Post tecnico/musicale (detto anche scaccia-topa); ovvero storia comparata della batteria - parte prima.
Avvertenza: il seguente post è di tipo tecnico, quindi riservato a coloro che sono addentro alle cose musicali: potrebbe perciò risultare mortalmente noioso per i fans di "Britney Spears" o "Nek". Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è fatto per fare riferimento a fatti o persone realmente esistenti.
Vorrei qui disquisire insieme a voi, Onorevoli Colleghi, di un fatto che mi ha sempre inquietato assai. Mi riferisco all'evoluzione del timbro della batteria negli ultimi anni. E' infatti indubbo, nel corso della sua esistenza, il mutare del suono prodotto dallo strumento che ha avuto l'onore di essere da me percosso. E' mia personale opionione (e quindi DOGMA a tutti gli effetti) che esso sia cambiato nel tempo volgendo sempre al peggio, un po' come il grande fratello, che all'inizio lo guardavi anche perchè speravi che insomma, via, ci scappasse la trombata o l'omicidio in diretta, ma che poi, diciamocelo, già alla seconda edizione aveva fragorosamente scassato i coglioni. Per introdurre al meglio la tesi che intendo portare avanti, è forse il caso di procedere con una breve panoramica circa la nascita e l'evoluzione di TIFKAB (The Istrument Formerly Know As Batteria).
Fig. 1.1: Jean-Lous Enjembement, "Suonatore di tam-tam del Kenya occidentale", 1846, patacca d'unto su tela, Museo Nazionale dell'Opera d'Arte Venuta non Benissimo, Parigi.
La batteria nasce negli anni a cavallo (to horse) tra il secolo decimonono e quello vigesimo, insieme alla musica delle popolazioni nate come afro ed evolutesi poi come americane, le stesse che avrebbero poi dato vita al Blues, al Jazz, al Soul, alla Disco Music, all'Hip Hop, al Rap, alla Drum and Bass, alla Sturm und Drang, al Kit Kat, allo Spik, allo Span. Non al Liscio e neppure al Country, se vi può interessare. Il tamburo e gli altri aggeggi a percussione sono infatti gli strumenti tipici della continente africano, proprio come il liocorno bifilare soprano semiautomatico a scoppio è lo strumento tipico della Cornovaglia Inferiore Di Sopra e la tromba (sì, ma del culo) è quello dell'area Livorno/Cecina/Piombino. Lo strumento a percussione è quanto di più spontaneamente musicale si possa reperire in natura ed era per questo usato dagli schiavi africani impiegati nelle piantagioni di cotone; infatti, essendo i tapini appunto schiavi e conducendo una vita abbastanza di merda, non è che si potessero comprare la Stratocaster: essi importarono quindi nel nuovo continente il loro modo di fare musica, cioè un gran picchiare sui peggio bussoli, tipo i secchi arrovesciati o i barattoli del caffè Illy. Un po' come faccio io, che da quando non ho più la batteria sono in crisi di astinenza e percuoto qualsiasi cosa emetta un suono superiore ai 3 decibel (esseri viventi compresi, quindi).
