Sono un regista di videoclip.
Buone notizie! Ho scoperto cosa voglio fare quando sarò grande. Il regista di videoclip! Bello, no? Secondo me si guadagna parecchio. Si lavora poco e si guadagna parecchio. Quanto durerà mai, un videoclip? Cinque, sei minuti. E quanto mai ci vorrà a fare il regista di un videoclip di cinque o sei minuti? Io non ne ho idea, ma non penso ci voglia come costruire una casa di venti piani o come assemblare un centinaio di Punto in catena di montaggio. Senza contare che un regista di videoclip non precipita dalle impalcature e non può essere messo in cassa integrazione. Sì, il regista di videoclip è quello che farò.
Quanto allo stato dell’arte, credo di essere sulla buona strada. Dovete sapere che io, appena sento una canzone, mi immagino il videoclip. Ma una canzone qualsiasi, eh? Anche Romagna Mia (plot: un bagnino di Rimini, trasferito d’ufficio in una colonia per anziani vicino Imperia, piange davanti al Tirreno in tempesta pensando al bagno 34 di Torre Pedrera e alle procaci tedescone che ne animavano le estati) o Il ballo del Qua Qua (plot: Ginger Rogers e Fred Astaire, travestiti da Amelia la strega che ammalia e Pico de Paperis, trascinano in una danza irrefrenabile tutti i ragazzi della De Filippi; finale con una bomba atomica che distrugge lo studio e scalfisce leggermente Maria). Per far capire ai produttori di videoclip quanto io sia bravo, ecco alcuni esempi fatti su canzoni piuttosto vecchiotte che forse il videoclip ce l’hanno di già, ma sicuramente è più brutto del mio. Sicuramente.
Steely Dan - Do it again
[audio:Do It Again.mp3]
Lunga carrellata sul deserto dell’Arizona. Ma lunga, eh? Lunga fino a quando Donald Fagen non inizia a cantare, quindi un minuto preciso. Anzi no, non carrellata: piani panoramici del deserto (una decina di secondi l’uno, come all’inizio di Odissea nello spazio). Ok, facciamo una via di mezzo: all’inizio piani panoramici e poi carrellata. Appena Fagen attacca con “in the mooooorning you go gunning”, tac: stacco e primo piano di un cactus. La camera indugia sempre sul cactus, lo riprende da un po’ tutte le angolazioni, anche dall’alto. Poi, con la steady-cam, il cactus è ripreso con un piano sequenza rotante, con la camera che gli gira intorno, lentissima. Poi non so più come andare avanti, ma qualcosa mi verrà. Anche se, ad onor del vero, un mio amico ha detto che secondo lui potrebbe anche andar bene così. L’unica cosa che farebbe lui, sarebbe far ripartire la carrellata dopo l’assolo di tastiera, e cioè dopo tre minuti e venti secondi di primi piani del cactus. Secondo me così è un po’ troppo movimentato (la canzone non lo richiede), ma è un’ipotesi da non scartare a priori.
Eagles - Hotel California
[audio:Hotel California.mp3]
Anche qui, come inizio, ci mettiamo una bella carrellata; però (ed ecco il colpo di genio) la carrellata non la facciamo in un deserto, ma nei corridoi di un vecchio albergo, un po’ malinconico, tipo con le persiane tutte scrostate e la moquette polverosa e strappicchiata. Un vero tocco di classe (e di originalità) potrebbe essere il bancone del portiere, però abbandonato (il bancone, non il portiere). Non so se si è capito l’aggancio tra le immagini nostalgiche di un albergo un po’ in disuso e il titolo della canzone. Ah, già! Dimenticavo che ho a che fare con un mucchio di ignoranti. Scusate, ho sbagliato io. Allora, dovete sapere che “hotel”, in americano (ma penso anche in cinese e in mucchio di altre lingue: una volta sono stato a Pechino e sull’albergo c’era scritto proprio “hotel”) vuol dire “albergo”. Tutto chiaro ora? Capito il link? Bene. Insomma, dopo queste cazzo di carrellate sui corridoi dell’hotel (ricordati: hotel = albergo), l’inquadratura inizia a mostrare le camere, i saloni, il giardino. E cosa c’è in queste camere, saloni, giardini? Beh, all’inizio non c’è niente: sono abbandonati, pieni di ragnatele, corvi, pantegane. Ma poi? Cosa c’è poi? Eh eh… reggetevi forte, perchè poi appaiono (reggetevi forte, ve l’ho detto)… i fantasmi di quelli che lo hanno abitato, l’hotel! Bello, no? Come se fossero ancora lì, ma invece non ci sono mica, perchè sono tutti schiattati (qualcuno anche male), ma lui (lui quello della canzone, voglio dire) li vede nei suoi ricordi e se li immagina come quando lui era lì e c’erano anche loro, quelli che ora sono fantasmi! Grande! Che genio. Minchia, questa mia potenza evocativa mi mette i brividi, davvero. A voi no? Strano. Sarà il caldo. Con il caldo i brividi non vengono. Forse ci vorrebbe il freddo, per farvi venire i brividi. O forse è meglio che passi al prossimo videoclip, cosa sto a perdere tempo con voi.
