L’evoluzione del suono batteristico - parte seconda.
Bene, bambini, avete studiato la lezione di ieri? La sapete? O avete bisogno di un ripassino? Ripassino? Ok. Dunque: la batteria è quello strumento fatti di cosi tondi, qualcuno di rame e qualcuno di legno, che, se ci picchi, suona. E' nata in Africa un pezzo per volta e poi l'hanno rimontata in Ammeriga, tra il saeculo decimonono e il saeculo vigesimo. Ci siamo? O via, procediamo allora con alcuni esempi pratici di batterismo batteristico applicato alla batteria.
Esempio n. 1: jazzista di Harlem, anni 20 (non del secolo decimonono, beninteso)
Il suono della batteria di un jazzista classico era tipo questo: DUD-PAD-DUD-DUD-PAD (dove DUD = cassa e PAD = rullante). I suoni non erano molto definiti; oserei dire che erano quasi stoppati. I tom facevano invece una cosa tipo PRRRUUUMMPDUDUDUDUUUMM (dove PRRRUUUMMPDUDUDUDUUUMM = rullata sui tom, cioè sui tamburi che vanno dal più piccolo al più grande in senso orario - se il batterista è destrorso, sennò antiorario - e che stanno sopra la cassa). Il tutto aveva un'aria parecchio acustica (anche perchè era davvero tutto acustico: l'elettricità non esisteva nemmeno nelle centrali elettriche). I timbri erano molto bassi, profondi e scuri, irregolari. Senza contare poi che i batteristi jazz anni Venti erano fissi a rullare, quindi si sentiva sempre come una specie di brontolio diffuso, una cosa tipo mammut che digerisce in lontananza.
Fig. 2.1: Frederick "Bellosguardo" Pautasso, primo esempio di batterista jazz afroamericano che la storia ricordi. Come facilmente intuibile dal cognome, la famiglia del musicista lavorava in origine presso la Premiata Piantagione McCormick-Pautasso, "la piantagione dov'è meglio se stringi il culo e allunghi il passo", FranchCastle of Down, Maryland (o Gardaland, dovrei controllare). Si noti il vezzo, molto in voga all'epoca, di usare due cerini al posto delle bacchette.
Esempio n. 2: batterista rock/blues, anni 50/60
Il suono del batterista blues era una cosa un pochino più definita di quello jazz, anche se i timbri non si discostavano poi tanto. La cosa che cambiava era il tempo: infatti, mentre il tipico tempo jazz fa TUN-CIA TUTUN CIA TUTUTUPUTA TUN-CIA TUTUN CIA, STRUTUTUPUTUN CIA (periodico), il tempo blues era più scandito e regolare, una cosa tipo TUN-TU TA, TUTUN, TU TA TU TU TUN- TU TA, TU TUN eccetera. I batteristi blues erano più regolari di quelli jazz, che invece stavano fissi a variare il tempo, rovesciarlo, interromperlo, velocizzarlo, spezzettarlo, accentarlo. Tutte cose che se le avesse fatte un batterista blues, il chitarrista gli rompeva un amplificatore sulla chiorba (e a quel tempo gli amplificatori erano grossi come pulmi a du' piani).
Da notare che, sempre in quest'epoca, cominciavano a prendere forma gli embrioni di quei batteristi rock che avrebbero poi rappresentato il non plus ultra del movimento drummico, e cioè il batterista rock anni 70. Si trattava comunque di tentativi ancora non giunti a maturazione, perchè facevano abbastanza ridere, sebbene le orecchie più attente potessero comunque cogliere il cupo rombare del fuoco che bruciava sotto la cenere. Un tipico esempio di questo batterismo rock abortito è quello fornitoci dal drummer dei Creadence Clearwater Revival che, qualunque tamburo toccasse (rullante, cassa, tom, timpano), sembrava sempre che picchiasse sulla scatola dei Camperos. Peccato, ma ogni cosa al suo tempo.
