Cazzeggio

Papero commestibile.

di Sauro, Marzo 7th, 2007

 

Per la serie, "Le ricette proletarie", ecco a voi la ricetta per mangiare un papero. Prendete un papero (1) (uccidetelo se vivo, ma non è obbligatorio), spennatelo (se avete tempo da perdere), cuocetelo (ma anche no), mangiatelo. Bon appetit.

 

 

(1) In passato sono sorte non poche discussioni riguardo al metodo con il quale dovrebbe essere preso il palmipede. Il mio amico Mirco, noto incompetente generalista, sosteneva che il modo migliore e meno costoso per ottenere un papero fosse quello di recarsi nel più vicino luna park e di giocare al chiosco dove devi tirare le palline da ping pong nelle bocce di vetro, specificando che voi siete dei duri e che giocate solo ed esclusivamente per i pennuti, perchè a voi di quei manfruiti dei pesci rossi non ve ne può fregare di meno (mi raccomando, è importante). Qui, dopo aver infilato la pallina nel luogo preposto, vi sarà consegnato un bel paperottolo. Il problema è che, vista la quasi impossibilità della cosa (come scientificamente provato nei test dei Laboratoires Garnier di Ponsacco, la pallina ha la stessa possibilità di entrare nella boccia dell'eventualità di sentire Berlusconi che dice "no, i giornalisti hanno scritto bene, sono io che ho detto una cazzata"), un papero conseguito con tale sistema ha un prezzo finale di €. 2.842,00: un pochino fuori mercato, diciamo, senza contare che la cifra testè citata non è altro che il compromesso raggiunto con l'abile giostraio che, assodata la vostra incapacità di centrare il buco e la vostra voglia di avere un papero (direttamente proporzionali), vi prenderà amabilmente per il collo (e per il culo, anche, dopo che gli avrete girato i soldi). Si tratta infatti, nè più nè meno, di un acquisto. Nessuno, finora, è mai riuscito ad infilare la pallina nella boccia di vetro. Il CICAP ha addirittura offerto un milione di euro a colui che sarà in grado di farlo, o forse li ha offerti a chi dimostrerà di avere facoltà paranormali, ma tanto è più o meno la stessa cosa. La questione è dunque dibattuta a livello accademico (Mirco fa il custode ad agraria). Il consiglio che mi sento di darvi io, proletario da sempre e costretto a fare i conti con la scarsità di mezzi anche prima della venuta dell'euro, è il seguente: rubatevelo, il papero. Da notare bene una cosa: non chiamate assolutamente il vostro papero con il nome di un abitante di Paperopoli simpatico: chiamatelo Gastone, o Rockerduck, ma non Paperino o Paperoga. Non parliamo poi di Qui, Quo e Qua o Pennino: ucciderlo, a quel punto, sarebbe davvero impossibile. 

  • Commento di radiofax/ 7 Marzo 2007

    Quello della foto sembra più che altro un grosso rospo.

  • Uff, con ’sta storia di Paperopoli non mangerò più paperi in vita mia. Comunque il CICAP si è espresso anche circa la possibilità di ricevere un papero in testa nelle vostre meditazioni yoga sulla vostra tenera erbetta di prato della casa che avete a Edimburgo.
    Ecco la dimostrazione.
    Partendo dal presupposto che il papero “inciampi” in voi volando durante le migrazioni per via del fatto che la sera prima aveva mangiato troppo pesce, essa è pari alla possibilità che una razza aliena tipo i Vorgon arrivino un giorno e distruggano la terra per farci passare un’autostrada interstellare.
    Ecco, ho fatto una citazione, sarà la fame.

  • Commento di patrick/ 8 Marzo 2007

    Ci sono anche altri utilizzi per i paperi. Rabelais, è noto, suggeriva di usarli tipo carta igienica, tecnicamente come ‘forbiculo’: “Ma concludendo, dico e sostengo che non v’ha forbiculo migliore d’un papero di copiosa pelurie, tenendogli però la testa fra le gambe”.

  • Commento di maia/ 8 Marzo 2007

    pennino io non l’ho mai sopportato.
    mentre rockerduck, beh, lui aveva i suoi perché…
    (soprattutto i capelli…)

  • Commento di Sauro/ 9 Marzo 2007

    Radiofax, potrebbe anche essere. Io una volta da piccolo ho mangiato i ranocchi fritti… non so perchè lo dico, immagino lo faccia perchè è una cosa interessante.

    Maurizio, tu non ci crederai, ma a me una volta un papero in testa è arrivato davvero! Ero piccino ed ero da miei zii di Ponteginori che prima c’avevano un podere e ora c’hanno un agriturismo e mentre ero lì che tiravo i sassi alle galline tanto per non rompermi i coglioni sento le mi’ cugine che urlano attentoattentoattentoattento e poi mi giro e vedo questo coso bianco e grigio per aria che mi viene incontro all’altezza della testa e PUM una botta forte nel capo e un monte di penne a girellone e poi si è scoperto che era un papero ma perchè mi sia venuto addosso non si è mai capito fatto sta che a me da quel giorno i paperi mi garbano sì ma in televisione.

    Patrick, non ho capito una cosa riguardo all’utilizzo del papero che direbbe questo tale, Aramis, anzi no Portos, mi correggo, Rabelais: ma la testa del papero dev’essere tra le gambe sue o tra le gambe mie? No, perchè io credo che su questo punto sia importante fare chiarezza…

    Maia, ma come si fa a non sopportare un paperottolo adorabile come il povero Pennino? Ma che razza di donna sei? Ah già, ma tu sei di Firenze… capisco.

  • Maddai, e io pensavo di essere l’unico che è riuscito a ipnotizzare una gallina (a proposito di cose strane e rurali) in cascina da mio nonno quando avevo 12 anni (ed è vero, giuro!)

  • Commento di patrick/ 10 Marzo 2007

    il papero va reso simile a palla quindi il becco dovrebbe essere fra le sue zampe, in modo da non cagionare lesioni in zona sì delicata. non vado a fare copia e incolla di tutto il passo di ‘gargantua e pantagruel’ perché entra assai nello specifico, comunque è un ottimo utilizzo di un papero no?

  • Commento di baxx/ 13 Marzo 2007

    paperi?! cotti?! ma anche no?!
    bòm, meno male che qua gli avatar non si vedono… ehm, passo dopo, eh… ciao ciao

  • Commento di fabia/ 14 Ottobre 2007

    non si mangiano i paperi!

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.



Warning: Releasing SysV semaphore id 68 key 0x152b in request cleanup in Unknown on line 0