Cazzeggio

La pagina bianca.

di Sauro, Ottobre 6th, 2006

Scrivere mi piace, come alla maggior parte dei blogger; e non mi riferisco solo al blog. Scrivo un po’ di tutto: le tesine per l’università (forse la cosa che mi dà più soddisfazione), i miei "interventi" alle riunioni sindacali (pochissima soddisfazione), qualche raccontino (media soddisfazione). Mi vorrei soffermare su questi ultimi.
Gente, scrivere narrativa è difficile, e questo a prescindere dalla bontà o meno del risultato. Ci ho provato, e lo posso dire con cognizione di causa. E non mi riferisco tanto alla parte che riguarda la creazione dei periodi, delle frasi, del testo; no, la parte più difficile, per me, è proprio all’inizio. Difficile è inventare una storia di sana pianta e dargli una coerenza interna; difficile è dare vita a dei personaggi, farli muovere per conto suo, creare per loro dei caratteri che li rendano verosimili e originali allo stesso tempo (già, perchè un’ulteriore difficoltà sta nel voler scrivere qualcosa di originale). E’ un gran casino, e ci vuole un mucchio di fatica mentale, applicazione, concentrazione, capacità di astrarsi dai pensieri di tutti i giorni, nemici mortali della creatività e della fantasia.  Ecco, la fantasia: credo di averne poca. Le mie trame, di solito, sono stitiche come una modella londinese cocainomane che si nutre solo di banane (quelle che crescono sugli alberi, non quelle di altro tipo). Sarà che ho mille pensieri nella testa, e non sempre simpaticissimi, ma  trovare il tempo per staccare dai casini della vita e per pensare a qualcosa che non esiste, ma che vorresti tanto creare, sta diventando sempre più difficile.
Quello dello scrittore è un lavoro a tutti gli effetti. Io, figlio di muratore e a mia volta operaio per diversi anni, ho sempre fatto fatica ad identificarlo come un "lavoro vero": non ci sono orari, non ci sono sacchi di cinquanta chili da caricare sulle spalle, non ci sono padroni: eppure, quando ci ho provato, ho capito che per scrivere qualcosa di fatica bisogna farne parecchia, e che sei sottoposto al peggiore padrone che ti possa capitare: il tuo cervello testa di minchia.


  • seguirono novantacinque minuti ininterotti di applausi.

    già. ma se senti la vocazione, prova a scrivere senza forzature. dovresti partorire qualcosa di appetibile.

    p.s.: a me, il prologo di sant’assurbanipal è piaciuto un sacco.

  • Commento di Foudre/ 6 Ottobre 2006

    Eh, il problema è che non sento la vocazione. Non l’ho mai sentita. Ho sempre scritto come un artigiano, un passettino alla volta, mai come un’artista preda dell’ispirazione. Non c’è niente da fare, scrivere è pensare, sforzarsi, “faticare”. La stessa cosa mi capitava quando, con il mio gruppo, provavavamo a scrivere delle canzoni nostre. Per farne una ci volevano giorni di tentativi abortiti, ripensamenti, marce indietro. Il nostro cantante, che è un idealista e nella musica ci credeva tantissimo, si incavolava perchè dicevamo che noi facevamo “arte con la calcolatrice”, e non con il cuore. Secondo lui, per comporre musica ci affidavamo troppo al cervello e troppo poco all’istinto, al raptus artistico. Eppure la musica è matematica, regole, azioni e reazioni: se non le usi non fai musica, fai qualcos’altro. Non credo che Dante abbia composto la Divina Commedia con l’istinto; la composta sgobbando, provando le rime, sbagliando la metrica, corregendosi. In una parola: faticando. Quel tale che disse ad Adamo “tu lavorerai con sudore, anche se ti assumeranno al Ministero della marina mercantile…” secondo mi ci indovinò (ad Eva comunque andò ancora peggio: oltre a lavorare con sudore, alle nostre Eve tocca pure partorire con dolore. Dimmi te…).

  • Commento di Foudre/ 6 Ottobre 2006

    Ah, mi ero dimenticato una cosa: coso lì, Sant’Assurbanipal, non è una cosa che mi costa fatica scrivere: anzi sono convinto che mi diverto più io a scriverla che tu a leggerla :-) Il difficile comincia quando provo a scrivere qualcosa di più “serio” (che poi fa ridere lo stesso, ma in maniera tragicamente involontaria).

  • Sauro! perché non smetti, allora? cosa ti fa continuare a scrivere, se non un qualcosa che senti dentro? o che ti sembra sia stato facile, per dire la cosa più banale, per Simon Pietro seguire la vocazione? non sbagliarmi vocazione con altro, please. e c’è, per alcuni, un uso istintivo delle regole, e anche una s-forzatura di queste. ma non per tutti. e senza sudore non si va da nessuna parte (a meno che non si abbia una malattia che impedisce al nostro corpo di espellere liquidi attraverso la pelle, e non credo sia una cosa piacevole). ciao!-)

  • Guarda, devi lasciarti andare, far fluire i pensieri, specialmente in momenti “statici”, tipo quando ti addormenti. Non mollare comunque, scrivi bene e “suda un pò di più”

    Comunque se ti piace scrivere di Sant’Assurbanipal, vuol dire che quella è la tua via, la tua ispirazione. Non pretendere di scrivere La Divina Commedia, basta quello che ti piace!

