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Dimmi però che è tutta roba sua, non c’è la mano di un editor a completarlo.
(Soffro ancora della sindrome di Poodle Springs)
Gaudeamus!
(Gudium??)
V, parli del libro di Chandler? Non l’ho mai letto molto. L’ho sempre trovato… ermetico. Comunque credo che Stark sia tutta roba di Bunker, dall’inizio alla fine.
Grace: che figura. Per una volta che provo a fare l’acculturato… mi sono dimenticato una a nella tastiera. E pensare che non mi ricordavo come si scrivesse e sono pure andato a vedere su internet…
A proposito di bravi scrittori: non mi hai mai fatto sapere se poi Manchette ti è piaciuto. Facciamo così: se ti ha fatto schifo, non rispondere. Io capirò. Sigh.
Aggiornamento su Stark. E’ tutta roba sua. Anzi, pare addirittura che sia il suo primo romanzo, e che non sia mai stato pubblicato prima. Se non merita questo (anche se, a dire la verità, il primo di Manchette non mi è piaciuto. Vedremo)…
Devo prima dedicarmi alla lettura di una mezza pila di libri che ho lasciato in arretrato, e poi sarò tutta di Manchette.
Chandler ermetico? Uh?!
[Se capovolgi la tastiera vedrai che quella a salta fuori, insieme ad altro materiale organico e non...]
a volte le cose non si pubblicano in vita per un motivo…
Grace, in effetti non sapevo come spiegare la difficoltà che ho incontrato con Chandler. Per quello prima di “ermetico” ho messo i puntini di sospensione: perchè non ero sicuro che fosse la parola giusta. Non sono mai riuscito a partire, con i suoi libri. Li cominciavo, leggevo, leggevo, leggevo, e non mi prendevano mai. Non sono riuscito a finirne uno… ermetico in quel senso, quindi, non nel senso che non si capisce (anche se secondo me è più complicato di quello che uno possa aspettarsi).
Andrea, non la gufare, per carità. Se dovesse deludere anche Bunker, allora addio…
Chandler ermetico? Uh?!
(copio il commento di Grace perché esprime alla perfezione anche il mio pensiero)
D’altra parte io non sono un grande lettore di giallisti europei, ognuno ha le sue perversioni.
Le tue sono più grosse delle mie, gnè gnè…
se qualcuno lassù esiste davvero, pare che apprezzi le buone letture!
potrebbe anche essere così. I libri di Eddie Bunker sono la bibbia del crimine letterario: San bunker evangelista.
Bunker è un grande, ho letto i suoi libri in un sol fiato. Aveva certamente un dono raro.
Chandler è altra cosa, non mi sembra che sia ermetico. Piuttosto in alcuni punti è un pò “patinato” e tradizionale, ma d’altra parte sono di due epoche differenti.
Credo che il principale dono di Bunker fosse quello di scrivere in maniera apparentemente semplice le cose difficili, e di far apparire come perfettamente plausibili e naturali cose molto lontane dalla realtà di tutti noi (a meno che il mio blog non lo stiano leggendo, in questo momento, tutti i camorristi del carcere dell’Ucciardone). Semplificando al massimo, mi sentirei di dire che Bunker scriveva da dio.
La cosa del Chandler “ermetico” bisogna che la spieghi meglio, sennò equivochiamo. Quando l’ho definito così, ho nè più nè meno sbagliato termine. Volevo dire che ha un modo di raccontare gli eventi molto sfumato e soggettivo (del resto parla in prima persona), e che può capitare (o almeno, a me è capitato) di perdersi un po’ nella trama, di non capire a che punto siamo arrivati fino a che non si giunge alla fine della storia. Dà diverse cose per scontate, e molte altre le nasconde proprio per esigenze d’intreccio. Non volevo dire che Chandler è come Mario Luzi (anche se, usando a sproposito il termine “ermetico”, l’impressione l’ho effettivamente data); volevo dire che le sue trame, il modo in cui le presenta, sono un po’ fumose e non lineari (giustamente, per altro). Da questo punto di vista, mi pare, è meno scontato di quanto uno possa immaginarsi, e necessita, per essere seguito, di una certa concentrazione; più di quanta ne richiedano certi thriller odierni che in toeria dovrebbero avere una trama anche più incasinata…
Chiudo dicendo che non posso certo dirmi un esperto chandleriano, e che le mie impressioni sono basate su poche sue letture, probabilmente effettuate nei momenti sbagliati (quando sono in prossimità di un esame, ad esempio, periodo nel quale mi risulterebbe incomprensibile anche Topolino). In pratica, quindi, posso benissimo aver detto un mucchio di stronzate