Sogni nel cassetto?
Come dicevamo nei commenti al post precedente, pare che vadano molto di moda le interviste ai presunti vips. Credo che a tronisti, veline e calciatori (i vips, cioè) faccia molto piacere sentirsi interrogare su quelli che sono i loro gusti, su quello che vorrebbero fare “da grande”, su quale sia il loro piatto preferito, sul fatto che siano favorevoli o meno all’aborto, alla legalizzazione delle droghe leggere, al TG4 (le mie risposte, se vi interessa, sono sì, sì, no). Cioè, a me farebbe piacere, dai. Vorrebbe dire che la gente è curiosa di sapere quello fai e che pensi: grandissima soddisfazione, se hai un ego ipertrofico come la prostata di un ottantenne. Cazzo, io un’intervista così me la sogno la notte! Ma perchè non la fanno a me? Minchia, sarei preparatissimo. Si dirà: non te la fanno perchè non sei famoso e non sai fare nulla di particolare. Beh, è vero, ma neanche la Canalis sa fare niente di particolare (1), però a lei la intervistano tre o quattro volte al giorno, minimo. Come la spieghiamo? Dice: ma lei è famosa. Vabbè, vuol dire che diventerò famoso anch’io. Devo solo scoprire come. Come tronista/opinionista non credo: ho degli evidenti limiti estetici e sono un tipo mite. Probabilmente, alla prima telerissa dove mi dicono che non so fare un cazzo, fuggirei dallo studio piangendo come un coccodrillo, quando invece il manuale del perfetto tronista dice che a quel punto lì il copione prevede un bel rutto in faccia al malcapitato accusatore. Potrei fare il concorrente di un reality, ma anche lì mi toccherebbe litigare. E poi è capace che mi fanno fuori nei primi cinque minuti di trasmissione: sapete, quella cosa dei moccoli. Pare che non siano molto ben visti, e questa (inspiegabile) cosa un po’ mi taglia fuori. Una buona opportunità è quella che mi danno i miei vicini: potrei sterminarli. Magari passo i primi due giorni a dare la colpa ai rumeni, nel terzo mi farei mettere alle strette dagli inquirenti per via di una macchia di sangue in salotto, al quarto sarei già in tutti i telegiornali seri (e forse anche al TG4 e a Studio Aperto). Senza contare che ho anche una famiglia. Se facessi fuori quella potrei anche godere del surplus di notorietà che mi darebbe il fatto di essere minacciato dagli altri carcerati. Però non so, questa cosa qui non è che mi convince molto: dai, la fanno tutti. E l’originalità? Dove la mettiamo, l’originalità? No, via, facciamo che intanto le domande me le faccio da solo, per allenarmi. Un modo per diventare famoso lo troverò. Alle brutte tiro un treppiede a Berlusconi (il treppiede di un altro, non sia mai che poi me lo freghi).
Domanda. Ciao, Sauro! Grazie per averci concesso questa intervista!
Risposta. Deh, grazie a voi, ioboia! Tanto ‘un c’avevo da fa’ ‘na sega!
D. Allora, questo sembra essere un buon periodo per te. I paparazzi ti hanno beccato al ristorante con il sosia di Hitler e sul panfilo mentre mettevi la lingua in bocca a Maria De Filippi…
R. No, scusa, devo interromperti: si trattava di Maurizio Costanzo.
D. Giusto, hai ragione: mi sono confusa io. Insomma, dicevo: sembra che tutto stia andando per il meglio. Cosa ne pensi?
R. Mah, sai, per me l’importante è fare il bene della squadra. Rinuncerei anche subito alla classifica dei capocannonieri se questo portasse come minimo l’accesso all’Intertoto. E comunque per me la panchina non è un problema; l’importante è farmi trovare pronto quando il mister mi chiamerà.
D. Che belle parole, Cristo santo.
R. Ah, e poi mi dimenticavo: abbiamo rispetto per tutti, ma paura di nessuno.
D. Porca miseria, mi hai quasi commossa. E’ davvero un onore parlare con te. Senti, che ne pensi delle ultime polemiche che hanno coinvolto il papa?
