Persone che potresti (vorresti) conoscere

Ieri sera, mentre preparavo la panzanella, ci siamo visti 4 puntate in fila della trasmissione di Pif, il Testimone. Ce n’era una che parlava dei trans, delle persone che nascono fisicamente di un genere ma si sentono di appartenere all’altro, e per questo stanno cambiando sesso.

A parte che Pif è proprio bravo, sempre, perché non si pone mai al di sopra dei suoi interlocutori e dei suoi spettatori (e soprattutto perché è mille chilometri lontano dal cinismo posticcio che oggi trovi ovunque ti giri), la puntata sui transessuali mi è sembrata una delle migliori cose passate in tivvù negli ultimi, boh, dieci anni (tutta la trasmissione lo è).

C’erano questi tre ragazzi (nati ragazze), che spiegavano le loro vite. Com’erano iniziate, come si erano sviluppate, come speravano che sarebbero andate a finire. Raramente, in un programma televisivo, ho visto fare domande così centrate e ancora più raramente ho visto dare risposte così intelligenti. I racconti dei tre mi hanno fatto capire tutta la sofferenza che noi “normali” possiamo solo intuire, quella sofferenza che ti viene inflitta (e che in una certa misura sei costretto ad autoinfliggerti) da una società meschina, rozza, ipocrita, incapace della minima empatia.

Non sei libero di definirti come essere umano, deve essere la società che ti definisce. Non puoi dirti uomo (o donna) se non appari esteriormente come tale. Puoi provare a farlo, ma te lo impediranno finché sarà loro possibile. E la cosa che fa incazzare è che a loro  non gliene viene niente: è solo che se sei nato col cazzo NON PUOI definirti donna, perché sì. Perché Dio ti ha fatto la minchia e con la minchia devi rimanere, anche se te la togli: se ti eviri, verranno a riattaccartela. La minchia non è tua: è di Dio e della società. Se ci stai male, sono cazzi tuoi (del resto anche io sto perdendo i capelli, ma mica vado a farmi cose contronatura tipo il trapianto).

Questa cosa mi fa intristire e incazzare. E’ triste vedere che non puoi decidere nulla, anche cose che riguardano solo te e che non toccano la vita delle altre persone in nessun modo. Fare puoi anche farlo, ma prima devi soffrire.

I tre ragazzi di ieri, che devono aver passato tormenti che io neanche riesco a immaginare (tormenti che, in un mondo giusto, nessuno dovrebbe provare mai), mi sono sembrati delle belle persone. Ironici, svegli e misurati, si vedeva che erano pure timidi, ma che cercavano di vincere il loro pudore per la causa, per raccontare a chi li disprezza quanto non ci fosse niente da disprezzare e a chi è nelle loro stesse condizioni che smettere di soffrire è possibile. Si vedeva che tutto quello che hanno passato ha portato loro addirittura a empatizzare con chi li considera degli scherzi della natura, quando in realtà dovrebbe essere il contrario. Erano loro che si sforzavano di capire il rifiuto degli altri di considerarli come loro desiderano essere considerati. Cercare di comprendere la ragioni dell’altro, provare empatia, non giudicare cose che gli altri sono o fanno, ma che non hanno nessun impatto sulla tua vita. Cose da esseri umani, in teoria. Cose che ai miei occhi ti qualificano più del sesso che sta scritto sulla tua carta d’identità.

A un certo punto mi è venuta voglia di abbracciarli, questi tre, di dire loro che oh, ma chi se ne fotte se sei nato femmina e adesso sei quasi un maschio, ma cosa cazzo vuoi che me ne freghi, ma parlami del tuo lavoro, di fica, di calcio, ché mi sembri uno in gamba, uno con cui uscirei volentieri a bere qualcosa, perché sei simpatico come tanta altra gente che conosco e con cui sto bene in compagnia.