Inizialmente, ogni singolo elemento percussivo era suonato da un singolo suonatore: un tamburo, un suonatore, un piatto, un suonatore, due maracas, un suonatore (qui non torna, esempio del cazzo); i gruppi così fondati andavano a giro un po' come se fossero la banda, quella che Mina voleva dire di no quando essa (la banda) passò, ma poi il suo ragazzo era lì e allora lei (Mina) disse di sì. Poi pero, con la crescita dell'urbanizzazione, gli spazi si fecero più ristretti (nella piantagione a cogliere il cotone per venti ore al giorno c'incominciarono ad andare un po' anche quei rozzi dei sudisti, eh, e che cazzo, un po' per uno in collo a mamma) e i gruppi musicali si trovarono nella necessità di raggruppare insieme tutti quei bussoli, tamburi, tamburelli, piatti e bicchieri. Sicchè presero uno e lo circondarono di questa roba qui e poi gli dissero: "ora sono cazzi tua". E lui cominciò a suonare picchiettando un po' in quà e un po' in là, secondo il metodo che poi è stato chiamato "ad minchiam". Ecco spiegatavi la nascita di TIFKAB. Ora, la batteria dei batteristi jazz degli anni Venti (del secolo vigesimo, naturalmente) non è che suonasse proprio come quella degli A-Ha o dei Pantera. Si spera che di questo ci se ne sia resi conto tutti, sennò davvero stiamo qui a buttare via tempo. Tanto varrebbe, a questo punto, impegnarsi per fondare il Partito Democratico. Quindi, dato per scontato che di questa differenza timbrica ci sia in giro una certa qual diffusa consapevolezza, procedo con alcuni esempi circa il generale declino del suono batteristico. Anzi no, perchè vi vedo stanchini. Facciamo così: la seconda parte della lezione ve la spiego domani, ma doman l'altro non sento seghe: interrogo. E non mi portate giustificazioni di babbo o mamma, perche per me ve le potete anche mettere al culo (con risp. parl.). A domani, bambini.

Fig. 1.2: La cosiddetta (per un clamoroso errore tipografico) "Ombra del Vespro". L'attribuzione di tale opera è incerta: alcuni (ad esempio, l'archeologo pontederese M. Gherardi, autore del volume "Storia dell'accidia: le Agenzie delle Entrate della provincia pisana nel XX secolo") datano questo reperto all'anno 1998, quando iniziarono a comparire per Pontedera e zone limitrofe tutta una serie di opere d'arte (?) fatte completamente a cazzo, alcune raffiguranti persino dei grandissimi stronzoli di pietra (tipo quello sulla rotatoria Ponsacco-Camugliano); altri (che ora sounasegaio come si chiamino), assegnano invece l'opera al famoso scultore romano Quinto Lillo Pallerone, uso a costruire i suoi manufatti con il cerume di grongo (perchè a giudicare dalla foto il materiale dev'essere più o meno quello). Se quest'ultima ipotesi si rivelasse esatta, bisognerebbe quindi retrodatare la nascita della batteria di un paio di millenni, oggiù cosa sarà mai, via, non perdiamoci nei dettagli.
Nota metodologica: gli esempi che saranno riportati nella svccessiva lectio di domani seguiranno la triste e monotona sequenza in 4/4 tanto cara alla musica italiana, se si eccettuano gli Area, la PFM, il Banco del Mutuo Soccorso e Gianni Morandi qualcosa di Samuele Bersani. Per capirci, è il solito:TUM-TA-TUM-TUM-TA. Lo so che fa schifo, però dovete anche capirmi: non è che posso mettermi a fare esempi con i tempi dispari di ventisette ottavi e i paradiddle-diddle, sennò davvero non ci si capisce più un cazzo. Già così non è facile. E poi non dimentichiamoci che, per un mero calcolo delle probabilità, il mio pubblico è composto per la maggior parte da persone appena sopra la soglia minima dei 10 gradi calderoli (il calderolo è l'unità di misura della bischeraggine; quello dell'intelligenza è, invece, il giovanardo). Insomma, capitemi.

Carissimo Sauro,
tra gli esempi che andrai citando non potrai sicuramente dimenticare il più nobile, ovvero quello conosciuto come “Scambio lento Sandroni”.
Mi pare, correggimi se sbaglio, che l’onomatopea si possa tradurre in RRRRATA - TUM - STA-TU-TUM.
Quanto all’inventore dello scambio (o fill, per dirla all’Ameriana di Lucca) di lui si sono perse le tracce (batteristicamente parlando). Pare che un giorno abbia venduto la batteria per inseguire il sogno di portare la sua squadra di amatori (Viola Club Romito, football teem) a raggiungere il sogno di chiudere a mezza classifica il campionato di terza divisione e, per questo motivo, il suo cuore ha smesso di percuotere per la musica. Popò di brodo.
