Non riceviamo, ma volentieri pubblichiamo lo stesso
Uno dei miei tre idoli (gli altri due sono Fabrizio De Andrè e lo Zio Bergomi), ha inviato ai Paguri, mie fonti di ispirazione e suoi colleghi di Vernacoliere, un manifesto che gli autori di Don Zauker hanno prontamente sottoscritto e pubblicato. Nel mio piccolo, volendo dare massima diffusione ad un’idea che giudico sacrosanta (forse non è il termine più appropriato, come si vedrà), faccio altrettanto.
Manifesto (o Manifestino)
della mancanza di rispetto verso la Chiesa Cattolica
L’evoluzione dell’uomo ha permesso alcune fondamentali acquisizioni: il principio di non contraddizione, la penicillina, la democrazia, il rispetto per il pensiero altrui. Questo rispetto viene giustamente esteso a tutto ciò che non è puro pensiero ma anche credenza, spiritualità e ciò che questi concetti di sfuggente definizione producono in campo etico: riti religiosi, manifestazioni devozionali, etc. Bene: oggi, anno 2008 dell’era post-tecnologica e informatica, a più di due secoli dall’Illuminismo ed a quasi un secolo dalla teoria della relatività, la Chiesa Cattolica continua le sue incursioni contro la razionalità, l’evoluzionismo, la ricerca scientifica, la medicina curativa e palliativa e molti altri baluardi della nostra debole maturità umana. Per contro, la Chiesa Cattolica, propugna con vigore e in modo invadente il suo modello di civiltà: l’obbedienza acritica verso una dottrina ed una tradizione forgiata a suon di concilî rissosi, papi sanguinarî e persecuzioni inquisitorie, l’ingerenza nell’etica individuale e sociale, la pressione costante sui governi - segnatamente quello italiano ma in principio quelli di tutto il mondo - affinché modellino le proprie leggi sulla base dei dettami cattolici, la condanna di ogni etica diversa da quella cattolica e la pretesa di fungere da unico paradigma di comportamento non soltanto per gli adepti di quella sètta ma per tutti gli esseri del mondo.
A complemento di questa protervia dottrinale vi è una pratica religiosa troglodita e barbara fatta di riti necrofili e pacchiani, come l’ostensione del cadavere di Francesco Forgione, l’agitazione di ampolle contenenti il falso sangue di un morto, il cencio dipinto in epoca medievale con la pessima riproduzione dell’impronta di Gesù, le lacrimazioni di statue di gesso, riti che sarebbero del tutto risibili se non fossero accompagnati dalla frode (la maschera di silicone sul volto del cappuccino, il falso storico-chimico della sindone e del sangue liquefatto, etc) e deliberatamente vòlti al profitto economico, oltreché al plagio ed alla soggezione degli ignoranti.
L’universalità dei mezzi di comunicazione e la forza che la Chiesa Cattolica esercita su di essi rende la moltiplicazione di quesri riti, divieti, sentenze e prescrizioni del tutto assillante ed invadente nei confronti di quell’enorme parte della civiltà umana che non vi crede. Questo è il punto: la Chiesa Cattolica ed i suoi adepti difendono questa congerie di riti e superstizioni appellandosi al rispetto che si deve verso la religione e verso la sensibilità religiosa dei credenti. Di fatto questo limite è infinito, non potendosi sondare quale sia il punto oltre cui la «sensibilità religiosa» di una certa persona si ritenga urtata. La civiltà dell’Illuminismo, del libero pensiero e della democrazia ha portato a maturare il rispetto verso le idee e le idee religiose dei singoli, estendendo il principio della difesa della libertà di pensiero anche a coloro che per secoli hanno fatto del settarismo e della persecuzione il principale mezzo di propaganda della loro dottrina.
Oggi il libero pensiero, la libera ricerca scientifica, la libertà di scelta morale dei singoli è costantemente ostacolata, criticata e negata dalla chiesa Cattolica con l’opera di capillare propaganda portata avanti dal suo capo. Di fronte ai continui attacchi verso i principî che ci hanno permesso di uscire dalla barbarie dei secoli passati e dalla soggezione di una dottrina opprimente e involutiva, è necessario che gli uomini razionali difendano il loro patrimonio di cultura e di evoluzione, così come è necessario alla fragile democrazia difendersi dalle insidie del sempre rinascente totalitarismo. È per questo urgente motivo che, d’ora in avanti, non porteremo più rispetto verso la «sensibilità religiosa» di chi ci propone sfacciatamente l’adorazione di cadaveri o parti di essi, di chi propugna l’accanimento terapeutico sui decerebrati, di chi condanna l’uso della pillola del giorno dopo, di chi si oppone all’uso dell’aborto anche per fini terapeutici, di chi promuove la continuazione del dolore come mezzo di dominio sulle coscienze, di chi sentenzia giornalmente sopra a materie di normale amministrazione socio-politica e privata come le unioni civili, le pratiche sessuali, etc. Non gli porteremo alcun rispetto, perché il loro pensiero costituisce un danno ed una involuzione per la società.
Perdipiù, il principio di rispetto verso le idee e convinzioni altrui dev’essere reciproco: non si capisce perché la Chiesa Cattolica debba giornalmente infrangere questo principio offendendo la sensibilità e la razionalità di tutti coloro che non si riconoscono parte di essa, proponendo loro argomenti, dettami e comportamenti che offendono la logica e la ragione. Gli uomini razionali, eticamente maturi e pacifici hanno dunque tutto il diritto di risentirsi e considerarsi offesi di fronte a queste continue incursioni. È per questo principio che, al puro scopo di autodifesa, sospendiamo ogni forma di rispetto verso la Chiesa Cattolica, avendo come unico limite quello delineato del codice civile e penale. Tutti i riti, le affermazioni e le azioni della Chiesa Cattolica che risulteranno contrarie alla logica, alla ragione, al buon gusto e ad un’etica laica matura ed evoluta, saranno pertanto fatto oggetto di scherno, riso e mancanza di rispetto. Sarà dunque lecito al laico ed all’uomo razionale non solo criticare, ma anche prendere a pernacchie l’apparizione di un santo fra le macchie di una padella o quei miracoli dove si ringrazia perché non sono morti proprio tutti. Ciò che offende la ragione non sarà più rispettato.
Concetti come «fede», »sensibilità» e «spiritualità» non potranno più costituire una copertura ed una patente d’impunità per tutto ciò che di illogico, ripugnante, antistorico, antiscientifico e laicamente immorale propugna la Chiesa Cattolica.
Federico M. Sardelli
Istituzioni
Di solito, quando sono da solo in macchina, ascolto Radio Radicale. Mi piace la rassegna stampa del mattino, molto approfondita, e mi piace il momento in cui aprono il microfono agli ascoltatori - senza nessunissimo filtro - e chiama sempre una vecchia di Roma, incazzatissima, che esordisce immancabilmente con “ciao, partito dei froci” (e non le buttano giù il telefono: la ascoltano mentre li offende tutti). Un altro degli appuntamento che ascolto volentieri è la chiacchierata tra Pannella e il direttore della radio, Bordin. Si tratta di due persone intelligenti, piuttosto in su con gli anni, che parlano con tutta tranquillità di politica, come se non li ascoltasse nessuno. Bello. I due poi sono anche accaniti fumatori e la trasmissione è tutto un fiorire di catarri paurosi e scaracchiamenti a due centimetri dal microfono, inframezzati da qualche bella riflessione sulla Corte Costituzionale, le battaglie per la moratoria mondiale della pena di morte, l’antiproibizionismo, cose così. Sembra di sentire i vecchietti del mio bar quando, dopo l’estenuante partita tressette/trecento/scopone, col tavolino pieno di cadaveri di bicchieri di spuma, prendono a discutere di filosofia:
- Dice che Carlo del Luschi sia per le bue, eh? (COLPO DI TOSSE) Ha’ sentito?
