Letture

1974

di Sauro, Ottobre 11th, 2006

“1974″ è un libro duro, sia da leggere che da digerire: è duro da leggere perchè David Peace ignora volutamente la pulizia formale della storia e la narrazione chiara e lineare; è duro da digerire perchè la storia è assai torbida, e quasi tutti i personaggi sono marci fino al midollo.
Ed Dunford è un giovane giornalista di nera, appena promosso “corrispondente di cronaca nera per l’Inghilterra del nord” per la sua testata. La prima notizia che si trova a dare è quella, terribile, della scomparsa di una bambina, e della sua probabile uccisione per opera di un maniaco. In una Leeds umida, scura e fangosa, circondato da colleghi e poliziotti (questi ultimi davvero odiosi) di volta in volta infidi, deboli e sfuggenti, Ed comincia la sua personale investigazione sul caso, che lo porterà a collegarlo con quelli di altre due bambine scomparse nel recente passato della città. La sua voglia di sapere e di arrivare allo scoop porterà Dunford ad addentrarsi sempre più nel marcio e violento mondo nel quale ha sempre vissuto, scoperchiando pietre tombali che nascondono impensabili popolazioni di vermi; il marcio nel quale si va sempre più inoltrando non lascerà senza cambiamenti il neo corrispondente per l’Inghilterra del nord: Dunford diventerà, man mano che la storia prosegue, sempre più debole, sempre più vulnerabile, sempre meno equilibrato, fino al terribile epilogo, giusta fine di una storia terribile.
Per leggere 1974 ci vogliono attenzione e concentrazione. Non è libro da consumare a spezzoni, magari cinque minuti a letto la sera, prima di dormire, perchè si rischia di non uscirne vivi. La narrazione, in prima persona, è piena di flussi di coscienza, sfumature, sottintesi, e riuscire a rimanervi agganciato è per il lettore una bella sfida. I personaggi presentati sono molti (forse anche troppi) e si fa fatica a stare dietro a tutte le loro storie, che sembrano di volta in volta (e inaspettatamente) intrecciarsi o sciogliersi, prendere importanza o cadere nel vuoto. Ed Dunford narra la sua storia in modo molto intimo, personale, oscuro. Non sta bene mentalmente, e si vede: nel rendere questo David Peace è stato davvero abile.
Ora, potrebbe sembrare, leggendo quello che ho scritto, che 1974 non mi sia piaciuto: è vero il contrario. Si tratta di un grande libro, scritto da un vero scrittore. Non ci sono facili concessioni al genere letterario al quale l’opera è solitamente ascritta (l’hard boiled), non ci sono cliché (o, quando appaiono, lo fanno al posto giusto e al momento giusto). 1974 è un gran bel libro: non è certo una lettura spensierata, con una storia così dura e una scrittura così poco “easy reading”; ma è risaputo, senza fatica non si fa niente di buono: non si scrive, e siamo d’accordo, ma neppure si legge.

  • E adesso vai con gli altri tre. Se riesci a sopportare la discesa agli inferi…

  • Oh, ma io ci vivo, negli inferi…

    :-)

  • [...] Altro appunto (se posso permettermi): la mancanza assoluta di umorismo. Niente, nemmeno una stilla. E' tutto molto sofferto e amaro, come dicevo. Non che Izzo sia cupo come Peace, questo no, ma è comunque molto serioso e drammatico… una specie di Scerbanenco mediterraneo, diciamo. A me invece un po' di sano humor nero piacerebbe, sì. Qui non c'è, ma non si può avere tutto dalla vita. Se fosse un libro perfetto, infatti, l'avrebbe scritto Manchette (o io. Perchè ripensandoci bene non è perfetto neppure Manchette). [...]

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