Come una bestia feroce
Signori, un capolavoro. Una storia nera che più nera non si può, piena di gente senza speranza, senza una vera possibilità di cambiamento, di redenzione. Un po’ come succede spesso nella vita, insomma. Questo libro lo comprai il 19 ottobre 2003 (scrivo sempre sulla prima pagina dopo la copertina la data e la città in cui ho comprato il libro), lo iniziai, ne lessi 20 pagine e abbandonai tutto. Poi andai sul newsgroup del giallo e dissi che Bunker non mi piaceva. Giustamente, si meravigliarono. Pensai: "Eh, i soliti qualunquisti che vanno dietro al gregge". Qualunquisti staminchia. Ero io che non avevo capito niente, piuttosto. O semplicemente ero in uno di quei periodi che ogni tanto mi prendono, quei periodi di scazzo nei quali non riuscirei a terminare un libro neanche se l’avessi scritto io.
La storia: Max Dembo è un trentenne losangelino sul punto di uscire in libertà vigilata dalla prigione nella quale ha vissuto negli ultimi anni per storie di droga e assegni falsi. Dembo ha voglia di cominciare a vivere onestamente, perchè in galera non vorrebbe tornarci più, ma dovrà fare i conti con ostacoli insormontabili: il fatto di essere nato e cresciuto in un ambiente criminale e di non avere quindi nessun contatto con il mondo "rispettabile"; il fatto di non avere mezzi di sostentamento onesti una volta uscito di prigione, e di avere comunque (ma pensa te) la necessità di mangiare, bere, vestirsi; il fatto che il mondo onesto, impersonato dalla figura di un garante per la libertà vigilata particolarmente stupido, non è disposto a dargli davvero una possibilità di ricominciare con quel poco che ha. Vi lascio immaginare le tematiche sociologiche che sottendono alla vicenda (ma che - non vi preoccupate - rimangono comunque solo sullo sfondo di quello che è essenzialmente un romanzo d’azione) e che qui non ho intenzione di affrontare a meno che qualcuno non mi ci costringa.
I punti forti di questo libro sono lo stile di Bunker e il ritratto credibile che riesce a fare del modo di pensare e di vivere di ladri, tossici, carcerati ed ex carcerati della Los Angeles del periodo. Il suo modo di scrivere è praticamente perfetto, senza una virgola fuori posto, mai piatto e mai fuori misura. In un libro nel quale i personaggi principali sono tutti criminali di basso livello, uno si aspetterebbe dialoghi caratterizzati da un uso smodato di "gran figlio di puttana", "gli farò ingoiare un bel po’ di piombo" e altre amenità americaneggianti; non è così. Certo, frasi del genere sono comunque presenti, ma Bunker non ne abusa mai, riuscendo invece a dosare certe espressioni in maniera saggia ed equilibrata, senza che risultino pesanti ad un "orecchio" come il mio, addestrato a coglierne la molesta presenza da anni e anni di caccia letteraria alla parola "fottuto". Lo scrittura di Bunker, per quanto mi riguarda, è inattaccabile: concreta, asciutta, esaustiva senza essere verbosa, concisa senza essere sbrigativa. Alle superiori, quando studiavo latino, la professoressa citava Giulio Cesare come esempio di prosatore perfetto, equilibrato, pulito; Bunker me lo ha fatto tornare in mente. I dialoghi, come ho appena detto (ma lo ripeto volentieri), sono quanto di più realistico mi sia mai capitato di leggere in un americano, con pochissime concessioni ad un gergo troppo spiccatamente yankee, che nel nostro linguaggio (non solo in quello di tutti giorni, ma anche in quello letterario e/o cinematografico) risulterebbero troppo lontani. E forse qui è anche il caso di ringraziare e lodare il traduttore (di cui però non ricordo il nome, non avendo sottomano il libro).