- See, o che dici? Ma ruzzi? (SCATARRATA)
- Sì, guà, era meglio se ruzzavo! Pare ni sia preso un coso, uno stranguglione di quelli tremendi, vai. Un ittus. (BESTEMMIA), m’ha detto Demogno che vedrai ni s’è bloccata tutta la parte destra, dice c’abbia la bocca tutta storta e ‘un si mova più…
- (BESTEMMIA LUNGA), era poo meglio se moriva quella vorta che si rovesciò colla motozappa, te lo dio io…
- Ha’ ragione, vai, (BESTEMMIA): pativa di meno. Invece quella vorta lì si portò via du’ dita de’ piedi e basta, (BESTEMMIA). Ir giorno dopo era già a coglie le ‘arote nell’orto. Che popò d’arnese, oh…
- Boia, la vita, come fa caa (SCATARRATA CON SPUTO TRA I PIEDI, CHE POI VIENE FISSATO CON INTENSITA’ E IN SILENZIO PER ALMENO TRENTA SECONDI)
- Ehhh…
Con Pannella e Bordin è una cosa del genere. Mi rilassa. Ieri mattina ero in giro con l’auto per lavoro e avevo messo su Radio Radicale, dove stavano trasmettendo in diretta la seduta d’apertura del senato, quella nella quale eleggono il presidente. Per mezzora buona si è sentita solo la voce di Andreotti, presidente provvisorio in qualità di senatore più simpatico (o più anziano: non ricordo), che diceva:
Schifani…
Schifani…
bianca…
Schifani…
bianca…
Schifani…
Bonino…
Schifani…
Schifani…
bianca…
bianca…
Schifani…
bianca…
Schifani…
Schifani…
bianca…
Schifani…
bianca…
Rossi Paolo? E chi stracazzo è? Il centravanti? Ah, prendono per il culo… ho capito.
Schifani…
bianca…
Bonino…
bianca…
Schifani…
Schifani…
Schifani…
bianca…
E via così. Bello, mi ha preso bene. Poi hanno eletto Schifani, lui ha iniziato a parlare e allora ho cambiato stazione (ho messo su una radio della Corsica che parlano in francese, dalle mie parti di prende). Ancora non ho capito chi cazzo fosse, il senatore Bianca, ma comunque ha preso un fottìo di voti. Peccato ha perso, perché come capo dei senatori, secondo me, era più bravo lui.
E’ il 29 aprile e tutto va bene
E’ incredibile. Quel baciapile voltagabbana arrogante di Rutelli ha perso, e io non riesco a gioire come avrei creduto. Maledetti fasci. Oltre a quelle grandi, riescono anche a negarmi le piccole gioie della vita. Cazzo vi costava perdere tutti e due e far vincere, che ne so, un dito in culo? Sarebbe stato comunque molto più simpatico di voi, e forse anche più bravo ad amministrare la capitale. Chissà, forse avrebbe anche fatto la linea C della metro. Bello, un dito in culo con la fascia tricolore. Se ce l’ha Mastella, la fascia, non vedo perché non dovrebbe avercela dito-in-culo. Quanto a Rutelli e Alemanno, via, raus, tutti e due a lavorare sul serio, una volta nella vita. Rutelli l’avrei visto bene a fare lo stradino sul raccordo anulare, sì, e Alemanno a montare le gru. E invece no, col cazzo, ha voluto vincere il fascio. Quello dichiarato, intendo. Bah. Tutto procede secondo i piani, comunque. Non lo so, ma secondo me questa ennesima debacle elettorale ha a che fare col fatto dell’ostentazione della mummia sfatta, fasulla e coi vermi salma di Padre Pio. Cioè, non riesco a trovare bene il nesso, ma secondo me c’è. Dev’essere una cosa tipo Nostradamus, tipo quelle che prediceva lui. Oppure ci dev’essere qualche trigono astrale, qualche allineamento tra pianeti. Qualcuno ieri sera ha visto Voyager? Hanno detto niente? Non ditemi che hanno di nuovo parlato del chupacabras, perché vorrebbe davvero dire che al ridicolo non c’è proprio fine.
Malta for dummies

Allora, rieccoci qui: sono tornato. Gli aerei non cadono, il miracolo si ripete, le hostess all’andata erano due discrete, una passabile, una non classificata. Al ritorno, grande sorpresa: le hostess erano tutti uomini, anche quella che si chiamava Nicole, che però di femminile aveva solo il nome scritto sulla targhetta e il fatto che non indossasse la cravatta. Non vi dico come ci sono rimasto: a me le cravatte della Ryanair piacciono molto, perché sembrano quelle dell’Inter.
Malta è bella. Ci sono un mucchio di cose da vedere: chiese, castelli, chiese dentro castelli (più raro il contrario), uno spiazzo pieno di pietre preistoriche, chiese, chiese, castelli, chiese. Se vi piacciono le chiese e i castelli, direi che siete nel posto giusto. Se invece vi piaccione le cose preistoriche, fate prima a guardarvi un documentario su History Channel.
Adesso vi imparo una cosa nuova: dovete sapere che a Malta c’è stata, a partire dal 1530 e fino a quando Napoleone non l’ha cacciata, una congrega di mattacchioni che si chiamava Ordine dei Cavalieri di Malta, già Ordine dei Cavalieri di Rodi, già Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni in Gerusalemme della Supercazzola Prematurata. Si trattava, in pratica, di una specie di frati benedettini che ammazzavano i musulmani e ne erano a loro volta ammazzati, perché all’epoca si usava così, e probabilmente tra poco userà di nuovo, non appena in Medio Oriente si accorgeranno che qua da noi stanno per fare Calderoli vicepresidente del consiglio. Questi frati guerrafondai erano grandissimi combattenti di mare, temuti da tutti e molto incazzosi. A differenza degli altri pii cavalieri Templari (talmente pii che sbudellavano la gente solo dopo aver fatto voto di castità e povertà), però, a loro non è stato dedicato nessun libro-pacco tipo il “Codice da Vinci”, cosa che ha fatto molto male all’amor proprio di tutti i maltesi e di tutti i benedettini.
Ora, questi cavalieri, a Malta, facevano un po’ quello che cazzo gli pareva, perché loro erano armati con le lance, le spade, i cannoni, tutto. Nel 1565 (bei tempi), dopo aver resistito ad un assedio di turchi durato 4 mesi durante il quale erano schiattati quasi tutti, i Cavalieri della Supercazzola fortificarono tutta l’isola. La Valletta, capitale maltese chiamata in questo modo in onore della Canalis, nacque in seguito a questa carneficina, e infatti si tratta di una grande città-fortezza-porto, con i vicoli che scendono dall’alto delle colline e arrivano al mare. Dovunque ti giri, a La Valletta, vedi torri, bastioni, mura, cannoni. E dove ti giri, a Malta, vedi torri, torrette, fortini, mura. Le tracce dell’Ordine sono sparse ovunque, ma soprattutto nella capitale. I cavalieri hanno lasciato molti palazzi (i quartier generali dove erano accasermati, divisi in otto “lingue” o nazionalità) e svariate chiese, tra le quali la più importante è la co-cattedrale di San Giovanni. Lo so, co-cattedrale. Sembra una cazzata, ma non me lo sto inventanto: è vero. Evidentemente a Malta c’era già una cattedrale, e quando fecero quella di San Giovanni non ebbero cuore di retrocedere l’altra, per cui optarono per un ex equo. La co-cattedrale di San Giovanni è un tripudio barocco talmente colmo di roba lussuosa e pacchiana che potrebbe benissimo averla arredata un Roberto Cavalli minimalista. Nella co-cattedrale ci sono anche un paio di opere di Caravaggio: “La decapitazione di San Giovanni” e il “San Gerolamo”. La prima, devo dire, è davvero imponente e fa impressione. Non è (chiaramente) come un tunnel di Ibrahimovic con successiva sciabolata di esterno destro in corsa, ma ci si avvicina parecchio. Di chiese, a Malta, ce ne sono moltissime. Anche il paesino più scrauso ha la sua immensa chiesona, con i campanili e le cupole che spiccano da tutti gli angoli dell’isola. Alla fine, dal punto di vista storico/artistico/culturale, Malta offre molte opportunità, cosa che probabilmente, in futuro, le risparmierà una visita di piacere da parte della quasi totalità del corpo elettorale del Lombardo-Veneto.
