Cazzeggio

De toscanitudine (breve compendio di toscanità ad uso di quei marranni che non hanno sangue etrusco).

di , maggio 29th, 2007

Sauro: Pronto?
Voce al telefono: Buongiorno, qui è la ditta Razzi, Mozzi e Freni a Mano Sulla Rena SpA. Avrei un’offerta che può interessare alla sua azienda. Mi può dare il numero di un titolare?
Sauro: No.
Voce al telefono: Aspetti un momento… dov’è che siete? Ho chiamato in Toscana, giusto?
Sauro: Sì.
Voce al telefono: Eh, l’ho capito subito da come parlava! E’ toscano! Che simpatico!

Oppure:

Tipo/a: Sei toscano di dove, per la precisione?
Sauro: Pisa.
Tipo/a: Ah! Pisa! Bella! ‘Un tu fare i’bischero, eh, o grullo! O icche tu dici, o icche tu fai… ah ah ah, voi parlate così, no?
Sauro: Così ci parlerà ir budello di tu’ ma’, forse.

Questi sono due brevi esempi messi qui per dimostrare come attorno alla toscanità ci sia oggi una grande confusione. I toscani (come molti altri abitanti dello Stivale) sono spesso soggetti a stereotipi. Secondo lo stereotipo vigente, i sardi e i calabresi sono testardi, i napoletani pigri, i liguri chiusi, i milanesi spocchiosi, i romani sboroni, i bergamaschi sgobboni, i siciliani mafiosi. Stereotipi, appunto. Ai toscani non sarebbe andata neppure male: sferzanti, spiritosi e bestemmiatori. Però non è così che funziona. Non sempre. Perlomeno per quanto riguarda gli sferzanti e gli spiritosi.

Ah, sei toscano? Che simpatico!

Noi toscani non possiamo che ringraziare per questa gratuita apertura di credito, ma non crediamo di meritarcela. Esistono toscani che sono simpatici più o meno come diti in culo, credete a me che sono toscano e sono anche stato dall’urologo. Bondi è toscano. Bonaiuti è toscano. Marcello Lippi (simpatico/moderato quando vince, antipatico forte quando perde) è toscano. La Panicucci è toscana. Mi fermo qui, ma ci sarebbe anche Taradash (Rosy Bindi invece mi sta simpatica).
Insomma: esistono toscani simpatici e toscani antipatici: io direi 50 e 50. Esistono poi toscani salaci e dalla battuta pronta, e toscani che non riconoscerebbero una presa in giro neanche se questa gli mordesse le chiappe. Esistono inoltre toscani bestemmiatori che le bestemmie le dicono e toscani bestemmiatori che le bestemmie le pensano soltanto. I toscani non sono tutti come Benigni, Pieraccioni, Nuti, Panariello: questa è gente che fa ridere, ma io conosco moltissimi toscani che fanno davvero piangere.

Vituperio delle genti.

Io sono toscano, è vero, ma sono anche pisano. I toscani non parlano tutti nello stesso modo. Vi svelo un segreto: se non siete toscani, quando incontrate un pisano (o un livornese, o un lucchese; per non parlare poi degli apuani o degli aretini) e volete accattarvi la sua benevolenza, non provate a parlargli in toscano, perchè parlereste sicuramente in fiorentino/senese/pistoiese e questo vi alienerebbe istantaneamente le sue simpatie. E’ infatti assodato che per un non-toscano, in Toscana si parla solo fiorentino/senese/pistoiese; ma non è così. Il pisano parla diversamente dal fiorentino. Il livornese è abbastanza vicino al pisano (dall’una all’altra città ci sono pochi chilometri; i due comuni confinano e si odiano come neanche gli israeliani e i palestinesi), ma allo stesso tempo si differenzia anche di parecchio. Il lucchese è differente dal pisano, dal fiorentino, dal livornese, dal grossetano. Insomma, noi toscani di Pisa siamo gelosi del nostro modo di parlare (e a Livorno sono gelosi del loro, e a Lucca del loro, ecc) e non ci piace che ci scambino per fiorentini/senesi/pistoiesi. Però capisco anche i non toscani che si confondono. Spesso neanche per i toscani è facile distinguere. A me una volta, a Siena, un giovane cameriere di un pub mi scambiò per livornese: nessuno ha saputo più nulla di lui. Ho una collega pistoiese che all’inizio credevo fosse fiorentina o pratese (e lei, credetemi, non ha apprezzato nessuna delle due opzioni). Ci sono due gruppi dialettali che un po’ si somigliano: il pisano/livornese e il fiorentino/senese/pistoiese. Distinguere un pisano/livornese da un fiorentino/pistoiese è facile (persino per gente come i lucchesi), mentre distinguere un livornese da un pisano o un fiorentino da un pistoiese può risultare difficile per orecchi non allenati. Però non dite ad un fiorentino che lui parla come un senese (o viceversa) perchè potrebbe arrabbiarsi di brutto. Per spiegarmi a dovere ci vorrebbe il podcast, ma non so neanche di cosa si stia parlando. Proverò a fare qualche esempio scritto.

