Cane Rabbioso.
"Cane Rabbioso", esordio letterario di Angelo Petrella, è un cazzottone nello stomaco, di quelli che ti lasciano senza fiato. Ho pubblicamente affermato più volte che a me piacciono i cattivi, i villains: ecco, il protagonista di questo libro è un cattivo davvero perfido, senza nessun chiaroscuro. Anzi, per meglio dire, è uno niente chiaro e solo scuro. Si tratta di uno talmente negativo e odioso che alla fine non risulta neanche cattivo: tutte le turpitudini che fa, infatti, le fa in un modo molto naturale e spontaneo, dimodoché quando arrivi in fondo al libro ti sembra che non sia neanche da condannare, semplicemente perchè lui "è fatto così". Più o meno le stesse cose che provi dopo aver letto le malefatte di Alex in "Arancia Meccanica" (e guardate qui che popo' di complimento sono andato a fare ad Angelo Petrella).
E le affinità con il libro di Burgess (che non ho citato a caso: l'ho citato appositamente per far capire che l'ho letto, e per vantarmi di conseguenza) non finiscono qui: ad accomunare "Cane Rabbioso" e "Arancia Meccanica" c'è anche lo stile con cui sono scritti (oltre al fatto che entrambi i libri hanno titoli di due parole, un sostantivo e un aggettivo; cosa che non può dirsi, ad esempio, di "Hannibal" o "Via col vento", che quindi non hanno niente a che vedere con il libro di cui stiamo disquisendo). Entrambi sono in prima persona; entrambi hanno un ritmo narrativo vertigionoso. Bisogna provare a leggerli, per credere. L'Alex di Burgess è forse più deliziosamente barocco, mentre il Cane Rabbioso di Petrella è molto più (volutamente) naif; in ogni caso, tutti e due narrano la loro storia in un modo che dire trascinante è dire poco. E se l'originalità di Alex era rappresentata dall'uso di una terminologia assurda e surreale (ma sublime), quella di Cane Rabbioso è rappresentata dall'uso dissonante della punteggiatura e dall'assenza del discorso diretto, tutte cose (la punteggiatura "normale" e il discorso diretto) che rallenterebbero il ritmo e toglierebbero spontaneità alla narrazione (e ce ne rendiamo conto quando Petrella le toglie). Una scelta del genere rischia di scoppiarti in mano, se non sei uno che sa scrivere: ebbene, non è il caso di Petrella (ma si capisce che mi è piaciuto, questo libro, sì o no?).
La storia è semplice e breve (89 pagine). Io ho rischiato di abbandonarla dopo due frasi, perchè all'inizio ti sembra di avere a che fare con il classico, inflazionatissimoo serial killer che ci racconta sè stesso nell'atto di compiere un omicidio. Meno male che non l'ho fatto. Il narratore ci parla in effetti di come stia uccidendo un uomo e una donna, e di come questo gli piaccia; ma si dà il caso che il narratore in questione sia proprio il nostro Cane Rabbioso di cui sopra, di professione poliziotto, e non assassino seriale. E qui sta il bello: di poliziotti cattivi ne sono stati partoriti tanti, ma questo ha un "aroma" (lo so che si tratta di un poliziotto e non di un caffè, ma non miè venuto un termine migliore) tutto particolare. Questo non è solo cattivo (leggi "disonesto"): questo qui è anche schizofrenico, tossico e sadico, e il bello è che tutte queste cose traspaiono con efficacia nella scrittura di Petrella, che è bravo non spiegare niente e anzi, a lasciare in sospeso alcune cose; tutte le faccende si capiscono da sole, alla fine, perchè per spiegarcele basta seguire fino in fondo gli sproloqui perfetti del nostro narratore. Il resto della storia lo scoprirà chi leggerà il libro. A quei due o tre che amano i cattivi e che si fidano del mio modesto parere, io dico: leggetelo. Magari, se non amate il turiploquio e le scene caricate di una certa "violenza", questo libro non fa per voi. Petrella non ha paura nè dell'uno nè delle altre. Però credo che allora non facciano per voi neppure la televisione italiana, le strade italiane e, forse, neppure la comune vita che purtroppo, oggi, è toccata in sorte ai più.
Che dire? Giudizio tecnico: bravo, settepiù. Tra poco esce il secondo libro di Angelo Petrella, sempre con Meridiano Zero e sempre con lo stesso protagonista. Io di sicuro non me lo faccio scappare.

Sui cattivi “stronzi e perfidi” ti do’ ragione, basta con il cattivo tormentato oppure mistico. Il non clichè ora (fino a quando non lo diventa) è questo cattivo infame, magari mascherato da brava persona, vedi Carlotto.
Mi hai ricordato, almeno in parte, Il lercio, Irvine Welsh. Poliziotto stronzo e. non te lo dico. ti posso dire che era affetto dal baco della tenia, che fa capolino nella scrittura. buon libro, ma rispetto a Trainspotting, fantastico, un gradino e mezzo sotto. anche divertente. pesante. finale a sorpresa. cattivo. welsh.
Non amo i cattivi ma voglio fidarmi del tuo onesto parere. Hai solleticato (ih-ih-ih) [AH-AH-AH] la mia curiosità!
