Port Tropique.
Ho comprato questo libro (uno strano libro) nel giugno del 2004. Poi l'ho lasciato lì, sullo scaffale dei libri da leggere (sempre più carico ogni settimana che passa, maledizione), e mi sono dimenticato che esistesse. Quando l'ho ripreso in mano, un paio di giorni fa, ero convinto che lo avessi iniziato e abbandonato subito dopo perchè non mi era piaciuto. Ebbene, mi sbagliavo e non mi sbagliavo: non l'avevo mai iniziato, ma quanto al fatto che non mi piacesse, beh, lì ci avevo preso. Non mi ha convinto. Nonostante la sua particolarità.
Barry Gifford, lo ammetto, non l'avevo mai neppure sentito nominare. Per me era un perfetto sconosciuto. Adesso è uno sconosciuto che ha scritto un libro, ed è probabile che non approfondisca la sua conoscienza. Peccato, perchè oltretutto è ancora vivo… mai che trovi uno scrittore da mettere nei "preferiti" che ancora respiri: sarebbe una rarità! Ma passiamo al libro. Devo giustificare il fatto di averlo definito "strano". La cosa che mi ha colpito (…) sin dall'inizio è la suddivisione dei capitoli. I primi sono cortissimi, un decina di righe e forse meno. Pennellate, come gli impressionisti. Descrizioni di stati d'animo, di pensieri, di situazioni. Impressioni, appunto. Questa cosa rimane per tutto il libro, anche se poi i capitoli si allungano (senza mai superare le due pagine, comunque). Di solito la brevità mi piace. Credo che per uno scrittore sia un dono. Gifford, devo ammettere, ha questo dono. La storia è molto "rarefatta". In uno stato dell'America centrale nel quale è in corso una rivoluzione, è arrivato lo statunitense Franz Hall. Non si sa perchè o per come, ma ha un contatto con dei contrabbandieri del posto. Questi, una volta alla settimana, gli consegnano una valigia piena di denaro che lui deve custodire per un paio di giorni e poi cedere a qualcun altro. Le cose vanno bene per i primi due scambi, ma si complicano al terzo, per motivi legati alla rivoluzione in corso. Della vicenda corrente (chiamiamola così), Gifford spiega molto poco. Non ci dice perchè questi scambi avvengano, non ci dice come mai sia Franz a farli, non ci dice chi siano i contrabbandieri e cosa contrabbandino, non ci dice quasi niente. In compenso, ci fa sapere molto di più sul passato di Franz, attraverso diversi flashback, brevi e quasi completamente slegati da quella che è la vicenda presente. Ci dice com'era sua madre, com'era suo zio, come sono state la sua infanzia, la sua adolescenza e la sua giovinezza. Niente di particolarmente traumatico (e di questo a Gifford devo rendere atto). L'autore ci descrive poi i diversi personaggi che il protagonista incontra nel corso della storia (o che ha incontrato nel passato, appunto): il tutto, secondo me, senza una ragione plausibile. O, perlomeno, senza che una ragione plausibile li leghi alla storia noir che dovrebbe stare al centro della nostra attenzione. E tutto questo sempre attraverso la tecnica delle brevi pennellate. Ora, le cose sono due: o l'intreccio noir è solo un pretesto per parlare di una persona e delle persone che ha incontrato nella sua vita (e in questo non c'è niente di sbagliato; da qui la - mia - definizione di "noir strano"); oppure è un noir, sì, ma pieno di personaggi che non c'entrano niente. Sinceramente, dare una risposta a questa domanda m'interessa come una puntata di Amici di Maria de Filippi. Quindi molto poco. Ho letto un libro, non mi ha convinto. Fine delle domande e delle risposte.

gifford è il responsabile di quel cuore selvaggio di cui tutti sappiamo.
da queste parti ci si augura che ritorni a scrivere qualcosa ancora per lynch, visto l’ultimo uhm film.
e comunque è vivo ed è bravo e bisognerebbe partire da Il Padre Fantasma. è un consiglio, non una minaccia.
Bene, se capiterà l’occasione partirò col Padre Fantasma (che, a dirlo così, un pochino minaccioso suona, eh? :-D).
uhm…
non piace a sauro…
quasi quasi lo compro!
Bah… che non avessimo gli stessi gusti si vedeva da molte cose: per esempio, la mia squadra non è mai stata in serie B, mentre la tua sì (e ringrazia che mi fermo alla B). E’ il primo esempio che mi è venuto, eh?
sauro…
ti piace il rischio, eh?
te continua a stuzzicare, poi vedi…