Definisciti come ti pare, vestiti come ti pare, scopa nei modi che preferisci, se se nato senza cazzo ma te ne sei fatto mettere uno per infilarlo dentro alle femmine non sono affari miei, non me ne frega niente; ma dimmi piuttosto se nell’amatriciana ci metti la pancetta o il guanciale, per quale squadra tifi, se preferisci leggere Pirandello o Geppo. Cazzo ne so. Prendiamoci bonariamente per il culo, consigliamoci le serie tv da scaricare (rubando con gioia profitti alle major),  parliamo di quello di cui parlano le persone che si stanno simpatiche. Del resto non me ne può fregare di meno. Smetti di soffrire.

Uno di questi ragazzi aveva un cane. Ho pensato che a quel cane non gliene importava niente del genere del suo padrone: maschio, femmina, una via di mezzo, a lui basta che ci sia. Ancora una volta, il genere umano dovrebbe imparare dai cani. Il tuo cane ti vuole bene anche quando lo abbandoni, o quando lo picchi con un randello, figurati cosa gliene fotte che tu ne abbia o meno uno tra le gambe, di randelli, quando la sera rientri in casa e ti fa le feste come se non ti vedesse da vent’anni. Per lui non è manco un dettaglio: non è proprio niente.

La puntata è in streaming sul sito di MTV ed è una delle poche cose televisive che prima di guardarle eri una cosa e dopo sei un’altra. E’, in definitiva, una cosa istruttiva. Guardatela.

Senza titolo

Prima, quando tutti avevano un blog, anch’io sparavo qui le mie cazzate, i miei pensierini sulle cose della vita, convinto che nessuno, nel marasma di tutti gli altri sparatori di cazzate provvisti di blog, se ne sarebbe accorto.

Adesso che il blog non ce l’ha più nessuno, c’ho paura che poi qualcuno le legga davvero e se le ricordi.

Mi scrive Corrado Guzzanti, il mio vecchio amico fraterno

Io non credo di aver mai firmato petizioni on line (al massimo posso aver sottoscritto quella per allontanare Gasperini dalla panchina dell’Inter, se mai c’è stata). I motivi sono tre due: 1) c’ho il culo pesante per fare qualsiasi cosa; 2) lo strumento della petizione on line è più inflazionato dei digiuni di Pannella e ha lo stesso potere di incidere sulla realtà (e cioè il recupero del peso forma del vecchio e battagliero leader radicale); 3) a firmare qualcosa che hanno già firmato altri mi sento sporco dentro, io sono uno che va sempre controcorrente e rimane fuori dal coro, io remo contro raga

Però oh, prendete questa cosa come volete, ma l’unica petizione che abbia mai sottoscritto ha portato un risultato tangibile, pratico, verificabile. Una prova della mia autorevolezza? O un caso? Noi di Voyager pensiamo che sia un caso come ce ne sono stati pochi a questo mondo.

Il testo preciso della petizione non me lo ricordo, ma comunque si trattava di Corrado Guzzanti che era stato denunciato dalla sedicente associazione degli spettatori cattolici [inserire battuta qui] [inserire riferimento allo sparare alla croce rossa qui]. Probabilmente ho firmato una petizione che chiedeva il varo (per acclamazione) di una legge sacrosanta, da scolpire sull’Altare della Patria, che permettesse a Corrado Guzzanti di armarsi di una clava chiodata e con quella distruggere la sede della suddetta associazione con tutti quelli che ci stavano dentro; sinceramente non me lo ricordo, ma fatto sta che il capo supremo degli spettatori cattolici (che io sospetto sia mia zia Teresa, o almeno ce la vedrei benone), ha ritirato la denunzia per vilipendio della religione (che per come la vedo io è bravissima a vilipendiarsi puntualmente da sola, ma vabbe’).

Ma la notizia non è neppure questa: la notizia è che Corrado Guzzanti, attraverso il sito che raccoglieva le adesioni, ci MI ha scritto una mail di ringraziamento!!1 Ora, per me Guzzanti è il miglior comico che abbiamo in Italia, meglio ancora di Mario e Pippo Santonastaso e forse anche di Pierferdinando Casini, e quindi che mi abbia scritto (a me e ad altre quarantacinquemila persone) mi ha riempito il cuore d’orgoglio (a me e ad altre quarantacinquemila persone). Lo scopo di questo post è dunque quello di rendere pubblica la mail di Corrado, che secondo me merita. E poi sì, anche quello di far capire che Corrado, quarantacinquemila persone e io ormai possiamo definirci amiconi, compagni di battaglie politiche, praticamente fratelli.