Prince - Purple Rain
[audio:Purple Rain.mp3]
Il video inizia senza musica. Sorpresona, lo so. Mi piace stupire, non posso farci niente. Le immagini mostrano una città, ripresa da varie angolature: dall’alto, dal basso, da lontano, da vicino, dalla strada, da dentro un negozio, da un semaforo, da dove cazzo volete voi. Per la città avevo pensato a New York, o a Poggibonsi. Dipende dal budget. Ecco, dopo un po’ di queste immagini qui, parte la musica. Comunque sia, la città è piena di gente che va frenetica, urla, litiga, si accapiglia, corre, sbatte la testa nel muro per lo stress cittadino. Insomma, il solito casino delle metropoli. In mezzo a tutta questa gente agitata e incazzata, ad un certo punto arriva Prince (o TAFKAP), con la chitarra. Si mette a suonarla, ma non lo considera nessuno: sono troppo presi ad accapigliarsi, scornarsi, incazzarsi, correre. Ma Prince non sente seghe, non gliene frega niente: continua a suonare imperterrito. Ad un certo punto (facciamo dopo verso il minuto 3 e 52 secondi, quando Prince dice “rain” per l’ultima volta e poi parte l’assolo), però, accade il miracolo: la gente si accorge di PrinZ e comincia ad ascoltarlo. Smette di litigare, offendersi, ignorarsi. Tutti guardano TAFKAP come se fosse un angelo (un angelo un po’ bassino, ma bisogna accontentarsi) venuto per risvegliarli da un brutto incubo. E poi (attenzione!), ad un certo punto (minuto 5 e 17 secondi, quando Prince inizia ad ululare), PUM! Colpo di scena! Comincia a cadere una pioggia viola! Fortissimo! Ayeah! E tutti che si abbracciano, al rallenty, e ridono felici, e si danno la mano, e si danno delle grandi pacche sulle spalle, e guardano il cielo estasiati! Gioia! Tripudio! Estasi! La pioggia viola! Sui loro visi! It’s fantastic! (New York) Maremma maiala, ganzo! (Poggibonsi)
Ma non è finita qui: finale a sorpresa. Ad un certo punto, (minuto 6 e 22, quando inizia il finale) la camera stacca, sempre al rallentatore, su Jack Morris (N. Y.) o su Ribechini Ugo (Poggibons.), di professione imbianchino; aveva appena finito di dare la seconda mano di bianco ad una parete di 70 m. per 30 e stava iniziando a smontare il ponteggio quando ha iniziato a piovere (viola). L’ultimo minuto (e 22 secondi) è quindi dedicato al primo piano di Morris (o Ribechini) che tira calci ai passanti e bestemmia al rallentatore, gli occhi rivolti verso il cielo. In pratica un replay di Bobo Vieri ogni volta che si mangia un gol, su Sky.
