Avvertimento
Mi dà molto fastidio quando sono a lavorare e comincio a fischiare un motivetto, una canzoncina famosa, e dopo un po’ tutti quelli che lavorano con me stanno fischiando o canticchiando la canzoncina suddetta, come se l’avessero pensata loro. Tanto fastidio. Non fatelo mai quando siete con me. Se lo fate, vi ammazzo. Dopo due note siete già morti. Avvertiti.
P.s.
Vi ammazzo male, proprio. Ma tanto.
Chi l’avrebbe mai detto
Ho messo su un tumblr. Ci posto le fotine da bimbominkia. Tumblr è ok perché c’è pieno di foto di donne ‘gnude, però artistiche. Cioè, artistiche… ci sono delle foto dove queste donne sono ricoperte di sborra, ma pare che siano artistiche anche quelle (sono fotografate di sbieco e in bianco e nero) e quindi è ok.
La rocca di Pietracassia

Se c’è una cosa che mi piace, è la Juventus fuori dalla Champions ahahah gobbi di merda puppateci la fava poopopopopopopooo farmi delle lunghe passeggiate nei boschi delle mie parti. E dalle mie parti di boschi ce ne sono tantissimi, praticamente è tutto un immenso bosco, un boscone, un susseguirsi di alberi grandi, alberi piccoli, arbusti, felci, muschi, licheni, conifere, tundra, taiga. Insomma, c’è della vegetazione. Io dentro al bosco ci sono sempre andato, sin dalla più giovine età. La mia famiglia è originaria di un paesino di 200 anime sperduto per le colline pisane, ultimo avamposto della Val d’Era prima della Val di Cecina e della Maremma. In questo paesino ci ho passato quasi tutti i sabati e le domeniche da quando avevo zero anni a quando ne avevo quattordici o quindici (ci abitavano nonni e zii) e quindi quando ero lì il sabato e la domenica non è che avessi molta scelta su come passare il tempo: o giocavo con i cani dei miei parenti (o anche con i miei parenti, ma erano meglio i cani) (sebbene a carte giocassero meglio i miei parenti, per amor di verità), o andavo a vedere la partita della squadra del paese (terza categoria) o andavo nell’unico bar a giocare ai proto-videogiochi dell’epoca e a bermi una ventina di grappini (era un bar per uomini duri). Oppure, e questa era l’opzione principe, andavo nel bosco e ci stavo dalla mattina alla sera. Sicchè via, sono abituatissimo e il tutto mi risulta naturale assai.
No, lo dico perché a volte racconto questa cosa, che passo ore e ore da solo in mezzo alle foreste amazzoniche vicino casa mia, e mi prendono per uno scemo temerario. Solo che secondo me non c’è davvero niente di cui avere paura, eh. Di vipere ce ne sono pochine e sopratutto non cadono dagli alberi, se ti vedono scappano, se non scappano e ti mordono (ammesso che non ti mordano una scarpa) ti iniettano una quantità di veleno che forse non ammazzerebbe nemmeno Puffetta. I cinghiali idem, se ti fiutano (e ti fiutano da ottocentomila metri, anche se ti lavi) se ne vanno. I lupi poi (che adesso sono tornati anche loro) non attaccano l’uomo, nonostante Remì ci abbia fatto vedere il contrario (i lupi a Remì gli fecero fuori – se non sbaglio – il cane nero e la scimmia) (o la scimmia morì tipo di cimurro? boh). Quindi cosa c’è da aver paura?
Forse di perdersi. Ma c’è da dire che io mi so orientare abbastanza bene, mi prendo i punti di riferimento, so che il sole tramonta di là e sorge di qua, non vado mai quando è buio, e casomai mi perdessi sono pronto a mettere in atto tutte le procedure standard che il bravo escursionista deve conoscere a menadito: posizione fetale nel sottobosco e urlo disperato fino al completo esaurirsi della voce e della saliva, senza dimenticarsi di mettere la carta d’identità in posizione comoda per i soccorritori, in modo tale da agevolare il riconoscimento della mummia. A posto.
