Sant’Assurbanipal: as it began
La mia storia è piuttosto breve. Mi chiamo Sant’Assurbanipal, Amerigo Sant’Assurbanipal (la mia storia è breve, il mio nome no). La mia famiglia faceva parte dell’alta borghesia di Santa Maria a Monte Beach, la città dove sono nato. Mia madre era un tipo strano. Prima di tutto si chiamava Cristoforo, e a me i nomi che cominciano per C sono sempre suonati strani. Ci abbandonò, me e mio padre, quando avevo appena trentasei anni. Ma non la odio per questo. No, la odio proprio perché sono stronzo di mio: la mattina mi dai il buongiorno? Ti odio. Non me lo dai? Ti odio. Mi odi? Ti odio. Mi ami? Sì? E me la daresti?? No? Ti odio. Di lei ricordo solo quel suo odore di schiuma da barba Proraso al mentolo e il suo amore per i panforti, che a me mi hanno sempre fatto schifo. Quanto a mio padre, era un uomo gentile, il tipico esemplare di puro studioso. La sua giornata, infatti, la trascorreva a studiare il sistema per non fare un cazzo dalla mattina alla sera. Ah, quanto studiava! Ancora oggi, se penso a lui, mi gratto le palle.
Tutti i maschi della famiglia Sant’Assurbanipal (leggendo, per fare prima, potete anche togliere l’apostrofo; io non me la prendo) hanno il destino segnato sin dalla nascita. Frequentano le migliori scuole private e praticano solo sport d’elite (equitazione, vela, tiro al piattello, gara di moccoli, ecc.); passano le serate alle migliori feste dell’alta società e, soprattutto, trombano le meglio fie. Una vita piuttosto noiosa, scritta e programmata dall’inizio alla fine. Io non potevo reggerla, una vita così (o meglio, io avrei anche potuto [in fin dei conti la questione delle meglio fie aveva il suo bel perchè], ma mi diseredarono quando mio nonno Antenore Sant’Assurbanipal, il patriarca, scoprì che facevo fumare di nascosto i miei cuginetti di cinque anni. Io gli davo fuoco con la benzina e loro, molto ubbidienti, fumavano).
Pioveva. Il taxi (un BMW reso lucido dalla pioggia) si fermò davanti alla questura di Santa Maria a Monte Beach. Il commissario scese e si infilò correndo nell’atrio del palazzo. Il tassista scese anche lui, e si infilò velocemente nell’atrio del palazzo. Si udirono i rumori di una colluttazione e poi si vide il tassista uscire nuovamente, reggendo in mano dei soldi e un ciuffo di capelli.
- Ci ha provato, il bastardo, - disse, - non mi voleva pagare la corsa quel poliziotto del cazzo…
All’interno, nell’atrio, Sant’Assurbanipal stava sputando sangue e raccogliendo alcuni capelli sparsi per il pavimento. Quando ebbe finito, si tirò su e cominciò a percorrere il grande corridoio che portava agli ascensori. Ancora una volta, mentre camminava in quel luogo, Sant’Assurbanipal non poté fare a meno di ammirare le grandi opere d’arte che lo cesellavano. Erano talmente belle da stordire. Si soffermò estasiato a guardare la statua (di mollica di pane) di Frodo che sfugge alle avances di Firillanduinagundin, il servo un po’ gay di Marvallistranduman. Niente che, comunque, potesse reggere il confronto con l’affresco rappresentante il castello di Trhondogrvilsansarilson, assediato dalle truppe di Mordor e di Vicopisano unite nella lotta, o con il mosaico di scaracchi raffigurante Pipino che uccide il drago Gurfrendwlalt, il lupo Blanmvistraturin e la pantegnana Giovanni accendendo il sacro zampirone Agtrsmilodansicfun1.
Il commissario raggiunse l’ascensore, premette il pulsante di richiamo ed entrò. Dentro c’era un signore distinto, con una grande barba bianca, che Sant’Assurbanipal non aveva mai visto (il signore, intendo; di barbe in vita sua ne aveva già vista qualcuna, di cui almeno due finte). Premette il tasto del settecentoventinovesimo piano, dove stava l’ufficio del Capo della Polizia™ (a Santa Maria a Monte Beach c’è un solo grattacielo, però è piuttosto altino).
- Ehm, - fece il signore distinto.
- E insomma… - fece Sant’Assurbanipal
- Mah… - fece il signore distinto.
- E quindi…
- Eccoci qua…
- Pare che piova…
- Eh, le stagioni son cambiate…
- Oggi piove, domani c’è il sole…
- Qua non si sa più come vestirsi…
- Che poi si sa, il cane si affeziona al padrone e il gatto alla casa…
- E tutti questi extracomunitari che vengono a togliere il lavoro a gli italiani…
- Comunque la festa della donna dovrebbe essere tutti i giorni, mica solo l’otto marzo…
- Ma i giovani d’oggi non hanno più ideali…
- Mi ricordo che ai miei tempi, a Natale, si faceva festa con due mandarini e oggi, con tutti questi pandori…
- E poi tutti questi calciatori strapagati…
- Ma dov’è la morale? Che fine ha fatto?
- Ma lei lo sa quanto guadagna un onorevole?
- Io la prossima volta che voto, nella scheda ci metto una bella fetta di salame e ci scrivo “mangiatevi anche questa”…
- E insomma…
L’ascensore si fermò e la porta si aprì. Sant’Assurbanipal fece per scendere.
