Letture

Casino totale.

di Sauro, Gennaio 15th, 2007

 

 

Questo libro l'avevo già letto qualche anno fa, e mi era piaciuto e non piaciuto. Adesso, visto che è il primo capitolo di una trilogia e mi voglio leggere gli altri due libri, l'ho ripreso in mano e me lo sono riletto (e questo fatto dovrebbe far capire a voi maliziosetti/e - che sicuramente avrete subito pensato male - che la cosa che mi sono ripreso in mano è il libro, e non altro. A meno che non esista, oltre alla chiromanzia, anche la bischeromanzia). Stavolta mi è piaciuto di più, anche se qualche perplessità mi è comunque rimasta. 

Dunque, la storia è ambientata a Marsiglia, e questa fa inspiegabilmente acquistare al libro diversi punti. Non chiedetemi perchè. Le ambientazioni marsigliesi mi fanno impazzire. Non esiste una spiegazione razionale. E' così e basta. Di libri ambientati a Marsiglia ho letto Caino Lanferti, che mi è piaciuto moderatamente, e Duri a Marsiglia, di Fusco, che mi è piaciuto parecchio. E' soprattutto quest'ultimo ad avermi influenzato. Ora, io lì non ci sono neppure mai stato. Non penso neanche di averla mai vista in televisione, Marsiglia. Forse avrò visto lo stadio, quella volta che in Olimpique - Milan si spense un riflettore e quella volpe di Galliani ritirò la squadra per protesta (non perchè stava perdendo, eh? Per protesta, credo contro l'Enel della Francia). Che vi devo dire. Sarà per la mediterraneità della città e per la sua aurea anarchica e meltingopottesca. Sarà perchè è stata fondata da un greco antico, e uno non se lo aspetterebbe mica che una città francese l'abbia fondata un greco antico (uno si immagina che le città francesi le abbiano fondate tutte i galli, o al massimo Carlo Magno) o sarà che ci è nato Manchette (che però, a quanto mi ricordi, non ci ha mai ambientato nessun suo romanzo). Boh. Insomma, se siete scrittori e avete interesse che un vostro libro mi piaccia, fate in modo che la storia si svolga a Marsiglia. Anche se poi il titolo del libro dovesse essere "Morte a Venezia", "Maremma amara" o "Ultimo tango a Parigi". Voi fate in modo che la vicenda avvenga lo stesso a Marsiglia, così a me piacerà di più. D'accordo? Bene.

Va da sè che il libro è un noir. Con un titolo così potrebbe essere due cose: o la storia della politica italiana, o un noir. Per mia fortuna, questa volta, si è verificata la seconda ipotesi. La storia è bella, niente da dire. Tutto ruota intorno a tre ragazzi e una ragazza, figli di immigrati spagnoli, italiani e zingari nella Marsiglia del dopoguerra. I quattro crescono insieme, cementando la loro amicizia (e il loro amore) grazie anche alla povertà e alla durezza della vita. Iniziano a fare rapine che sono dei ragazzini. Poi succede qualcosa, uccidono qualcuno, e le loro vite si complicano e si dividono. Dei tre maschi, uno (Manu) diventa un piccolo criminale; un altro (Ugo) diventa anche lui un criminale, però meno piccolo e più giramondo; l'ultimo (Fabio) diventa invece poliziotto. Un poliziotto sui generis, chiaro, molto borderline, inquieto e con una concezione della giustizia tutta particolare. L'amica femmina, la gitana Lole, è quella che ancora al giorno d'oggi li unisce tutti e tre, perchè tutti e tre sono innamorati di lei, e perchè lei li ha amati tutti e tre.