E niente, questo post per dire che i boschi dove vado io sono bellissimi e cazzutissimi, che te ci vai, ti ci aggiri dentro, entri addiritto in un macchione, diserbi un prunaio a forza di moccoli, guadi un botro (o broto) entrandoci fino alla gola, scali una collina irta e trapuntata di pini (mio albero preferito) e alla fine arrivi in cima e vedi il mare il lontananza, dopo un’ora che cammini, e questo ti ripaga di tutte le cose brutte che ti capitano sebbene voglia qui ricordare che non esistono solo le cose brutte e che infatti la Juve è andata fuori dalla Champions ahahah lololololololo merde.
L’altro giorno ero qui, che poi sarebbe più o meno qua. E’ un posto strano, isolatissimo, struggente come può esserlo ogni manufatto umano (e questo è un manufattone) che incontri dopo ore di cammino in mezzo al nulla della natura (sempre che la natura sia “nulla” e i manufatti umani siano “qualcosa”). Sono i resti di un castello pisano del 1028 d. C. (come minimo, ma probabilmente è più vecchio), ormai quasi completamente diroccato. Ci sono arrivato secondo il mio solito modo di procedere: Camminando, fermandomi ogni due minuti a guardare il paesaggio, a scrutare tra le fronde degli alberi oppure per terra (sotto la terra), travanafiando la rebilanda. Avevo gli auricolari nelle orecchie (che nel bosco non si dovrebbe fare, perché non puoi sentire se ti sta arrivando un grizzly alle spalle, o anche il brigante Tiburzi), ma non ascoltavo niente. Camminavo canticchiando una canzone che mi era rimasta nelle orecchie da quando l’avevo sentita in macchina, mentre andavo lì. La canzone faceva così:
duddurudduddu duruddudù
duddurudduddu duruddudù
duddurudduddu duruddudù [con più enfasi, tipo cantare per un sordo]
pochet coffìiii
nan nan naaaa
Quindi c’era la buona musica e le nuvole basse che viaggiavano per i poggi sfiorandomi la testa, e stavo bene. In questo posto non c’ero mai stato, tutto era nuovo: paesaggio, strade, alberi, amici immaginari del boschetto della mia fantasia. Ad un certo punto, puttana eva, svolto una curva in salita e davanti agli occhi mi si apre una valle, con una rocca dall’altra parte. Scendo giù per il sentiero, risalgo per il fianco della collina e mi inoltro in un bosco di querce, scurissimo. Poi arrivo. Eccoci qua.
Sono passato sotto all’arco della porta carraia e sono entrato dentro le mura da una breccia (no Porta Pia). All’interno del perimetro ci sono le rovine del mastio, il punto più alto di tutta la costruzione. Ci sono salito sopra e mi sono messo in posa plastica a scrutare l’orizzonte, tipo eroico generale che sfida le pallottole nemiche in prima linea. C’era un vento bestia e l’aria era abbastanza pulita, perciò ci si poteva spingere a vedere per chilometri e chilometri. Volterra a sinistra, la piana fino ai monti pisani a destra e alle spalle, le colline con uno spicchio di mare davanti. Sono rimasto lì diversi minuti, perché ci stavo benone.
Poi ha cominciate a scurire e mi è presa la paura dei fantasmi e della strega di Blair, quindi sono sceso e sono venuto via. A CORSA. Però, non appena mi passa la tachicardia (ormai sono tre giorni, ci dovremmo quasi essere), ci ritorno.
Tutto questo per dire che vicino a dove abito io ci sono dei posti bellissimi che levano veramente di culo, anche se non li conosce nessuno, e che se capitate dalle mie parti e vi interessa vederli allora basta che mi fate il classico fischio, in modo tale che io mi vesto da perfetta guida ambientale escursionistica e vi ci porto.
Magari a prendere l’aperitivo no, non vi ci porto, perché sono un po’ rustico e dell’aperitivi zuccherosi e al sapor di zampirone m’importa veramente una sega, ma nei boschi coi panorami belli sì. Casomai portatevi il siero antivipera, che non si può mai dire, hai visto mai ne cascasse una da un cipresso.