Il livornese si riconosce per l’alllllllllungamento della elle. Provate a prendere un livornese e fategli dire “Achille”: egli dirà “Achillllllllle”. Attenzione, però: non è che aumentano le elle; no, le rendono gommose. Il pisano non lo fa. Spesso si sente dire che il livornese è riconoscibile dall’intercalare “boia dè”: falso. Il pisano dice “boia dè” quanto il livornese.
Iinvece il livornese non dirà mai gli intercalari “ba’” o “mi’”: questo sono tipicamente pisani (di campagna) e il livornese li schiferà come cavallette. Se arriva uno, un toscano, e vi dice: “ba’, o te? O cosa giri per la camera? Come stanno i tua?”, levatevi ogni dubbio: si tratta di un pisano.

A questo punto dovrei dirvi come distinguere un fiorentino da un pratese o un pistoiese, ma non lo so neppure io. Cioè, so che i fiorentini di città considerano i fiorentini delle campagne e delle città vicine come se fossero dei gatti malati con la rogna, però non so bene in cosa si differenzino, foneticamente parlando. Nella zona di Empoli, ad esempio, mettono molto la “i” davanti al “che” (o icche tu dici, o icche tu fai, o icche tu voi) e mettono il “tu” anche quando è superfluo ; credo che i fiorentini di città non lo facciano o lo facciano meno, ma non ne sono sicuro (specialmente per quanto riguarda il “tu”, che forse usano molto anche loro). Bisognerebbe sentire qualcuno che di solito legge questo blog, per avere una conferma in proposito. Speriamo si degni. Posso provare a dirvi alcune differenze tra il toscano di costa (pisano/livornese) e quello dell’interno (fiorentino/pistoiese/senese), ma è ben poca cosa. Comunque ci provo. Sulla costa, per dire “stupidino”, non diciamo l’inflazionato “grullo”; diciamo “ciucco”o “brodo”, specialmente nelle campagne. Sulla costa apriamo tantissimo le vocali, soprattutto le “e”: nella frase “mettilo lì quel cazzo di mitragliatore, sennò ti parte una raffica e arrivano i vigili”, la “e” di “mettilo” sarà pronunciata chiusissima nell’interno e apertissima sulla costa (anzi, apertissima a Pisa, super-apertissima a Livorno). Nell’interno aspirano la “c”, mentre sulla costa la “c” la omettiamo proprio. Pertanto, la famosa frase che piace tanto ai non toscani, (dai, o simpatico toscano, prova a dirmi “vorrei un coca cola con la cannuccia!”) diventerebbe “una hoha hola hon la hannuccia” nell’interno e “‘na ‘oa ‘ola ‘on la ‘annuccia” sulla costa (anzi, a Livorno diventerebbe “‘na ‘oa ‘oalllllllla ‘on la ‘annuccia”). Nell’interno, cioè, ti fanno almeno sentire la “h”.
Che poi la differenza vera tra una zona e l’altra la fanno cose che non posso rendere per scritto: la differenza la fanno l’intonazione e il ritmo, che sono diverse da provincia a provincia (e non solo: a Volterra, che si trova nella stessa provincia di Pisa, parlano un toscano molto più vicino a quello dei senesi di campagna che non a quello dei pisani di campagna, tipo i pontederesi).