La storia comincia che uno dei quattro, Manu, è già morto. Ucciso in circostanze poco chiare. Vediamo allora che Ugo è appena tornato dal suo girovagare per vendicarlo. Manu è quello che alla fine era andato a vivere con Lole, dopo che invece lei aveva scelto Ugo, che però, pur amandola, se ne era andato a fare il globetrotter. Questa cosa, devo dire, mi ricorda un po' il film Vento di passioni. Un gran casino di sentimenti, con quello che ama quella, che lei vorrebbe invece quell'altro, che a sua volta la ricambia, però siccome che è inquieto come un neonato con le coliche non può stare con lei e "deve" partire per andare in giro per il mondo, lasciandola lì. E lei, giustamente, si butta sul classico ripiego. Non so se sono stato chiaro. Che io adesso la metto giù in maniera cinica per fare quello freddo e distaccato, ma si sappia che nel libro questa girandola di sentimenti è narrata con gusto e senso della misura, senza eccessive drammatizzazioni. Si sappia. Ugo, dicevo, torna per vendicare il suo amico Manu. Uccide quindi un vecchio boss della mala marsigliese, e subito dopo è freddato da una squadra di poliziotti filofascisti. A questo punto, l'unico amico maschio rimasto, il poliziotto Fabio (tutt'altro che filofascista), che anche lui amava Lole e forse ne era anche stato riamato, comincerà ad indagare per scoprire chi, come, perchè.

La storia è bella. Non ho voglia di raccontarvela tutta. Fidatevi. Vi dico solo gli elementi principali che vi compaiono: tensioni razziali, amori offerti e non accettati per imperscrutabili ragioni, amicizie fortissime (passate e presenti), inquietudini esistenziali, malavita organizzata e tanta, tantissima critica sociale. Il protagonista è Fabio, il poliziotto, che narra in prima persona una storia del presente che affonda pesantemente le radici nel passato. Una storia solida, credibile, sofferta. Tutti i personaggi del libro sono sofferti e credibili. E molto umani, cacchio, anche troppo. Ce ne fosse uno non dico felice, ma perlomeno sereno. No, sono tutti divorati dai dubbi, dalle inquietudini, dal male di vivere… gente non semplice, ecco. 

E' forse il caso di passare ad elencare quello che non mi è troppo piaciuto. Un po' ho già iniziato, con la faccenda dei personaggi forse un po' troppo carichi. Tutto il libro è un po' troppo carico di pathos, secondo me. Non si può certo dirce che manchi l'approfondimento psicologico dei caratteri, ecco. Tutt'altro. Tutto il contrario di Manchette, per fare un esempio. Qui ogni pensiero, ogni parola (e omissione) detta o fatta è pesata, sofferta, analizzata in profondità. Tutto è sviscerato. Ora, certe cose possono piacere o non piacere. Di solito io non le apprezzo molto, ma devo dire che Izzo è comunque bravo, in questa profusione di informazioni psicologiche, a non passare mai il segno e quindi, in definitiva, a non annoiare. Si ferma sempre un attimo prima, e per questo la lettura non risulta troppo pesante. Anzi, sono sicuro che chi apprezza l'approfondimento psicologico dei vari personaggi, con questo libro di troverà molto bene. 

Un'altra cosa che mi ha convinto poco è il continuo richiamo agli odori, ai sapori e ai colori della città. Ma come, direte (sempre che siate arrivati a leggere fino a qui), prima dici che ti piace Marsiglia e poi ti lamenti se uno scrittore te la descrive? Ora, a parte che io non ho mai sostenuto di essere una persona normale, devo dire che secondo me Izzo esagera. Questo suo continuo richiamo al basilico, alla menta, al rosmarino, alle ricette di cucina mediterranea e al vino buono mi sa un po' di stantio e di ruffiano. E' come se volesse per forza calarti di peso nell'atmosfera odorosa dei quartieri popolari di Marsiglia. Molti scrittori lo fanno, certo, e quelli davvero bravi e/o sulla cresta lo fanno quasi tutti. E' una cosa apprezzata (e anche io, si solito, la apprezzo), ma in questo caso mi è sembrata un'operazione un po' troppo sfacciata. Ruffiana, appunto. Può darsi che mi sbagli,

eh? Sarà che i richiami culinari, alcolici e affini nella letteratura noir sono un po' inflazionati, ma ogni volta che ne trovo uno in un libro ho un moto di fastidio. O allora? O metteteci un toppino.