W WERDI

(se avete bisogno che vi firmi una petizione che poi funzioni, basta che me lo diciate*)

(*lol, ma è una parola vera? è italiano? ahaha, diocaro, che lingua buffa)

Ed ecco la mail di mio fratello Corrado.

“Un enorme grazie agli amici di Articolo21 e di Change.org, per aver promosso la petizione in mia difesa e a tutti quelli che l’hanno diffusa e firmata. Con l’occasione ringrazio anche molti giornalisti che hanno preso le mie parti scrivendo della querelle tragicomica di Padre Pizzarro. Ciò detto è probabile che abbiamo sopravvalutato tutti le minacce dell’Aiart, associazione che pretende di rappresentare i telespettatori cattolici, di cui né io, né voi, né i telespettatori cattolici avevamo mai sentito parlare.

Vorrei innanzitutto precisare, anche se è stato già fatto altrove, che La7 non stava mandando in onda un mio nuovo programma, ma la ripresa televisiva di uno spettacolo teatrale del 2010, già replicato su Sky decine di volte, e anche in chiaro sul canale del digitale terrestre “Cielo”, pubblicato in DVD, presente da tempo su youtube etc. L’Aiart poteva legittimamente non esserne a conoscenza, o essere stato appena fondato e voler recuperare il tempo perduto, ma non lo era neanche del fatto che i reati di opinione, insieme al vilipendio ecc. sono stati fortemente ridimensionati nel nostro ordinamento. Gli attuali limiti della satira, si parli di politica o di religione, si riducono sostanzialmente alla calunnia o all’insulto personale, per i quali la legge, come è noto, prevede il diritto di querela. Dunque paradossalmente avrei più speranze io di sfidare l’Aiart in tribunale per le parole offensive che mi rivolge nei suoi comunicati, senonché l’ultimo di ieri, in cui si dice soddisfatta delle mie scuse, estorte per gioco in una gag de “Le Iene”, mi ha riempito il cuore di tenerezza.

In merito all’offesa confesso di non capire esattamente cosa sia il “sentimento religioso” perché sfortunatamente non ne sono dotato. Ho sempre pensato che essere intimamente credenti non possa essere troppo diverso dall’essere intimamente liberali, o socialisti, o vegani. Si tratta di amare e riconoscersi in delle idee, in una visione della società e del mondo, e le idee non sono sacre e intoccabili solo perché noi crediamo così fortemente in esse; vivono nel dibattito pubblico, confrontandosi e dovendo convivere con idee diverse e a volte opposte. Spero di non offendere nessuno se affermo che l’esistenza di un creatore, l’inferno, il paradiso, l’immortalità dell’anima, il giorno del giudizio ecc. siano, fino a spettacolare prova contraria, soltanto delle idee, delle opinioni che si è liberissimi di sostenere purché non si tenti di imporle agli altri come un tabù inviolabile.

Che il sentimento religioso non possa reclamare una superiore legittimità, perché supportato, mi dicono, da pervasiva e speciale intuizione, appare evidente dal fatto che le credenze religiose sono tante, più di quelle da cucina dell’Ikea, e producono purtroppo affermazioni contrastanti. Un buddista e un cattolico, egualmente persuasi della loro fede, saranno certi di saperla molto lunga sull’origine e il senso dell’uomo e dell’universo, ma almeno uno di loro, al momento del trapasso, avrà una sorpresa. Ciò dovrebbe suggerire che convinzione “sentimentale” profonda e verità siano sostanzialmente due cose diverse.

