Narrativa

Il titolo è nel post.

di Sauro, Settembre 16th, 2006

Il Killer delle ragazzine  

   La BMW nera, resa lucida dalla pioggia, si fermò sgommando sul sagrato della chiesa di Santa Frigida. Quando il guidatore scese, si rese subito conto che quella non era la casa d’appuntamenti "La Vecchia Baldracca"; bestemmiando, risalì sull’auto e se ne andò. L’effetto del Viagra stava finendo e lui non aveva ancora inzuppato il biscotto. Tanto te le regalano, quelle pilloline… Una volta è successo anche me: un dolore che non vi dico. Come so tutte queste cose? Beh, io sono il narratore™ ufficiale, e il narratore™ sa sempre tutto.
    La Skoda celestina, resa rugginosa dalla ruggine, si fermò sgommando sul sagrato delle chiesa di Santa Addolorata. Quando il guidatore scese, si rese subito conto che quella non era la chiesa di Santa Frigida; bestemmiando, risalì sull’auto e se ne andò. Quando arrivò alla chiesa di Santa Frigida (4 ore dopo), non aveva ancora finito la prima serie di moccoli, quella di riscaldamento. Decise comunque di finirla lì: avrebbe ripreso più tardi.
    Guardò la facciata romanica della chiesa. Era lucida dalla pioggia, ma non c’era traccia di ruggine. Il grande portone era sormontato dalla statua di San Peppino da Castelfranco di Sotto, protettore degli addetti alle macchine a controllo numerico del turno di notte. Il commissario Amerigo Sant’Assurbanipal, così si chiamava l’autista della Skoda, si diresse verso l’edificio sacro. Cinque ore prima, in piena notte, era stato svegliato nel cuore della notte da una telefonata.
    - Pronto? - aveva risposto con voce impastata.
    - Pronto? Casa Galli?
    - No.
    - Mi scusi: ho sbagliato pollaio. Ah Ah Ah…
    Poi, quattro ore e cinquantasei minuti prima, era stato svegliato da un’altra telefonata.
    - Pronto? - Aveva risposto con voce impastata.
   - Brutta porca, non vedo l’ora di metterti la mia bestia in mano, così finalmente vedrai…
    - Guardi che mia moglie è andata qualche giorno a casa di sua sorella. Vuole il numero?
    Poi, quattro ore e trentasette minuti prima, era stato svegliato da un’altra telefonata.
    - Pronto? - aveva risposto con voce impastata.
    - Dottor Sant’Assurbanipal? Sono Birilli.
    - Ha colpito ancora?
    - Chi? L’Impero?
    - Eh? No, il killer delle ragazzine…
  - Proprio così. E’ successo alla chiesa di Santa Frigida. La conosce, vero?
   Sant’Assurbanipal (S. Assurbanipal per gli amici) si era alzato e si era fatto una tazza di caffè. Nessuno sapeva farlo come lui: aveva una ricetta segreta che la sua famiglia si tramandava da generazioni. Poi si era acceso la pipa, la prima della giornata. Se le faceva da solo, le pipe (anche le pippe, per la verità), secondo una ricetta che la sua famiglia si tramandava da generazioni. Poi si era attaccato alla stufa a legna, perchè fuori c’era la nebbia. La legna se la costruiva da solo, seguendo una ricetta che la sua famiglia si tramandava da generazioni. Poi aveva preso la cornetta, aveva fatto un numero a caso e aveva detto:
    - Pronto, Sant’Assurbanipal sono.
    Poi aveva
suonato il violino, si era fatto di eroina, aveva cucinato un piatto elaboratissimo (gustandoselo con una prostituta che la sua famiglia si tramandava da generazioni), dato l’acqua alle orchidee (che in famiglia sua non aveva mai cagato nessuno); infine si era lisciato i baffi fingendosi un borioso omino belga. Poi era uscito, e adesso era lì, sul sagrato della chiesa, sotto la pioggia che rendeva lucide le BMW. Era ancora lì, ancora una volta circondato da auto della polizia con i lampeggianti accesi, attorniato da uomini stanchi, con gli occhi segnati dalla mancanza di sonno, uomini dalla vita familiare ormai inesistente, induriti dalle notti passate in bianco e dai mille cadaveri visti. Era un lavoro duro, il suo, ma non aveva rimpianti per averlo scelto. Sempre meglio che il cassaintegrato alla Fiat, porca puttana schifa e maledetta.
    Vide Birilli venirgli incontro. Era una sicurezza, l’ispettore Birilli. Lavoravano insieme ormai da anni, e si fidava di lui come si sarebbe fidato di una ninfomane che fa voto di castità. Sapeva che l’altro gliel’avrebbe messo in culo alla prima occasione possibile e questo lo faceva stare tranquillo. La testa di Sant’Assurbanipal , effettivamente, lavorava in maniera un po’ bizzara.
    - Dov’è? - chiese.
    - Chi?
    - Tua moglie, Biri’.
    - Mah, io l’ho lasciata a letto che dormiva. Se vuole control…
    - Riformulo la domanda: dov’è il morto?
    - Ah! In chiesa. Mi segua.
