Nordest.
Io nutro, per i libri di Massimo Carlotto, sentimenti ambigui. Ho trovato "Arrivederci, amore, ciao" uno dei migliori libri che mi sia mai capitato di leggere. Parla di un cattivo che più cattivo non si può, la cui cattiveria (del cattivo) è tenuta in pugno da Carlotto dall'inizio alla fine, senza cedimento alcuno, e senza facili concessioni al personaggio negativo che però, alla fine, sotto sotto, qualcosa di buono ce l'ha, come tutti. Un cazzo: il protagonista è un bastardo, e bastardo rimane fino alla fine, com'è giusto che sia e come la coerenza (quella letteraria, almeno, se non la coerenza tout court) vuole. Per me, che ho sempre amato i villains, "Arrivederci, amore, ciao" è, tra i libri di Carlotto che mi è capitato di leggere, quello più maturo. Per quanto riguarda la serie carlottiana dell'Alligatore, invece, mi è sempre parsa un pochino ingenua. Non saprei… leggendo, avevo sempre una sensazione di posticcio, di un po' troppo studiato, di troppo appiattito sui clichè del genere noir (il protagonista solitario e tormentato, il malvivente con il codice di comportamento migliore di quello dei poliziotti, gli amori anche loro tormentati, ecc). I dialoghi, poi, mi sono sempre sembrati artificiosi, poco spontanei, troppo letterari. Però i libri della serie dell'Alligatore me li sono letti tutti, e qualcosa vorrà pur dire.
E invece adesso ho letto questo libro qui, che Carlotto ha scritto con Marco Videtta: Nordest. Bene, avete presente Incantesimo, lo sceneggiatone a puntate che va in onda sulla Rai, con le famiglie importanti della provincia in lotta tra loro, i rampolli delle famiglie importanti che si cornificano tra loro, si picchiano, litigano, qualche rampollo muore, e poi si scopre che il rampollo X non è figlio di Y ma di Z? Ecco, Nordest è questo qui. La storia, più o meno, sta nei termini in cui ve l'ho riassunta. C'è questo paesone del nord est, che non viene mai nominato, e ci sono alcune potenti famiglie che detengono più o meno il potere. Gli eredi di due di queste famiglie devono convolare a giuste nozze, ma lei viene uccisa, e si comincia da indagare per trovare l'assassino. Tra gli ingredienti che seguiranno ci sono: giornalista della tivù locale, bramoso di storie truculente e dotato schiena tutt'altro che dritta, che più clichè non si può; inquirenti timorosi di sfrucugliare con le indagini la potenza delle due famiglie (manco fossero i Mac Leod), tranne il solito maresciallo dei CC che invece la schiena ce l'ha drittissima; paternità prima impensabili che poi vengono svelate, manco fossimo in un feulletton ottocentesco; rampolli delle suddette buone famiglie pazzi; mafia rumena; personaggi che sembrano avere sin da subito un'importanza grandissima e poi risultano essere poco più che marginali, assassino che si indovina più o meno a tre quinti del libro, per esclusione. Per quanto riguarda i dialoghi, vale il discorso fatto per quelli della serie dell'Alligatore. Sembra il libro di un esordiente, da quanto è ingenuo. Porca miseria, come ci sono rimasto male… perchè Carlotto non scrive un "Arrivederci amore, ciao 2"? Io lo comprerei subito, lo comprerei.

Sauro, ho giusto finito ieri di vedere il film “Arrivederci amore ciao”. Un film veramente bello dove, come dici tu, il protagonista è veramente una carogna fino in fondo. Un film che mi ha spiazzato dall’inizio alla fine e non prevedibile assolutamente, anzi.
Questo potrei dire anche del libro (immagino) che non ho letto, ma non posso, non avendolo letto, chè se l’avessi letto… dove ero rimasto?
Ah, che volevo giusto scriverti un post su Carlotto e su cosa ne pensi, visto che ieri ho giusto preso i primi due libri della serie dell’Alligatore. Ma tu con i tuoi poteri paragnostic-paranormali hai anticipato il tutto.
Solo che i libri li ho già comprati.