Si obietterà, magari stavolta tra i denti, che l’unica fede valida sia la nostra (e raramente qualcuno insorge perché sia stata offeso il sentimento religioso di qualcun altro), eppure non tutti i credenti si offendono, alcuni addirittura ridono, e spero che L’Aiart non pensi che a persone di questo genere siano capitati in sorte una fede o un sentimento di serie B.

Mi conforta che questa associazione limiti la sua vigilanza ai nostri canali generalisti; al confronto di ciò che osa la satira in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti, il mio Padre Pizzarro fa la figura del tenero Giacomo della Settimana Enigmistica. Ma il nostro è un paese “laico e democratico” dove un presidente del consiglio che nessuno di noi ha eletto, come primo atto ufficiale va a porgere i suoi omaggi al Papa. E il motivo per cui io e i miei colleghi scriviamo e recitiamo cose come “Padre Pizzarro” è che l’Italia sembra spesso uno stato teocratico “di fatto”. Solo pochi anni fa un ministro dell’istruzione avanzava, con un certo successo, la proposta di abolire Darwin dall’insegnamento scolastico per rispetto ai creazionisti, che ancora ci devono spiegare (come diceva un noto comico americano) perché Dio prima di creare l’essere a sua immagine e somiglianza si sia gingillato per milioni di anni coi dinosauri. Dunque non mi stupisce troppo che una minoranza di ferventi religiosi, invece di limitarsi a cambiare canale, si senta in diritto di chiedere una punizione legale, e questo rende, e temo renderà ancora, iniziative come la vostra necessarie a difendere e ribadire civilmente la libertà di tutti. In molti anni di televisione non credo di essermi guadagnato la fama del provocatore seriale, a caccia di polemiche per ottenere attenzioni e notorietà, né quella di un comico particolarmente violento o volgare. Ho sempre fatto il mio lavoro seguendo il mio “sentimento satirico”, parlando di tutto e di tutti nel modo più libero che mi è stato e che mi sono concesso. So inoltre cosa significhi sentirsi indignati. Le affermazioni fatte da esponenti di quel mondo, o da politici che, più o meno sinceramente, parlano e decidono in sua difesa, delle nostre scelte in materia di sessualità, diritti, vita e morte, mi hanno offeso numerose volte e continuano ad offendere il mio sentimento laico. Per questo ogni tanto Padre Pizzarro parla ed altri oltre a lui e dopo di lui parlano e parleranno.

Grazie ancora a tutti. Vi abbraccio.

Corrado Guzzanti

La notte del gatto nero

Questo è il terzo libro di Antonio Pagliaro che leggo, e devo dire che finora è sempre andato migliorando.  Stavolta il manchettiano Pagliaro pare addirittura abbandonare il genere per inoltrarsi in qualcosa di diverso, con una storia vischiosa dove la malagiustizia diviene sistema e va a stravolgere la vita di una normale famiglia palermitana.  In questo libro c’è meno intreccio, meno trama. Certo, ci sono i poliziotti, i magistrati e i mafiosi, e c’è anche il mistero; ma stavolta rimangono ai margini della narrazione e lasciano il ruolo di protagonista a un uomo comune, un pacifico insegnante di scuola superiore che vede il suo unico figlio, un ragazzo tranquillo, uno di noi, cadere nelle grinfie della legge.

Qui comincia un incubo fatto di paura e smarrimento, nel quale le speranze del padre di salvare il suo ragazzo rimbalzano sui muri di gomma eretti da una giustizia cieca e assente, dove nessuno si interessa di niente e tutti sono schiavi dell’apatia (quando va bene) e del puro e semplice dolo (quando va male).

La scrittura di Pagliaro, per fortuna, è sempre quella: asciutta e misurata, senza sprechi di parole, una cosa che a casa mia viene sempre apprezzata. Stavolta manca l’ironia e tutto si fa più cupo, ma è la storia che lo richiede. Gran parte dell’onore del racconto è affidata ai dialoghi, dai quali si evince tutto quello che si deve evincere: anche il giudizio morale che l’autore  – lontano da ogni retorica – non ti fornisce mai, ma che aleggia su tutta la storia come il fantasma del Natale presente.