   I due uomini, induriti dalle sirene e da una mancanza di notti passate in bianco eccetera eccetera, varcarono la soglia della chiesa ed entrarono. Birilli si fece il segno della croce. Sant’Assurbanipal sorrise: una volta, da piccolo, anche lui ci aveva provato. Aveva smesso dopo la quarta volta che si ficcava le dita nell’occhio sinistro, ed era diventato anticlericale. Percorsero la navata (o la tranvata, non mi ricordo mai come si dice) con passo deciso. Davanti a loro, là dove finiva la fila di panche, era riunito un capannello di persone. Chi scattava una foto, chi segnava il pavimento con dei gessetti, chi giocava col Game Boy. Quando il commissario arrivò, molti di quegli uomini induriti dalla pioggia eccetera si tolsero rispettosamente dai coglioni e andarono al bar a farsi un Montenegro. Sant’Assurbanipal stava sulle palle a tutti.
    - E’ lì, - disse Birilli.
    - Chi?
    - Mia moglie.
   - Veramente? A dire la verità quello li a me mi pare più un un mort…
    Sant’Assurbanipal si interruppe. Sorrise: Birilli l’aveva messo alla prova e lui l’aveva superata, accorgendosi quasi subito (cioè dopo soli quindici secondi, diciamo) che il morto non era sua moglie. Era importante che i suoi sottoposti vedessero di che pasta era fatto. Si avvicinò al cadavere. Era il corpo di un uomo, di sesso maschile, un bel ragazzo, alto, due spalle belle larghe, un filo di barba, secondo me ce l’aveva anche bello lungo. Il "killer delle ragazzine", come lo chiamavano i giornali (scazzando clamorosamente), aveva fato la sua nuova vittima.
    - Era un prete - disse Birilli.
    - L’avevo capito, - sorrie bonariamente Sant’Assurbanipal.
    L’ispettore lo guardò incredulo.
    - E da cosa? - chiese.
    - Vedi quella piccola macchia scura sulla lingua e sul polpastrello dell’indice della mano destra? E’ l’inchiostro tipico con cui è stampata Famiglia Cristiana. E chi legge Famiglia Cristiana, per di più leccandosi le dita per voltare le pagine, se non i giornalisti di Famiglia Cristiana, le vecchie e i preti? Quindi, visto che il morto non è una vecchia e non è neppure un giornalista - come vedi non ha la faccia come il culo -, non può essere altro che un prete.
  Sant’Assurbanipal spiò divertito l’espressione stupita del suo sottoposto. Gli era sempre piaciuto fare sfoggio della sua capacità di ragionamento.
    Birilli sembrava molto colpito.
   - Cazzo, - disse. - Io credevo che l’avesse riconosciuto per l’abito talare, il messale, l’aspersorio e la targhetta con su scritto "Padre  Gaetano Smitherson…"
    - Ehm, - disse il commissario. - Com’è morto? Non vedo ferite.
    - Ancora non lo siamo riuciti a capirlo, ma il fatto che sia immerso nell’acquasantiera insieme a un phon attaccato alla presa della corrente e alla Colombina De Longhi fa pensare all’opera di un pazzo.
     Sant’Assurbanipal annuì.
    - E’ già arrivato il medico legale? - chiese.
   - No, - rispose Birilli, - quello arriva d’estate, quando le giornate durano di più. D’inverno abbiamo il medico solare…
  I due uomini si guardarono, in silenzio. Poi, improvvisamente, scoppiarono a ridere dandosi delle grandi pacche sulle spalle.
   Sant’Assurpanipal trasse di tasca una lente d’ingrandimento. Si chinò e avvicinò la faccia al cadavere, vicino ai piedi di Birilli. Nonostante non fosse certo la prima volta che lo faceva, non riuscì a sopportare la vicinanza con quella roba e fu costretto a rialzarsi per non svenire: i piedi dell’ispettore Birilli puzzavano come la carogna di una capra. Avrebbe provato a dare fuoco al vestito del morto con la lente d’ingrandimento un’altra volta.
    Mentre si reggeva a una colonna per non cadere, l’ispettore fece segno al commissario che era arrivato qualcuno. Nella tranvata della chiesa erano infatti risuonati i passi leggeri di un uomo, anch’esso un sacerdote (Sant’Assurbanipal notò subito le macchie dell’inchiostro tipico di "Playboy" sulla mano sinistra e, soprattutto, sulla lingua). Si era avvicinato ai due (ai tre, se si conta anche il morto) e si era fatto il segno della croce, per altro senza mai infilarsi le dita negli occhi. Il commissario era ammiratissimo. Era vestito con una lunga palandrana color porpora e uno strano copricapo dalla foggia bizzarra, anch’esso di colore rosso; non si trattava però di una guardia imperiale di Star Wars, ma bensì di Monsignor J.T. Birignoski, vescovo emerito honoris causa di Cascine di Buti City. Le sue labbra cominciano a muoversi in silenzio. Stava pregando (o ripassava la tabellina del sei, non ricordo bene).
    - Povero don Smitherson, - disse infine. - Che Dio lo accolga. Lei crede in Dio, commissario?
    Sant’Assurbanipal rise amaramente.
    - E lei? Crede che l’Inter quest’anno vincerà lo scudetto?
    Stavolta fu il monsignor Tiriboski (?) a ridere.
    - Questo va oltre la mia capacità di credere nell’insondabile, caro commissario. A tutto c’è un limite.
    Si voltò a guardare i due poliziotti. Dalla tasca dell’uniforme di guardia imperiale usciva l’inconfondibile sagoma di un portachiavi della Ferrari: ritraeva un miliardario con un mento enorme che emetteva meccanicamente qualche parola in inglese e tedesco, ma nessuna in italiano.