Il solito trans trans
Non so se vi capita mai di svegliarvi spontaneamente e di pensare “cazzo, non ha suonato la sveglia, sono in ritardo”. A me capita. Poi facciamo mente locale e realizziamo che è domenica, e subito ci pervade un gran senso di pace interiore. Io stamattina mi sono svegliato da solo e ho pensato “cazzo, non ha suonato la sveglia, sono in ritardo”. Poi ho pensato “ah, no, ma oggi è domenica, piglia benissimo!!1″ e subito sono stato pervaso da un gran senso eccetera. Poi ho sentito quello del piano di sopra che bestemmiava con la moglie perché non trovava le chiavi dell’Ape Poker e ho capito, nello sconforto più totale, che oggi era martedì, che non aveva suonato la sveglia e che ero in ritardo. Allora mi sono alzato di scatto, al freddo perché il termostato programmabile mi si è rotto nel 2004, e sono andato in bagno. Ho acceso la luce e mi sono guardato allo specchio. La mia faccia era esattamente questa:

Dilemma

L’altra mattina
[oh, raga, ciao!! era tanto che non ci si sentiva!!1]
ero in stazione e aspettavo il treno per un posto (mi pare fosse Firenze). Avevo perso il treno prima, perché nel mondo il numero dei parcheggi è inversamente proporzionale a quello dei vigili urbani (concludete voi il ragionamento secondo le vostre idee su chi sia in sovrannumero: i parcheggi o i vigili) e quindi ero seduto su una panchina ad aspettare quello dopo. Inutile dire che, dato il mio carattere curioso e dinamico, mi ero tipo abbioccato, secondo la migliore tradizione barbona. Quindi ero lì, sdraiato sulla panchina, quando mi si avvicina una nomade. Era giovane, avrà avuto una ventina d’anni, ed era anche piuttosto bellina (fino a che non ha aperto bocca, perché a quel punto mi ha mostrato un mezzo chilo abbondante di denti d’oro, come il nemico di 007). Mi ha detto qualcosa, ma io avevo gli occhi semichiusi e gli auricolari nelle orecchie, quindi non ho capito niente. Non avevo voglia di togliermi gli auricolari (avrei bruciato calorie invano) e quindi, in automatico, mi sono messo una mano in tasca e le ho allungato un euro. Allora lei, con il suo sorriso stile Fort Knox, mi ha detto che non voleva l’elemosina, ma che gli cambiassi dieci euro. Aveva in mano degli spicci, voleva la banconota. Allora mi sono detto: Sauro, questa qui ti vuole fottere (in senso figurato). Perché una nomade che non vuole l’elemosina, ma che tu gli cambi dieci euro, non è normale. E poi mi sono vergognato di questo pensiero così piccolo borghese. Io, l’illuminato libertario che fa il rivoluzionario sulla internet, vado a fare gli stessi pensieri dei bottegai brianzoli? NO. E quindi mi sono alzato, mi sono sistemato la redingote, mi sono spazzolato le ghette, ho inforcato gli occhiali a pince-nez e ho tirato fuori il portafogli. Poi ho preso un foglio da dieci e gliel’ho dato. Lei mi ha dato le monete.
Diocristo, erano poche. Me ne sono accorto subito. Ma poche tipo quattro, toh.
Lei mi ha detto una cosa che non ho capito, ma che dalla faccia che ha fatto era un simil “grazie”, e ha fatto per andarsene. Io mi sono sentito male. Mi ha fregato. Ecco, vatti a fidare. Ha ragione Calderoli. Giornata di merda. Allora le ho toccato un braccio e le ho detto: “sono poche”. Lei ha alzato le spalle e ha sorriso. Io ho pensato: adesso lei se ne va e io l’ho preso in tasca, perchè se se ne va mica posso rincorrerla. Che faccio, mi metto a inseguire una ragazzina? La blocco? Provo a farle una mossa di quelle che mi hanno insegnato quando facevo arti marziale?
Io?
Il pacifista?
L’anarchico?
Il femminista?
L’internazionalista?
Io dovrei usare la violenza?
Con una donna?
Con una ragazzina di neppure vent’anni?
E SE POI MI PICCHIA?
E quindi niente, ho desistito e le ho solo ritoccato il braccio (che, se ci ripenso, anche quello mi sembra troppo). Le ho detto: “guarda che neppure io sono ricco, eh? Puoi darmi i soldi che mancano?”
Lei mi ha di nuovo sorriso e mi ha detto una cosa che era tipo “ma non va bene così?”