L’ho già detto che Pagliaro è il più manchettiano degli italiani e forse non solo degli italiani?

Cronaca Abbestia

[SIGLA]

[APPLAUSI DEL PUBBLICO IN STUDIO]

Conduttore (urlando per farsi sentire): Buonasera cari telespettatori, e benvenuti a una nuova puntata di “Cronaca Abbestia”, il programma dove voi siete i protagonisti, ammesso che un vostro parente vi uccida, vi strupri e occulti il cadavere, non necessariamente in quest’ordine. Oggi ci concentreremo sul caso di cui tutta Italia parla, come avrete appena sentito dal telegiornale, e cioè del caso della piccola Martina Barbafieri, la bambina di trentasei anni di Calsarfando del Nudro, scomparsa ormai venti minuti fa: di lei si erano perse le tracce dopo che era uscita dall’asilo (dove lavorava come muratore) e già si temeva il peggio, ma è tipo di ora il lancio di una terribile notizia: quella puttanella è viva, diocaro, aveva solo perso la corriera, e noi adesso non sappiamo di che parlare. Ma per parlarne più approfonditamente vi presento subito i nostri ospiti: diamo il benvenuto al criminologo Antonio Panini. Benvenuto, professore.

[Applausi]

Criminologo Panini: Grazie, buonasera.

Conduttore: E salutiamo l’appuntato della Stradale Plinio Cazzando, in sostituzione del colonnello Fraciconi del RIS, che oggi doveva portare suo figlio al saggio di danza e non è potuto venire. Buonasera, appuntato.

[Applausi]

Appuntato Cazzando (rigidissimo): Buonasera.

Conduttore: Salutiamo poi Totò di Natale e Bortolo Mutti, che dovevano andare alla Domenica Sportiva e hanno sbagliato studio.

[Applausi]

Totò di Natale e Bortolo Mutti: Ciao, saluto tutti quelli che mi conoscono.

Conduttore: Un bell’applauso poi per Barbara Palombelli!

[Silenzio]

Barbara Palombelli: :D

Conduttore: E infine, ultimo ma non certo in ordine di importanza, diamo il benvenuto a quello scrittore pelato che commenta i casi di cronaca, di cui ora però non mi ricordo neanche come si chiama. Buonasera.

[Applausi]

Scrittore (con la mano chiusa a pugno sul mento, guardando intensamente la telecamera]: Buonasera a voi.

Conduttore: Bene, adesso che abbiamo salutato i nostri ospiti, diamo la linea alla nostra inviata a Calafando del Marvio: Luisa Oliva. Luisa, ci senti? Luisa? Luisa? Luisa, ti vediamo sul monitor ma non ti sentiamo. Luisa ci sente? Regia? Luisa, ci senti? Luisa, diocanacc-

Luisa Oliva: Sì, Coso, non è che non ti sento, è che non ho voglia di risponderti. Comunque sì, siamo qui in questo paese di merda, che vuoi? Che c’è?

Conduttore: No, niente, volevo sapere se c’erano delle novità sul caso della bambina scomparsa.

Inviata Luisa: Ah, giusto, grazie per avermelo ricordato. Sì, ci sono delle novità che minchia, roba grossa. Sono qui con Mark Tronfioni, il sindaco di Calafalullo del Grevio. Sindaco, cosa si sente di dire ai nostri telespettatori?

Sindaco Tronfioni: Mah, prima di tutto vorrei portare la mia solidarietà alla famiglia e salutare Totò Di Natale, di cui mio figlio è un grande tifoso.

Totò Di Natale: Buonasera, mister.