R. Sinceramente? Beh, penso che su di lui si sia fatta delle dietrologia bella e buona. Certo, Gregorio VII può aver sbagliato ad approfittarsi della ribellione dei Sassoni per costringere Enrico IV a più miti consigli, ma credo che ogni pontefice l’avrebbe fatto. Del resto è palese come la Chiesa si trovi sotto il tiro incrociato delle forze demo-pluto-giudaiche. La scomunica comminata all’Imperatore va letta alla luce di questo, e anche il family day, forse.
D. Ma il tuo levirero afgano, Lillicchio, come sta?
R. Tutto bene, grazie. Con mia cognata e il mio salumiere stiamo anche pensando di dargli un fratellino. Però questa volta lo andiamo a prendere al canile, non all’allevamento “Un Chien Andalou pour Madames et Monsieurs avec beaocoup de quatrìns”, perchè noi siamo molto amanti dei poveri animali impest abbandonati, questa mi raccomando scrivila sennò la prossima volta che ti vedo ti sfilo dai cazzotti.
D. A cosa dobbiamo questo tuo amore per la natura?
R. Ai soldi, un po’, al fatto che sono falso come i soldi del Monopoli e un po’ anche al fatto che io sono molto amoroso con la natura e poi a me l’animali gli voglio un fottio di bene, guarda, perchè a volte sono meglio dei cristiani, scusa se non sono banale, ma io sono fatto così.
D. Qual è il tuo pregio più grande?
R. Quand’ero piccino riuscivo a toccarmi la punta del naso con la lingua, ma ho smesso un giorno che avevo il raffreddore.
D. E il tuo peggior difetto?
R. Fatti i cazzi tuoi, bagascia. A volte sono troppo remissivo, puttana, e la gente un po’ se ne approfitta, brutto troione. Spero che tu muoia, ora.
D. Poseresti nudo per un calendario?
R. Se si trattasse di arte, sì. E anche se mi pagassero, penso.
D. Cosa pensi della inseminazione artificiale?
R. Penso che a me mi garbava di più quando i campi si seminavano a mano (io ho inseminato un mucchio di volte a mano, soprattutto i kleenex). Secondo me era più naturale, ecco. Cioè, io sono per le cose genuine, perchè già la vita è piena di persone false e cattive che vogliono farti del male perchè sono invidiose di te e ti parlano alle spalle. Io invece sono uno che le cose le dice in faccia, viso a viso, no come quel manfruito di Scamarcio, come, non lo sapevi? Ma dai, lo sanno tutti che lo piglia tra le mele! Scrivi, scrivi, ma non dire che te l’ho detto io.
D. Che libro hai sul comodino?
R. L’insostenibile leggerezza dell’essere. O era dell’avere? Mah, coi verbi ho sempre fatto un po’ di casotto, specie coi verbi ausiliari. Però sono sicuro che -are, -ere, -ire la mutina fan sparire, questo me lo ricordo. Comunque no, facciamo che ho Il Piccolo Principe, che non si sbaglia mai. A dire la verità avevo anche “Come fare 13 giocando al SuperEnalotto”, ma l’ho buttato via quando ho visto che più del 12 non si andava.
D. Ultimo film visto?
R. Paulo Roberto Cotechinho, centravanti di sfondamento. Però non mi è piaciuto molto. Secondo me Alvaro Vitali è troppo legato al personaggio di Pierino: è come se non riuscisse a staccarsi da lui, un po’ come Bela Lugosi per Dracula (o Boris Karloff da Frankstein, sonasega).
D. Sette per sette?
R. Mah. Non è mai facile rispondere a queste domande. Dico undici, ma se me lo chiedi domani potrei risponderti ventinove, o anche sessantuno.