Per quanto riguarda gli altri toscani, essi sono facilmente riconoscibili. Il lucchese non raddoppia le dentali all’inizio delle frasi (si vocifera che siano tirchi; faranno per risparmiare le lettere) e spesso dice la “g” al posto della “c” (quando ad un lucchese sentite dire “maremma gara” non si vuol riferire ad una corsa campestre maremmana; no, vuole dire che la Maremma (o peggio) è “cara”. Solo che lui non riesce a dire la “c.” Stessa cosa quando gli sentite dire “maremma gane”; ecco, in quel momento lì sta dando della cagna alla Maremma, poverina, che riceve offese un po’ in tutta la Toscana, costiera o interna che sia. I grossetani parlano un bel toscano. Secondo me, se volete sentire un bel toscano, una bella via di mezzo pulita e piacevole, dovete sentire i maremmani (senza scendere troppo a sud, perchè sennò incontrate dei toscani-ciociari che non sono nè carne nè pesce). Gli apuani (massesi e carrarini) non parlano toscano. I toscani che parlano toscano, tutti indistintamente, li classificano come “nordici”. Parlano una lingua tutta loro. Per capirsi: Buffon e la Cacciatori sono due carrarini. Spero di rendere l’idea. Allo stesso modo, gli aretini non parlano toscano. Per i toscani classici (idiomaticamente parlando), gli aretini parlano una specie di umbro. Credo che per gli umbri gli aretini parlino una specie di toscano toscano, e che quindi gli aretini si trovano sempre tra due fuochi. Credo anche, però, che gli aretini se ne fottano di come gli altri li considerano, e che essi si considerino solamente aretini. Una lingua molto strana e particolare la parlano gli elbani: del resto sono “strani e particolari” anche loro, ma di uno strano e particolare che merita rispetto. Gente dura, gli elbani, così come i maremmani.

Quanto al carattere dei toscani, esso è molto variegato. Di solito si dice che il fiorentino è convinti di essere ganzo solo lui (lo dicono i pisani; i fiorentini contaccambiano cordialmente), che il livornese è sbruffone e pesante come una palata di concime sul groppone (e sfido chiunque a dire il contrario), che il lucchese è tirchio, che il senese è chiuso, che il pisano è chiuso, malpensante e attaccabrighe, che gli aretini sono contadini arricchiti, che i maremmani sono scorbutici. Dei pistoiesi, dei massa/carrarini e dei pratesi, dalle mie parti non si dice niente.

Non so, se qualche toscano vuole aggiungere qualcosa, i commenti sono aperti (a patto che rispetti la giusta fonetica).

Per chiudere, vorrei sfatare un altro luogo comune, e cioè quello che vuole il toscano comprensibile per tutta Italia in quanto l’italiano sarebbe nato qui. Non è vero, e lo dimostro con un breve esempio.

Nonna: Oh nini, piglia un popo’ un cencio e comincia da’ ‘na razzolata al canterale, vai. ‘un hai mia visto la granata, tante le volte?
Sauro: No.
Nonna: E l’asciughino l’hai visto?
Sauro: Noe, ‘un ho visto nemmeno quello.
Nonna: Oggiù, vor dì che ‘ ciottoli si sciaqueranno doman l’altro. Però è buffo, perchè dianzi era proprio costà. Oh nini, ‘un mi cogliona’, eh? Perchè io son vecchia, ma du’ nocchini nel ceppione te l’allungo lo stesso come quande eri rabacchiotto. Senti, te lo ricordi orell’anno, quande s’andiede a fa’ ‘ poponi nella proda del Mainardi?
Sauro: Eh.
Nonna: O ora c’hanno fatto e coomeri, que’ coùli! Ti rendi onto?!
Sauro: Ma senti te.
Nonna: O cosa ci ‘ombina?
Sauro: Mah, che poi è meglio di du’anni fa, quande era tutto mattaione.
Nonna: Eh, ‘r mattaione è una beschiaccia, ‘un lo domi nemmeno a dì se dio vole. Ah, be’ mi’ tempi, quande s’andava a spigà per quelle chiudende… mi riordo si faceva certe treppiate…
Sauro: Ehh…
Nonna: E sai, ‘un era mia ome ora, che ora c’è le metitrebbe, i cami e tutti que’ macchinari lì; no, sie, e si pigliava un ballino e ci si cariava ‘nsulle spalle, o sennò s’agguantava un corbellino di uì, un’arto di uà, e poi ni si dava di marrone…
Sauro: Vi facevi un culo come ‘na bocca di ciuo. O cosa c’era di bello?
Nonna: Se’, mi garbi, ‘r bello era che s’era giovani, o bischero! Vedrai poi quando avrai quant’ho io e mi rammenti, vai!
Sauro: Riborda co’ questi discorsi! Nonna, ma lo voi capi’ che te almeno a a 80 anni ci sei rivata? Io ci sta che moia prima, no?
Nonna: Che discorsi a rava. A me ‘un mi garbano mia punto, questi discorsi eqquì. Mi pai un po’ scialucco.
Sauro: Perchè, ‘un è vero? Certo, oh, e ti sei levata male stamani, eh?
Nonna: Levata? T’ha’ a leva’ ma te, sì, ma tre passi da’ ‘oglioni!
Sauro: E la razzolata?
Nonna: ‘un ti preoccupa’, ce la do io. Vai, vai levati di ‘ulo.
Sauro (tra sè): Boia, che par di ‘oglioni questa donna. Che poi, oh, tra piscia’ e scuote qui s’è fatto come ‘r Bardi. Speriamo che al barre ‘un s’alterino, maremma cignala, perchè mi pare a me che tutte le volte si rivi dopo la banda…