Sindaco Tronfioni: Buonasera a Totò. Poi vorrei dire che non tollereremo che il buon nome di Cagrundone del Bimbo sia infangato da questa vicenda: i nostri autobus non hanno mai ritardato, o comunque al massimo siamo nella media di tutti gli altri ritardi dei paesi occidentali (e siamo anche messi leggermente meglio di quelli dello Zaire, secondo le statistiche del 2006); in secondo (o forse anche in terzo, scusatemi ma ho perso il conto, sono un po’ emozionato) luogo, vorrei dire che gli abitanti di Paludone del Wrenwu non sono interessati a fare di questa cosa un modo per apparire, per lucrare, figurati, mi possino ammazza’ se a noi queste cose c’interessano, a noi c’importa veramente una sega, anche io ora sono qui che parlo ma non è che lo faccio volentieri, per carità, anzi approfitto di questo sacrificio che sto facendo per stigmatizzare quel turismo dell’orrore, che pare si stiano già preparando le macchinate per domenica per venire qui, diobonino che cosa squallida (tra l’altro vorrei dire che non abbiamo problemi di parcheggio), e comunque se venite vi consiglio a tutti la trattoria “La Pergola”, menù turistico a 20 euro, andate tranquilli e dite che vi manda il sindaco, tanto la trattoria è della mi’ sorella e vedrai poi mi rammenterete.

Conduttore: Bene, grazie Sindaco Tronfioni. Luisa, ma vedo che hai lì con te un altro ospite, di chi si tratta?

Inviata Luisa: Chi?

Conduttore: Quello accanto al sindaco.

Inviata Luisa: Ma chi? Lui? Lui no, lui è uno che ho incontrato mentre venivo qui e che mi sono bombata. Ero ubriaca. Mi pare faccia il camionista.

Conduttore: E non potremmo fare che è l’avvocato della famiglia?

Inviata Luisa (rivolgendosi al camionista): Oh, senti, com’è che ti chiami? Luca? Ah, mi pareva Sergio. Bisogna che la smetta coi Negroni, inteso come alcolici. Bene, come avvocato della famiglia hai niente da dichiarare ai nostri telespettatori?

Avvocato Luca: Sì, buonasera a tutti, a me interessa innanzitutto sottolineare come la famiglia della piccola abbia espresso il suo preciso desiderio affinché la verità venga accertata senza ombra di dubbio. Ci sono delle responsabilità? Non ci sono? Ce ne sono poche, tante, medie? L’importante è che chi ha sbagliato paghi. A tal proposito, pubblicheremo presto sul sito www.ridatecimartina.com il nostro IBAN. La nostra condotta processuale sarà improntata al massimo rispetto per gli inquirenti e alla massima collaborazione, sempre che mi spieghiate chi sono gli inquirenti. Gli inquirenti sono quelli che avvelenano l’ambiente, giusto?

Inviata Luisa: Vi costituirete parte civile?

Avvocato Luca: Mah, penso di sì, noi cercheremo di fare le cose da persone civili. Poi vabbè, se pensano di romperci tanto i coglioni due schiaffi potremo anche darli.

Inviata Luisa: Pensate di prendere parte al processo come parte offesa?

Avvocato Luca: Ripeto, spero che la cosa rimanga in un ambito di reciproco rispetto e che non si arrivi alle offese.

Inviata Luisa: Ci sono altre domande in studio?

Conduttore: A chi? A quel deficiente? Ma figurati.

Inviata Luisa: Bene, allora io mi leverei dai coglioni.

Conduttore: Grazie Luisa, e beata te che puoi farlo. Appuntato Cazzando, ci dica qualcosa sulle indagini.

Appuntato Cazzando: Mah, le indagini sono tipo delle ricerche che penso si facciano quando si vuole capire come sono andate delle cose, dei fatti.

Conduttore: Dai, veramente?

Appuntato Cazzando: Penso di sì. Comunque io più che altro faccio le multe con l’autovelox.

Conduttore: Ecco, a tale proposito, gli autovelox di Fafalando sul Vabbio possono aver registrato qualche movimento sospetto circa la scomparsa della piccola Martina?

Appuntato Cazzando: Mi sembra improbabile, visto che li tariamo sui 70 km orari. Quindi, o la bambina è una che corre fortissimo, oppure la macchina non scatta. Comunque Martina, nel caso, sarà la prima a saperlo, perché le arriverà a casa una simpatica busta verde.

Barbara Palombelli: Scusi, appuntato, ma nel caso in cui Martina non abbia una targa? Come fate a mandarle a casa la multa?