Altro appunto (se posso permettermi): la mancanza assoluta di umorismo. Niente, nemmeno una stilla. E' tutto molto sofferto e amaro, come dicevo. Non che Izzo sia cupo come Peace, questo no, ma è comunque molto serioso e drammatico… una specie di Scerbanenco mediterraneo, diciamo. A me invece un po' di sano humor nero piacerebbe, sì. Qui non c'è, ma non si può avere tutto dalla vita. Se fosse un libro perfetto, infatti, l'avrebbe scritto Manchette (o io. Perchè ripensandoci bene non è perfetto neppure Manchette).

Dunque, adesso che sono arrivato alla fine di questo post, mi rendo conto che non si capisce se il libro mi sia piaciuto o meno. Ho scritto per due ore e non si capisce un cazzo di quello che voglio dire. Bene. Per chiarire: il libro mi è sostanzialmente piaciuto. E' scritto bene, con coerenza stilistica e una bella storia. I personaggi sono credibili e molto umani, pieni di sfaccettature. A volte Izzo tende a "caricare" un po' troppo, secondo me, ma non diventa mai verboso. Il mio giudizio finale, perciò, è il seguente: ce ne fossero, di libri così. Altri due ce ne dovrebbero essere, pare, e me li leggerò con piacere. A presto con le nuove mirabolanti recensioni di Izzo, quindi. Contenti? Immagino.

 

  • Commento di Grace/ 15 Gennaio 2007

    Posso fare un commento a punti?
    Posso, chi tace…

    1. Sì, avevo riconosciuto le frasi riportate nella catena. Che poi erano proprio di questo libro. Tsk!
    2. Non si cancella mai un post per i motivi che narri nel precedente, perché comunque il blog non lo scrivi solo per gli altri (e ragionando in quel modo allora potresti pensare che pure di mercoledì a qualcuno non interessi leggere quello che tu hai riversato in queste pagine).
    3. Lo sai che grazie al suddetto precedente post attirerai millemila visite con le chiavi di ricerca più zozze? (Lo hai fatto apposta, veh??)

  • Commento di Sauro/ 15 Gennaio 2007

    Controrispote a punti:
    … acconsente.

    1. E infatti era proprio quello che avevo sottomano, perchè lo stavo rileggendo. Mi ricordavo di averne parlato con te, una volta. A te è piaciuto?
    2. Ma io mica l’ho fatto apposta a cancellare! Lo volevo salvare, il post, e invece, ZAC!, fottuto! (e comunque di mercoledì questo posto è affolatissimo: addirittura dieci o dodici contatti, di cui miei solo la metà)
    3. Ma va’? :)

  • Commento di Grace/ 15 Gennaio 2007

    4. Il tuo riferimento all’Olympique mi ha fatto tornare in mente François Pignon che cantilena *Au chiotte l’OM! Au chiotte l’OM!*

  • Commento di Sauro/ 15 Gennaio 2007

    Grace, lungi da me far venire in mente roba così colta! Ovvove!

  • Commento di Grace/ 15 Gennaio 2007

    Uh, *La cena dei cretini* è roba colta??
    E poi quella cantilena è una rozzeria non da poco…

  • Commento di Sauro/ 15 Gennaio 2007

    Grace, per me qualsiasi cosa che si svolga a teatro è colto (ripeto: non ho mai sostenuto di essere normale). Stai pensando ad un porno inscenato da pupi siciliani manovrati da Alvaro Vitali? Sì, per me è colto anche quello, se allestito in un teatro.

