Narrativa

Sant’Assurbanipal indaga (a cazzo di cane).

di Sauro, Ottobre 18th, 2006

Ricordo il mio primo giorno all’Accademia come se fosse ieri (e invece sono passati almeno tre o quattro giorni, pensate un po’. Dovrei controllare sul calendario: me lo ero segnato perchè in quello stesso giorno uscivano le figurine della Pupa e il secchione, il mio programma di approfondimento culturale preferito dopo Bim Bum Bam). Il primo giorno alla Scuola di Polizia di Pieve a Nievole City fu durissimo: mi resi subito conto (subito subito no: dopo cinque o sei orette, diciamo) che Mahoney, Hightower, Tacklebarry e il capitano Lassard non erano mai esistiti: mi avevano ingannato, porca puttana. Che poi, a dirla tutta, io il poliziotto neppure lo volevo fare. Io mi sono sempre visto più come un uomo d’affari facoltoso che non fa una minchia dalla mattina alla sera e guarda tutti dall’alto in basso, e un’ideuzza ce l’avrei anche avuta; diventare parlamentare però è davvero difficile, e se anche fossi stato eletto avrei dovuto stare fermo lì a sentire la gente che parlava dentro al coso, lì, a Monteciborio, e mi sarei rotto i coglioni peggio di un gay a Miss Italia. No, troppo noioso. Allora decisi che avrei fatto lo strozzino: stesso abbigliamento, stesse conoscenze, stesso prestigio sociale; solo non avrei dovuto ascoltare i discorsi di Schifani, e mi sembrava un bel vantaggio. Mi mancava però il capitale iniziale, e decisi di chiedere un prestito ad un amico della mia amica Wanna Marchi, persona specchiata della quale mi sono sempre fidato. L’amico dell’amica si chiamava Rotunno Carmine, e mi feci prestare 10 milioni (no di euri, eh? Di vecchie lire del vecchio conio).
"Quando te li devo ridare?" chiesi al mio amico Carmine.
"Oh, fai pure con comodo, non c’è fretta!" Mi rispose lui, tutto sorridente.
Il giorno successivo, però, si presentò a casa mia con due pitt-bull idrofobi e un pugile italoamericano che mi voleva spezzare un pollice, e mi chiese indietro 6 miliardi di lire (neanche tanto caro, tra l’altro). Io purtroppo non ce li avevo, perchè i soldi che mi aveva prestato li avevo girati a uno che di nome faceva Calisto Tanzi e me li aveva chiesti per comprare dei cartoni di latte per i figli, poverini, che avevano tanta fame, e ancora non mi avevano fruttato (i soldi, non i figli di Calisto. Tra l’altro, ora che ci penso, non l’ho più visto: spero che stia bene, perchè mi sembrava davvero una brava persona). Il giorno dopo, mentre in ospedale cercavano di riattacarmi le orecchie, presi la decisione della vita: appena uscito da lì sarei finalmente andato a prostitute. Poi (visto che c’ero) ne presi subito un’altra, e decisi che sarei diventato poliziotto.