Appuntato: Su questo non posso rispondere, le indagini sono ancora in corso.

Barbara Palombelli: :D

Conduttore: Professore Panini, è possibile tracciare un profilo dell’autore del delitto?

Criminologo Panini: Certo che è possibile, basta avere un foglio e un lapis.

Conduttore: Possiamo portare un foglio e un lapis al professore? Grazie.

[Un assistente di studio porta un foglio e un lapis al criminologo Panini]

[Applausi]

Criminologo Panini (disegnando con la lingua di fuori per la concentrazione): Allora, a me piace farli così, col naso un po’ con la gobbetta, vede? Poi secondo me ha i capelli un po’ lunghi dietro, quel taglio tipo Germania Est, diciamo, e forse i baffi. Ecco, una cosa tipo così.

[Il criminologo mostra il foglio alla telecamera]

Barbara Palombelli: Il volto di quest’uomo mi mette i brividi. C’è qualcosa, in quegli occhi, che rimanda a un che di selvaggio, qualcosa che alberga nel cuore di tutti noi, ma che le persone meglio riescono a tenere sotto controllo. Io mi chiedo com’è possibile che nessuno si sia accorto di quanto male ci fosse dentro quest’uomo.

Conduttore: Sì, quel disegno è veramente inquietante.

Barbara Palombelli: Disegno? Ah, nono, io mi riferivo alla faccia del criminologo Panini.

Conduttore: Sì, effettivamente ha la tipica faccia da coglione.

Barbara Palombelli: :D

Conduttore: Ma, visto che ormai lo abbiamo invitato, sentiamo cos’ha da dire lo scrittore pelato. Ha qualcosa da dire?

Scrittore pelato: In realtà no, ma visto che ormai mi avete invitato, sì. Il mio è chiaramente lo sguardo di un non addetto ai lavori, un non-tecnico, lo sguardo di uno scrittore: e cosa può fare lo scrittore, l’intellettuale, l’artista, se non dare un punto di vista diverso, obliquo, che cerchi di individuare quello che gli altri non vedono?

Conduttore: Già, che cosa può fare?

Scrittore: Può tipo starsene a casa sua a scrivere i libri e non parlare di cose di cui non capisce palesemente un cazzo?

Conduttore: Eh, magari sì, potrebbe.

Scrittore pelato: Tutto questo è molto triste.

Conduttore: Effettivamente facciamo proprio due mestieri di merda.

Scrittore pelato: Il mio non sarebbe neanche un brutto (LOL) lavoro, se mi limitassi a fare quello e se voi giornalisti non mi chiedeste di rispondere a cose di cui non ho alcun titolo per parlare. Mo’ non è che perché ho scritto un libro dove c’è un serial killer che sfida la polizia con gli indovinelli (un’idea anche abbastanza innovativa, se fossimo nel 1810), adesso come c’è un morto ammazzato vero voi mi dovete rompere i coglioni.

Conduttore: Bene, e con questo lancinante atto d’accusa dello scrittore pelato, che va effettivamente a toccare un nervo scoperto e a scuotere le coscienze di tutti noi, arriviamo alla fine della nostra puntata di “Cronaca Abbestia”. Salutiamo il criminologo/ritrattista professore Panini.

[Applausi]

Criminologo Panini: Buonasera.

[Applausi]

Conduttore: Ringraziamo poi Totò di Natale e Bortolo Mutti!

[Applausi]

Totò Di Natale e Bortolo Mutti: Buonasera.

[Applausi]

Conduttore: Ringraziamo l’appuntato Cazzando!

[Applausi]

Appuntato Cazzando: Grazie a voi.

[Applausi]

Conduttore: Lo scrittore pelato!

[Applausi]

Scrittore pelato: [cenno di saluto con la testa]

[Applausi]

Conduttore: Barbara Palombelli!

