Pensieri

Rassegna(ta) stampa.

di , giugno 9th, 2007

Avvertenza: questo post supera la dose giornaliera consigliata di qualunquismo. Però è anche vero che nel palazzo si supera la dose massima sopportabile di coglionaggine. Si prega quindi di avere pazienza (per quanto riguarda il qualunquismo).

Mah, sono qui, non so che fare, non mi riesce concentrarmi su niente, e allora leggiucchio un po’ il giornale. Ci sono diverse notizie interessanti, oggi. Non ho tempo di leggere e recensire libri, perchè devo lavorare più del solito, studiare più del solito, fare il tirocinio per l’università più del solito: e allora, di conseguenza, leggo il giornale. La prima notizie che mi colpisce è questa qui. Son cose che fanno pensare, cazzo. Noi siamo qui, belli tranquilli, con la nostra porzione giornaliera di Simmenthal più o meno assicurata, e ci scordiamo che là fuori c’è gente che soffre e che non ha nemmeno il gelato alla buvette. Ma in che razza di mondo viviamo, dico io? Come siamo arrivati a questo? Quando abbiamo perso di vista le cose importanti, tipo la panna, il variegato all’amarena, il gusto puffo? Ripeto: c’è gente che non ha il gelato alla buvette. Basta, dico solo questo. Posso capire che non ce ne freghi un cazzo di gente ammalata di SLA che chiede solo di andarsene con dignità; posso capire che ci si fotta di tutte quelle sei o sette persone che ogni giorno, regolarmente, crepano sul lavoro; posso capire che ormai si sia assuefatti a tutto e che tutti i morti di guerra, religione, aids, inedia, sete, diarrea, ignoranza non ci facciano più nè caldo nè freddo; ma questo no. Ora basta. Niente gelato alla buvette! E svegliamoci dal nostro torpore, perdio! E sapete cos’altro vi dico? Che non è neppure giusto che io stia qui tranquillo a leggere il giornale mentre il sen. Bottiglione è lì che vaga ramingo per i corridoi di palazzo Madama, in cerca di una palettata di malaga, o di bacio. Adesso smetto di leggere il giornale, chè tanto ormai mi fumano i coglioni, e vado a dargliela io una palettata. Via, vo. Devo solo passare un attimo da casa a prendere il gelato. E la vanga. Sì, ho intenzione di dargliela grossa, la palettata.

(nella foto, il Sen. Buttiglione risponde alla domanda di un giornalista: “Eh? Come? Cosa sarei io? Finocchio?!”)

  • Commento di ajeje87/ 9 giugno 2007

    se hai bisogno di una mano per la vanga tienimi in considerazione. Qualche colpo sarei onorato di darglielo anche io

  • Commento di marta/ 9 giugno 2007

    Cappero sono le buvette?!!!

  • Commento di marco_gherardi/ 9 giugno 2007

    Mi aggrego alla domanda di Marta.

    Sauro, scusa ma con tutto il tuo periodo di maggior lavoro, studio, tirocinio è mai possibile, dico, che per rilassarti e staccare tu legga un quotidiano? Questo è il modo garantito di guadagnarsi un sano giramento di palle. Allora dillo che sei masochista.

    Infine una curiosità: ajeje87 non è mica che per il nome hai preso spunto da Tre uomini e una gamba (scena in cui Giovanni chiede ad Aldo le sue generalità e lui dichiara di chiamarsi Ajeje Brazorf) :-)

  • Commento di Sauro/ 9 giugno 2007

    Ajeje, se vuoi dare qualche colpo anche tu ti devi spicciare. Dopo che sarò passato io, che modestamente la vanga la manovro come pochi al mondo, di palazzo Madama sarà rimasto solo il cartello con scritto “Palazzo Madama”.

    Marta e Marco, popò di ignoranti: sonaunasegaio cos’è la buvette. Sarà quella cosa che noi poveri mortali chiamiamo “ristorante”, o “mensa”. Quella dei senatori, per la cronaca, è questa qui. Poveracci, tutte a loro, oh.

  • Commento di maia/ 9 giugno 2007

    nononononono!
    giù le mani da palazzo madama!
    altrimenti si riapre il cantiere che si occupa del suo restauro. e della ditta che lo gestisce ci occupiamo noi.
    il che vuol dire valanga di assunzioni ed obblighi burocratici.
    e addio vacanze!

    roncola quanto ti pare buttiglione, ma le strutture murarie lasciale in pace, per favore!

  • Caro giovanotto,

    la domanda del giornalista era: “Onorevole Buttiglione, è vero che con gli anni sta diventando sordo?”. La risposta si vede dal labiale.

    Questa battuta non è mia, ma, mutatis mutandis, di Garry Trudeau (autore di Doonesbury).

    Suo,

    cav. Stacchia

  • Commento di Sauro/ 12 giugno 2007

    Maia, ma come! Il palazzo avevo proprio intenzione di abbatterlo, invece. A colpi di Buttiglione, per la precisione: pem pem pem!

    Esimio Cavaliere,

    Non sapevo che un esponente della cultura quale Lei è fosse un estimatore di espressioni popolari quali i “fumetti”. Lei (mi azzardo a darle del Lei e non del Coloro, data la nostra comune militanza in CB), non finisce mai di stupirmi.

    Con stima

    Sauro Dott. Sandroni

  • Commento di maia/ 12 giugno 2007

    vabbè, tanto fra poco mi licenzio…
    fai pure

  • caro giovanotto,

    cosa vuole, bisogna saper stare al passo coi tempi. pensi che qualche giorno fa, mi stavo facendo uno spuntino di pasta con le sarde con lo Steregoni, quando ad un certo momento entra il Conchia e ci fa: sentite qua, ho composto dei versi bellissimi: Mi illumino d’immenso!
    lo Steregoni mi lancia uno sguardo indemoniato, afferra la bottiglia di Nero D’Avola che stavamo sorseggiando, la spacca sul tavolo tipo film e balza al collo del Conchia, facendogli presente la sospetta paternità del verso. il Conchia è scoppiato in lagrime, e noi con lui, per la gommozione.
    insomma, bisogna aggiornarsi.

    suo

    cav. Stacchia

  • Commento di Sauro/ 12 giugno 2007

    Maia, mi raccomando: se ti licenzi, il vaffanculo al capo lo voglio sentire da qui. E non ti dimenticare i pugni sbattutti sulla scrivania.

    Egregio Cavaliere,

    ancora una volta ha toccato corde profonde del mio animo. Devo dirLe la verità: anch’io, nel mio piccolo, mi sono gommosso. Mi basta pensare a Lei, al Conchia e allo Steregoni tutti riuniti attorno ad una bottiglia di vino rosso: posso solo immaginare le perle di saggezza che mi sono – ahimè – perduto. Spero, un giorno, di poter essere degno del suo desco.

    Con immutata ammirazione

    Sauro Sandroni

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