Ma veniamo alle cose serie: le maltesi sono molto carine. Piccoline, compatte, procaci, dal gradevole aspetto mediorentale: carnagione olivastra, capelli scuri, occhi verdi. Anche molti maltesi maschi rispondono ai suddetti requisiti (a parte le PVPPE, che non hanno), come dimostra il fatto che ogni tanto mia moglie trasaliva e bloccava per mezzore intere il suo sguardo su alcuni abitanti del luogo, bevendo lunghe sorsate d’acqua per contrastare l’azzeramento della salivazione. I maltesi mi sono sembrati simpaticamente chiassosi e aperti, molto mediterranei. Bella gente, piena di vita, che parla una lingua incomprensibile di chiare origini camitiche, un ottimo inglese (è la lingua ufficiale) e un decente italiano (quasi sempre). Ah, e ricordano molto i dayachi di Sandokan, anche.
La vita, a Malta, non costa molto. Certamente non più che in Italia. Sarà stata la bassa stagione, ma con dieci euro a testa abbiamo mangiato come sfondati, ogni sera. La cucina tipica maltese non è molto differente dalla nostra: pane, olio, formaggio, pesce, vino. Il loro piatto nazionale di carne è a base di coniglio, e quindi non l’ho potuto assaggiare: il coniglio mi fa schifo, sia da vivo che da morto, e prima di mangiare uno di quei cosi lì mangerei più volentieri una carogna di camaleonte. Per cui, sulla carne tipicamente maltese, nulla vi so dire. Il loro formaggio però è buono, fresco e forte tipo la feta greca, e il pesce idem (idem nel senso di buono, non nel senso di fresco e forte tipo la feta greca). C’è da dire che una sera hanno provato ad avvelenarmi dandomi a tradimento del fegato. Io il fegato lo odio. Vorrei che tutti i fegati di questa terra morissero in questo preciso istante. Fegato sucks. Vi prego, se avete intenzione di invitarmi a casa vostra pensando di darmi del fegato, ripensateci: cucinatemi una bella merda , ché io apprezzerò sicuramente di più. Bah, fegato. Disgustorama. Non voglio poi pensare al fegato del coniglio: dev’essere una cosa immonda, come votare la Santanchè.
A Malta ci si sposta con gli autobus, il cui tratto caratteristico consiste nel fatto di risalire simpaticamente al tempo dei Cavalieri di San Giovanni (alcuni sono addirittura dei tempi di quando San Giovanni andava alle medie). L’isola, infatti, è percorsa da queste centinaia di autobus gialli, vecchi di cinquant’anni come minimo. Visti da fuori, sembrano quelli dei film americani degli anni ‘30, mentre da dentro paiono presi pari pari da una pellicola neorealista con Sordi o De Sica. Ah, un’altra simpatica caratteristica di questi trabiccoli è di essere guidati esclusivamente da mentecatti. Se non sono mentecatti con chiari istinti omicidi, non possono fare gli autisti di autobus maltesi. A Malta si guida, come si dice dalle mie parti, come gli assassini. Ho visto fare incroci assurdi, disegnare traiettorie paraboliche che sfidano le leggi della fisica, ho visto lamiere fermarsi a un millimetro dal grattugiamento e ho visto autisti di autobus scaccolarsi in derapata mentre parlavano al cellulare, porgendo il biglietto ai passeggeri con i denti. Detto così non sembra molto rilassante, e infatti non lo è: fa proprio paura. Dulcis in fundo, a Malta guidano tenendo la sinistra, e questo ha fatto sì che rischiassimo la vita ogni singola volta che attraversavamo la strada, in quanto da noi si attraversa la strada guardando prima di là e poi di qua, mentre nei paesi barbari che tengono la sinistra bisogna farlo guardando prima di qua e poi di là, perché le macchine arrivano innanzitutto da qua, e solo in un secondo tempo da là. Tutto chiaro? No? Cazzi vostri.
Malta, comunque, è un bel posto. Civilizzato ma non troppo, con un bel mare (niente spiagge, solo scoglio), molte cose da visitare e della bella gente. Guardando Malta mi è sembrato di rivedere la Toscana costiera di quando ero piccolo, negli anni Ottanta: le aiuole non sono curatissime, nelle fontane l’acqua ristagna, i giardini sono spelacchiati e cespugliosi, le banchine delle strade non sono transitabili per un cazzo e in giro c’è più di una cartaccia. Però tutto questo me l’ha resa romanticamente vera, Malta, e anche un pochino più umana.
Amare considerazioni a margine del rientro nella terra dei padri (que’ budiuli)
Ariecchime. A Malta tutto a posto, grazie. Poi vi dico. La mia assenza mi ha permesso di ignorare, per quanto possibile, il fatto che è tornato a Sivvio Belluscone. Mi pare che tutto quello che si poteva dire sia già stato detto: propositi di emigrare all’estero, cascamenti di braccia di fronte ad un paese che scopri molto peggiore di quanto ti saresti aspettato, ecc. Tutte cose che sembrano scontate, ma che putroppo sono tutte VERE, merda, e probabilmente degne di essere dette. Lo sconforto è parecchio, ma tant’è. Le cose sono due: o imbracciamo i fucili e le molotov, o ci rassegnamo. Quando avete deciso cosa fare, fatemi un fischio. A me vanno bene entrambe le cose. Il mio consiglio, comunque, è di rassegnarci: se imbracciamo i fucili, idioti come siamo, è capace che ci spariamo sui coglioni. Comunque una cosa la voglio dire:
Ok, poi vi faccio sapere di Malta.
P.s.
Dimenticavo. Ronaldo che fa la publicità della Crescina non è una cosa seria. Ronaldo non era calvo, era solo uno che si rasava i capelli. Adesso non se li rasa più, ed ecco spiegato il fungo atomico peloso che ha sulla cucuzza. Quando la Crescina punterà con fiducia a Galliani come testimonial, allora mi ricrederò sulla reale efficacia del prodotto. Ci tenevo a dirlo. Mi sembrava importante, ecco. Forse mi sbaglio.
Corsi e ricorsi

Il fatto che il parlamentare più a sinistra della prossima legislatura possa essere Rosy Bindi, beh, un pochino mi inquieta. Non c’è più nessuno di sinistra nel parlamento italiano. Non.C’è.Più.Nessuno.Di.Sinistra.Cazzo. L’ultima volta che è successo, mi pare, un altro pelato (all’epoca i trapianti non esistevano) ha governato il paese per un ventennio e in maniera piuttosto discutibile, sebbene i treni arrivassero in orario. Vabbè che la storia non si ripete, però…
E vai
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E quindi oggi sapremo, sapremo se ha vinto il partito dei conservatori1, come può anche essere, o se invece ha vinto Berlusconi. Io, per non saper nè leggere nè scrivere, domani parto e me ne vado via dall’Italia. Vabbè, che c’entra, poi sabato torno, ma la mia temporanea emigrazione è comunque un chiaro segnale rivolto alla classe politica italiana, efficacemente riassumibile con la frase “non rompetemi mai più il cazzo, brutti figli di puttana”. Ci sentiamo la prossima settimana. Voi, nel frattempo, divertitevi con le dirette fiume del TG4.