                                                                                                          1- Continua (se ne ho voglia)

  • Bello, stile alla Lansdale direi, continua che sono curioso.

  • Lansdale? E chi è? Un esordiente?

  • Lansdale è l’anello di congiunzione tra Bunker e Palagnuk (ocomecazzosiscrive) !. Seriamente è un buon scrittore di romanzi/racconti thriller/surreali/splatter. Leggilo. Ti consiglio “In un tempo freddo e oscuro” (http://www.thrillermagazine.it/libri/3496/), “La sottile linea scura” e “Maneggiare con cura” (http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=BSW27NT349SUM)

    Una volta iniziato non ti stacchi più.

    Del primo libro leggiti subito:

    1. Fatti relativi al ritrovamento di un paginone di nudo in un romanzo Harmony

    2. Bob il Dinosauro va a disneyland

    3. Il cane dei pompieri

    Maurizio

  • O Elica, perchè non dai un’occhiata al mio post intitolato In fondo alla Palude? :-)
    (comunque, tra parentesi, dei libri che citi non ne ho letti nessuno. Se capita, lo faccio volentieri.)

  • Eh, non avevo letto!!

    Comunque queste raccolte di racconti sono sul versante splatter/horror con in più molto umorismo. In effetti un libro intero di Lansdale è meno godibile, mentre preso a piccoli racconti è veramente spassoso, naturalmente mia opinione è.

  • No, quella marca di automobili no!

    Non potevi citarne un’altra?

    Uff…

    [Grace]

  • A quale ti riferisci, Grace? La Bmw, la Skoda o la Ferrari? E perchè il motivo di tale insofferenza per una delle suddette marche?

  • Commento di utente anonimo/ 19 Settembre 2006

    A quella dell’acronimo.

    Più che un’insofferenza la mia è quasi una teoria esatta, e quello che descrivi del guidatore ci si adatta a meraviglia!

    Grace

  • Nel senso che anche gli autisti di auto con l’acronimo che conosci tu confondono un posto con un altro nelle sere piovose in cui la loro macchina diventa lucida? Oppure mi vuoi dire che gli autisti delle macchine con l’acronimo sono soliti andare (scusa il francesismo) a puttane?

  • [C'è il rischio di andare avanti per giorni a colpi di botta e risposta.]

    Generalizzando direi che solitamente sono persone che non frequenterei nemmeno come semplici conoscenti.

    Generalizzando, eh!

    Immagino che qualcuno si *salvi*…

  • Allora con me vai tranquilla, Grace. Io alle BMW non mi ci posso neanche avvicinare, percgè scatta subito l’allarme… sono un po’ fuori dalla mia portata…

  • Commento di Ta*/ 9 Aprile 2008

    a “resa rugginosa dalla ruggine” mi devo fermare. proprio non ce la faccio a leggere oltre. è la terza volta che ricomincio ripetendomi (uso mantra): “ok. ora, seriamente”, ma a quel “resa rugginosa dalla ruggine”, ogni volta, comincio a ridere.
    ci riproverò domani. magari, un’oretta prima, comincio a pensare a cose tristissime e, forse, riuscirò a leggere tutto il post, porca miseria.

  • Commento di Sauro/ 10 Aprile 2008

    Mah, io mica lo leggerei, sai: riguardandolo oggi, mi sembra una gran bischerata… :-)

Commenta pure. Ricordati che puoi usare i tag html base. Se non dovessi conoscerli, be', impara.