Pearl Jam - Wishlist
[audio:Wishlist.mp3]
La camera inquadra una fossa comune. Può essere in Polonia durante la seconda guerra mondiale, in Cecenia, in Rwanda, nell’ex Jugoslavia degli anni Novanta. La fossa è piena di corpi ammucchiati, donne, vecchi, bambini. La camera fa una carrellata sui corpi; ne fa vedere tantissimi, poi (quando inizia il cantato) si ferma su uno di essi. Un uomo, una donna, un bambino; non si sa più cos’era. Si sofferma su questo corpo, in primissimo piano, poi si allontana. Si allontana sempre di più, in alto o in orizzontale, lungo il terreno. Ad un certo punto si iniziano a vedere cose, cose belle e semplici: andare al cinema, zappare l’orto, guidare la bicicletta, giocare a nascondino con gli amici; tutte le cose che quel corpo, uomo, donna o bambino, avrebbe volute essere e fare, e che non è stato, e che non gli hanno fatto fare.
Bene, finito. So già che di questo post mi vergognerò come un ladro, ma vabbè. Non è una novità. Che poi, oh, io mica scherzavo, eh? Io penso sempre ai videoclip quando ascolto una canzone. Cioè, quasi sempre. L’altra volta in televisione c’era quella canzone di coso, lì, di Malgioglio: Sbucciami. Ecco, quel giorno la canzone l’ho ascoltata, ma senza inventarmi videoclip mentali. Cazzo, m’è mancato il coraggio.

purple rain, purple raiiin…
Sauro dovresti fare una serie di questi post.
e metterli come sottofondo a quelli di sant’assurbanipal.
secondo me. fai vedere i sorci verdi a nick hornby, eh!!!!
e pure a irvine welsh.
ecco.
bau.
comunque io per questa ci vedrei meglio un’altra cosa. tipo all’improvviso iniziano a cadere dal cielo hamrin, sarti, chiarugi, antognoni, diaz, dunga, passarella , bertoni, baggio, iachini, schwartz, (effemberg e edmundo no), rui, bati, toldo (viola), ufo, reginaldo e tanti tanti altri che non posso citarli tutti.
sai che bello?
Andrea, chi? Welsh e Hornby? Ma chi sono? Dove giocano? (adulatore)
Maia, due cose: 1) ho appena vinto una scommessa con me stesso; sapevo benissimo che con la scusa della pioggia viola avresti tirato fuori quella squadra, lì, mi pare si chiami Fiorentina. Mi congratulo con me stesso; 2) ti sei dimenticata Berti, Borgonovo, Di Livio, Socrates e Lacatus. E poi scusa: ma se cadono dal cielo, non è che poi quando atterrano si fanno male? Guarda, solo il pensiero mi far star male…
ma è tutto un effetto grafico, no?
no?
comunque questa scommessa non vale, era davvero trooooppo semplice
io aggiungerei nel video Do it Again il sottotitolo “L’alba dell’UOMO” e introdurrei il grido di scimmia UH UH UH UH AH AH che tu hai ben presente.
)
Quanto a Wishlist… ma quanto ti garba quella canzone, eh? Non ce l’hai proprio fatta a fare il regista minchione su quella musica….
anzi! ti sei lasciato andare e questo ti fa onore, uomo!
(anche se, subito dopo, in pieno stile Sandroni, hai “messo le mani avanti”
Volevo dirti che questa canzone dei Pearl Jam mi ha risollevato la giornata, è stupenda!!!
Tra l’altro, Marco, per avere una scimmia nel video di Do Ii Again basterebbe far comparire proprio Donald Fagen, che una certa qual somiglianza con i primati ce l’ha senza dubbio.
Quanto a Wishlist (e hai Pearl Jam in generale) se mi piacciono (e mi piacciono), lo devo all’ex chitarrista dei Varsavia, non quello che aveva la Rover, quell’altro, quello che aveva la Panda 4×4.
Ladra: servo vostro, Madama.
Secondo me Prince preferirebbe una delle (sue) solite gnoccone…
Grace, ti dirò che anch’io, forse…
SAURO SEI FORTISSIOMO, UN MITO. PER IL PROSSIMO VIDEOCLIP TI CHIEDO UNA CONSULENZA !!!!! CONTATTAMI - DIRECTOR@CATDIGITALFILM.COM