Io le ho detto che no, non andava bene, porcamadosca, ridammi i soldi, diocaro. Allora lei ha fatto la faccia offesa, ha messo le mani non so dove e mi ha dato un altro po’ di monete.
Ora.
Io non ho capito quante fossero, queste monete. Le ho prese e le ho messe insieme alle altre, senza guardarle. Ero in preda ad astratti furori (cit.). Lei, nel frattempo, ha fatto per andarsene. Io mi sono rimesso a sedere, senza guardarla più, ma con la coda dell’occhio ho visto che si era bloccata a qualche metro da me. Mi guardava e aveva il viso arrabbiato. Mi ha detto qualcosa, ma io non ho capito.
“Eh?” le ho fatto.
“Saluto”, mi ha detto lei.
“Come?”
“Saluto!”
E mi ha fatto ciao con la mano. Era incazzata, pretendeva che la salutassi. Io ero lì che pensavo alle monete che mi aveva dato, se mi avesse fregato o meno. Pensavo se mi fosse convenuto contarle, quelle monete, oppure no. Contarle, col rischio di realizzare di essere stato fregato, oppure fidarmi, dare per scontato che le monete fossero dieci, come se me le avesse date di resto un barista qualsiasi, e non saperlo mai. Faccio l’illuminato che si fida, e le prendo senza guardare quante sono, oppure faccio il leghista gretto e me le conto una per una? Penso a me per tutta la giornata come a uno scemo o come a un reazionario? Cosa mi conviene fare?
Io ero lì, tutto impegnato a districarmi in questi miei marasmi interiori, con la mia visione della vita che vacillava, e questa voleva il saluto.
Ma che cazzo te ne fai del mio saluto? Mi hai appena fregato, l’hai fatta franca, e allora che cazzo vuoi? Vattene, no? Vai via. Vai via, perdio. Vai Via.
E niente, le ho fatto ciao con la mano. Lei dev’esserne rimasta soddisfatta, perché se ne andata.
Ho continuato a pensare a questa cosa per parecchi minuti. Ho tirato fuori un libro e ho cominciato a leggerlo, ma non c’era verso: ho letto trecento volte le stesse due righe, senza capirci un cazzo. Il mio cervello era sempre lì, al bivio “mi fido/ma me l’ha messo nel culo” o “controllo/ma sono fascista”.
Alla fine, mentre il treno entrava in stazione, lei è ripassata di lì. Mi ha guardato e mi ha sorriso. Non ho ancora capito se si trattasse di un sorriso “grazie, sei stato gentile” oppure di un sorriso “ahah, sei proprio un coglione”. Oggi, dopo che è passato qualche giorno, io penso che fosse un sorriso “grazie, sei stato proprio gentile a fare il coglione e a farti fottere un paio di euri”.
Cifra che, per un sorriso (specie a 18.000 carati), non è neppure troppo alta. Magari ho fatto un affare. Vallo a sapere.
Il giudice matto
Adesso c’è questa cosa, che a Canale 5 hanno pedinato il giudice Mesiano (un’altra delle cose gravi che imputo a questa destra: oltre ai direttori di giornali cattolici, mi hanno fatto venire simpatici anche i giudici). Il video è questo.
Che dire? Linciaggio mediatico, bla bla, virtuale testa di cavallo nel letto, bla bla bla, $1gn0r4gg10. Tutto vero e tutto inquietante. La cosa che più mi inquieta, però, non è il fatto che hanno appena “attenzionato” un giudice. Quello è sempre esistito: chissà quanti giudici hanno avvertito e noi non ne abbiamo mai saputo niente (e mica solo questi qui che sono al governo ora, eh? Probabilmente è una cosa che è sempre andata di moda, magari sin dal 1860). La cosa che più inquieta è il fatto che il servizio non fosse a uso e consumo del giudice, ma dei vecchietti e delle casalinghe che a quell’ora sono lì a guardare l’entusiasmante trasmissione condotta da quel giovanotto un po’ sovrappeso che appare all’inizio del video.