    P.S.
    Però, ripensandoci, anche il Bagaglino è un teatro. No, non tutto quello che vi si svolge è colto, allora. I pupi siciliani porno sì, comunque.

  • Io a Marsiglia ci sono stato e ti confermo le tue impressioni. Mi è piaciuta un sacco. E se la smettessi di scrivere come un quindicenne a un temino sarebbe meglio. Ma io Izzo non l’ho mai letto, anche se a me mi piacciono i noir, quindi penso che lo leggerò.
    Come? non si dice a me mi?
    Echissenefrega!

  • Commento di Sauro/ 16 Gennaio 2007

    Maurizio, io faccio parte di un comitato promotore che cerca di mettere fine all’ipocrisia di una lingua che vieta di dire “a me mi” quando poi, invece, sottobanco lo dicono tutti (un po’ come l’eutanasia). Nel comitato promotore ci siamo Pannella (già entrato in sciopero del lavaggio dei denti), Simona Ventura, la Montalcini e io. C’era anche Pippo Franco, ma all’ultimo si è sfilato (”a me ’sto comitato me pare un po’ ‘na cazzata”) e ha ritirato la firma. Dai, vieni anche tu: c’è bisogno di te. O almeno, a me mi pare che sia così, poi potrei anche sbagliarmi. E leggiti Izzo: t’ho mai dato un consiglio sbagliato io?

  • e ’sto libro perfetto? sauro, su, dai…poi ti ci scrivi un’autorecensione;-)

  • Commento di Sauro/ 17 Gennaio 2007

    No, Andrea, non un’autorecensione: un’autorecensione perfetta :-)
    (eh, se vuoi te lo mando, il manoscritto, anche se mi dispiace perdere un amico)

  • Allora, ho giusto finito di leggere “Casino Totale”. E l’impressione è positiva, molto positiva, tanto che ho già comprato (a roma) gli altri due capitoli.
    Sarà che a me non piace la distinzione bene/male assoluta, sarà che mi piacciono molto i personaggi borderline, sta di fatto che mi sono appassionato a Fabio e alla sua ricerca/vendetta.
    E’ un libro scritto molto bene, con colpi di scena e una trama elaborata, in certi punti fin troppo. Non sono del tutto d’accordo con te sull’influenza di Marsiglia in questo libro. Credo che invece le descrizioni siano parte del noir, come se Marsiglia fosse un personaggio occulto che regola i movimenti dei personaggi alla luce. Insomma, Marsiglia come è descritta con i suoi quartieri-ghetto, quasi fossimo a Los angeles, è il vero plus del romanzo, il magma dove tutte le azioni dei personaggi trovano ragione.
    D’altra parte a me non piacciono i libri che citano vie e piazze precise, perchè non le conosco, quindi in qualche caso sono citazioni eccessive, opprimenti. Anche sui profumi/cibo ti dò ragione, non aggiungono nulla, in certi casi mettono una gran fame :-) ma possono benissimo non esserci.
    Hai ragione, in questo libro tutto è “ineluttabile” non c’è umorismo, solo fatica di vivere, solo la lotta giorno per giorno senza momenti gioiosi. O meglio, ci sono, ma sono subito fonte di colpe, paure, paranoie. In effetti quando ti stacchi, sei un po’ come loro e ti ci vuole un attimo per riambientarti
    Comunque veramente un bel libro, da leggere, grazie ancora una volta per il consiglio.

  • Commento di Sauro/ 22 Gennaio 2007

    Sai cosa c’è, Maurizio? Che d’ora in avanti mi faccio pagare, per consigliarti due o tre libracci noir. Minchia, abbiamo proprio gli stessi gusti. Quanto sei disposto a scucire? Facciamo che se vengo a Torino mi paghi un Montenegro? Si fa?

  • D’accordissimo, ti porto nel miglior bar di Torino, in centro. E comunque sto leggendo Chourmo e mi piace.

    Comunque, se capiti a Torino…

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