P.s. Prima di addentrarti nei complicatissimi scambi brevettati Varsavia tipo
VO-MI-TA-TA
o l’ancora più temibile
PA-TA-TA-VO-MI-TA-TA
dovresti fare un post interlocutorio nel quale spieghi che l’origine dei suddetti fill si deve alla mia guida spericolata (o a coppola di minchia, non ricordo) che ci permetteva di raggiungere la sala prove in 17 minutini.
viola club?
hai davvero detto VIOLA CLUB???
e tu, essere strisciato, ti diffido pubblicamente di passare a riappestare il mio blog, ché (visto con che classe lo inserisco, marta?) ho appena derattizzato!
ps guarda che ti sbagli, è proprio GRAZIE alla mia fiorentitudine che amo la vera musica.
ovvero il jazz.
più qualche gruppo rock sparso…
Che po-po (mica popò, eh) di scienza musicale, O Sauro!
Maia, bene. Ecco, grazie a quel ché, sei sulla strada per la celebrità anche tu!
Caro Gherardi, ora che ci sei te a commentare questo blog, noi schernitori del Sandroni ce la possimo prendere un pò più comoda. Grazie di quore ;D
Cara Maia,
ti giuro che non ne ho colpa. Ma la ex squadra nel quale il Nostro militava, si chiama proprio così: “Viola club Romito”. Te lo giuro!!! Sauro non te lo aveva mai detto?
eh no, aveva omesso un piccolo particolare del nome, una minuscola parolina…
ma adesso che lo so…
(fra l’altro io abito in zona Romito.
in pratica militava nel viola club del mio quartiere? :))
Bene, bene, bene… vedo che qui si diffama, eh? Avrete notizie del mio ragioniere.
Il sottoscritto non ha mai giocato nel viola (min.) Club Romito, perchè quando era piccino, il solo pensiero di giocare con una maglia di quel colore e con un carciofo (o giglio) disegnato sopra mi procurava delle crisi epilettiche. Il sottoscritto ha giocato bensì (nell’arco della sua luminosa carriera) nella POLISPORTIVA ARCI IL ROMITO, e cioè l’altra squadra della ridente frazioncina. Chiaro? Il primo che ridice il contrario lo denuncio per il reato di cui all’art. 2657 del C.P. e cioè per “circonvallazione di incapace”. Chiaro?
All’esimio collega Dott. Gherardi anticipo che la dotta disquisizione batteristica di domani non prevede nessun accenno alle mie prestazioni in qualità di metronomo umano; mi sembrava indelicato parlare di me stesso come genio della percussione. Sa, io sono molto molto molto molto modesto.
SAURO!!!!
cribbio!
carciofo ci sarai te!
(e non mi far usare tutti questi punti esclamativi, che non li sopporto!)
Reduce da un concerto di Luca Carboni piego gli stracci e mi ritiro fino al prossimo post. Letta risposta sul Commissario, attendo fiduciosa. Chissà mai…
Ché storia!
(uhm…)
Senta un po’, prof, pa i paradiddle sono dei topi deformi dalla deambulazione problemaitica?
Maia, questa tua flemma tutta britannica ogni volta che si parla male della fiorentina (min.) mi ricorda molto Vittorio Sgarbi quando gli rammentano Cecchi Paone.
L.d.C., ma il concerto di Luca del Carboni c’era stamattina? Era una matineè (spero di aver messo l’accento giusto ed un consono numero di “e”)?
V, mio alunno prediletto (da ora), i paradiddle diddle sono cose tipo queste qui.
sauro, hai perfettamente ragione, riguardo il calcio sono molto inglese. Hai presente i tifosi del manchester?
ecco, mi sembra di aver detto tutto.
ps ti professi mio amico.
è giunto il momento di dimostrarlo.
sii buono con me domani, molto buono.
per due motivi.
il secondo e maggiore è il recupero che si è appena concluso.
confido nel tuo buon cuore…
Matiné, credo. No, figurati, è che i postumi li sentivo ancora 12 e passa ore dopo (i concerti di Carboni sono più pesanti di quanto credessi, ho visto gente che quasi pogava su “Vieni a vivere con me”).