L’oscura immensità della morte.
Il titolo del post non è da riferire ad un mio momento di particolare depressione, ma ad un libro di Carlotto. "L'oscura immensità della morte" (che io continuo imperterrito a chiamare "L'oscurità immensa della morte", tanto son duro per ride'), è un libro cupo come il suo titolo. Non è, per dire, come "Il mistero della cripta stregata", che ha un titolo che fa paura e poi è quasi comico, e neppure come "Casino Totale", che ha un nome buffo che sembra il titolo di una canzone di Jovanotti al tempo di "Gimmie Five" ma poi risulta parecchio drammatico. No, questo è un libro coerente, con un nome cupo per un cupo svolgimento (apro una parente: non credo che diventerò mai un recensore di quelli seri, perchè nelle recensioni vere questi paragoni non li trovo mai. Pazienza. Chiudo la parente). Questo libro l'ho preso dopo la delusione di "Nordest", dietro consiglio di più di una persona, oltrettuto dai gusti al di sopra di ogni sospetto. Che dire? Parafrasando Luigi Garzya, mitico difensore del Lecce anni '90, posso affermare che mi è piaciuto "pienamente a metà". La storia, lo dico subito, è una bella storia. Una cosa molto "nera" dove si fa fatica a capire chi è il buono e chi il cattivo (un po' come nella vita, diciamo). C'è un flashback iniziale, nel quale si vede che due rapinatori tossici prendono in ostaggio una mamma con un bambino, che sono puntualmente fatti fuori. Fine del flashback e inizio della storia corrente, dove veniamo a sapere che: 1) uno dei due rapinatori è in galera, ma sta per uscire per via che è molto malato; 2) l'altro rapinatore non è mai stato preso perchè il suo complice non ne ha mai fatto il nome; 3) il marito e padre delle due vittime sta conducendo una vita di merda per quello che gli è successo e a tal proposito ha, com'è possibile immaginare, più di un giramento di palle, legato al fatto che secondo lui non è stata fatta giustizia. L'evento che mette in moto la storia è la malattia del malvivente ingabbiato; per ottenere la sospensione della pena deve infatti avere un parere positivo da parte del marito/padre delle vittime, che all'inizio nicchia, ma poi glielo dà (il parere positivo) ad un patto: un patto che voi, se volete sapere di che si tratta, dovete leggervi il libro, perchè io non è che sono qui a rovinarvi la sorpresa (a spoilerare, come si dice nel gergo di noi giovani internettiani). Si sappia solo che inizia qui una storia molto cupa, con la parte lesa che si trasforma in un deus ex machina perfido e vendicativo, come piace a me, con tutti gli altri personaggi che ne faranno le spese (chi in un modo, chi in un altro). Fin qui le cose che mi sono piaciute (la bellezza della storia, tendenzialmente). Ci sono poi le note dolenti, e cioè quelle che ritrovo spesso in Carlotto: ad esempio il fatto che ha un modo di raccontare troppo narrato, poco spontaneo, troppo letterario. Capiamoci: Carlotto scrive bene, ha ritmo, conosce il mestiere; l'unica cosa secondo me è che lo conosce troppo, e la freschezza di quello che scrive un po' ne risente. Non riesco mai a spiegare il motivo di questo mio essere dubbioso nei suoi confronti… diciamo che è un po' troppo "italian hard boyled", che forse rende l'idea. Spero. Ciao. Ci si vede.

Se anche questo ti è piaciuto a metà sei senza speranze, temo…
Buona festa, buon ponte, buona vacanza!
A.
Eh eh… a questo punto comincio anch’io a credere di aver fatto da piccino il vaccino della carlottite. Carlotto però è un autore fecondo: sono pronto a ricredermi in futuro. E buona festa, ponte e vacanza anche a te (auguri ad effetto retroattivo)!
Può anche darsi che non diventerai mai un recensore di quelli seri però almeno ti fai leggere con piacere, a differenza loro!
Oh, beh… essere un bravo recensore non serio è già più di quanto possa aspettare da me stesso
Non ha senso che io oggi scriva un commento a questo post (anche se il POST è precedente a questo commento dunque sarebbe preferibile definirlo PRE), non avendo mai letto nu caz di Carlotto, (ma avendolo visto solo una volta mentre leggeva uno stralcio di un suo libro accompagnato da un sax) però boh mi piace scrivere commenti…
Ps: e l’assuefazione continua….
Ele, sulla cosa che i post sono pre del comment non mi ci ero mai soffermato. Grazie. Che l’assuefazione continui mi fa piacere: io sono per la liberalizzazione delle droghe leggere. Il fatto è che io, a lungo andare, divento pesante…
attenta Ele che dopo l’assuefazione scatta l’effetto lassativo!!!!!