La scena era raccapricciante, ma non si trattava di un amplesso tra Alien e Giuliano Ferrara: no, era la scena di un crimine. Un crimine orrendo (e no, uffa, non era Calderoli ad un comizio a Pontida: ho detto orrendo, mica insopportabile… un po’ di pazienza, cribbio). I poliziotti del CSI (Comunità di Stati Indipendenti) erano intenti al lavoro, affacendati attorno a quello che una volta doveva essere stato un corpo umano, e stavano trafficando alla luce dei giganteschi riflettori Beghelli modello "Failucelì". Il fatto che fossero le due di un assolato pomeriggio di luglio in mezzo a un campo di biondo grano non vuol dire nulla: sulla scena del crimine ci devono sempre essere dei riflettori giganteschi, per ragioni di sponsor. Il tenente H. Caine (la H sta per "testa di cazzo"), capo del CSI (Coglioni Senza Intelletto) si era appena tolto gli occhiali scuri. Poi se li era rimessi. Poi se li era tolti di nuovo. Poi se li era rimessi, e via così per due ore. Quando Sant’Assurbanipal arrivò, Caine non era ancora riuscito a fare uno sguardo che lo soddisfacesse: non gliene era ancora venuto uno che fosse totalmente idiota. Strano, molto strano.
- Allora, Horatio, cos’abbiamo? - chiese il commissario.
- Te non lo so, - rispose Caine, - Ma io probabilmente ho la sifilide. Guarda qui che croste… Comunque neanche tu mi sembri stare tanto bene. Tutte quelle occhiaie. Quante seghe ti fai al giorno? Perchè io conosco uno che c’è rimasto secco e…
- Mi riferivo al morto, Horatio.
- Oh. Lui cosa vuoi che abbia, ormai? E’ morto. Come si vede che non sei un poliziotto scientifico…
Sant’Assurbanipal annuì. Aveva sbagliato lui a fare la domanda. A volte dimenticava che il quoziente intellettivo di Caine era inferiore a quello di Mike Tyson. Lo ignorò, quindi (tra l’altro il capo della scientifica aveva anche cominciato a grattarsi le palle tenendosi incredibilmente le mani sui fianchi) e si diresse verso la fettuccia giallonera con la scritta CSI (Consorzio Signorine Illibate) che circondava la vittima dell’omicidio.
Al commissario basto uno sguardo per capire che quella era opera del più terribile serial killer che lui avesse mai affrontato: Il Killer delle ragazzine, detto anche l’Assassino dei barboni, o l’Uccisore delle maestre elementari in pensione: dipende un po’ da come gli girava e da chi ammazzava. Sant’Assurbanipal inorridì: nella lunga settimana di servizio che aveva alle spalle (aveva lavorato anche di sabato) pensava di aver visto di tutto, ma quello che aveva davanti agli occhi era davvero orrendo: Giuliano Ferrara stava scopando con Alien. Cosa ci facessero quei due in qul posto nessuno lo sapeva. Sant’Assurbanipal comunque non poté resistere, e girò lo sguardo verso l’ultima vittima del Killer dei tramvieri (o dei consulenti del lavoro, non ricordo bene). Qualcosa non quadrava.

Ricordo il mio istruttore alla Scuola di Polizia. Si chiamava Pierferdinando K. Winchester, ed era un vero duro. Il sergente Era talmente duro, ma talmente duro, che a suo confronto John Wayne sembrava Tonio Cartonio. Mai visto nessuno più massiccio e incazzato del sergente Winchester. Era un vecchio segugio ormai rotto ad ogni schifezza, uno che nella sua lunga carriera da sbirro aveva visto le cose più turpi: madri che uccidono i figli, padri che picchiano gli zii, nonni che lo mettono in mano ai cognati, cugini che trombano le nipoti delle suocere. Pensate, una volta aveva anche visto un concerto degli 883 quando ancora erano in due e c’era il biondo che ballava come se lo avesse morso la tarantola. Brrr (il “brrr” è naturalmente riferito al biondo danzante, non alla tarantola, che se paragonata al biondo ha anche il suo bel perché). Dio, come aveva potuto sopportare tutta quella merda?
Il sergente Winchester era duro (l’ho già detto, per caso?) e temuto come un dentista può temere un esattore delle tasse, e viceversa. Per capire quanto fosse duro, basti sapere che di solito, appena sveglio, si lavava i denti con lo scopettone del cesso (“lo spazzolino è per i finocchi”, diceva) e la pasta d’acciughe (“il dentifricio lo lascio volentieri ai finocchi”, era solito dire); poi era sua abitudine fare colazione con un frullato di sua invenzione a base di rane vive/raudi pinolo/pandori scaduti/lana di vetro/guano (“l’Orzobimbo lo lascio volentieri ai finocchi”, l’ho sentito dire spesso); infine si scolava un’intera pinta di Ace Più (“l’Ace Gentile è bene che lo usino i finocchi”, era una sua frase ricorrente), che lui considerava il metodo migliore per prevenire gli strappi muscolari (straaap!). Ah, dimenticavo: prima di uscire trombava almeno un paio di volte con Karl Heinz, il suo grizzly di seicento chili (“le donne sono per i finocchi”). Un vero duro, il Capitano, uno che aveva davvero pelo sullo stomaco; non come Maria De Filippi, certo, ma quasi.
Ricordo la paura del mio primo incontro con lui. Mi avevano fatto entrare nel suo ufficio, una stanzetta con i pannelli di legno ricpoerti di scalpi indiani, ed ero lì in piedi, sull’attenti, da più di un’ora. Ricordo i brividi quando lo sentii aprire la porta, alle mie spalle. Sentii il suo sguardo trafiggermi la nuca, in silenzio. Poi mi si piazzò davanti, il suo naso ad un centimetro dal mio.
- Come ti chiami, faccia di merda? – Urlò.