- già. [torna al testo]
Acqua e sapone
Avendo finito gli argomenti interessanti nel ‘98, continuo con l’esporvi una serie di cazzi miei, in modo tale che anche gli ultimi due lettori mi abbandonino e possa chiudere il blog senza troppi rimpianti. Ora, dovete sapere che io ho una spondilolistesi, che sarebbe una vertebra schiacciata, o spostata in fuori (non mi ricordo). In conseguenza di questo, soffro spesso di mal di schiena e quindi, in conseguenza della conseguenza di prima, ho iniziato ad andare in palestra per: 1) dimagrire (sfioro i 95 chili) e 2) rinforzare addominali e dorsali, unico sistema di ingabbiare la vertebra figlia di puttana. Poi c’è anche il motivo 3), chiaro, e cioè guardare le ragazze che fanno gli esercizi per gli adduttori o i pettorali1, ma adesso non voglio rivelare troppo di me (sono una persona molto discreta), quindi fate conto che il punto 3) non ve l’abbia detto. Dopo un po’ di tempo che mi ero iscritto a questa palestra, comincio ad essere tempestato di telefonate da quella che gestisce il centro benessere della stessa. La ragazza in questione, che per ovvi motivi di privacy chiamerò con il nome inventato di Mary Scassacazzi, mi ha telefonato almeno quaranta volte per fissare un “appuntamento gratuito per vedere quello che c’è da fare”. Ora, a parte il fatto che una che ti telefona e ti dice “vediamo cosa c’è da fare” mi fa subito pensare alle tipiche situazioni da film porno (e questo non sarebbe per niente male), c’è anche da dire che io sono uno fisso sfavato, che non ho mai voglia di fare niente, che le novità mi annichiliscono e che gli esseri umani che non conosco e mi vengono a cercare per un qualsiasi motivo mi incutono un ancestrale timore. Per tali motivi, ho cercato di rimandare il più possibile l’incontro con la tizia. Ho svicolato in tutti modi possibili e immaginabili (una volta avevo problemi sul lavoro, un’altra avevo l’ebola, quella dopo ero in galera per sfruttamento della prostituzione, le solite scuse), ma alla fine è stata più forte lei: spinto dalla disperazione, ho accettato di andare dall’estetista. Oh, voi non ci crederete, ma sono andato dall’estetista. Io non credevo che ci sarei mai andato, davvero. Mai. E invece oh, ci sono andato. La prima cosa che mi ha colpito, appena sono entrato, è stata l’odore di fioraio. Dall’estetista c’è lo stesso odore che c’è dal fiorario, uguale. Un misto di paglia, piante putride e diserbante. La seconda cosa che mi ha colpito è stata la musica: non la conoscevo, ma mi sembrava una specie di Enya cinese. Una voce femminile, comunque. Una voce femminile che stava male e faceva una specie di guaito, tipo quello che fanno i rospi malati quando li schiacci con i piedi (provate anche voi, è divertentissimo e non si va in galera). Una musica davvero rilassante, se si è sordi. Per amore di verità va comunque detto che la ragazza, bontà sua, aveva le puppe grosse, e questo è sicuramente una cosa che ben dispone. Dopo i convenevoli di rito, mi ha chiesto:
- Sei mai stato dall’estetista prima?
- No.
- Che prodotti usi?
- Per cosa?
- Per pulire il viso. Creme, lozioni, cose così.
L’ho guardata come se mi avesse chiesto di mangiare una merda.
- Uso il sapone, a volte. Ma non sempre. Capita che la mattina mi alzi in ritardo, e allora esco in pigiama senza neanche passare dal bagno. A volte, per lavarmi, aspetto che piova.
- Ah, - ha fatto lei. Avendo paura di averle fatto una cattiva impressione, ho provato a rimediare.
- Però da ragazzo usavo il Topexan.
- Il Topexan è troppo aggressivo. Mangia la pelle.
- Allora è colpa sua se sono brutto.
- Un insieme di fattori, diciamo. Senti, andiamo di là?
Ho annuito e siamo andati di là, cioè in una stanza di un metro per cinquanta centimetri, dove c’era un lettino di 99 centimetri per 49.
- Mettiti a dorso nudo e sdraiati sul lettino, - mi ha detto.
Ho pensato che la cosa si facesse interessante e ho cominciato a spogliarmi.
Ad un certo punto mi ha fatto:
- No, le mutande no. Rimettiti i pantaloni e sdraiati sul lettino, grazie.
Ci sono rimasto un po’ male e mi sono sdraiato. Lei si è piazzata dietro la mia testa. Diciamo che la mia testa toccava con qualcosa che non era la sua testa, ma un’altra parte del suo corpo (vediamo se la indovinate). “Cazzo, piglia bene dall’estetista”, ho pensato. Lei ha preso a massaggiarmi il viso, il collo, le spalle. “Boia dè, fortissimo, l’estetista”. Ad un certo punto ha preso a spalmarmi della roba in faccia. Era tipo moccio, ma profumato. Una bella sensazione, credo ascrivibile più al profumo che al moccio. Ad un tratto ho avuto paura che la cosa mi stesse piacendo troppo e che potessi fare una brutta figura, dando segni inequivocabili, là sotto, di apprezzamento. Un’alzabandiera, agli occhi di Mary Stressaminchia, mi avrebbe sicuramente squalificato. Ho controllato, e tutto taceva. Bravo ragazzo, abbiamo il pieno controllo della situazione. Rilassamento più completo. Allora mi sono rilassato anche io e ho cominciato a sonnecchiare. Dopo altri cinque minuti di massaggio col moccio profumato, la Mary Stracciapalle mi ha detto:
- Vabbene adesso ti metto questo coso qui per tipo due ore dimmi se ti dà fastidio mi raccomando non te lo togliere dal viso sennò poi la pulizia viene male ci si vede dopo ciao stammi bene se hai bisogno chiama.
E se n’è andata. Il “coso qui” era un potentissimo generatore di vapore, simile a quelli che nell’Ottocento facevano muovere i pistoni negli altiforni della Ruhr, quelli che fondevano l’acciaio, e la tizia me l’ha puntato in faccia. Ho pensato: “ok, adesso muoio”. Ma non sono morto. Ho lottato come un leone, in apnea, con le unghie e con i denti, ma alla fine sono riuscito a dirigere il getto di vapore sulla pianta grassa sopra la mia testa, incenerendola all’istante. Dopo una decina di minuti (avevo appena ripreso a respirare), la Mary Frantumacoglioni è rientrata nel tugurio e si è piazzata nuovamente dietro di me.
- Cominciamo, - ha detto.
Io ho pensato che avremmo ricominciato il massaggio, e mi sono rilassato. Col cazzo, il massaggio. La bastarda ha preso a stripicciarmi la faccia con le dita, dandomi dei pizzicotti fortissimi tipo quelli che mi dà mio suocero quando è in vena di confidenze (non ve li raccomando). Un dolore atroce, senza contare che non me l’aspettavo e ci sono rimasto malissimo, tipo quando andai dall’urologo e vidi che per “visitarmi” si metteva il Luan sul medio della mano destra (io non lo sapevo come ti visita l’urologo) (adesso lo so, diocrishto). La tortura è andata avanti per una buona mezzora, durante la quale sono svenuto più volte e la mia anima ha anche abbandonato il mio corpo, fluttuando per la stanza e cercando di sputare sulla tizia qualche scaracchio di ectoplasma.
- Si vede che non sei mai stato dall’estetista - mi ha detto lei. - Hai una pelle molto impura.
“E tu si vede che sei una grandissima troia,” ho pensato. “Hai due mani così bastarde e capaci di infliggere dolore che secondo me non avrebbero sfigurato attaccate alle braccia del dottor Mengele”. Ho pensato questo, ma ho risposto:
- Uhmpfghhhaaaafff…
Alla fine della tortura, registrando che mi ero comportato da eroe e non avevo venduto i compagni, la ragazza mi ha offerto una cosa liquida a diecimila gradi centigradi, che sapeva di cane bagnato e che lei ha chiamato con una parola strana: “tisana”. Io, che ero un pochino provato e stavo raccogliendo gli occhi che mi erano caduti insieme alle lacrime, l’ho bevuta.
- Buona, eh? - Mi ha detto lei.
- Questo grandissimo cazzo, - le ho risposto io.