[Silenzio]

Barbara Palombelli: :D

[Silenzio]

Non riuscire mai a godersi pienamente quei rari attimi di gioia

Una delle cose più tragiche di questi ultimi trent’anni (comunque ampiamente bilanciata dalla Juve in serie B), è stata quella di aver consegnato un concetto alto e nobile come quello del federalismo nelle mani di una massa di gretti razzisti ignoranti, che lo hanno usato per pagarsi il leasing del BMW, ristrutturarsi il terrazzo e comprarsi un diploma di scuola superiore (quando invece a me lo hanno regalato).

Tu che ne pensi, Renzo?

Ah, ecco. Infatti.

Sono sconvolto

1) stamattina ho aperto l’internet (per lavoro, chiaramente);

2) sono andato sul reader (sempre per lavoro, con ogni evidenza);

3) c’era il feed di una recensione di un libro di un autore che non avevo mai sentito di una casa editrice che non avevo mai sentito. la recensione mi ha incuriosito (il mio lavoro consiste nell’incuriosirmi);

4) sono andato sul sito della casa editrice, c’era l’ebook all’onesto prezzo di euri 3,5;

5) ho comprato l’ebook con paypal;

6) stasera, dopo aver scuoiato alcuni teneri gattini, me lo leggo;

7) tempo necessario per l’intera operazione: dalle ore 10.31 alle ore 10.36.

EDIT: il libro è questo, acquistato dopo aver letto questa recensione

Introdurso

Well! In the fana uanais fanain in the uanafan in the Kansas City
In the fona uanain in the San Francisco, New York the ruend the fain Caserta
And Havelino
The fabolous Squallor and ultimo ellepì: Pompa, pompa, pompa, pompa
Uan fai nai nai batteria: piglia e puortatello via
Contrabbasso, metti il re che metto l’asso
Ai violini, fammi trenta bucchini
Well, the fai nai nains in the one by nine the one two three four five six seven nine nine nine nine
Nomin fain, Urcus!
Urcus, uanain sanain uanamanaha salalalalà ha-ha
Ianamanahauosumina hi-hu
Angmamamanaha ha-ha
In the valaha-ha su-hi-ho-ha
In the vo… well, well, well!
Pompa well, pompa well
Eccolo lì…
Jammucenne, vai.

Zoe

Oggi è morto il mio cane, che era una femmina e si chiamava Zoe. Era con me da undici anni. E’ morta che pareva solo tanto stanca, non si muoveva più e non si alzava più, stava solo sdraiata e ti guardava. Ti guardava e nei suoi occhi non c’era un’espressione particolare: era Zoe.

Secondo me se ne è andata in un bel modo, dopo aver vissuto una bella vita. Naturalmente di lei ho mille ricordi, mille ricordi e troppo poche foto. Mi ricordo quando la presi, che in quei primi giorni mi vennero duemila timori. Lei era cucciola e da cucciola si comportava, io la guardavo e pensavo “e mo’ con questo botolo cosa cazzo ci faccio? Cosa cazzo vuole? Adesso questa mi cambia la vita”. Cosa che poi è successa, infatti, e meno male. La vita, apparentemente, me l’ha cambiata poco, quasi non me ne sono accorto, e comunque sono stati tutti cambiamenti belli. Ora che se n’è andata, qualche ora fa, aspetto di vedere cosa cambierà.

La vita è piena di cambiamenti e questo non sarà certo uno dei migliori. Però quando ho preso Zoe già sapevo che sarebbe andata così, dal primo giorno che salì sulla mia macchina. E’ finita bene, si è addormentata e non si è svegliata più. Ditemi dov’è che devo firmare.

Adesso, visto che siamo su un blog EMO e quindi in cerca di consensi e pat pat, potrei chiudere scrivendo che ora Zoe è nel paradiso dei cani, dove il cane più buono del mondo è giusto che stia. Invece voglio chiudere scrivendo che la stronza, solo il mese scorso, mi ha fatto spendere 80 pleuri di vaccino, e poi è morta.

Grande Zoe, che te ne sei andata da troll di livello. Spero che con il tuo collega Gheddafi vi troverete bene. Se ti capita, a quel figlio di troia, staccagli una palla con un morso. Poi ti spiego.

:*