Esempio n. 3: batterista rock, anni 70
L'apice del batterismo, l'età dell'oro. Esistono diversi sottotipi di batteristi rock anni 70. Alcuni esempi sono il Bonham-Paice (potente e maestoso), il Moon-Palmer (fantasioso ed incline alla rullata continua), il Baker-Mitchell (una via di mezzo). Questi tre tipi, poi, possono essere a loro volta scomposti e presi ognuno singolarmente: si cascherà comunque sempre ritti. Non è questo il luogo più indicato per una panoramica sui tipi di batteristi rock anni 70, perchè ci vorrebbe un post lungo da qui a laggiù: vi basti sapere, piccoli amici della Foresta Incantata, che la specie Bonham emetteva un suono tipo SHTUUUM - TTA - SHTUUUM-TTU-TTUUM - TTAAAA (con i piatti che erano quelli del famoso SHTCIAAAAAASSSSS periodico, che per farli smettere di vibrare bisognava chiamare i pompieri), mentre quello Moon non può purtroppo essere riprodotto in laboratorio, in quanto nessuno è mai riuscito a capire come si originasse. Da notare poi che, oltre ai fenotipi drummici appena citati, sorsero più o meno nello stesso periodo anche altri tipi di suono batteristico: possiamo pensare al Taylor-Collins, paradigmatico esempio di drummeraggio godibile ed originale, poco ritmico e molto musicale, diventato poi nel corso degli anni 80 praticamente una drum-machine elettronica (e dal suono particolarmente fetido, per giunta). Disgustorama, disgustomatico.
Fig. 2.2: il mitico Bruce Birilucco, grande vecchio della generazione dei batteristi seventies. Famose le sue performances con i Black Buco, i Phoenicotters, i Uoter Clos e gli Stronzons. Non citato nel paragrafo per meri motivi di spazio. La foto risale al biennio 1972-73, periodo nel quale Birilucco era un pochino schifato dal mondo musicale, com'è possibile notare dalla sua espressione nella foto. O forse potrebbe anche essere quella volta che s'addormentò durante un concerto alla Royal Albert Hall di Capannoli (PI) per un'overdose di Orzo Bimbo, sonasega.
Esempio n. 4: robo-batterista, anni 80
Per quanto riguarda questo paragrafo, avrei anche potuto scrivere "non pervenuto" e sarebbe stato uguale. Siamo infatti di fronte al periodo più buio per ogni batterista (e per ogni musicista degno di tale nome, perdio): è giunta l'epoca dell'elettronica. I suoni della batteria, dal SHTUUUM-TTA-SHTUUUM SHTUUU-TTUUUMM-TTAAAA di zeppeliniana memoria, sono diventati i tu-pìn-tu-tu-pìn-tu-pìn-tu-tu-pìn degli squallidi e disumani sintetizzatori. Niente più tempeste di tuoni in lontananza, niente più rombi del mare in burrasca, niente più suoni primitivi della foresta nera. No: tu-pìn-tu-tu-pìn. E agli altri strumenti non andava meglio: la chitarra elettrica era stata bandita da tutte le sale-prove del Regno e veniva usata solo per far finta di suonarla nei video, mentre il basso lo faceva un computer tipo Hal-9000. Tutto il potere era concentrato nelle mani di immonde tastiere che suonavano da sole (bastava premere il pippolo rosso con scritto "power"), le terribili androidi ROLAND-KORG, eredi dissennate del grande Hammond che, per la vergogna, si riciclò per anni come stufa economica di un coro gospel.
Ma non tutto era perduto. La resistenza batteristica si coagulò attorno a due nuclei principali. Il primo nucleo era quello rappresentato dalle bande dell'Heavy Metal, tribù barbariche del Nord. Esse erano organizzate in pattuglie dai nomi terrificanti come Iron Maiden, Slayer, Metallica, Sheyla e i suoi Giaguari, e continuarono la guerriglia sotterranea per tramandare alle future generazioni il suono atavico del SHTUDD TUTUTATA. L'altro nucleo di resistenza trovò la sua fulgida guida nel leggendario guerriero solista Steward Copeland, detto Cassa Sincopata, principe elfico di Policendur, del quale il più famoso Sting da Castellina in Chianti era in realtà l'umile scudiero.