Guardati il film, vale la pena, veramente
O Sauro, certo che i telefilmoni in onda dopo le 20 son tutti i tuoi!
Maurizio, i libri dell’Alligatore secondo me sono dei bei libri: da leggere. Però, con Carlotto, ho quasi sempre questa sensazione: non mi riesce dimenticarmi, mentre lo leggo, che sto leggendo un libro e che lui è uno scrittore. Scrive bei libri e lui è un bravo scrittore, ma a momenti i suoi lavori mi sembrano troppo artificiosi ed impostati. La stessa cosa, a livello musicale, mi succede con i Queen, uno dei miei primi grandi amori. Oh, mentre li ascolto e mi godo la loro musica, non riesco a dimenticarmi che sono (notevoli) musicisti e che sto ascoltando una (notevole) canzone e non una “sensazione”, come mi succede con altra gente ed altre musiche, che mi rapiscono totalmente. Percepisco l’artificiosità che è sullo sfondo della creazione musicale dei Queen. Non hai capito quello che voglio dire, eh? E ci credo, non l’ho capito neanche io…
In relazione al commento pubblicato in data odierna su “Un piccolo blues (della costa ovest)” a firma “Marta”, questo ufficio intende comunicare che il sig. Sauro Sandroni non ha mai guardato un puntata della fiction “Incantesimo” in vita sua; il sig. Sandroni considererà pertanto lesiva della sua onorabilità ogni illazione che non tenga conto della presente smentita, e si riserva di ricorrere ad ogni mezzo per tutelare il proprio prestigio. A tale proposito, si informa che ha già conferito mandato al suo legale di citare in giudizio la Sig.na Marta, ravvisando nella sua condotta il reato di “diffamazione” (e non “cirvonvallazione d’incapace”, come sosteneva la mi’ collega Grazia, ma lei sa una sega delle questioni legali, ha fatto lo scientifico).
UFFICIO STAMPA SAURO SANDRONI
Io ho letto Nessuna cortesia all’uscita e Il maestro di nodi. Entrambi di una banalità disarmante. Le mie letture di Carlotto, pertanto, sono da ritenersi chiuse.
Anto’, ti fidi del mio giudizio letterario(no, lo so, domanda puramente retorica :-D)? Prova a leggerti “Arrivederci amore, ciao” e poi mi dirai. Mi dirai quanto ti ha fatto cacare, razza di bastian contrario che non sei altro, ma sappi invece che trattasi di un gran bel libro, con una figura di “cattivo” tra le più riuscite degli ultmi tempi(seconda solo a quella di Calderoli, pensa un po’ te).
Arrivederci amore ciao è pari solo a L’oscura immensità della morte (con una leggera propensione per quest’ultimo, ma son gusti personali).
Però trovo tutta la produzione di Carlotto, Alligatore compreso, di gran lunga superiore alla media nazionale e internazionale. Nordest ha un suo perché, come La Paranza. Ma non è tutta farina del sacco di Carlotto, concedimelo. E poi è tornato bene alle origini con il successivo La terra della mia anima.
Non toccatemi Carlotto, è un grande…
Alessandra, non sei la prima a dirmi che l’OIDM (mi piacciono gli acronimi) è come minimo paragonabile a AAC. Leggerollo. In che senso Nordest non è tutta farina del sacco di Carlotto? Dici che la “colpa” è di Videtta, eh?
Condivido quasi tutto, anche una sorta di sentimento ambivalente nei confronti di Carlotto. ‘Arrivederci amore, ciao’ è uno fra i migliori ‘noir’ italiani che mi sia capitato di leggere, mentre altre volte è irritante. Non ho letto nordest e letto cosa hai scritto, non credo lo leggerò.
‘Azz, che mossa berlusconiana, o Sauro! Non ti ci facevo…
Chi te l’ha scritto il discorso, Bondi? L’avvocato, chi è? Previti, forse?
Patrick, spero che Carlotto non passi mai di qui e legga il tuo commento, sennò scoprirà che gli devo 9 euro e 50.
Marta: see, Previti… quello l’hanno beccato, ormai è bruciato. No, l’avvocato mio si chiama Vincenzo e mi è cugino a me. Io mi fido un casino, mi fido.
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