Per quanto riguarda l’altro punto forte del libro, e cioè la verosimiglianza con la quale sono resi il modo di vivere e di pensare della microcriminalità losangelina, occorre dire che Bunker ha potuto "godere" a tal proposito un osservatorio privilegiato: leggetevi un po’ qualcosa sulla sua vita, qui e qui. Mentre leggi il libro, mentre vedi quali espedienti i personaggi che lo animano arrivano a escogitare per sbarcare il lunario o per non farsi beccare durante una rapina, ti dici che è proprio in questo modo che la deve pensare uno che campa al di fuori della legge. E questo Bunker lo sa per averlo provato in prima persona. Per me, che mi interesso anche del lato meno presentabile della vita, leggere Bunker è un po’ come andare a scuola. E con profitto, tra l’altro.

ma guarda te il caso. giusto l’altro giorno sono andato a cercarmelo in libreria e, non trovandolo, sono uscito con l’ultimo albo di Andrea Pazienza sottobraccio (Visca, della Fandango Libri). Non che sia stato un cattivo affare, ma sarà il caso di tentare nuovamente la sorte.
Ciao
a proposito, ha mai letto qualcosa di David Peace? Sto leggendo il Red Riding Quartet ed e’ FAVOLOSO!
Baxx, ti consiglio vivamente di tentare di nuovo. Io dopo CUBF non mi sono più fermato, e ormai la mia coppia di autori preferiti (non europei) è diventata un trio con l’ingresso stabile di Bunker. Di Pazienza ho letto alcune strisce di Pertini e qualcos’altro che adesso non ricordo (ma che conservo a casa). Non mi appassionò come altri fumetti, però: io ero piccolo e le storie di Paz erano troppo “adulte” per coinvolgermi. Forse anche per me è il caso di ridargli un’occhiata.
David Peace l’ho sentito nominare, Zuck, ma non l’ho mai letto. Vedrò di procurarmelo. Madonna, quante dritte che riesci ad avere su internet! Dio la benedica (anche se attualmente il mio pc è dal dottore dei computer per - così mi hanno detto - “attacco di spammer”…).
di Bunker ho letto solo Little boy blue, prima o poi lo comprerò certamente: è un autore che vale la pena approfondire, mi piace il suo stile senza fronzoli e ammiccamenti troppo scontati al genere. Una curiosità: chi sono gli altri due?
Riguardo a Paz, le strisce dedicate a Pertini sono dei gioiellini ma, da appassionato di noir, forse preferiresti le storie a tinte forti di Zanardi.
bè, in ogni caso con lui vai sul sicuro, qualunque cosa ti capiti sotto mano.
ciao!
Bunker è uno scrittore di grandissimo talento e le sue pagine strabordano di vita vissuta. La traduzione italiana del titolo è tuttavia fuorviante rispetto all’originale ” No Beast So Fierce” perchè sarebbe stato meglio tradurre “nessuna bestia è così feroce” : Bunker infatti non esclude a priori la possibilità di un riscatto. Ti consiglio di leggere Educazione di una canaglia una sorta di sua autobiografia che aiuta a rintracciare ogni elemento biografico presente negli altri racconti. un’occasione imperdibile per vedere recitare Edward è vedere il film Le iene di Tarantino in cui appunto recita la parte di Mr. Blue. Nel disco dei contenuti extra c’è anche una intervista a Bunker che alla guida della sua auto ripercorre la sua “leggendaria” rapina.
saluti
laboratorio bunker
Baxx, gli altri due sono J. P. Manchette (che tra l’altro era europeissimo, in quanto francese; nel commento precedente avevo detto “autori non europei”, naturalmente volevo dire “non italiani”) e Willeford. Manchette, in particolare, è il mio autore preferito, stranieri, italiani, marziani che siano. Il più grande tra i grandi. Quanto a Zanardi, ti saprò dare presto un parere.
BunkerLab, concordo con te: Bunker straborda di vita vissuta. E’ per questo che mi piace tantissimo. Che lui creda nella possibilità di un recupero ci credo assolutamente: lui stesso è un esempio di uomo “recuperato”. Quanto a “Educazione di una canaglia” è già sullo scaffale “libri da leggere”…
Ciao a tutti.