Per resistere all'impero dei ROLAND-KORG, Steward-Man-di Martello (questo il signficato di "Copeland") fu costretto a divenire un mutante e a suonare la batteria in un modo che nessuno aveva mai fatto prima. Ascoltare "Message in a bottle" per credere. Il nemico però era subdolo ed astuto. Visto che i nuclei di resistenza drummica erano impossibili da estirpare, la reazione elettronica si fece meno diretta e più sotterranea: tra le file dei rockers furono infatti infiltrati degli agenti provocatori tipo i Poison o gli Europe, gente che aveva i capelli lunghi, sì, ma anche il fard, il fondodinta con i brillantini e vestiva come il capitano Jack Sparrow, credendo anche di essere bellina. Vili ingannatori, allievi prediletti di Grima Vermilinguo e del Mago Do Nascimiento, essi tentarono di farsi passare per alfieri del rock quando invece erano solo delle checche isteriche, per di più leopardate. Di loro, per fortuna, la storia non ha lasciato traccia. L'unica cosa che si ricorda dei pessimi Guns 'n' Roses, ad esempio, è il nome del loro secondo batterista, Matt Sorum, un nome talmente cazzuto che se non mi chiamassi Sauro, pensate un po', mi vorrei chiamare Mattsorum, o anche Robertmitchum, è uguale.
Figura 2.3: tipico set di batterie anni 80.
Esempio n.5: batterista rock, anni 90
La rinascita. La bachetta lanciata nello spazio alla fine dei settanta dagli ultimi rocker morenti non rimase a lungo senza che una mano la brandisse. Essa fu raccolta dagli eredi dei leggendari batteristi seventies che rigenerarono il suono dei maestri: e vennero così i Nirvana, i Pearl Jam, gli Stone Temple Pilots, i Rage Against The Machine (dei quali il batterista sembra Toro Seduto, cazzutissimo), i Wolfmother, gli Spin Doctors (questi ultimi molto funky, a dire la verità, anche se dotati di palle altamente quadrate) e anche le ultime schifezze new-metal, che a me mi fanno abbastanza onco, però almeno c'è gente che suona gli strumenti veri (anche benino, ammettiamolo) e la musica non lo lascia fare al commodore 64. La guerra contro il tu-pìrìpìrìpì-tu-tu-pìn non era ancora vinta del tutto, ma il SHTUUUM-TTA-SHTUUUM TTUTTUUTATUUMM aveva ripreso a ruggire dal fondo della foresta africana e/o dal delta del Mississipi. Oh yeah! SHTUTUTATUM!
Fig. 2.4: Mark "Schiacciaragnoli" Wilkinson IV, batterista del famoso gruppo dei Fracassacaz, riconoscibile per il celebre modo di portare il cappellino di traverso, durante un momento particolarmente dinamico di un suo assolo tenuto in una puntata di Discoring, nel '79. Notare il pathos e la tensione che traspaiono dal suo viso, completamente sfigurato dall'intensità dell'emozione musicale, e notare anche le bacchette, ottenute rubando i testimoni alla squadra della Polisportiva Razzi, Mozzi & Freni a mano sulla rena s.r.l., impegnata nella staffetta 4X100 valevole per i Giochi del Mediterraneo, per la precisione l'edizione alla quale la Svizzera si rifiutò inspiegabilmente di partecipare.
Il nostro viaggio nel fantastico mondo della batteria finisce qui. Per approfondire il tema si consiglia la lettura di "Batteristi, ciclisti, uralisti e logopedisti. Mille parole con la desinenza in -isti" di R. Sardanapalo, Pidocchio Editore, Nuova Iorch, 1997; e di "E se sapevo sonà la batteria rimanevo nei Pooh: avrei sonato in un gruppo vero, no?" di S. D'Orazio, Edizioni Approssimative, Castellammare A Monte, 2003.

