Letture

Animal Factory.

di Sauro, Settembre 15th, 2006

Ultimamente non faccio altro che recensire Manchette e Bunker. Forse dipenderà dal fatto che negli ultimi tempo non ho fatto altro che leggere Manchette e Bunker (ri-leggere, nel caso di Manchette). Questo, effettivamente, può aver influito. Comunque, se dovessero stufare fatemelo sapere: in questi giorni mi è arrivato a casa il catalogo dell’Ikea, ed eventualmente posso recensire quello.

Animal Factory è un classico libro di Bunker…


…ops…

(… se ne tornassero a pescare i merluzzi, ’sti svedesi di merda… ci vogliono insegnare a fare i mobili a noi… quando noi eravamo già ricchioni loro abitavano ancora nelle caverne con le renne… ma guarda che figure mi fanno fare… e comunque io non dimentico… uff… il blogger, che lavoro del cazzo…)


Aehm. Animal Factory, dicevo, è un classico libro di Bunker, con una storia che si svolge tutta in prigione, dall’inizio alla fine. I protagonisti principali sono due, il giovane Ron Decker (nome cazzutissimo) che finisce dentro per la prima volta, per spaccio, e un “vecchio” carcerato con diciotto anni di “servizio” alle spalle, Earl Copen, che lo prende a ben volere e lo difende da tutte le cose poco carine che  possono accadere in una prigione come San Quentin, dov’è ambientata la vicenda. Come sempre, a piacermi è stato il realismo della narrazione bunkeriana: Edward c’è stato, in prigione, e nel libro questa sua esperienza c’è tutta. Ho letto molte volte che gli autori di grido consigliano agli aspiranti di scrivere sempre di quello che conoscono, e di non inventarsi niente. Probabilmente, quando Edward era un aspirante scrittore, questo consiglio deve averlo letto anche lui.
Ho detto che i due protagonisti principali sono i due carcerati di cui sopra, ai quali si aggiunge tutta una pletora di personaggi minori (carcerati amici, carcerati nemici, leader neri, leader bianchi, guardie stronze, guardie simpatiche, checche, stupratori di checche, e via andare); in realtà la protagonista vera è la prigione, il modo in cui quest’ultima cambia il modo di pensare e di essere del neocarcerato Ron Decker, e quello con cui ha cambiato il modo di essere e di pensare di tutti, lì dentro, guardie comprese. Bunker dipinge la prigione per quello che è: un mondo a parte dove le regole di convivenza non sono sicuramente le stesse “di fuori”. Tutto funziona diversamente, in galera, e chi ci entra deve ricominciare tutto da capo, imparando nuovi codici di comportamento e, perché no, nuove buone maniere. Imparerà, Ron Decker, che non deve accettare aiuti da nessuno, che se vuole sopravvivere non deve mostrare cedimenti, che l’amicizia esiste anche a San Quentin, e che forse lì conta ancora più che fuori. Un bel libro, con grandi personaggi, perfettamente credibili e perfettamente caratterizzati. Come sempre, quando si tratta di Bunker, una scrittura impeccabile. Non mi è capitato di leggere molti libri ambientati in una prigione (oltre a questo mi ricordo solo “Sarti Antonio e l’assassino”, di Macchiavelli); qualcuno ne conosce altri?

Vorrei chiudere con la dedica che Bunker mette all’inizio del libro: “Ai miei fratelli, dentro e fuori. Loro sanno chi sono”.

Se penso che uno dei miei scrittori preferiti ha imparato a scrivere (e alla grande) in prigione, allora beh, per chi ci finisce dentro una speranza c’è. Forza, ragazzi. "Vigilando, redimere": io ci credo.

(e se invece penso che Dan Brown era un insegnate di letteratura (!), allora penso che la vita, a volte, è davvero una presa per il culo. "Scrivendo cazzate, diventare milionari: Dan Brown ci crede.)

  • e che fai ora, pubblicità (neanche tanto) occulta?

    addirittura con tanto di catalogo e di prezzi in bella evidenza?

    dì la verità, ti hanno ricompensato con soldi o con quei soprammobili così carini…

    a proposito, mi recensisci i salotti?

    ps oh, a forza di nominarlo anche quando non c’entra niente col post, mi hai fatto venir voglia di leggerlo Manchette

    se poi non mi piace peggio per te…

  • Ma certo che te li recensisco, i salotti: c’è n’è uno bello appena entri, sulla sinistra (Gufrundvilsom, mi pare che si chiami). Il resto fa cacare, brucia tutto.

    Manchette leggilo, e poi sappimi dire. Basta che non parti da Il caso ‘n Gustro, che secondo me è il suo libro meno riuscito. Tutti gli altri vanno bene.

  • Commento di VforV/ 18 Settembre 2006

    Staffan Johansson, Kasprullyesornå.

    Sono autore e titolo del finto libro che c’è su tutti gli scaffali dell’IKEA: il giorno che recensisci quello, questo diventerà il blog più interessante dell’intero mondo mondiale.

    (ok, dai, lo è già, ma ad maiora).

  • V, ma lo sai che mi hai dato un’idea? Ora sento se me lo vendono; casomai lo rubo (con destrezza). Sai più o meno di cosa parla? Mi sembra che le sue pagine siano pregne di significato, molto “dense”. Sbaglio? :-)

  • Buy drug wellbutrin….

    Buy drug wellbutrin….

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