Non so cosa ci fosse dentro, ma doveva essere una cosa tipo una droga per rincoglionire la volontà delle persone. Dico questo perché subito dopo averla bevuta Mary Tritascroto mi ha proposto un “ciclo di sedute” e io ho incredibilmente detto di sì. Ripeto: ho detto di sì. Non ho bestemmiato e detto no. Lo voglio dire un’altra volta: ho detto di sì. Capito? Di sì, ho detto.
- E guarda, ti voglio fare un prezzo da amica2: questa seduta è gratis, la prossima con 48 euri te la cavi.
La prima cosa che ho fatto è chiedermi se il pompino me l’avrebbe fatto prima o dopo avermi dato i pizzicotti nel viso. Per 48 euri, un pompino mi sembra il minimo. C’è gente che per 40 ti dà il culo, per dire (me l’ha detto un mio amico). Stavo pensando che il pompino me lo sarei fatto fare dopo, quando lei mi ha detto:
- E i pompini sono extra.
- Non vedo l’ora di tornare.
- Ah, sono dieci euro per la pianta che hai incenerito.
- Mi sembra un prezzo equo.
- Solo il meglio per i nostri clienti.
Ho pagato e sono uscito. Non mi sono mai sentito così bello.
- sì, donne che mi leggete e andate in palestra: sappiate che mentre fate questi esercizi, tutti gli uomini eterosessuali presenti in sala vi stanno fissando [torna al testo]
- ma chi cazzo sei? Ma chi ti conosce? [torna al testo]
Musica musica musica (della madonna)
E gente gente gente divertente, diceva Jovanotti. La stanno facendo un po’ tutti i blogghi, la voglio fare anche io. Ecco a voi la mia cassettina. Prendete ed ascoltatene tutti, e poi ditemi che sono uno con dei gusti musicali coi controcoglioni, sennò ci rimango di merda.
Chi ha vinto?
Ho un dubbio. In questi giorni, su Repubblica, c’è stato uno scontro epistolare. Il 4 aprile, dalle colonne del giornale in questione, Ignazio Marino, Presidente della XII Commissione igiene e sanità del Senato, ha fatto sapere che Giuliano Ferrara si era sottratto ad un confronto con lui (i due sono avversari “ideologici”, diciamo così). Oggi, sempre su La Repubblica, Giuliano risponde:
“Caro direttore, con Ignazio Marino mi sono impegnato in ben due confronti pubblici, uno radiofonico e uno televisivo. L’ho trovato un uomo molto noioso. E’ per questo che ho evitato di farne un terzo”.
La risposta di Marino è stata questa:
“Ferrara è intelligente, se mi considerasse un uomo noioso avrebbe fatto il confronto, sicuro di vincerlo. Se non si è presentato è perché sapeva di perderlo, come è accaduto nelle altre due occasioni”.
Ecco, vorrei sapere chi, secondo voi, ha vinto questo scontro epistolare. Secondo me lo ha vinto Giuliano, perché Marino ha aperto il suo intervento con una palese bugia: “Ferrara è intelligente”. Ecco, secondo me, piegare in questo modo la realtà per vincere uno scontro dialettico, è un’operazione molto scorretta. Ferrara wins.
Il dente avvelenato
L’altro ieri sera sono andato a farmi togliere il dente del giudizio. Se siete masochisti, andate dal mio dentista: vi farà male, e voi starete bene. Invece, se siete sadici, ci sono buone probabilità che siate il mio dentista, e in tal caso vi saluto calorosamente e vi ringrazio di avermi fatto la ricevuta al momento di pagare, ché non è certamente cosa scontata.
Il mio dente del giudizio, da quel grandissimo figlio di puttana che era, aveva pensato bene di crescere in orizzontale senza spuntare fuori dalla gengiva, frantumandosi per bene al suo interno e abbarbicandosi alla mandibola come una zecca nell’epidermide di un cane. Per toglierlo, al sadico, gli ci sono volute quasi tre ore (ed era pure aiutato da due sadiche femmine di grado inferiore). Tre ore nelle quali il sadico si incazzava pure se ogni tanto tossivo sputando sangue o iniziavo a piangere copiosi lacrimoni per via del dolore: sapete, tutto questo mio muovere la testa “non lo faceva lavorare bene”. Lo dite voi? Lo dico io? Lo dico io: il budello di su’ ma’ cane.
Che poi io avevo una paura boia. Non avevo paura di sentire male: aveva paura di avere paura di sentire male, e quindi iniziavo a contorcermi ancora prima che il sadico mi toccasse con i suoi ferrettini e i suoi trapanini e potessi sentire male davvero. E poi avevo anche paura che mi toccasse il nervo, quello che passa vicino al dente del giudizio. Per tutto il tempo in cui sono stato con la bocca spalancata, piena di ferri e di dita inguainate nel lattice, il mio pensiero fisso è stato “oddio, adesso questo stronzo mi tocca il nervo e io impazzisco dal dolore, gli occhi mi si rovesciano all’indietro e mi alzo di scatto con la bava che mi esce dalla bocca sanguinante, quindi afferro urlando quel cazzo di punteruolo che mi ha infilato nella gengiva e glielo pianto in un occhio, a lui, poi afferro le due aiutanti e con quella bassa ci stupro quella alta, così imparano a toccarmi il nervo sotto al dente del giudizio, con il rischio che poi mi si paralizza la bocca e divento brutto come Sylvester Stallone quando urla”. E’ andata bene, perché poi non è successo niente di simile e il nervo non me l’hanno toccato, anche se adesso sono qui con la faccia gonfia, storta (con la barba sembro un incrocio tra Braccio di Ferro e Bluto), nera, un fottio di punti in bocca e sono due giorni che mangio solo yogurt e Fruttoli, cosa che ha reso il mio intestino una cosa molto simile a quei fiumi impetuosi dove la gente va a fare il rafting. Vi do un consiglio e vi dico una cosa che non sapevo e che ho imparato ieri. Il consiglio: non toglietevi il dente del giudizio, mai. Fa male. Casomai sparatevi, si soffre di meno. La cosa che ho imparato: le bestemmie dette a bocca aperta non rendono bene l’idea del messaggio che vuoi comunicare, anche se il dentista e le aiutanti dentiste, secondo me, qualcosa hanno intuito.
E’ un periodo un po’ così
Rieccomi qua. Vi eravate illusi, eh? Bastardi. Il problema, fratelli, è che non c’è un cazzo da dire. Qualsiasi cosa scriva, ho l’impressione di averla già scritta e di stare facendo sempre le stesse cose. Sempre. Mi sono rotto i coglioni io, figuramioci voi. Mi dicono che in questo periodo in cui non ci sono stato ha chiuso Blogbabel. Peccato, proprio quando ero passato dal numero 356 al numero 352 della classifica, ad un passo dalla vetta. Che ci sia sotto qualcosa? Che mi temessero? Che la gente non abbia una cazzo da fare dalla mattina alla sera e quindi parli di stronzate immani come se fossero cose serie degne di attenzione? Può essere.
Ci sarebbero le elezioni, potrei parlare di quelle:
Ma non avrei molte cose interessanti da dire (a parte “Silvio puppa“), per cui preferisco soprassedere. Il ragionamento più acuto che mi è capitata di fare, in questi giorni, aveva a che fare con la constatazione che Robert Plant assomiglia sempre di più a Marta Marzotto. Non so se si tratti di una causalità (è probabile) o sia una cosa voluta, ma non vi nascondo che abbia generato in me una certa inquietudine. Certo, a Robert sarebbe potuto andare anche peggio: avrebbe potuto assomigliare alla Binetti, anche se la Binetti, più che un Led Zeppelin, mi sembra più uno dei Pooh che si è dimenticato di tingersi i capelli. Questo però non toglie nulla al fatto che, o Marta o Robert, uno dei due dovrebbe decidersi e farsi la plastica. Così, a occhio, secondo m si decide prima Marta. Vabbè. Uno dei motivi per cui sono sparito, a parte il fatto di essere perseguitato da oscuri personaggi che mi telefonano alle due di notte e con voce cavernosa mi giurano che mi squarteranno vivo dopo avermi strappato le unghie (ma a chi non è mai capitato, dico io), è anche questo aggeggio qua:

me lo sono comprato ed ho smesso non solo di frequentare internet e tutto il resto del genere umano, ma anche di alimentarmi. Non faccio altro che suonarlo, 24 ore su 24. Per adesso mia moglie mi ha mantenuto in vita tramite robuste flebo di Zigulì e Kinder fetta al latte, ma ha già detto che si è stufata e che non sa se continuerà. Da parte mia, per essere sicuro di non avere distrazioni, suono la batteria elettronica direttamente seduto sulla tazza del cesso. Una bella immagine, devo dire. Se vi interessa approfondire, posso postare il video su Youtube.