Il messaggio del servizio è: “ATTENZIONE!!1 Il giudice che ha condannato Mediaset a pagare 750 milioni di euri – cosa che mette a rischio, cari telespettatori, il vostro diritto a poter vedere programmi come Beautiful e Ciao Darwin – è un mattoide stravagante e pericoloso. Pensate: va avanti e indietro mentre fa la fila dal barbiere (ma siamo sicuri che fosse un barbiere e non un talebano infiltrato?), fuma lontano dalle scartoffie e (reggetevi forte) C’HA I CALZINI CELESTI SUI MOCASSINI BIANCHI. Roba che scotta, cari cerebrolesi telespettatori. Ma adesso cambiamo argomento e diamo la linea alla televendita dei ciottoli per la cucina“.
E’ chiaro come ormai siano caduti anche i limiti minimi di professionale decenza con cui (a parte Emilio Fede) la maggior parte dei giornalisti televisivi al soldo di Papi cercavano di mascherare la loro militanza. Non gliene frega neanche più niente di darsi una parvenza di equidistanza (e d’altra parte nessuno la pretende); ormai gli basta fare quello per cui sono pagati (che evidentemente non è giornalismo, ma un’altra cosa). Il messaggio che dovevano dare era che il giudice fosse uno squilibrato, e l’hanno dato a prescindere da quello che il giudice faceva. Lo hanno pedinato una mezza giornata e hanno visto che faceva la fila dal barbiere. Una casualità. Lo avessero beccato che faceva servizio sulle ambulanze o aiutava le vecchie ad attraversare la strada, lo avrebbero stangato lo stesso.
E la cosa grave è questa qui: ormai non gliene frega più niente di cercare una pezza d’appoggio alle loro tesi, perché sanno che non è più necessario. Sono convinti che ormai i loro messaggi passino a prescindere dal contesto in cui li confezionano. Sono convinti che i loro telespettatori, quelli che in televisione guardano loro e soltanto loro, perchè il resto dell’informazione è in mano ai komunisti (o anche perché veramente in televisione non c’è altro da guardare, specie a quell’ora), recepiscano qualunque cosa senza stare neanche più ad interrogarsi. Io ce lo vedo il pensionato, sveglio già da due ore perché puttana troia non riesce a dormire e alle 5 c’ha già l’occhi sbarrati, lì davanti allo schermo. Mi sembra di sentire i suoi pensieri.
“Certo, dè… questi magistrati… i calzini celesti, maremma maiala… mah. Bisogna essere proprio squilibrati, eh. I calzini celesti ce l’ho anch’io, perché Marisa diceva che stavano bene con la tuta della ditta, però non me li mettevo mica per andammi a fa’ i capelli. Boh… Matti sono. Giudicano, fumano… vanno su e giù… è un lavorone. Fumare, a di’ la verità, fuma anche il mi’ genero, ma lui fuma da fermo. Non è che fuma mentre va avanti e indietro. E’ normale, il mi’ genero, anche se è della Fiorentina. Quel giudice lì si vede che è fori di testa. L’hanno detto alla televisione… sarà vero. Via, ridai, riandiamo al gabinetto. Accidenti alla prostata e chi l’ha ‘nventata, maremma budiula”.
Io spero di avere torto e di essere troppo pessimista. Ma secondo me no, non sono pessimista e quella gente di Canale 5 ha fatto bene i suoi conti.
Un’altra cosa che non perdono ai nostri governanti: inquietarmi così tanto da farmi fare post – passatemi il termine – seri.
Sono andato in un posto intellettuale, e nessuno mi ha preso a cazzotti
Nel fine settimana sono stato al Pisa Book Festival, la fiera dell’editoria indipendente. Pur essendo già all’edizione numero boh, 3 o 4, per me era la prima volta. Non c’ero mai stato per via del fatto che sono pigro e mi rompo i coglioni a fare qualsiasi cosa che non preveda, alla fine, un pagamento in denaro o un’eiaculazione (mia). E a volte, pensate un po’, sono talmente pigro che rinuncio anche al denaro (a quell’altra cosa no, mai, anzi, ma insomma, lasciamo perdere che poi ci passo male).
Secondo me il Pisa Book Festival è un coso parecchio ganzo, quindi era meglio se ci fossi andato prima. Ma vabbè, è inutile piangere sul latte scremato: non è che se ci piangi sopra si screma di più (queste sono perle di saggezza che vi do gratis perché siamo amici, ma mi costa), e sicché dai, non piangete. Ci saranno nuove occasioni per scremare il latte. Domani è un altro giorno (ma anche oggi è un altro giorno rispetto a ieri) (e ieri era già un altro giorno rispetto a ieri l’altro, ma anche, che ne so, al 28 aprile 1937) (boia, stamani divago abbestia).