Sono d’accordo praticamente su tutto, anzi su tutto. Però hai dimenticato il progressive degli anni 70 che si origina dal batterista blues e prende dal rock e jazz quanto basta. Esempio: Mason.
Mitico (avendoli visti in uno stramitico concerto a torino nel 1980 e ti posso assicurare che erano magnifici) l’accenno ai Police e a Copeland, diciamo che i batteristi dovrebbero avere un santino perennemente acceso.
Ora scrivo anche io qualcosa sulle tastiere.
Prof: domanda: e com’è che il Moon, quando fece un disco solista in cui cantava, peraltro non coi risultati del Daltrey, scelse lo Starr come picchiatore di pelli e rami? (rami plurale di rame)
Io mi son dato tre possibilità:
1) Ringo sapeva fare un ritmo solo, ma era bravissimo a sbagliare quell’unico ritmo;
2) Il Moon in realtà era sordo, e batteva sui tamburi convinto che il suo lavoro fosse il conciatore;
3) Almeno non rischiava di avere un batterista che gli rubasse la scena.
In effetti Grohl era l’unico nei Nirvana che sapesse un pochino usare lo strumento, ma non è che fosse ’sto fenomeno.
Quanto alla musica artifiziale, io (ahimé, e qui perdo la predilezione del prof) non sarei così contrario all’elettronica, né alle ritmiche artificiali fatte coi due vinili.
L’esimio collega Maurizio mi fa notare la valenza del metodo Mason; a proposito di tale metodo, io lo considero assimilabile a quello Taylor-Collins, e cioè partito bene e arrivato ‘nzomma, perchè secondo me alla fine della loro carriera i Pink Floyd facevano musica un po’ troppo lineare (batteristicamente parlando, s’intende). E’ chiaro che il sound di un gruppo lo si debba valutare come sound complessivo; in questa mia
cazzatdotta disquisizione volevo invece affrontare piu che altro il lato di mia competenza musicale, e cioèqualsiasi cosla batteria.L’alunno V, come al solito, pone domande intelligenti. Mi compiaccio, peccato per quel suo 7 in condotta, maledizione. Passo al rispondimento della domandazione.
Secondo me sono vere tutte e tre le ipotesi che l’aluno V propone, ma soprattutto la 1 e la 2. Sulla 3 sarei invece un pochino più dubbioso, perchè mi risulta che Moon non sapeva neanche cosa fosse, la scena, essendo egli completamente fulminato.
Quanto al Grohl, più che la tecnica, si lui si apprezzava il “tiro”, e cioè la “potenza” (specie se si pensa che arrivò in un periodo nel quale il tu-pìn-tu-tu-pìn era ancora fortissimo). Un po’ lo stesso discorso che si può fare per il Bonham (dal quale però un eventuale tu-pìn-tu-tu-pìn sarebbe dovuto stare alla larga per la sua stessa sicurezza): tecnica poca, ma “presenza” infinita. Diventare un “Bonham” è quindi il sogno di tutti i batteristi tecnincamente scarsi come il sottoscritto.
In relazione invece alla contrarietà all’elettronica, è chiaro che bisogna distinguere tra buona elettronica (Air, Vangelis, Odlfield, qualcosa del primo Moby, tutta gente che non adotta il tu-pìn-tu-tu-pìn) e la pessima elettronica (A-Ha, Propaganda, e altra roba simile).
Quanto al ritmo ottenuto con due vinili, io rimango un feroce oppositore di Rap ed Hip Hop, con l’unica, grande, fulgida eccezione dei Beastie Boys.
Avrei tante cose da dire. Siccome non voglio tediare nessuno mi limito a queste tre osservazioni:
1) Copelan era uno specialista del charleston (o hi hat) e non della cassa e di infilare le terzine, come anche gli ottavi puntati, anche nel caffellatte.