A presto con nuove ed esaltanti stronzate.
Propaganda elettorale
Premesso che:
1) Il sottoscritto aderisce all’ideale anarchico, rifiutando per tale motivo la scheda elettorale;
2) Il sottoscritto non è siculo e non vota in Sicilia;
3) Il sottoscritto non conosce la situazione partitica della Trinacria, che comunque dev’essere un bel puttanaio, come si dice noi che s’è studiato;
4) Il sottoscritto non ha un’eccessiva simpatia per Beppe Grillo, della cui azione riesce a scorgere sì le luci, ma anche le ombre, che pure ci sono;
Tutto questo premesso, il sottoscritto (che poi sarei io), registra che un suo amico siculo, tale Pagliaro Antonio, ha accettato di candidarsi per le elezioni regionali nelle liste di Sonia Alfano. Ora, io di questo mio amico mi fido, so che è una persona perbene, preparata, amante della sua terra e dei suoi concittadini onesti. Questo lo potrete evincere anche voi, leggendo quello che scrive sul suo blog. Non conosco Sonia Alfano, ma conosco lui, che conosce Sonia Alfano, e lui di lei si fida: quindi diciamo che, per la proprietà transitiva, anche io tendo a dare fiducia a lei. Con questo post non voglio invitare i miei occasionali visitatori siciliani a votare per loro, ammesso che ai miei occasionali visitatori siciliani possa fregare anche lontanamente qualcosa dei miei consigli elettorali (così, a naso, credo di no); voglio però dare loro un poco di visibilità. Per cui, amici siciliani: se passate di qui, cliccate sul bannerino e andate a dare un’occhiata al sito della Alfano, leggetevi il suo programma, guardate chi è e chi sono i candidati che la sostengono, e poi decidete con la vostra testa. Io, se fossi siciliano e avessi intenzione di votare, un minimo di attenzione glielo concederei.
Queen II

I Queen sono stati il mio primo amore musicale. Dei Queen era il primo album che abbia mai comprato in vita mia: era il 1989, avevo tredici anni e l’album era The Miracle. Come spesso capita ai tredicenni, presi una scuffia tremenda ed entrai in pieno trip, diventando un avido ricercatore di tutto quello che riguardava i Queen: musica, articoli di giornale, libri, supercazzole prematurate. Per anni sono stati il mio punto di riferimento musicale. Poi, crescendo, ho capito che in quanto a musica c’era gente migliore di loro, ma sono rimasti sempre nel mio cuoricino. A livello affettivo, e quindi non musicale, e nè artistico nè tecnico, per me i Queen sono ancora IL gruppo.
La loro carriera va divisa in due fasi principali, anzi tre, che vado tosto ad enumerare (come fa Eugenio Scalfari quando elenca i motivi per cui, tipo, l’Italia va male o perché bisogna votare sì o no ad un referendum):
Fase 1, “capelli lunghi, tutine attillate” (giudizio critico: molto bene)
Fase 2, “baffi, vestiti di pelle” (giudizio critico: troppo pop)
Fase 3, “ultimi due dischi, scritti con la consapevolezza della prossima dipartita di Freddie Mercury” (giudizio critico: menzione speciale)
Qui voglio occuparmi (come se qualcuno me lo avesse chiesto), della fase n. 1, e cioè del periodo migliore della loro produzione. Era una fase in cui il gruppo faceva una musica difficimente catalogabile, una specie di mescolone sperimentale che, per semplificare, potremmo chiamare hippie/dandy/prog/glam/hardrock (alla faccia della semplificazione). I primi quattro album dei Queen, oltre ad essere diversissimi da tutti quelli che sono venuti dopo (tanto da renderli praticamente irriconoscibili per chi della loro produzione conosce solo canzoni iperpopolari come A Kind Of Magic o We Are The Champions), sono davvero ben fatti. In quel periodo, dal ‘73 al ‘75, i Queen alternarono tracce decisamente vaudeville ad altre dalle chiare atmosfere progressive, graffianti pezzi hard rock a canzoni acustiche da flower power, intime ballate d’amore a pompose composizioni simil-operistiche, e tutto questo armati principalmente di due cose: la chitarra di Brian May, riconoscibile come un dobermann in un branco chihuahua albini, e l’amalgama delle tre voci di Mercury, May e Taylor, altro grande marchio di fabbrica. Niente elettronica, niente sintetizzatori, niente scorciatoie; solo chitarre, bassi, batterie, tastiere. Musica fatta da musicisti.
Qui vorrei soffermarmi su di un album in particolare, Queen II, una raccolta divisa a metà, con un lato quasi hippie (il lato A - anzi, come scritto anche sull’album, il Lato Bianco - , scritto quasi tutto da Brian May) e un altro quasi progressive, ricco di richiami mitologici e fantastici (partorito interamente da Mercury).
White Side. L’album si apre con Procession, una sorta di marcia (funebre?) con il compito di introdurre l’ascoltatore alle atmosfere molto poco terrene (a parte un’eccezione, di cui dirò a tempo debito) del disco. Di questa breve traccia, colpisce soprattutto la presenza timbrica della chitarra di May, il dobermann tra i chihuaha1 di cui dicevo più sopra. Subito dopo Procession, senza soluzione di continuità (e sarà così per tutto il disco, come in una sorta di concept-album) arriva una delle migliori canzoni di Queen II: Father to Son. Qui i Queen strumentisti danno il loro meglio: grande presenza ritmica, con la batteria di Taylor all’apice della sua musicalità e il basso di Deacon straordinariamente ricco, solita (e solida) corposità della chitarra elettrica di May, voce di Mercury più squillante e argentina che mai. Il tutto per accompagnare a dovere e con il giusto pathos un testo nè facile nè scontato, certamente degno di una breve lettura. Con la traccia successiva, l’elaborata White Queen (As It Began), Brian May propone un assaggio delle atmosfere fatate del successivo Lato Nero di marca mercuriana, anche se qui i richiami mitologici e sognanti sono messi al servizio della malinconia (come in tutte le canzoni di May per quanto riguarda quest’album), in chiara contrapposizione all’uso sardonico, da “magia nera”, che invece ne farà Mercury. Le atmosfere velate di malinconia permangono anche nella successiva Some Day One Day, cantata dallo stesso chitarrista. Qui la struttura è però più semplice, intima, con un testo dolce e poetico, snocciolato sopra al tappeto sonoro di una chitarra acustica da cantastorie affiancata da una chitarra elettrica dal suono molto sixties. Una cosa quasi hippie, direi. Eccoci arrivati alla canzone che chiude il Lato Bianco, la canzone “intrusa” di cui dicevo più sopra: The Loser in the End. Si tratta di un pezzo scritto e cantato da Roger Taylor, un corpo estraneo in un album compatto come questo, sia per la tematica molto terra-terra (in pratica una tirata contro le mamme troppo attaccate ai figli, ditemi voi cosa ci combina) che per le sonorità. Immagino le facce di Mercury e May quando il biondino dei Queen è arrivato e ha detto: “vorrei che nel disco ci fosse questa mia canzone qui” e gliel’ha suonata. Cose che accadono, in un gruppo.