- La saluto, distinto signore.
- Buongiorno a lei, signore dal cui cuoio capelluto manca palesemente un ciuffo di capelli.
Anche per quel giorno Sant’Assurbanipal aveva compiuto la qua quotidiana conversazione da ascensore.
Era arrivato al piano del grattacielo che ospitava la Questura. Si guardò intorno: poliziotti dalla faccia stanca, giornalisti di nera, puttane, papponi, Previti, il mio amministratore di condominio. Insomma, tutte le facce che ti aspetteresti di trovare in questura.
Il commissario si incamminò verso l’ufficio del Capo della Polizia™. Dal gruppo dei cronisti di nera che stazionavano lì abitualmente si staccò Mario Scassacazzi, la penna più arguta di tutto il suo palazzo.
- Allora, commissario, - attaccò, - cosa ci dice del Killer delle Ragazzine? Risponde a verità la voce secondo la quale ha ucciso un prete? Quali sono le modalità dell’assassinio? Quando sarebbe successo? Cosa fanno gli inquirenti? Lei ha niente contro i ragazzi che vivono nelle comunità di recupero per tossicodipendenti? No, perché avrei qui una penna…
A Sant’Assurbanipal quel giornalista non era mai piaciuto. Lo considerava un… un… giornalista, ecco. Non so se rendo l’idea.
- No comment, - rispose il commissario rispolverando il suo perfetto accento londinese (noouu coemen’).
- Ma la gente vuole sapere!
Sant’Assurbanipal si fermò.
- La gente, Scassacazzi? E chi è la gente? Forse gli stessi che si girano dall’altra parte quando un vecchio viene derubato per strada? Forse ti riferisci a quelli che “vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera”? Eh? O forse parli di quelli che s’indignano di fronte alle violenze sessuali sulle donne e poi a casa ascoltano Fabri Fibra, come se questo fosse meno turpe? Eh, Scassaca’? Eh?
Il commissario comincio a saltellare intorno a Scassacazzi e a sfiorare velocissimamente con le mani il suo viso.
- Cosa c’è? C’è tuo qui? Ti tocco io? Eh? C’è tuo? Ti tocco?
Il giornalista lo guardò con un’espressione strana; poi, lentamente, cominciò ad allontanarsi da Sant’Assurbanipal, che adesso stava bestemmiando così forte che Previti andò a congratularsi personalmente con lui.
- Come dichiarazione “No comment” andrà benissimo, commissario, - disse Scassacazzi.
Sant’Assurbanipal sorrise e passò oltre. La porta del Capo della Polizia™ era in fondo al corridioio.

sei un uomo meraviglioso…
cazzo siamo in forma, foudre!
fai una cosa. quando esce il film la parte del capo della polizia(TM) la fai interpretare a me?
ma poi gli attori devono dire “capodellapoliziatrademark!” per chiamarmi? no eh, perchè questo è importante.
Guarda, non ho parole, è veramente bellissimo. Me lo sono letto d’un fiato tra meraviglia, stupore e risate. Complimenti, veramente.
P.S. volevo però informarti che fu Stripendorutil, figlio degli Elfi della strirpe del Giretturiveldan (di sopra, perchè quelli di sotto sono tutti sfigati) a introdursi la sera prima della battaglia nel castello di Colui-che-noi-chiamiamo-il -Signore-Oscuro-solo-perchè-non-siamo-stati-presentati e a mettere i funghi semi-velenosi, che lo stregone Mattatradil aveva trattato. Questa è storia raccontata da Ziperabelduf nel libro “Il Signore Oscuro, certo, l’abbiamo sconfitto noi” e nel successivo libro “A proprosito di quegli stronzi che dicono che non abbiamo sconfitto il Signore Oscuro”, sottotitolato “ma che era malato per via di certi funghi velenosi”.
Ohè, ciao ragazzi (come diceva Elio). Sono un po’ malaticcio, in questi giorni…
Maia, grazie. Lo sapevo che un giorno o l’altro mi avresti dato ragione.
Mosak, va bene per il capo della polizia. Io penso che mi ritaglierò un cameo come statua di Merry che offre da bere a Grastrandurilndunin, che, con i suoi deu metri e 11 è il nano più alto della Terra di Mezzo (e forse anche della terra di qua).
Maurizio, è vero o non è vero che c’è una soddisfazione grandissima ad inventarsi i nomi delle saghe nordiche? Non è bellissimo? Adesso ti saluto, e ti auguro buona notte in nome di Freifrlatamallatron, protettore di coloro che augurano la buonanotte prima dell’ora di cena.
ragione…
io non ti ho dato affatto ragione!
è che scrivevo con gli occhi offuscati dalle lacrime e le dita tremanti dalle risa
ero mica tanto cosciente di quanto stavo scrivendo…
E’ vero, c’è un generatore automatico di nomi nordici nelle nostre teste che ogni tanto prende il sopravvento!!
(Però dobbiamo dire grazie anche al grande Douglas Adams!)
chaccio vado a creare nomi nordici. cacchio, che soddisfazione.
un po come Agnagno, tratta tre, rossiccio, a poppa. hanno un significante gnoseologico da primato.
Mosak, vado un attimo a vedere sul vocabolario cosa voglia dire “gnoseologico” e poi (forse, se l’ho capito) ti rispondo.
sant’uomo.
sante parole.
Biotek ephedrine….
Ephedrine. Ephedrine sold in arkansas. How to make ephedrine….