli, e il vigile m’ha anche fischiato, ma a me m’importa ‘na sega, perchè ciavevo da veni’ qui… ti prego, Maestro: ho perduto La Strada. Non so più dove sia il bene e dove il male. Sono così frastornato che alle comunali ho votato Lega Nord, e conta che io voto a Canicattì. Ti prego umilmente, Maestro: parlami. Illuma la mia via, tu che sei Colui Che Fa Più Luce d’Una Dinamo Grossa Come La Testa Di Mastella. Maestro! Attendo un tuo cenno!
Pronunciate queste parole, Sant’Assurbanicaz si immobilizzò tipo calco di gesso di Pompei, non so se avete presente. Kion Wae Xian Luan non si mosse per lunghi minuti. Ad un certo punto, quando il commissario aveva perso la speranza, i suoi occhi si aprirono. Una strana luminescenza, una sorta di piccola fiamma rossa, brillava nelle sue pupille. Gli occhi di Sant’Assurbanipal sprofondarono nei suoi e vi si abbandonarono, sciogliendosi in un abbraccio d’oblio.
- Ti stavo aspettando, Figlio.
Il Vecchio aveva parlato con voce eterea, che non sembrava neppure provenire dal suo corpo.
- Veramente, Maestro? Tu mi stavi aspettando?
Il Vecchio lo guardò.
- Deh, t’aspettavo sì, popo’ di manfruito! E m’avanzi sempre quelle dugentomilalire del vecchio conio per quella partita di pakistano…
“Cazzo”, pensò Sant’Assurbanipalle. “Me n’ero scordato! Vaffanculo, che memoria di merda…”
(continua)

eccolo!
pure la ricerca spirituale… lo sapevo che è un uomo perfetto!
da oggi mi considero una tua nuova fan
cara patty, spero caldamente tu ti stia riferendo a sauro, perché il commissario è MIO!
ci ho messo un po’ a leggerlo tutto (che hanno questa fastidiosa abitudine di interrompermi di continuo, al lavoro, mentre faccio le cose importanti, tipo leggere) e lo devo dire: fantastico!
Bah, Maia, Santocoso per cercare cerca… bisogna vedere cosa troverà. Ma non credo che sarà qualcosa di troppo spirituale (conoscendolo)
Patty, perchè non rispondi a Maia? Di chi sei diventata fan? Il commissario vuole sapere, eh?

Francesco, licenziati! Come fai a stare con gente che non ha rispetto di quello che leggi e vorrebbe farti lavorare? Ma dove andremo a finire, mi domando…
io sono fan del sig. sauro che non voglio mica uomini di altre che la competizione femminile m’ha sempre messo ansia, a proposito lei sig. sauro com’e’ messo? ha anche lei fan che rivendicano l’esclusiva? no perche’ senno’ ripiegherei su Alfarutto10
No, io non ho nessuna fan, ma Alfarutto10 sì. Naturalmente mi riferisco a Colei Che Non Sai Mai Se Te La Vuole Dare Davvero O Sta Solo Giocando Con I Tuoi Sentimenti.
[...] prima parte, qui. Cioè, ho sbagliato, volevo dire, qui. Che [...]