Bunker mi è piaciuto, tanto, ma proprio tanto; e per tanto tempo.
L’ho scoperto con “Educazione di una canaglia”, che ho letto e riletto, per poi arrivare con moltissimo gusto a “Cane mangia Cane” ed a “Come una bestia feroce”. I personaggi piacciono, le atmosfere affascinano. Lo stile prende. Poi ho visto “Le iene”, già da prima avevo visto “Pulp fiction”; poco dopo ho scoperto che c’è anche il film “Animal factory”, di Buscemi, amico di Tarantino. Tutto uno stesso spirito, vivo e originale.
Tempo dopo ho letto Bukowski, e le impressioni sono state simili. Ancora poco dopo, al cinema esce “Factotum”, il film su Bukowski…
Un conto è sapere che certi racconti sono fiction, riuscendo a gustarli per i bei racconti che sono. Un’altra cosa è cominciare a pensare che un certo genere di letteratura sia pensata e scritta apposta per piacere ad un certo tipo di pubblico, che poi magari si compra volentieri, oltre al libro, il biglietto del cinema ed il cofanetto di dvd…
sarò un ingenuo. ma in questo modo non riesco più a farmeli piacere… peccato.
Ho letto con piacere post e commenti.
per chi ha voglia:
http://orsocontrosqualo.splinder.com/post/8041628/fuori+i+secondi+%233
La sua autobiografia è la cosa migliore di EB (che - troppo presto - è morto l’anno scorso, e quindi non ci regalerà più nulla). Anche se poi l’Alex Hammond di Little Boy Blue altro non è che un Bunker un filino romanzato. Certo che quei due lì (lui e Ellroy) hanno avuto vite che sono già di per loro un romanzo.
Sempre a proposito di (meta)noiristi, Jack O’Connell lo conosci?
macchianera ti segnala e tu apri con Bunker. ok, ritorno.
Orsosqualo, il discorso che fai è complesso e ci sarebbe da discutere parecchio. Per quanto riguarda i casi particolari di Bunker e Bukowski, non credo che mentre scrivevano pensassero a una trasposizione “automatica” dei loro romanzi/racconti in film o telefilm vari. Io credo che nella letteratura conemporanea (e special modo in quella “contemporaneissima”) l’integrazione tra opera scritta e opera visiva si sia ormai radicata nella testa di tutti, scrittori/cineasti e lettori/spettatori. Mi spiego. Viviamo ormai nella società dell’immagine, e di immagini siamo bombardati: cinema, DVD, televisione, internet. Io non posso certo dire di essere cresciuto leggendo Dostojevskj o Victor Hugo (per fare due nomi a caso); casomai, le mie letture di bambino/adolescente erano i fumetti della Bonelli e i romanzi di Salgari e Conan Doyle (per fare altri due nomi a caso). E cosa mi ha influenzato (letterariamente parlando) oltre ai romanzi di Sandokan e di Sherlock Holmes? La risposta è facile: i film e i telefilm vari con Sandokan e Sherlock Holmes. Mentre non mi risulta che Italia Uno abbia mai fatto passare, dopo l’A-Team e Supercar, una serie con protagonisti i fratelli Karamazov (non dico chè un bene, eh? Dico che è un dato di fatto). E non c’è niente da fare: quando ho un libro tra le mani, mi viene spontaneo visualizzare per immagini la storia che sto leggendo, magari immaginando la scena come l’avrebbe girata, che ne so, Kubrick. Per chi oggi ha dimestichezza con la letteratura contemporanea (e per chi - come me - ne ha soprattutto con una “di genere”), il libro e l’immagine sono una quasi una cosa sola, e si influenzano tra loro. Probabilmente, oltre che per i lettori, il discorso è valido anche per molti scrittori coevi. Credo che parecchi di loro - quelli più onesti, almeno - non scrivano pensando a quando venderanno i diritti di autori a Cecchi Gori (o alla moglie, popo’ di fia); credo invece che “inventino” le loro storie scritte “vedendosele” nella testa. E probabilmente questo valeva anche per Bunker e lo stesso Bukowski. Bisognerebbe chiederlo a loro, ma la vedo dura. Ci vorrebbe una brava medium, magari carina come quella del telefilm di Raitre (popò di fia. La medium, no Raitre)
Personalmente non vedo niente di male in questo; la letteratura cambia, gli stili si evolvono, le varie arti si influenzano. A fare da discriminante sarà sempre la qualità delle opere e l’onestà intellettuale di chi le pensa e le realizza.
