Letture

Blackout.

di Sauro, Febbraio 24th, 2007

 
 
Questo è un libro furbo. Ultimamente, secondo me, ce ne sono stati molti. Mi spiego: i libri furbi sono quei libri scritti bene, con tutte le frasette furbescamente efficaci e i personaggi furbescamente ritratti, caratterizzatissimi. Autori furbi sono, ad esempio, Ammaniti, Lucarelli e (mi dicono) Baricco. Intendiamoci: a me Ammaniti e Lucarelli piacciono. Ho aspettato con trepidazione l'uscita dell'ultimo libro del primo (poi non l'ho comprato perchè costava come una villetta sul lungomare di Viareggio, ma lo prenderò non appena lo fanno in edizione economica) e sto ancora aspettando quella del secondo, che ormai la rimanda da mesi e mesi (perchè se la tira [1], non per altro). Sia Ammaniti che Lucarelli sono bravi a dare ai loro lettori quello che questi si aspettano: un certo tipo di narrazione, ad esempio, molto personale ed intima, con molti pensieri terra terra che avvicinano i personaggi al lettore, e un gran senso del ritmo, con la trama che si disvela in maniera pressochè perfetta, senza sbavature, mancamenti, elementi supreflui. Intendiamoci: Ammaniti e Lucarelli sono BRAVI. Non voglio certo sminuirli, anzi. Diciamo che sono capaci di sfruttare bene il gusto del loro pubblico; un gusto che, per altro, loro stessi hanno pesantemente contribuito a creare con i loro libri (e quindi si godono i frutti del loro lavoro).
Ecco, anche il libro di Gianluca Morozzi ha queste caratteristiche. Personaggi caratterizzatissimi, dipinti (bene) proprio come ci si aspetta che siano dipinti; situazioni giustamente paradossali ed intriganti che, da quanto sono insolite, diventano quasi "solite"; narrazione serratissima, con un inizio subito stordente e un proseguimento sempre più ritmato e claustrofobico, fino al colpo di scena finale che arriva in modo talmente inaspettato, ma talmente inaspettato, che quasi te lo aspetti. Un libro, in definitiva, scritto da uno che sa scrivere e, soprattutto, sa cosa scrivere per essere considerato uno che sa scrivere (qui ci vuole qualche secondo per capire quello che ho detto; prendetevi tutto il tempo necessario e poi continuate). Un libro da leggere, comunque. 
 
I personaggi sono tre: una studentessa lesbica vessata dal un proprietario di bar sporcaccione, la cui ragazza (della studentessa) è lontana da mesi per girare un film in Marocco (mi è attrice); un giovane studente di scuola media superiore che ha conosciuto una giovane studentessa di scuola media superiore, che entrambi hanno alle spalle famiglie disastrate e rompicoglioni, e quindi decidono di fuggire insieme all'estero; un proprietario di locali notturni con moglie e figlio e suoceri, noto trombatore, che però è anche un serial killer sadico che si diverte a torturare la gente e poi a farla fuori. Tutti e tre si trovano chiusi in un ascensore nel giorno di ferragosto, in un condominio della periferia di Bologna. Da questa intrigante premessa parte poi tutta la vicenda, con tutte le relazioni psicologiche instaurantesi (?) tra i tre reclusi che facilmente potete intuire, fino al colpo di scena finale. 
Insomma, si tratta di un libro che… ehi… aspettate un momento… avevo giurato sulla tomba di Manchette che non avrei mai più letto un libro dove comparisse un serial killer, e che tantomeno lo avrei recensito! Ho rotto la promessa, non valgo niente come uomo. Basta, questo post finisce qui, e anche questo blog. E anche internet finisce qui, e anche l'universo, e anche il governo Prodi, sembra. Addio. Corro subito sul mio diario a scrivere quanto io sia un essere meschino.  
 
 
 
 
 
[1] se la tira: termine gergale molto in voga tra noi teenagers [2]. Signfica "si dà delle arie". Da non confondere con l'espressione similare "non me la menare", che invece significa "non mi rompere i coglioni". Tale termine è usato in tal senso anche in una canzone del noto cantautore denominato 883 (per chi chiama da fuori Roma). (o forse era De Andrè, non rammento bene)
 
[2] teenagers: parola dall'etimologia e dal significato sconosciuti, di probabile origine etrusca. 

  • Ammaniti, Niccolò si chiama Ammaniti… Sì. lo confesso, sono una maestrina che se la tira :)
    Però ti leggo sempre, mi perdoni?

    Ciao,
    A.

  • Commento di Sauro/ 24 Febbraio 2007

    Uhm… ti perdono, maestrina, ma solo perchè mi leggi sempre, eh? :-D
    (Grazie, per la correzione, piuttosto. Credo che chiami Ammaniti così per colpa di un mio compagno di classe alle medie, che si chiamava come lui ma con una enne in più. Oh, mi è rimasto nella testa, e non va più via…)

  • Commento di marta/ 24 Febbraio 2007

    Ah, ecco chi era il furbetto!

    Intendiamoci, io non intendo assumermi nessuna responsabilità per quel “(mi dicono) Baricco”. Se ti cita per danni, non voglio seghe, eh!

  • Commento di maia/ 24 Febbraio 2007

    mi sa che Baricco in negativo lo cita più di una persona (chissà come mai…)
    ma come hai fatto a metterlo nella stessa frase con il MIO Lucarelli?
    che tu sia maledetto…

  • Commento di Sauro/ 24 Febbraio 2007

    Marta, puoi stare tranquilla. Se Baricco mi citasse per danni gli do un cazzotto in bocca. Così. L’ho voluta dire, questa cosa, perchè secondo me fa molto uomo cazzuto. Poi non so se a te ti fa stare più tranquilla, ma credo di sì.

    Maia, in effetti di Baricco dicono tutti male. Io però ribadisco che non l’ho mai letto, e che la colpevole è solo Marta, che vadano pure a cercare lei, gli avvocati.
    Quanto a Lucarelli, mi pregio di ricordarLe, Signorina, che trattasi di uno dei miei autori preferiti (e quasi lo stesso si può dire per Ammaniti). E infatti ho detto che è BRAVO, mica che è incapace… dare al pubblico quello che il pubblico vuole non è mica reato, specie se sotto sotto c’è anche molta sostanza, come accade con Carlone.

  • Commento di maia/ 24 Febbraio 2007

    hai ragione, sono una stupida…

  • insomma, alla fine non me lo hai detto: me lo compro ’sto breccaut o no?

  • Commento di Sauro/ 26 Febbraio 2007

    Mah… prova. Però non ti aspettare il finale de “Le tre bare”, eh? Ricordati le mie parole, o Antonio: “un colpo di scena finale talmente inaspettato, ma talmente inaspettato, che quasi te lo aspetti”. Ho parlato.

  • Baricco è furbetto, sì. Comunque consiglio la lettura di Novecento e Seta, per il resto lascia stare (ah, anche Oceano Mare)

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.