Ti giro lo stralcio di una recensione pubblicata su Ciao.it, che condivido in pieno (anche se il commentatore in realtà poi continua salvando, almeno in parte, il libro):
“L’autore di questo veloce noir parteneopeo è un ragazzo di 28 anni che infila il proprio agente, marcio fino al midollo, in una storia malsana che parte proprio con un duplice omicidio di efferata crudeltà commesso dal rappresentante della - si fa per dire - legge.
In una specie di real-time di 24 ore (!) scopriremo che il corrotto e crudele funzionario di polizia è anche:
- un poeta sensibile (gli chiedono l’autografo su un suo libro di poesie),
- un funzionario di partito, forse addirittura segretario cittadino (che canta l’Internazionale, sic)
-un eroinomane (3 pere),
-un cocainomane (9 strisce)
-un omicida (7 vittime),
-un erotomane (3 rapporti occasionali con 3 donne diverse)
-un bevitore (7 volte pesca rum dalla fiaschetta),
-un gran consumatore di Valium, Tavor, Prozac, Limbial (cui attinge per 20 volte).
“Troppa grazia, Sant’Antonio!” verrebbe da dire chiudendo la pratica e riponendo il libretto (6€), per il “miracolo” aspettiamo l’anno venturo quando il piglio di quentin tarantizzare l’universo mondo sarà indubbiamente demodè”.
Ciao,
A.
@Maurizio: il cattivo di Carlotto e quello di Petrella differiscono per una cosa: uno è una “cattivo” consapevole, mentre l’altro è un cattivo “naturale”. Per trasporre il paragone sul piano politico (così, tanto per fare un po’ di qualunquismo) si potrebbe dire che il cattivo di Carlotto è un Previti, mentre quello di Petrella un Borghezio.
@Andrea: sei la cinquecentesima persona che mi stuzzica, con Welsh: visto che se mi fido dei tuoi gusti, ho fatto deliberare al Consiglio di Casa Sandroni lo stanziamento di un budget apposito per procedere all’acquisto. Il problema è che siamo un bicameralismo perfetto, e io ho la minoranza in entrambe le camere (sia in quella da letto che in quella, ipotetica, “dei bimbi”).
@Lou Andreas: dunque, che il libro è pieno di parolacce l’ho detto, che è pieno di scene forti pure, che il cattivo è veramente uno stronzo idem… sì, mi sembra di aver fatto il mio dovere. Insomma, se poi ti urta nella tua sensibilità di donna non venirmi a cercare, eh?
Io però penso una cosa: quello che conta, nel libro di Petrella, è la scrittura. Il punto di forza del libro è proprio quella, secondo me. E voglio perseverare nel confronto con Arancia Meccanica (che è una sega mentale tutta mia, bada bene): anche la storia di Alex è “esagerata” e poco credibile. Le efferatezze che compie sono tante, troppe, e le compie tutte in una notte; poi, di contro, viene ripagato con la stessa moneta (e dalle sue stesse vittime: il barbone, lo scrittore, gli ex drughi) sempre in una sola giornata, in maniera del tutto speculare. Il fatto è che Arancia Meccanica ha il suo punto di forza nello stile narrativo bizzarro e nel registro volutamente grottesco, e mi riferisco sia al libro che al film. Anche Cane Rabbioso è così: esagerato. Però è un “esagerato” scritto da uno che sa scrivere; e se uno sa scrivere bene (e volutamente) il grottesco, allora io sono disposto a passare sopra anche al “poco credibile”. E guarda che io lo faccio di rado, eh? Sono un censore di quelli, inflessibili, io… 
@Alessandra: in effetti si tratta di 24 ore piuttosto dense, sì
Miii, Sauro, con quel paragone ho capito tutto! Grande! Preferisco il primo però (cioè non Prev ma il cattivo di Carlotto).
capito. pensa che trainspotting l’ho preso in ed.tascabile superpocket a 4900 lire, durante il militare. capisco. allora, prova ad addolcirla coi latinoamericani, o latinoamericane. un marquez, un amado, una gioconda belli…non so. in ogni caso, auguri, e…cofcof. sul protagonista super di pretella, direi, forte!! mica sui romanzi ci sta scritto che sono reali. tutt’al più, realistici. se crediamo che nei film si scazzottino per quarti d’ora e alla fine escano e vadano a farsi 20 km di jogging, beh, si può credere a pretella. tanto più che un libro è difficile si legga in una volta sola. per cui, ci sono cose lette ieri, ed altre, le leggeremo domani…ehuhihahoh. blablabla. prolisso, scusate. notte.
ndr
(Oh, Andrea, che uomo saggio!)
segnalo un nuovo blog letterario: apelodacqua.blog.kataweb.it.
Sta per uscire un giallo barese con autore esordiente e si parla anche della città, di editoria e altro. Pensiero meridiano. Venite a trovarci!
ne avevo sentito parlare alla radio. avevano letto un passo veramente tremendo, un autentico cazzottone.
Visto, Andrea? Se tu sei stato il cinquecentesimo a parlarmi di Welsh, Marta è stata la quattrocentonovantanovesima…

Rocco, ti sei dimenticato di mettere “messaggio promozionale”
Salvo, Cane Rabbioso è un cazzottone continuo, guarda.
[...] di smidollati pigroni. Sappiate solo che a me è piaciuto parecchio, proprio come mi piacque Cane Rabbioso. I punti di forza: stile e dialoghi realistici (anche quelli che riportano le conversazioni in [...]