Black Side. Con Ogre Battle comincia il monologo di Freddie Mercury. Una canzone ricca di creature fatate, magie, richiami alla tradizione mitologica nordeuropea, così come per la successiva The Fairy Feller’s Master Stroke (ispirata a questo quadro di Richard Dadd). Si tratta di due pezzi dallo stile molto originale, elaborati dal punto di vista vocale e strumentistico (con un John Deacon piacevolmente in forma), con i quali i Queen cercano di sfuggire alla canonica forma-canzone. Un processo che si realizzerà pienamente con The March of the Black Queen (preceduta nel disco da uno di quei brevi intermezzi “teatral-amorosi” che piacevano tanto al primo Mercury, Nevermore). La marcia della Regina Nera è forse la canzone definitiva dell’album, una canzone ricca, mutevole, originale, difficilmente classificabile. I Queen vi fanno grande sfoggio di fantasia, di capacità di arrangiamento e di impasto vocale, con un uso dei cori fuori dall’ordinario per un gruppo pop. Una canzone preparata con cura, un piccolo gioiello di rock “teatrale”. La penultima traccia è Funny How Love Is, composizione inneggiante all’amore, dall’aria ancora una volta quasi hippie, ma al modo dei Queen prima maniera: grande sfoggio di intrecci vocali e di pomposità. L’ambum è chiuso da Seven Seas of Rhye, forsa l’unica canzone “famosa” di Queen II, un pezzo hard rock ripreso da una traccia strumentale del disco precedente, che va ad anticipare le altre simili sonorità che i Queen metteranno nei successivi due album, quelli del definitivo lancio.
Fine di Queen II, disco principe del miglior periodo dei Queen. Un disco a cui sono molto legato affettivamente, colonna sonora di una parte della mia vita nella quale vivevo praticamente per la musica, ma questa è una cosa a cui non importerà una bella sega niente a nessuno. Io amo i Queen del primo periodo. Li trovo originali, divertenti, non scontati. Dopo, quando hanno accorciato i capelli e hanno smesso di proporre una certa teatralità musicale, barocca e originale, non mi sono piaciuti più (o mi sono piaciuti molto meno). Sono diventati un fenomeno di massa e hanno lanciato hits planetarie, d’accordo, ma non riusciti più ad avere un sound riconoscibile come quello dei primi tempi. Che vi devo dire, un motivo in più per amare gli anni ‘70 ed ignorare gli ‘80.
- piccolo consiglio: non fate mai un post che contenga troppe volte la parola “chihuaha”: ci sono troppe h, e per scriverlo bene ci vogliono cinque minuti [torna al testo]
Ma è regolare?
Il Milan fuori dalla Champions. Selva condannato per aver usato l’ambulanza a sbafo. Mastella schifato da tutti (anche da quelli che fanno molto più schifo di lui) e costretto a non ripresentarsi alle elezioni. Ma cosa cazzo succede? Quand’è che il mondo ha iniziato a girare per il verso giusto? Com’è che nessuno mi ha avvertito?
Apprendimento
L’altra volta, con un mio amico, si parlava dell’esame di storia economica. Io gli dicevo che non capivo bene il meccanismo dell’inflazione. Lui, per spiegarmelo bene, mi ha detto:
Lui: Hai presente Pannella?
Io: Sì.
Lui: Hai presente tutti gli scioperi della fame che ha fatto?
Io: Più o meno. Tutti no, è impossibile.
Lui: Ecco, a forza di farli li ha inflazionati e non lo considera più nessuno. E’ come nei film con Steven Seagal: è sempre lì lì per crepare, ma alla fine si sa che non muore.
Io: Ho capito. Più o meno è come i referendum, che a forza di farne uno al mese ormai la gente non ci va più manco se il quesito fosse “li vuoi due o tremila euri? Se vieni a votare te li diamo”. Giusto?
Lui: Hai centrato l’idea.
Tutto ciò è molto triste. E’ triste che esista l’inflazione in economia, è triste che esista l’inflazione di cose serie come i referendum e gli scioperi della fame, è triste che per farmi capire le cose di economia mi facciano gli esempi con Pannella, è triste che io li capisca.
Per un nuovo miracolo pisano
E che è? La Confindustria sì e io no? Non sia mai. Ecco anche il mio decalogo per il prossimo governo. Si tratta di dieci punti nè di destra nè di sinistra, imparziali, super partes, apolitici. In definitiva: vanno benissimo per il Partito Democratico. Se danno retta a me, vedrai poi mi rammentano.
1. Governabilità
- Si fa come dico io.
- Riforma della legge elettorale: chi non vota me, non vale.
- Luilì (ad esempio) mi sta sui coglioni: raus, miniera.
2. Conti pubblici
- 2+2=4
- Pareggio di bilancio entro il 2010; se poi non ci si facesse, va bene uguale. L’importante è provarci.
- Riduzione del debito pubblico: basta comprare gli scooteroni a rate.
- Introduzione del metodo di pagamento americano “to death father”.
3. Fisco
- Non mi venite più a chiedere soldi, perché io non vi cao mai.
- Abolizione dell’Iva.
- Abolizione dell’Irap.
- Abolizione dell’Ires.
- Abolizione dell’Irpef.
- Abolizione dell’Herpes.
- Abolizione del Milan.
- Abolizione.
4. Lavoro
- Detassazione degli straordinari, dei premi di risultato e di un altro po’ di cose che poi ve le dico dopo, adesso non ho tempo, comunque vi potete fidare alla grande, il fatto che abbiano a che fare con delle piccole cifre che ho esportato nottetempo oltrefrontiera per depositarle su alcuni conticini che dico io non vuol dire assolutamente niente ed è una pura coincidenza da attribuire al caso.
- Introduzione della patente a punti per i datori di lavoro: per ogni dipendente deceduto per morte bianca, zac, un punto in meno. Quando uno finisce i punti, glieli ridiamo, ma solo se li chiede per favore. Mi dispiace, ma per certe questioni è venuta l’ora della mano pesante.
- Basta con la distinzione tra lavoratori stranieri e lavoratori italiani: consideriamoli tutti stranieri e facciamo finta che non capiscono l’italiano, così non se ne parla più.
5. Semplificazione
- Ridurre gli ostacoli burocratici: per aprire un’azienda, basterà chiuderne prima altre due.
6. Energia e Ambiente
- Possibile che l’attacco solare del Daitarn III serva solo a far fuori i Megaborg? Chi è che ne ferma lo sviluppo a scopo civile? Legambiente? I Verdi? Marina Ripa di Meana? Che vadano affanculo: attacco solare per tutti.
- Ripristino delle centrali nucleari. Dice in Ucraina ci sia un vecchia centrale dismessa ancora piena di tanti bei pezzi di ricambio usati pochissimo: si acquistino.
- Rigassificatori in ogni dove, basta che non siano nel triangolo Pisa-Livorno-Volterra, perchè a quel punto lì mi rompebbero un po’ il cazzo.
- Installazione, in Umbria, di una grande dinamo del diametro di 10 kilometri, in grado di far accendere i lampioni a tutto il Paese. Per farla girare, ci organizzeremo con i senegalesi.
7. Infrastrutture
- Via libera alla bretella Torino-Lione-Sydney.
- Via libera al ponte che finalmente unisca la Sicilia con la Sardegna, come accade in ogni paese civile.
- Potenziamento (altro che dismissione) di Malpensa tramite la costruzione di uno spiazzo parecchio grande nel quale possano atterrare astronavi spaziali lunghe da qui a laggiù e che quando pigi un determinato bottone diventano dei robot giganti coi raggi laser e i missili fotonici, bestiale, fiuum, sbum, ratatatatatatata, sei morto.
8. Istruzione
- Promuovere la competizione tra scuole tramite meccanismi virtuosi come rubamazzo, subbuteo, palla avvelenata, strega-comanda-color, rava (te ci metti il culo e io la fava), gara di rutti, chi piscia più lontano.
- Riconoscere il merito tra gli insegnanti; poi, una volta trovatolo, raus, miniera anche lui.
9. Ricerca
- Aumentare il Pil destinato alla ricerca. Appena capisco cosa cazzo sia il Pil, giuro che lo aumento, ma no di poco, di tanto.