  • Commento di maia/ 29 maggio 2007

    scusa, una piccola precisione.

    la gente non ritiene affatto che l’italiano discenda dal toscano.
    la gente ritiene (giustamente) che l’italiano discende dal fiorentino.
    ed infatti il fiorentino (quello vero, quello cittadino intendo) lo si capisce sempre bene. al massimi persistono parole che in italiano risultano obsolete, ma una rapida controllata al devoto Oli confermeranno che di forme arcaiche di italiano comunque si tratta.

    riguardo alle vocali aperte o chiuse, questa è una cosa a cui non ti arrenderei mai, nonostante ripetute figure di materia organica puzzolente che hai fatto davanti alla sottoscritta ea d uno Zingarelli aperto.

    checché tu ne dica, méttere è italiano corrente (e non e troppo chiuse dell’interno della toscana) mentre mèttere è puro dialetto della costa.

    stesso discorso per sméttere/smèttere, scéndere/scendère e così via.

    riguardo la differenza fra fiorentino e pistoiese (per non parlare del senese! dio, cosa mi tocca sentire…) solo un caprone di pisano come te potrebbe non sentire l’evidente differenza nella pulizia della parlata!

    e con questo ho detto tutto.

  • Commento di maia/ 29 maggio 2007

    uff, “precisazione” non “precisione”

  • Commento di maia/ 29 maggio 2007

    mmmhhh… discendA e massimO

    ps per i non toscani, per favore, vi prego basta con la choha chola con la hannuccia chorta chorta (l’aspirata di un fiorentino doc raramente si trova ad inizio di parola e, quando è aspirata, comunque conserva abbastanza c, già questa è una differenza con gli abitanti del contado ed i cittadini del circonadaio) e con i chagnolini chon la choda chorta chorta.

    ‘un sene pole più!.

  • Commento di maia/ 29 maggio 2007

    e non te ne uscire con la solita storia (le sento le tue rotelline girare, sai) che si parla come i milanesi!
    loro di e ne chiudono troppe.
    est modus in rebus, come dice bartezzaghi.

    ci sono da tenere aperte ed e da tenere chiuse.

    poi mi sovviene (che bella parola, eh? qui si usa sul serio) mi sovviene, dicevo, che i pistoiesi arrotano molto.
    il gruppo “rt” per esempio lo pronunciano in modo particolare.

    i pratesi son tutti apertissimi. si riconoscono tutto.
    aprono ogni cosa, anche le a (non so come sia possibile, ma lo fanno)

  • Anche il ferrarese si riconosce per l’alllllllllungamento della elle: majalllll che spiàza lllllunga. Traducibilissimo, non sto a fare la pagina 777 che tra l’altro sono anche in vacanza al mare e con il riverbero dell’unico raggio di sole spuntato oggi non si vede una cippa su ’sto monitor. Baci e abbracci, torno sabato ;)

  • Commento di marco_gherardi/ 29 maggio 2007

    che bello che bello posso dare anch’io il mio piccolo contributo. Qualche precisazione:

    - come mai a nessuno (e dico a nessuno) viene mai in mente di citare l’esempio unico di uso del fonema (?) anglosassone TH nella quale il fiorentino si cimenta nel pronunciare l’interiezione “Ha’ capit(h)o?” (o facoltativa). Questo è un mistero.