- Signore, Sant’Assurbanipal, signore.

- Non ti sento, signorina!

- Signore, Sant’Assurbanipal, signore! – Gridai.

- Ho detto che non ti sento, brutto sputo di lama malato!!!

- SIGNORE, SANT’ASSURBANIPAL, SIGNORE!!!

- PORCA PUTTANA, SOLDATO, NON TI SENTO ANCORA! VUOI FARMI CREDERE CHE HAI LASCIATO LA VOCE A CASA DALLA MAMMA? PENSI DI RIUSCIRE AD ALZARE QUELLA CAZZO DI VOCE PRIMA DI STASER… anzi no, aspetta un attimo.

Winchester prese a frugarsi in tasca e ne trasse un piccolo apparecchio, un simil-tappo di cerume sul quale stava la scritta “Amplifon”. Se lo mise nell’orecchio.

- Ecco, ora va meglio. Cosa dicevi, figliolo?

- Mi chiamo Sant’Assurbanipal.

- Stronzate. Tu da oggi sarai il soldato Lillo.

- Perché?

- Così. Forse perché avevo un cane che si chiamava in quel modo. Lillo. Mi piace. Pensa, una volta scappò di casa per trombare una tigre siberiana nel tendone del circo Orfei. L’aveva presa per un border collie che faceva la drag queen. Che lenza, eh? Povero Lillo, lo ritrovarono cacato a coriandoli nel piazzale di ghiaia, quello dove ci mettono anche le giostre. O forse ti chiamerai Lillo perchè qui comando io, e tu non conti un cazzo. Da dove vieni, soldato?

- Signore, da Santa Maria a Monte Beach, signore.

- Da Santa Maria a Monte Beach vengono solo due categorie di persone: i tori e le checche. Tu non mi sembri appartenere alla categorie delle checche; vorresti forse dire che sei un to… no, aspetta un attimo, non faceva così… com’era?

- Com’era cosa?

- Dai, quella storia dei tori e delle checche… minchia, non mi ricordo… aspetta, ricominciamo: Da Santa Maria a Monte Beach vengono solo due categorie di persone: uhmm… i tories e i laburisti. Tu non mi sembri un conservatore, quindi… quindi… quindi un cazzo, mi sono incartato…

- Posso darle una mano io?

- Madonna, che figura… se non ti disturba…

- Ma scherza? Quale disturbo? Siamo sulla stessa barca, capo! Dunque vediamo di ragionare: da Santa Maria a Monte vengono due categorie di persone: sono forse gli elettricisti e i cardiopatici? No, glielo dico perché io sarei perito elettronico, e c’ho questo soffio al cuore da piccolo…

- Ma no, non mi pare.

- Forse sono i precisini e i televenditori?

- No.

- I messicani e gli obiettori di coscienza?

- Nemmeno.

- I fornai e i giocatori di boccette?

- Neppure. Senti, lasciamo perdere. Da oggi, soldato Lillo, prendi servizio nella mia unità. E sappi che non mi piacciono i piantagrane, chiaro? Però mi piace parecchio la pasta col tonno. Tu la sai fare la pasta col tonno?

- Veramente, capo…
- Scendi giù dal mio ostacolo del cazzo, Palla di Lardo, giù dal mio ostacolo del cazzo! Avanti, Palla, coraggio, Palla… e cerca di rimettere il culo in carreggiata e comincia a cacarmi anelli con brillanti su un piato d’argento, altrimenti…
- Prego?
- Scusa, mi sono confuso. Ho sbagliato film. Senti, hai già conosciuto il tuo nuovo compagno, il sergente Cacace?

- No.

- Cacace, a rapporto! – Gridò il sergente.