2) Grohl verrà ricordato perchè è stato il primo compositore di “riff di batteria”; provate un po’ a canticchiarvi le canzoni dei nirvana e vi ritroverete a intervallare le parole a “Tra-tum-tu Tra-tum-tu Tra-tum-tu Tra-ta-ta (incipit di smell like teen spirits)
3) Considerare Mason un batterista ha delle implicazioni penali gravi quindi vi consiglio di rivolgervi il più presto possibile ad un legale. Egli deve essere considerato l’esempio più valdido del detto “il posto giusto al momento giusto”.
4) (o non avevi detto tre?) Nessuno tocchi Matt Sorrum. Ha dato una speranza a tutti i musicisti mediocri tipo me di essere, un giorno, considerati rock star.
Come tastierista (eheheheh) non sono addentro alla tecnica avendo sempre visto uno dietro che batteva con le bacchette su non so checosa ed essendomi alquanto meravigliato su come facesse. Su Grohl marco mi ha apero gli occhi, è vero! Su Mason non so, a parte il tipico tishhh-ti-tishh-ti-ti dei piatti non mi sembrava così male. Saranno gli altri che lo coprivano?
sai che non c’entra un cazzo questo mio commento con questo messaggio del tuo blog….ma beh, son capitata qui cercando una canzone di De Andrè…e boh….è…mmmm divertente….mmm interessante….mmm boh cmq mi son messa a leggere le cazzate che scrivi, beh mi son divertita o qualcosa del genere
Uhm… secondo me ti sei “qualcosa del genere”. Aspetta un secondo… non mi dirai che sei una di quelle persone che capitano qui cercando “mastica e sputa”, eh? Sono anni che cerco di incontrarvi!
(benvenuta :-))
… mastica e sputa da una parte il miele
mastica e sputa dall’altra la sera
mastica e sputa prima che faccia neve…
o l’hai visto Sauro che il post più scacciafiga ha invece visto il commento di una gentil pulzella?!
Già, Marco ha ragione sul riff di batteria di Grohl. Ricordo il concerto che fecero a Milano nel ‘94, penultimo concerto dei Nirvana (poi Monaco, poi l’overdose di Cobain a Roma, poi happiness is a warm gun): una ventina di boati del pubblico perché, ogni canzone che incominciava, la batteria faceva quell riff lì. Poi Cobain iniziava a suonare la chitarra, e non si capiva più che canzone fosse. TUTTE UGUALI e indistinguibili, una specie di lamento monocorde con chitarra scordata. Ancora oggi non so se han suonato Smells like teen spirit in quel concerto, e se sì a che punto.
Marco, credo che Ele abbia cercato la frase “maschera di gelso”, invero molto più elegante. Mi permetto di sindacare sul riff di batteria introduttivo di “Smells like teen spirits”: secondo me non fa “Tra-tum-tu Tra-tum-tu Tra-tum-tu Tra-ta-ta”, ma bensì “Tu-tra-tum- tu-tra-tum- tu-tra-tum- tu-tra-tu-tra-tu-tum”. Aspetto conferme.
V, ricordo quel concerto: suonarono Smells eccetera dall’inizio alla fine, per due ore. Si capiva dal fatto che la gente pogasse. Ho il bootleg.
marco, ocché non avevo commentato anche io? stai forse sottintendendo che io non sia una gentile pulzella?
mi stai per caso dando di uomo scortese?
oh sauro, ma che gente ospiti qui?
strisciati…
Maia, mi riferivo a questo specifico post, che non avevi ancora commentato.
Lo sai che sei la mia pulzella preferita, anche se non gentile.
Sauro, mi permetto di dissentire.Sono convinto che il riff di smell… faccia “Tra-tum-tu Tra-tum-tu Tra-tum-tu Tra-ta-ta”. Comunque questo è solo un esempio anche se il più famoso.
Per altri incipit riffosi potete confrontare anche “in bloom”. Vi accorgerete che la vostra voce intervallerà la potente chitarra (scordata) al passaggio sui tom.
è che mi stavo preparando un’entrata come si deve.
io adoro sproloquiare su cose di cui non capisco nulla…
(preferita? preferita di uno strisciato? non sono mica tanto contenta, eh!)