    - nell’universo della “lingua Toscana” troviamo esempi linguistici che identificano non solo come abitanti di quella provincia bensì come abitanti di quella città o, addirittura, frequentatori di quel bar. Esempio.
    Se sentite pronunciare un “Gua’” sarete sicuramente davanti ad un Ponsacchino (PI), Se sentite “Dè’nasssega” avrete di fronte una persona inserita nel contesto lavorativo del comprensorio del cuoio (provincia di Pisa e Firenze) se sentite “Te piace la pi-zza?” (con un intervallo di terza maggiore) siete di fronte alla zia di Sauro (ma sto divagando).

    - Il ritmo è FONDAMENTALE!! (lo diceva anche Bach) Esempio:

    It. Maremma Belva Bimbo! Come Dormi!

    Pontederese “‘mma Berva ‘mbo ‘ome dormi” (CROME PUNTATE SWING TEMPO 180 BPM

    Ponsacchino “MA-RE-MMA-BER-VA-BI-MBO-CO-ME-DOR-MI” (CROME A 80 BPM, con lieve strattone dallo sforzo percussivo della lingua sulle consonanti)

    P.s. pontedera ponsacco: comuni confinanti.

  • Commento di maia/ 29 maggio 2007

    e della g dolce ne vogliamo parlare?
    (forse è meglio di no, mi sembra di aver parlato abbastanza. per oggi :) )

  • ahahah questa lezione di toscanità mi ha fatto davvero cominciare col buonumore questa giornata!
    grazie, grazie mille!!

  • Commento di Sauro/ 30 maggio 2007

    Credo che dai commenti di Maia si possa tranquillamente trarre la conferma di come il fiorentino di città sia convinto di esse’ ganzo altro che lui. Disgustorama, disgustomatico.

    Ladra, non so se il ferrarese allunghi le elle come il livornese: credo però che non le renda gommose come i miei cugini labronici. Devi sapere che la frase “Oh, Guglielmo, ci vieni sullo scoglio a fa’ du’ arselle?” a Livorno diventerebbe “Oh, Gugliellllllllmo, ci vieni sullo scollllllllio a fa’ du’ arsellllllllle?”; notare che le elle non solo aumentano, ma diventano anche morbide morbide, tipo le molle della ACME di Will Coyote (“boooooiiiiiiiiiing”). Non è facile rendere l’idea. Bisognerebbe che vi facessi conoscere il livornese che mi ha insegnato ad andare in barca a vela: un tombolotto cotto dal sole e dalle lempade, sbruffone come un corsaro caraibico incrociato con un calciatore del Milan e dalle elle talmente allllllllungate e arrotondate che per dire “lllllllllllllascami un po’ lo strallllllllo di poppa, bellllllllino, sennò ci lllllllllascia le velllllllllllle e tutto” ci impiegava come minimo 45 minuti, giusto il tempo di uscire dal porto e raggiungere lo scoglio della Meloria.

    Marco, in effetti l’uso del fonema anglosassone TH nei fiorentini è un fenomeno scarsamente studiato. Se lo vai a chiedere a loro, comunque, ti diranno che agli inglesi glielo hanno insegnato i mercanti fiorentini del XIV secolo, vai tranquillo. Quanto al ponsacchino, la sua cadenza rallentata è ancora un mistero. Nessuno se la sa spiegare. L’unica tesi degna di nota, ascrive questa particolarità al fatto che i ponsacchini (detti “rubbaorsi”; si dice che nell’ultima parte dell’età moderna avessero paura di passare da Ponsacco persino i ladri) hanno metà emisfero destro e un quarto di quello sinistro.

    Blacksoul (come vedi non conosco solo il pisano), contento di esserti stato utile :-)

  • Commento di maia/ 30 maggio 2007

    queste ridicole accuse di presunta arroganza e senso di superiorità non meritano risposta.
    non meritano nemmeno che perda il mio (preziosissimo) tempo a leggerle.
    tanto più che provengono da un volgare pisano…
    un pisano, dico io!
    pfui!

  • Commento di Grace/ 30 maggio 2007

    *Ah, sei toscano? Che simpatico!*
    E infatti tu sei di una simpatia…
    (Magari fossi testarda, invece mi smonto dopo poco. Uff!)