D. So che sei un grande fan di Al Bano: ti è mai capitato di incontrarlo?
R. Sì mi è successo una volta, durante le riprese dell’ultimo 007, nel quale facevo la Bond Girl. Quella sera Al avrebbe dovuto cantare all’ospizio “La villa dei Vecchi Bavosi”, che si trovava proprio vicino alla zona delle riprese, ma c’erano stati dei problemi con un gruppo di facinorosi ospiti della villa che voleva entrare gratis al concerto ed aveva causato alcune cariche della polizia; così Al, che aveva preso parte alla cariche nel ruolo di sirena ed era molto stanco, venne a trovare Massimo Boldi, che interpretava James Bond. Massimo però non potè ricevere Al per vie di alcune storie di coliche renali, e allora Al andò a cercare Alessandra Mussolini, che in quel film interpretava la Spectre. Ma Alessandra quella sera aveva avuto alcuni casini per delle vecchie storie di scioperi della fame, per cui Al si ruppe i coglioni di aspettare e io lo sentii urlare quanto se li fosse rotti, nonostante fossi a sedici chilometri di distanza perchè mi ero perso. Da quel giorno siamo rimasti amici.
D. Quanto è importante per te l’amore?
R. Oh, per me è importantissimo: tipo il sette di briscola, ma forse anche il gobbo, guarda.
D. Progetti per il futuro?
R. Ho sete, ci sta che fra poco beva. E sono due ore che mi scappa uno sbadiglio e non mi viene: spero di farcela da qui a stasera.
D. Cosa pensi di Craxi?
R. Era un grande statista.
D. E di Stanlio e Ollio?
R. Erano due grandi statisti.
D. Il tuo piatto preferito?
R. Quello bianco con i fiori rossi e gialli, di quando ero piccino. Però mangio un po’ in tutti i piatti, anche in quelli di plastica. Una volta da McDonald ho mangiato addirittura senza piatto, però lì avevo una fame boia.
D. Cosa pensi del razzismo?
R. Sì.
D. Di che segno sei?
R. Blu.
D. Sai scrivere?
R. Fino a dieci, poi m’incasino.
D. Cosa ti fa paura?
R. Nell’ordine: i vigili urbani, gli ausiliari del traffico, la prof di mate, i draghi, le tracine, le pallonate nei coglioni, i film dei Vanzina, la mi’ nonna che quando morì disse che poi mi veniva a tirare i piedi la notte, la Lanerossi Vicenza.
D. Sei mai stato in America?
R. Una volta ci ho provato, ma era giorno di chiusura.
D. Un uomo a cui vorresti assomigliare, qualcuno che vedi come modello da imitare.
R. Sin da piccolo mi ha sempre affascinato molto la figura di Pipino il Breve. Non so neppure io perchè, ma credo di assomigliargli in qualcosa. Carlo il Calvo, invece, non l’ho mai potuto sopportare.
D. Cosa ti dà fastidio?
R. Te, troia. E anche le zecche, però solo se mi mordono.
D. Sauro, è stato un piacere. Ancora grazie per averci dedicato il tuo tempo!
S. Ma grazie a te! E salutami Enzo Biagi. Quando hai detto che va in onda, l’intervista?

visto che ti sei scordato la nota (1) rimedio io
(1) a parte la straordinaria capacità dimostrata nell’arte del tiraolio*
* asterisco inutile, è talmente evidente a cosa alludo…
Marco, non ci crederai: la nota uno me la sono scordata, ma era esattamente (parola per parola) quella che hai pensato tu
uomini…
invece son sicura la nota fosse: “però ha un nome di battesimo insopportabilmente bello”
nulla da invidiare al tuo Maia
Sauro: quando si dice che suonando insieme si sviluppa un’intesa…
O Sauro, che t’ha fatto la Lanerossi Vicenza, pe’ curiosità?
(hai notato che se googli mavaffanculo il primo a scappare fuori sei te? E non in Italia. WorldWideWeb, proprio)
Marco, altro che intesa: noi avevamo un Di.Co. ante litteram, ammettiamolo.
Marta, la Lanerossi Vicenza non mi ha fatto niente di particolare… anche se quando ero piccino comprai una squadra di Subbuteo che aveva le maglie bianche a strisce rosse, credendo che fosse l’Atletico Madrid; quando scoprii che era la Lanerossi Vicenza era troppo tardi. Capisci quello che ho dovuto soffrire? I miei amici arrivavano con il Barcellona, il Liverpool o il Bayer Monaco, e io con la Lanerossi Vicenza. Un’infanzia buttata via.
Quanto al vaffanculo… deh, son soddisfazioni.