    Mi raccomando !!!

    Maurizio

  • Commento di Foudre/ 6 Ottobre 2006

    Ragazzi, forse il post mi è uscito fuori un po’ troppo melodrammatico. Non mi volevo mica piangere addosso, eh? Facevo solo per fare un po’ di conversazione “alta” (dopo il post dedicato a Un posto al sole me lo vorrete far alzare il livello di questo blog o no?). Ribadisco che scrivere è faticoso, ma mica voglio smettere di farlo. Sono d’accordo con Andrea quando dice che senza fatica non si ottiene nulla (il mi’ babbo me lo ripete un giorno sì e l’altro sì), ma ribadisco di non sentire nessuna vocazione per la scrittura. O meglio: nessuna “missione”, ecco, tantomeno artistica. E non è nemmeno una catarsi, nel mio caso. Passione, questo sì, e divertimento, anche se faticoso. Quando finirà il divertimento finirà anche la scrittura. Spero invece che non finisca mai il piacere della lettura: quello sarebbe molto peggio. E spero che non finiscano mai Un posto al sole: quello sarebbe peggio ancora :-)
    (invece l’Isola dei famosi spero che sia vulcanica, e che sprofondi nell’oceano in questo preciso momento).

  • si ma apparte le facili battute del caso sul fatto che i raggi ultravioletti facciano la loro parte in un posto al sole (e che diventi un posto in corsia all’ospedale di caserta, diocenescampieliberi), ci sarebbe da dire che proprio la tua vena demenziale, dovresti curare.

    secondo me venderesti. anche come sceneggiatura.

  • Commento di Foudre/ 7 Ottobre 2006

    Devo ammettere che per un demente come il sottoscritto curare la vena demenziale sarebbe più facile del previsto. Più difficile è farsi curare la demenza, e finora, nel mio caso, non esiste dottore che ci sia riuscito. Scrivere qualcosa di (volutamente) demenziale per poi sottoporlo a qualche editore suicida non mi è mai neanche venuto in mente. Ci si potrebbe provare, però.

  • Commento di maiaB/ 8 Ottobre 2006

    ok, ok, la parte demenziale-surreale è assolutamente meravigliosa, sul commissario lì ho pianto calde lacrime

    è vero che mi trovavo in ufficio, ma erano lacrime dettate dal troppo ridere, giuro

    però avrei da ridire sul limitarti

    per me sei uno scrittore a tutto campo, lo sai come la penso

    per me scrivi davvero bene anche i racconti seri

    e se le trame sono difficili da creare, secondo me hai un dono incredibile in fatto di ritmo e di costruzione della struttura che non si trova facilmente

    magari non sarai soddisfatto dei risultati ottenuti fin’ora, ma non buttare via tutto solo peché non ti riesce facile

    del resto questa storia del “sacro fuoco” secondo me è solo una storia inventata per dare un tocco di fascino oscuro agli autori

    non ho mai letto un’autobiografia di uno scrittore in cui non si parlasse di un vero e proprio lavoro, faticoso ed a volte avvilente inseguendo la famosa “ispirazione” che non arriva mai…

    insomma, io andrei avanti seguendo entrambe le strade, tanto più che una ti regala puro divertimento (e lo regala anche a chi lo legge)

    chi ti impedisce di farlo?

  • coraggio.

    io per esempio mi sono rassegnato all’idea che scriverò il prossimo romanzo quando mio figlio andrà alle medie. I miei neuroni ormai sono suoi.

  • Beh, allora, dopo tutti questi incoraggiamenti, a quando una nuova avventura del Commissario Sant’Assurbanipal ?

    Maurizio

  • Commento di Foudre/ 9 Ottobre 2006

    Maia, io lo sapevo che il tuo disprezzo verso di me era solo di facciata. Non poteva che essere così. Hai resistito anche troppo alla mia magnetica personalità.

    (comunque erano secoli che una fiorentina non si complimentava con un pisano, da quando fu della Meloria. Lì però si perse, e voi sbagliaste, perchè i complimenti li faceste a noi invece che a Genova. O forse era una velata presa in giro?)

    Salvo, il prossimo romanzo potrebbe essere una favola per bambini, no? Alla Buzzati. C’hai mai pensato?

    Penso presto, Maurizio… non appena sono a corto di idee… ZAC: ed ecco a voi Sant’Assurbanipal :-)

  • Commento di maiaB/ 9 Ottobre 2006

    ehi, un momento, ritiro tutto!

    è che ero chiusa in casa, in una bellissima giornata, febbricitante…

    non vale, nulla di quello che ho scritto lo pensavo veramente!

  • Commento di Foudre/ 9 Ottobre 2006

    Troppo tardi. Carta canta.

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