  • Commento di Sauro/ 30 maggio 2007

    Maia, ma guarda che per ogni commento che lasci la mia teoria diventa sempre più dimostrata! Fermati, pazza! E fermate anche Toni, se l’anno prossimo vi volete salvare! Chi ve lo fa gol, un altr’anno? Pazzini? Poveravvoi…

    Grace, il fatto che tu non di definisca testarda va a tuo onore e ti identifica come persona modesta. Infatti, ogni volta che ad un vipS di oggi (leggi: veline, tronisti, opinionisti da reality, presenzialisti vari) rivolgono la domanda (molto intelligente, a dire la verità) “dai, dicci un tuo difetto”, ecco che questi partono subito con “la testardaggine”. Cioè, in pratica dicono un pregio e lo spacciano come un difetto.

  • Commento di Sauro/ 30 maggio 2007

    (nota come ho elegantemente glissato sulla presa di culo della simpatia)

  • Commento di marco_gherardi/ 30 maggio 2007

    hai proprio ragione Sauro. Ogni volta che assisto ad un intervista di questi Vips partono sempre con la fuffa della testardaggine. Come intervistatore gli ci vorrebbe L’acchiappaVIP del vernacoliere. Celeberrima la domanda rivolta a Mara Venier:
    “Pesa + un chilo di fave o una fava di un chilo?” :-)

  • Commento di maia/ 30 maggio 2007

    e tu invece sauro confermi a me che di calcio non capisci proprio niente…

    salvarci? come punti fatti saremmo terzi, a due dalla roma.
    siamo il terzo attacco con Toni che è mancato in tutta l’ultima parte della stagione.
    senza contare che senza di lui nelle ultime tre partite abbiamo segnato 9 gol. fai un po’ te…
    a noi ci segna: mutu, pazzini, reginaldo jorgensen e un po’ tutti a rotazione. perfino gamberini!
    ma te sei interista e pisano, che ti parlo a fare…

  • Commento di Sauro/ 31 maggio 2007

    Marchino, la cosa mi ha talmente iNspirato che c’ho fatto anche un post, c’ho fatto. Quanto all’AcchiappaVip di vernacolare memoria, non so se ti ricordi chi stesse scendendo dal pulman mentre Mara rispondeva alla domanda… :-D

    Maia: ogni anno fa storia a sè, e lo dimostra il fatto che l’anno prossimo l’inter non andrà oltre il piazzamento uefa. Se non comprate una punta vera, per voi la vedo dura.

  • Commento di V/ 31 maggio 2007

    Allllora, (visto l’attacco? Comunque le elle si allllungano anche in zona Follonica, per dire), dato che siamo in questo augusto consesso di toscani, chiedo una delucidazione: quale cazzo è “la peggio razza che Iddio gli stampi?”
    No, perché le mie frequentazioni mi hanno portato a sentirne tre differenti versioni:

    1) “Prato, Sesto e Campi la peggio razza che Iddio gli stampi” [E., Fiorentino zona Vingone]

    2) “Sesto, Peretola e Campi la peggio razza che Iddio gli stampi” [M., Pratese]

    3) “Prato, Peretola e Campi la peggio razza che Cristo stampi” [B., Fiorentino vicino a Sesto. Qui cambia anche lo stampatore, in effetti.]

    L’unica certezza si evince essere che quelli di Campi Bisenzio sono amati da tutti, ma per il resto brancolo nelle nebbie della confusione. Qualcuno mi può chiarire?

  • Commento di Sauro/ 31 maggio 2007

    Dunque, a vedere quali sono le peggio razze in concorso, credo che qui ci voglia un fiorentino doc. Io non so esserti d’aiuto; con certa gente dell’entroterra non mi ci confondo. L’unica che può dirimere la questione è Maia, anche se credo che lei operi una sola distinzione, piuttosto netta: fiorentini (meglio razza) e non fiorentini (peggio razza).

  • Commento di maia/ 31 maggio 2007

    vedo che Sauro comincia a capire qualcosa del mondo.
    comunque ci son sempre peggio razze e peggio razze.

    gli empolesi, per dire, mi stanno simpatici.
    i livornesi pure, tantissimo.

    i sestesi non hanno mai fatto nulla di male e utlimamente, va detto, si stanno ripulendo. nella forma e nella parlata.

    pure i pistoiesi non mi stavano poi tanto antipatici, fino a quando non mi misi con uno di quelle parti.
    beh, che dire, è stata una di quelle esperienze che segnano a vita. tanto è vero che ci ho scritto anche un post su di lui. ma l’ho reso irriconoscibile, nel caso i suoi concittadini lo riconoscessero.
    non sarebbe tanto carino, si ritroverebbe il giorno dopo gli amici del bar che gli dicono: “oh, filippo, ho letto che a te ‘un ti funziona”.
    insomma, mi pareva poco carino e poco elegante.
    ed io sono una persona elegantissima.
    quindi, filippo, tranquillo. non ho fatto il tuo nome.