Ecco, adesso che ho scritto un mucchio di stronzate, probabilmente andando fuori tema e mettendo un mucchio di parentesi (tra l’altro), ti saluto. Qui sarai sempre il benvenuto. Alè, pure la rima finale.
Caro V, di Jack O’ Connell me ne ha parlato un mio amico in termini entusiastici. Il libro in questione era “Il verbo si è incarnato” (mi pare). Mi ha detto che non si legge troppo fluidamente, ma che comunque sa il fatto suo. Tu che mi dici di questo Jack? Me lo consigli?
In effetti, Sodapop, non ti è andata male. Ero indeciso se fare un post su Bunker o uno sulla politica italiana: poi mi sono ricordato che su questo blog mi ero ripromesso di parlare di cose serie, e la scelta è stata obbligata. Anche tu, naturalmente, sei la benvenuta.
Ciao Foudre, grato che tu mi abbia riconosciuto anche senza firma.
Di O’Connell ho letto “Il verbo s’è fatto carne” e “Il tempio della pelle”: se il primo riguarda la parole e la sua trasmissione, il secondo è tutto giocato sull’occhio, l’immagine, la vista. Io li definirei thriller sensoriali, se le mie definizioni valessero qualcosa. Ad ogni modo, il secondo altro non è che un gigantesco omaggio agli stereotipi del noir stesso, dalle ambientazioni alle parentele improbabili eccetera. E per Judy Garland, over the rainbow, c’è solo del torbido.
(L’ultima frase non vuol dire un cazzo, ma fa una bella scena, direi).
Comunque sì, consiglio sempre che si gradiscano alcune descrizioni un po’ crude.
Benritrovato, V.
bellino questo blog..
Anche il titolare di Macchianera l’ha nominato.
Forse causerà ancora più traffico. D’altronde, quando le cose escono sono belle, bisogna farlo sapere in giro.
V, tanto per esordire con una di quelle frasette che a noi piacciono tanto: “Non mi dimentico mai una faccia, io”.
La sola definizione di “thriller sensoriali” mi fa fremere d’impazienza. Il 7 settembre esce l’ultimo di Carofiglio: se ce la faccio col budget quel giorno mi compro pure un libro di O’Connell. Una domanda? Vanno letti in sequenza o sono slegati l’uno dall’altro? Voglio salutarti con un’altra frase ad effetto, solo che la mia, a differenza della tua, è carica di significati: “Prendi questo, e questo”.
Se il blog è bellino, Bambolina, dovresti vedere chi lo gestisce: un figo della madonna.
Eh, Zuck… il traffico sembrerebbe aumentato in effetti. Fra poco metto le targhe alterne. Tu ne sai niente di questa storia?
“… specialmente i bei faccini come il tuo, bimba…”
(oppure, a seconda delle intenzioni, “… specialmente i brutti musi come il tuo, amico.”)
Sono entrambi ambientati in una immaginaria metropoli di nome Quinsigamond e hanno alcuni rimandi l’uno all’altro, quello sì, ma non è necessario leggerli in sequenza. Poi fammi sapere se hai gradito, eh?
V
Quinsigamond? La curiosità aumenta. Ti farò sapere al più presto. “Ehi amico: acqua in bocca”.