Al Pisa Book Festival ci sono moltissime case editrici medie e piccole: tutte agguerritissime e convintissime di fare una cosa degna di essere fatta. Per quel che ho potuto vedere, molte di queste case editrici hanno tutti i motivi per essere convintissime. Ammetto di essere andato lì pieno di pregiudizi: siccome erano tutte case editrici non grandissime, non onnipresenti sugli scaffali delle librerie, pensavo che avrei visto bancarelle piene di libretti scazzati, tirati via, fatti senza amore né convinzione. Non è così, almeno per la grande maggioranza degli espositori. Ho visto edizioni curatissime, con copertine belle e di qualità. Ho visto rilegature vere, solide, da libri “veri”. Ho visto libri di autori esordienti sconosciuti (ma non solo) presentati con grande passione e ho parlato con editori/redattori/addetti a sonasegacosa che si perdevano molto volentieri a spiegarmi le cose, a raccontarmi dei loro libri come se fossi una persona normale. Insomma, mi sono divertito parecchio. Avrei voluto comprare tipo duecentocinquanta libri, ma sono povero e ne ho preso uno solo. Per l’anno prossimo, quando ci ritorno, spero di aver fatto i soldi (ma secondo me non ce la faccio, eh).
Le cose che mi sono piaciute di più sono le due case editrici anarchiche (di cui ero già cliente affezionato), quelle non proprio anarchiche ma comunque simpatizzanti, e una casa editrice con cui ho un abboccamento per una cosa che poi vi dico.
Poi vabbé, c’era anche un monte di fia, ma quella c’è anche in televisione o su internet, quindi non conta.
BOCCIATO IL LODO AL FANO!!1!1UNDICI
BOCCIATO IL LODO ALFANO
ALFANO LODO BOCCIATO IL
LODATO IL BOCCIANO ALFO
BOCCIOLOLODOLANOALFANATO
BENE.
Ma adesso passiamo alle altre notizie. Cronaca. Vergate sul Membro (WO): un quarantenne di quarant’ann-
BOCCIATO IL LODO ALFANO, DIO CARO!1
ALFANONE!! NO LODO!!!1
Ok.
Niente, bocciato il lodo Alfano.
ULTIMORA:
MILANO – EMILIO FEDE C’E’ RIMASTO DI MERDA.
GODI POPOLO
Si diceva: uno sulla quarantina, di vicino Sardananopoli (FI, ma anche TRO), è stato fermato dalla polizia postale per un traffico di immagini pedopornografiche. Anzi, no… scusate… le agenzie hanno appena battuto una rettifica: il quarantenne di quarant’anni non è in stato di arresto per detenzione e spaccio di immagini di bimbi ‘gnudi, ma per aver
BOCCIATO IL LODO ALFANO
S’indaga negli ambienti dei bocciatori di lodi alfani (ma non ci si capisce una sega, va detto).
Il legale del quarantenne (avv. Palleroni, del foro di Minchiachina) ha dichiarato: “il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma anche di quella di bocciare il lodo Alfano”. Lapidaria la procura, per bocca del sostituto procuratore Amalasunta Palafitto di Villanova: “le prove sono schiaccianti, sul computer del quarantenne sulla quarantina sono state rinvenute immagini inequivocabili di minorenni in pose lascive, nonché un lodo Alfano palesemente bocciato”.
EMILIO PUPPACI LA FAVA
Sconcerto nel paese del quarantenne: “Sembrava una persona normalissima, non certo un pedofilo”, dice il capo dei vigili urbani; “Mai avrei pensato che il quarantenne avrebbe potuto macchiarsi di un crimine sì grave come la bocciatura del lodo Alfano”, ha invece dichiarato una vecchia.
MAREMMA CIGNALA
BOCCIATO IL LODO ALFANO
MA DIMMI TE
HASTA LA VICTORIA, COMANDANTE CORTE COSTITUZIONAL
NO PASARAN
NO LODERAN
NO AL FAN