  • Commento di marta/ 31 maggio 2007

    A casa mia s’è sempre detto Brozzi, Peretola e Campi: la peggio genia, che Cristo stampi. Il che trova anche dimostrazione scientifica nel fatto che, uscendo da Firenze nord, via Pistoiese, si trova prima Brozzi, poi Peretola e, per finire in bellezza, Campi.
    Ma tanto, ormai, ci son rimasti solo i cinesi da quelle parti

    Maia, mi confermi?

  • Commento di Sauro/ 31 maggio 2007

    Marta, non so rispondere con precisione al tuo quesito, però vorrei che tu notassi come i modi di dire cambino da regione a regione:

    Regione Campania: “vedi Napoli, poi muori”

    Regione Toscana: “vedi Firenze, poi Campi (ammesso che tu vada a nord-ovest)”.

    Bizzarro, nevvero?

  • Commento di marta/ 31 maggio 2007

    tutto questo ha un senso, infondo infondo ;)

  • Commento di maia/ 31 maggio 2007

    confermo marta.
    del resto potrei mai contraddirti?

  • arrivo sempre un po’ tardi, solito. però vorrei dire che. qui si fa confusione. l’italiano discende ovviamente dal catavolese. nonché dante scriveva in catavolese. come è stato ampiamente dimostrato durante gli anni del liceo, ovvero anni ‘90, tramite interviste incrociate a più studenti provenienti da diverse province. solo il catavolese intendeva a pieno la scrittura dantesca, laddove gli altri fallavano. ehm. cof cof.
    e il catavolese è uno state of mind (per dirla come nell’ultima puntata de Un medico tra gli orsi. Lì era NY, ma…)

  • Commento di maiab/ 5 giugno 2007

    coso, lì, non sei degno nemmeno di risposta!

  • ;-)

  • Commento di ferduccio/ 28 aprile 2008

    la forma icché comunque è usata molto anche a firenze, ma si nota una netta differenza per esempio fra il fiorentino e l’empolese, che è di sicuro più rustico, mentre il fiorentino anche nella parlata, SE LA TIRA.
    Il classico ll’è fiornetino (ll’è bono, ll’è bello) diventa gliè nell’empolese (gliìè le 3) e viene praticamente usato sempre con la 3a persona di essere.
    Poi c’è da citare la variante grezza enno.
    Nonché il dialetto campagnolo pisano che cambia sempre -ere in -eri (es. portiere –> portieri) e che coniuga la 2a pers di essere in SIEI anzi che in sei (dove sei = do/du siei?)
    per non parlare di gli e composti che diventano ni e composti (gli porti… –> ni porti , glielo porti–> nelo porti)
    e poi il livorese è più stretto in un certo senso del pisano, ma ci vorrebbero dei file audio

  • Deh…ed io che sono nata a Piombino e non mi rivedo a parlare in nessuna maniera degli esempi che sono stati fatti? A Piombino come si parla…più livornese o piu’ grossetano?

  • Commento di Gherardino/ 26 marzo 2010

    quanto amo la mia regione! ringrazio il Signore tutti i giorni di essere nato toscano!!!! grazie!!!!

  • Commento di lilla/ 26 marzo 2010

    Piombino è una zona di frontiera, storicamente al confine tra la maremma pisana (oggi divisa tra le province di Livorno e Pisa) e la maremma senese (l’attuale maremma grossetana). A Piombino si parla un dialetto che è una mescolanza, derivata dal pisano della provincia meridionale, dal volterrano (un pisano di campagna fortemente influenzato dal valdelsano senese a sua volta influenzato dal fiorentino del contado) e infine dal massetano (incontro tra senese e grossetano). In sostanza, il piombinese è un dialetto pisano-livornese con infuenze senesi e fiorentine. Bisogna tenere conto, che al contrario di quanto si crede, nella provincia di Livorno, da Rosignano a Piombino, non si parla livornese ma un dialetto più vicino al pisano di campagna; infatti tutti i comuni della provincia di Livorno, da Rosignano fino a Piombino, erano in provincia di Pisa fino al 1925 e sono storicamente e culturalmente più legati a Pisa che non a Livorno, che ha una storia più recente.