La porta si aprì quasi immediatamente. Quella che entrò dalla porta era la più bella femmina che avessi mai visto. Bionda, slanciata, aveva gambe lunghissime, tornite, inguainate nei pantaloni dell’uniforme delle polizia; la giacca blu, con le mostrine e i galloni, non riusciva a contenere il seno sottostante, due montagne di carne che spingevano per uscire e gridavano “mordimimordimimordimimordimi” nello stesso modo in cui Sgarbi gridava “fascistafascistafascista” alla Mussolini; e le labbra (quelle del viso, per la precisione): le labbra erano gonfie, esplosive, come se fossero ripiene di fuoco e di sesso. Cristo, e quello era il mio nuovo compagno? W-O-W!!!

- No, Samantah,- disse Winchester, - il pompino dopo. Mandami Cacace.
Samantah (l’impiegato dell’anagrafe non era sicuro di dove andasse la H) uscì chiudendosi la porta alle spalle.
Quello che entrò subito dopo era l’uomo più brutto che avessi mai visto, un incrocio tra Enzo Paolo Turchi, Carlo delle Piane e il Gabibbo. Era sudato come un maratoneta che si allena in fonderia, e puzzava come un maratoneta che si allena in una fonderia dove fondono merda.
Era vestito talmente male che al suo confronto Giordano Bruno Guerri sembrava Gianfranco Ferrè.
- Ehi, amico, - mi fece tendendomi la mano e grattandosi il culo, - tu devi essere Sant’Assurbanipal, vero?

- Hai già sentito parlare di me? – Gli domandai.- Dove?

- Al gay club sull’Aurelia. Hai lasciato un buon ricordo nei ragazzi. E so che qualcuno ha lasciato un buon ricordo anche in te. E non solo un buon ricordo, se devo credere a quelo che raccontano.
Avevo appena conosciuto quello che per me sarebbe diventato più di un collega, più di un amico; per me sarebbe diventato come un fratello. Il suo nome era Romolo C. Cacace e fui subito sicuro che, se fosse servito, lui arebbe dato la vita per me (ah, la C. sta naturalmente per Caino).

Ancora non aveva capito cosa ci fosse di strano in tutta quella storia, cosa ci fosse in quel cadavere che non quadrasse. Fu Horatio Caine a sbloccare la situazione.
- Vedi le dita del morto?
- Sì.
- Ha cercato di scrivere qualcosa con il suo sangue.
- Ah-ah: molto originale. E cosa avrebbe scritto?
- Una cazzo di frase in un fottuto codice. Roba da COdice da Vinci, o da Empoli, o da Fucecchio. Non mi ricordo. Eccola qui, comunque.
Horatio tolse il telo che copriva il terreno vicino alla mano destra del cadavere. Il suo dito indice era coperto da una sostanza scura, la stessa sostanza che formava una frase per terra: "STRONZO CHI LEGGE", c’era scritto.
- Che cazzo avrà voluto dire? - Chiese Horatio.
Sant’Assurbanipal si accese una sigaretta.
- Non lo so. Ma qualcosa mi dice che abia voluto rivolgersi proprio a me. Non so, è un’impressione.
Sant’Assurbanipal si chinò, il naso ad un centimetro dalla frase e dal dito del cadavere. Annusò.
- E comunque, - disse alzandosi inorridito, - non è col sangue che l’ha scritto. A meno che adesso col sangue non ci si possa anche concimare i campi.

  • sisisisisissi!!!! ora me lo leggo tutto evvai!!

  • Salve, sono la Gatta di Mauri. Egli non può venire a scrivere perchè si sta rotolando in preda a risate convulsive urlando “è un grande! è un grande!” quindi scrivo io.

    Come? Ah, mi ha detto di chiedere se è finito o se continua. Grazie

    Lu-Lu

  • Veramente, cara gattina, si trattava di una bozza incompleta sfuggita al controllo, che è stata pubblicata in maniera prematura. Adesso è completa, sì.

  • Eh, niente, Signor Sandroni, volevo dirle che il mio padrone non si ripiglia dalle risate. Complimenti

    Lu-Lu

  • Beh, signora gatta, ringrazi il padrone da parte mia :-)

  • Commento di maiaB/ 22 Ottobre 2006

  • Maia, mi sono sempre piaciute le donne di poche parole (e di tanti puntini).

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.