10. Mezzogiorno
- Ma anche mezzogiorno e un quarto, va bene lo stesso.
- Chi se la sente, lotta alla criminalità e al racket, ma non è che si può stare dietro a tutto, specie se questa fantomatica lotta comporta di rimanerci secchi o, peggio ancora, che mi brucino il SUV con i CD di Anna Tatangelo dentro.
Se ne sentiva il bisogno

I gobbi© sono miei nemici, e i cattolici© pure. Ho sempre combattuto con questi avversari avendo cura di affrontarli separatamente: mia moglie, ad esempio, è gobba© al di là di ogni ragionevolezza1 , ma non è cattolica© (a meno che non lo fosse anche Nerone); il mio prof di religione alle superiori, col quale mi ricordo scazzi ideologici all’ultimo sangue, invece era cattolico© (era un prete, presumo che almeno lui ci credesse), ma non gobbo©: tifava Fiorentina. Quindi, finché ho potuto, ho cercato di tenere separati i due fronti, un po’ come Hitler, che non voleva combattere in Africa e in Russia contemporaneamente (io però, a differenza sua, ho tutti e due i testicoli). Adesso questo non mi sarà più possibile. E’ nata una creatura che riassume in sè tutte e due le iatture, una sorta di pericoloso e ipocrita mutante (a voi stabilire se l’ipocrisia sia da attribuire alla cattolicità o alla juventinità) juventino-cattolico: uno juvenolico, o un cattolino. E’ nato Moggiluciano, il politico che ispira fiducia e te lo mette in mano (nell’attesa di mettertelo da un’altra parte). Lui dice che ci siano nove milioni di juventini pronti a votarlo. Ho voluto chiedere conferma di questa cosa e ho parlato con la juventina che vive in casa con me: ha detto che prima di dare il voto a Moggi, lo dà ai monarchici. Anzi, non vorrei aver capito male, ma mi pare di aver inteso una cosa del genere: “prima di dare il voto a Moggi, LA do ai monarchici”. Ho preferito non indagare oltre. Comunque sia, caro Moggiluciano, i tuoi voti sicuri passano da 9.000.000 a 8.999.999. Ma voglio citarvi qui alcuni dei passi salienti dell’intervista. I miei commenti sono tra parentesi.
Quando è diventato amico di Casini?
«Allo stadio Olimpico, a Roma. Sa, lì in tribuna d’onore c’è sempre un gran passeggio e io e lui ci siamo presi subito. Lo stimo, è una persona credibile, onesta. E poi…».
(dicci, Lucia’! Nun ce fa’ sta’ ‘n’ansia…)
È tifoso del Bologna.
«Sì, anche. No, volevo dire che è cattolico, come me».
(e come Pinochet, anche)
Già, vero: lei è pure cattolico.
«Non troppo praticante, ma trovo grande forza nella religione».
(E la religione trova grande forza in te, Luciano. Comunque, fossi in te, io praticherei un po’ di più. L’aria del praticone ce l’hai)
È andato in pellegrinaggio sulla tomba di Padre Pio…
«E poi persino a Lourdes. Sa, se non avessi avuto una fede profonda, non sarei riuscito a resistere a tutte le ingiustizie…».
(Lo vedi? Io l’ho sempre detto: le religioni sono nocive. Nuocciono. Un grazie a Edo - gobbo - , che mi ha segnalato la notizia)

- come se nell’essere gobbi© ci fosse qualcosa di ragionevole [torna al testo]
E’ la malinconoia, che uccide a quest’età

Allora ci sono dei giorni che, oh, mi piglia una cazzo di malinconia dei tempi passati che, eh, mi verrebbe quasi voglia di mettermi a piangere per il fatto che quei tempi sono passati. C’è il pensiero di questa ragazza, una ragazza che avevo quando ero ragazzino, sedici o diciassette anni fa: ogni tanto mi viene in mente e quasi ci piango. Lì per lì mi sembra una cosa senza logica, perché sono passati sedici o diciassette anni (un’eternità) e perché dovete anche sapere che questa ragazza qui, all’epoca, l’ho lasciata io senza fare tanti drammi (io; lei poverina, ci rimase male, anche se poi si è ripresa alla grande), perché avevo capito che eravamo completamente incompatibili (andava alla messa, con convinzione). E poi perché (e a dirlo adesso me ne vergogno come un ladro) “mi volevo divertire”, che è la cosa più idiota che si possa dire, fare, pensare. Come se con lei non avessi portuto divertirmi (era anche simpatica). Eppure, nella mia testa, se avevi una ragazza non ti potevi divertire, perché le ragazze rompono. E all’epoca credevo anche di essere ganzo, eh? Mah, che vi devo dire, a quindicianni queste cose si fanno, specie se si è maschi e teste di cazzo. A volte ripenso a come glielo dissi, che non volevo più stare con lei (in due secondi, con la stessa gratuita naturalezza con cui si dice “porca puttana, è tutto il giorno che mi prude dentro le orecchie e non so come grattarmici”), e mi vorrei nascondere. E ancora oggi, quando la rivedo e faccio in tempo a farlo, lo faccio. Mi nascondo. Ma non è di questo che avrei voluto parlare. In verità avrei iniziato questo post per dire che, oh, ogni tanto mi pigliano delle botte di malinconia che porca miseria ladra, oh, mi fanno quasi stramazzare per terra. C’è questa ragazza che mi viene in mente, e mi viene in mente tutto il tempo che ci misi a corteggiarla, e mi vengono e lacrime agli occhi. Oltretutto io avevo pure il corteggiamento lento (in pratica, aspettavo di sapere con certezza MATEMATICA che una ragazza fosse interessata al sottoscritto, cosa che capitava molto di rado, e a quel punto passavo dall’immobilità assoluta, tipo manichino serio, all’immobilità moderata - tipo manichino che sorride - in modo tale che la ragazza fosse presa da sfinimento e facesse lei il primo passo), e quindi il ricordo di quando la corteggiavo, questa ragazza, dura un fottìo, e la cosa mi turba a lungo, essendo che il fottìo, per definizione, dura parecchio. E mi tornano in mente tutte le cose legate a quel determinato periodo della mia vita: il 125, gli amici che vedevo all’epoca, i compagni di classe o di squadra che sono secoli che non ci parlo, suonare la batteria, il fatto che mentre stavo con lei i miei mi fecero scartavetrare e ripingere tutta l’inferriata (i due fatti non erano legati), io che andavo a vedere lei che giocava a pallavolo e lei che veniva a vedere me che giocavo a pallavolo (e lei era molto più brava di me) il fatto che alle due del pomeriggio, mentre facevo “la siesta” (eravamo in estate), arrivava sempre il mio amico Otto (col suo cazzo di vespino) a svegliarmi (lui non dormiva mai), tutte le canzoni che ascoltavo. Le canzoni! Cazzo, c’è una cassetta, l’album Queen II, dei Queen (album con i controcazzi), che mi è rimasto impressa nel cervello e ogni volta che lo ascolto ripenso a quella ragazza e a quel periodo, con tutto quello che ci è connesso. Un po’ come la madaleine di Proust, la stessa funzione. Bene, adesso che ho fatto sfoggio della mia cultura e ho fatto capire a voi che sono a conoscenza della storia della brioscia di Proust, posso anche ammettere che tutto il post in questione è stato pensato e costruito proprio allo scopo. E poi posso anche affermare, a questo punto, che quando vi prende la nostalgia dei vostri partner del passato, ecco, non è che avete nostalgia di loro, specie se vi prende la nostalgia dei partner di quando facevate la seconda superiore: no, avete nostalgia di quando eravate giovani, che dopopranzo facevate la siesta e il vostro amico Otto vi veniva a svegliare per non fare un cazzo tutto il giorno, però da svegli. E io, oh, ci tornerei subito a farmi svegliare dal mio amico Otto, anche se a volte quel mattacchione lì, per svegliarmi, usava le secchiate d’acqua ghiaccia (eravamo in estate).