  • Commento di Manuel/ 21 settembre 2011

    Riguardo al “I che tu dici?”, è ben diffuso anche a Firenze ed io lo stesso , fiorentino, lo dico spesso.
    Non sono molto pratico di Massa e del loro accento, ma al di là della cadenza ligure – o specificatamente apuana ?- mi suona comunque abbastanza toscano, insomma non una cosa totalmente a sè. I carrarini invece sì, mi sembra che abbiano un accento totalmente estraneo al toscano generico.
    Gli aretini risentono certo dell’ influenza umbra, così come a loro i volta i perugini sono umbri con un accento avente una marcata componente toscana tanto che potrei confonderli. Per entrambi parlerei quindi di un tosco-umbro.
    Ciao

  • Commento di terzo/ 9 aprile 2012

    Tempo fa lessi su un libro che la val di Cornia e quindi anche Piombino avevano cambiato il loro dialetto adattandolo al vernacolo Pisano-livornese del nord. Prima si parlava un dialetto che aveva tanto dell’elbano tipo la mutazione della v in b e della c in g. Qualche residuo si è salvato come quando si sente dire gorpe al posto di volpe o gastigo al posto di castigo. Un’altra paricolarità della parlata della val di cornia che deriva sempre da questo sostrato è la permanenza della e nel plurale dei femminili che finiscono in e per esempio dai vecchi si può sentire ancora ora dire le hjave al posto delle chiavi con una E sfumata che sembra quasi quella dei napoletani, ma anche le mane al posto de le mani.
    Comunque le parlate della costa livornese abbastanza varie. Un cecinese lo si può riconoscere fra mille persone per l’abitudine di pronunciare alcune c tralasciate da qualsiasi altro toscano così chiare e scandite che in mezzo a un vernacolo simil-livornese fanno un effetto stranissimo. Anche nella zona immediatamente circostante a Piombino si possono cogliere sfumature che fanno capire da dove provenga una persona, un suveretano ha una calata diversa da un venturinese e i piombinesi a sua volta si riconoscono oltre che per piccole sfumature anche ( i giovani) per l’uso di neologismi e di frasi fatte che si berciano dietro per piazza bovio.
    Io credo che la cosa che caratterizzi di più la toscanità siano i campanilismi, ognuno ce l’ha col proprio vicino e tutti sono gelosi del proprio paese.

  • Commento di Sara/ 30 agosto 2012

    E meno male che so’ toscana!! ahah….mi garba un sacco parlare livornese in altre parti d’italia dove un ti ‘apiscono” proprio!! …!!!!

  • Commento di bazzy/ 12 settembre 2012

    i Pratesi pare che dicAno:

    “…e son di PRAHO! voglio esse’ rispettaho!” :-)

    invece, per quanto riguarda la varietà del dialetto, sappiate che noi Tavarnellini (Tavarnelle val di pesa) si parla così male che i Poggibonsesi (10km di distanza) ci danno di CONTADINI!!
    “…oh che sei di Taaarnelle nìni?! lo sapevo! e tu dici “gl’è”" ;-P

  • Commento di bazzy/ 12 settembre 2012

    dalla provincia di FI (contado chiantigiano) noi si dice:

    “BROZZI, Sesto e Campi, la peggior genia che i’ccristo stampi”

  • Commento di Giuliano/ 1 marzo 2013

    Da Fiorentino aggiungo questo per i non toscani. Per quanto concerne la “c” aspirata o omessa in caso di gente della costa è importante tenere a mente questo. Non è che le “c” vengono storpiate sempre. Esempio un mio amico di Perugia per farmi l’imitazione mi diceva ” vai a hasa” (trad. Vai a casa). In alcuni casi la “c” diventa una specie di “k” e ciò dipende da come è legata alla vocale precedente.
    Italiano: tira una cannonata
    Toscano : tira una hannonata
    Però la parola “cannonata” detta da sola senza articolo per un toscano è “Kannonata”. Questo credo sia importante. Un salutone :)

  • Commento di Pero/ 28 marzo 2013

    Mah, che l’Italiano derivi in toto dal fiorentino e basta ho i miei dubbi. Larga parte prese anche dal senese.
    Comunque”cosi’ ci parlera’ ir budello di tu ma, forse” mi ha fatto morire.

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